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Take That – The Flood
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La mamma di Robbie
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Martedì grasso
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Take That – Patience

Take That – The Flood

Non so cosa ci si aspetti che si dica sulla runion definitiva dei Take That. Forse che è una operazione commerciale molto strumentale e che sa di già visto (però ai tempi delle Spice Girls avevo la sensazione che ci sfosse stato maggior clamore); ipocrita nell’immagine della coesione forzata alla “fratelli Abbagnale” dopo anni di separazione delle carriere e critiche alle spalle; ruffiana soprattutto nella metaforica traversata di Londra; fuori tempo massimo perché lo scorrere delle stagioni è impietoso anche con le boyband; che Robbie Williams è ingrassato come il cappone di Capodanno per competere con la stazza Gary Barlow, ed è talmente impettito che – con uno di quei remi – sembra sia stato impalato; che, comunque, “The flood” è un ottimo pezzo, costruito in maniera assolutamente impeccabile e – forse – questo fatto potrebbe anche smussare tutte le critiche, tranne una.

E cioè che il video è fatto  esclusivamente per nostalgiche zoomate sui loro altetici pacchi forse allo scopo di avvertire le carampane di presentarsi nel backstage munite di Viagra.

La mamma di Robbie

Elisabetta, la fan numero uno dei TT, mi passa la notizia, ma l’avevo già sentita qualche giorno fa alla radio: Robbie Williams vuole tornare a cantare coi Take That. Ce lo dice la sua mamma Pera (Williams), un po’ scocciata e un po’ scioccata. Da quanto ho capito, la signora fa da ufficio stampa al figlio, cercando di tappargli i buchi nella carriera e di riportare la sua immagine a dei livelli accettabili per l’opinione pubblica. E ora lo assiste anche nel periodo post-rehab dopo gli abusi di alcool e droghe, leggendogli le fiabe della buona notte. Che ammirevole donna. Ma non eravamo noi italiani quelli mammoni?

Take That – Patience

Sono brutti, sono vecchi, sono vicini alla bancarotta, sono ormai orfani di un Robbie Williams che se la tira un po’ troppo, ma soprattutto sono tornati. E Gary Barlow sembra gonfiato col compressore. La reunion ha dato il primo frutto e, chissà perchè, immagini, suoni, idee e atmosfere mi sembrava di averle già vissute con la riunificazione dei Backstreet Boys. Della serie: déjà vu che non vorresti mai vivere.

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