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Martyrs
Scritto da Chissenefrega il 24 Giugno 2009 – 23:00 -Le recensioni che si trovano in giro di Martyrs (così come di tutti gli altri film d’orrore che fanno parlare) sono completamente contrastanti. C’è chi lo giudica un profondo ed ermetico capolavoro che potrebbe rilanciare il cinema di genere di stampo europeo e chi lo ritiene un pretenzioso pistolotto escatologico dall’inutile violenza visiva. La verità forse sta in mezzo: il discutibile film di Pascal Laugier (che giunge nelle nostre sale con due anni di ritardo, dopo aver fatto inorridire la Francia che per questo lungometraggio ha rimesso in moto la censura, inattiva da anni) è (tiepidamente) consigliato ai patiti dell’horror d’altri tempi, quelli dei film dei primi Carpenter e Hooper, Fulci e Deodato (a cui le citazioni non mancano). Agli appassionati degli slasher movie moderni, invece (per capirci: quelli dove ci sono dei teenager che vanno in una casa sperduta e per due ore giocano a rimpiattino con zombie usciti dal solaio e alla fine muoiono tutti tranne uno o forse no), sembrerà una insensata e noiosa replica di qualcos’altro già visto. O forse no.
Il film, ambientato nel 1986, racconta la storia di Anna e Lucie, ragazze oramai adulte, conosciutesi in orfanotrofio e unite per la vita da un misterioso segreto che risale all’infanzia della seconda delle due. Gli spettri nella mente di Lucie, la porteranno a sterminare una famiglia che lei ritiene responsabile di alcune orride torture fisiche (ma non a sfondo sessuale) subite da bambina. Anna è scettica, ma comunque è disposta ad aiutarla ad occultare i cadaveri anche se dentro di sé considera Lucie leggermente svalvolata pur non avendo il coraggio di dirglielo in quanto innamorata di lei. Dopo che Lucie si suicida a causa di una mostruosa visione che la perseguita, Anna si rende conto che gli omicidi compiuti da Lucie non erano giustificati dalla sua follia, bensì avevano un fondamento. Questa consapevolezza le viene data dal ritrovamento di una ragazza incatenata in uno scantinato, nuda, piena di tagli e di lividi, e con delle placche di lamiera ingraffettate sul cranio (che però si possono rimuovere con l’ausilio di un semplice cacciavite a taglio). Mossa a compassione (e per dare un senso alla morte di Lucie), Anna decide di aiutare la sconosciuta, ma non appena costei riesce ad appropriarsi di un coltello, cerca di squartarsi le braccia. La ragazza non termina l’opera in quanto arrivano dei personaggi in divisa, tanto silenziosi quanto ignoti, che la fanno fuori ed imprigionano Anna nel sotterraneo al posto di quell’altra, sottoponendola ad ogni sorta di incomprensibile e reiterata violenza senza un apparente motivo. Rasata, spogliata, picchiata a sangue quotidianamente, abbandonata mezza moribonda nel sudiciume dei suoi escrementi e cibata con una vomitevole poltiglia giallastra, la ragazza riuscirà a sopravvivere fino a raggiungere il momento catartico dello scuoiamento integrale del corpo.
Il perché di tanto inaudito sadismo giunge a trenta secondi dalla fine, quando si scopre che una setta carbonara di pensionati bavosi, seguaci di una certa Mademoiselle (una signora anziana tale e quale a Gianni Boncompagni [cit.]), si dedicano alla tortura di giovani ragazze allo scopo di “martirizzarle”, ovvero portarle alla soglia dell’aldilà rimanendo però coscienti, affinché possano apprendere cosa si cela dopo la morte ed esserne testimoni per riferirlo all’umanità. Nonostante Anna esegua alla perfezione il compito sopravvivendo alle sevizie e riferisca a Mademoiselle ciò che vede in punto di morte (ovvero: luci colorate e tanto fumo, come essere in discoteca negli anni 90, praticamente), il segreto non verrà mai svelato in quanto
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Tags: Martyrs, Morjana Alaoui, Pascal Laugier
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