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Jersey Shore

Jersey Shore

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E’ partita stasera su MTV Italia, la nuova stagione di Jersey Shore. Questo post è stato scritto in occasione della trasmissione della precedente, quella ambientata nel nostro caro vecchio Belpaese, così povero di tamarri autoctoni che è stato necessario importarli dal New Jersey. Vista l’occasione, riesumo il post giusto per ricapitolare dove eravamo rimasti. Prometto (ma più che una promessa è una minaccia) che ci sarà un degno aggiornamento su questa quinta, nuova, e già spumeggiante stagione.

 

Non sapevo quando, ma sapevo che sarebbe successo: ho iniziato a guardare Jersey Shore. Cominciare a seguire un programma tv dalla quarta stagione può essere ostico (e non solo per i contenuti da encefalogramma piatto), ma ho tutta l’intenzione di mettermi in pari come un diligente scolaretto che inizia a studiare dal secondo quadrimestre, dovendo recuperare quello precedente. In realtà sto scoprendo – ma non è una gran scoperta – che non è che mi sia perso molto: in Jersey Shore è tutto molto basico. In qualsiasi parte del mondo si trovino, sia nell’umido New Jersey che nella fiabesca Toscana (scambiata per il Vaticano, a causa delle numerose chiese), i protagonisti dagli strambi soprannomi hanno un unico obiettivo: pucciare (o farsi pucciare) il biscotto.

In realtà, le ragazze (ammetto che definire Snooki “ragazza” è un po’ azzardato:  lei si definisce “polpetta”, ma diciamo che per forme e dimensioni è più simile a un congelatore orizzontale da 100 litri – che è anche la quantità di bevande alcoliche che la suddetta si scola quotidianamente) sono molto più sessualmente smaniose dei maschi: fin dai loro primi passi in terra italica hanno incominciato a distribuire numeri di telefono a destra e a manca, rimediando addirittura (è il caso di Deena, polpetta in seconda) un quarto d’ora di “esperienza lesbianica” (cit.) per poi finire ammettendo che la cosa non fa per lei perché “i like penis”.

Non si capisce, francamente, il motivo di quello che sembra essere un tarlo competitivo residente nel cervello (?) delle quattro ragazze nei confronti dei colleghi maschi, considerato che le giornate dei boys loro coinquilini sono tutt’altro che mosse dall’ormone. A parte l’odioso Mike The Situation, che si accoppierebbe anche con una cabina dell’Enel guasta, ma solo perché è eccessivamente schiavo del suo personaggio, gli altri uomini di casa vivono alla giornata, preferendo una partita a calcio balilla, delle sane ubriacature, e prendendo quello che viene, se viene. E spesso non viene proprio.

Per esempio: il grande, grosso e nerboruto Ronnie ha il cuore caramelloso di un gattino annaffiato che miagolerà, infatti si fidanza (ma è un ritorno di fiamma, da quanto ho capito, e non sarà nemmeno molto definitivo) con Sammi (presenza inutile, le ragnatele sugli angoli dei muri dimostrano maggior personalità). Il pettinatissimo Pauly riesce a far accedere all’interno delle sue mutande giusto qualche acaro della polvere e Vinny millanta “blowjobs” che non ha mai ricevuto, solo per darsi un tono, ma è molto più credibile come pacato intellettuale di casa, e ciò la dice lunga sul Q.I. medio che regna nell’appartamento fiorentino dove, manco a dirlo, oltre alle normali camere, è stata allestita un’apposita stanza destinata alla trombata occasionale, momentaneamente non troppo sfruttata, pertanto piena di ragnatele (che sono in quantità doppia quando dentro c’è Sammi).

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