Tag - nuovo singolo

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Lady Gaga ft. Beyonce(ss) – Telephone
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Rihanna – Rude Boy
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Marco Mengoni – Dove si vola
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Yavanna – Una donna migliore
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Giuliano Rassu – Ruvido
6
Lola & Pitbull: Fresh Out of the Oven
7
Rihanna – Russian Roulette (video)

Lady Gaga ft. Beyonce(ss) – Telephone

In queste ore la rete acclama il neopremierato video di Lady Gaga feat. Beyoncé, “Telephone”, eleggendolo d’ufficio come uno dei migliori videoclip musicali della storia. Il bello è che dal punto di vista prettamente tecnico, l’affermazione potrebbe anche risultare corretta. “Telephone” è una bellissima porcata lunga dieci minuti. Un cortometraggio infarcito di citazioni filmiche e telefilmiche, la cui disgustosa storia si dipana in un set grondante di sudiciume dove a far compagnia ad una Lady Gaga più madonnesca che mai, compare una Beyoncé nuovamente trasformata in Beyoncéss (dopo “Videophone“) allo scopo di non far sfigurare la padrona di casa (mi sa che l’unica persona con cui potrebbe duettare la Germanotta senza incappare in competizioni estetiche, è Arisa. Oppure Emanuele Filiberto).

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Rihanna – Rude Boy

Rated R proclamava la “svolta rock” di Rihanna, ma il brano migliore dell’album è quello meno rock di tutti, quello che riporta alla mente le atmosfere danzerecce della Rihanna di un tempo, colpevolmente accantonate per futili motivi. Che “Rude Boy” sia la miglior canzone dell’ultimo lavoro della popstar delle Barbados non c’è dubbio, altrimenti non si spiegherebbe la scelta di lanciarla come secondo singolo nell’estremo tentativo di risollevare un disco che ha tradito ogni aspettativa di mercato. Ma non sarà comunque un espediente sufficiente, sebbene sia carino il video colorato (anche se avrebbe potuto farlo un qualsiasi webmaster con Flash e i wallpaper standard per il desktop di Windows).

Marco Mengoni – Dove si vola

Secondo Morgan “Marco potrebbe cantare benissimo anche l’elenco telefonico e l’elenco telefonico è molto meglio di questa canzone” (concordo). Che Marco sia terribilmente sprecato con questo “Dove si vola” era già ampiamente annunciato, quasi quanto la sua vittoria.

Commenti via Facebook su “Dove si vola”:

  • è la preparazione a sanremo…altrimenti non può vincere.
  • ma chi le scrive ste robe che sono già vecchie senza nemmeno essere uscite ancora…. lui è uno da psicokiller, da robe pompate, diamineeee
  • lui è ovviamente bravo. Peccato però per il suo inedito trinciapalle.
  • alla fine la più convincente è quella di Giuliano. Questi autori cmq potevano sprecarsi un pò di più, le canzoni inedite degli Amici di Maria sono molto meglio
  • lui è ovviamente sprecatissimo con una canzone cosi.però a tratti mi ha emozionato molto,pur nella sua scontatezza,che però anche questa non è ECCESSIVA.la voce di Marco comunque mi ha fatto venire la pelle d’oca alta cosi. Giudizio……da rivedere…..spero in un cambio COMPLETO
  • mi spiace…a sanremo da contratto e da mazzette già distribuite,non possono vincere due anni consecutivi dei cantanti con lo stesso nome….ma soprattutto non può vincere uno con le stesse iniziali di Masini…potrerebbe troppa sfiga!

Yavanna – Una donna migliore

Al primo ascolto è un po’ troppo folk per i miei gusti: il pezzo andrebbe bene per Iva Zanicchi al prossimo Sanremo. Buon arrangiamento, ma nel complesso annoia (e delude un po’). Voto 2

ps: secondo i discografici è “un pezzo veramente Yavanna che può essere sdoganato anche ad un pubblico più giovane” (ribadisco: se volete sdoganarle veramente, fate fare loro il calendario di For Men Magazine!!)

Giuliano Rassu – Ruvido

Secondo Giuliano, la cosa mgliore che potesse capitargli era l’arrangiamento del maestro (gran) Fio Zanotti. Per i discografici, “Ruvido”, è un “brano popsoul con un taglio molto british”. Per me ha un testo banalotto, un ritornello già sentito (su Facebook si ipotizzano plagi ai danni di Mousse T e Robbie Williams)  e la voce è troppo graffiata. Discretamente orecchiabile e radiofonico, al primo ascolto è il migliore degli inediti presentati. Voto 6 e 1/2

Rihanna – Russian Roulette (video)

Giudizio breve: a parità di effetto thrilling, Russian Roulette sta a Disturbia come L’esorcista sta a Scary Movie.

Giudizio lungo: chi tira i fili del progetto Rihanna non ne sbaglia una dai tempi di “Pon de Replay” (sembra una vita fa, era il 2005): la reginetta barbadegna del pop’n’b si prepara all’ennesimo strike discografico con un lavoro di grande impatto emotivo, il cui singolo di presentazione sta già scalando le classifiche. Forse il nuovo look in stile “Grace Jones VS Predator” non fa impazzire proprio tutti (il sottoscritto in testa), ma è il giusto contraltare alla misurata compostezza delle sue uscite pubbliche (compresa la strumentale intervista record d’ascolti andata in onda sulla ABC in prima serata la scorsa settimana), in barba (degna) a quelle decine di colleghe di serie B perennemente con la bava alla bocca, che vendono un quarto, e che sono alla strenua ricerca di minuscoli ritagli nelle pagine secondarie dei rotocalchi gossipari. Lei, invece, non ostenta mai volgarità gratuite: gli eccessi non sembrano appartenerle, nemmeno quando si è mostrata al mondo – suo malgrado – con il volto tumefatto; Rihanna, il fuoco delle vanità, lo spegne con uno sputacchio. Altre pseudodive, al suo posto, farebbero indigestione di legumi e lo alimenterebbero a suon di emissione di gas corporei.

Si potrebbe tuttavia obiettare che le foto promozionali e le copertine che la ritraggono ultimamente, e che preparano la via all’uscita del suo nuovo album “Rated R” (il 20 novembre), scadano in eccessi bondage un po’ troppo da paginone centrale di “Le Ore Mese”, ma fanno parte di un naturale processo di crescita personale, professionale ed artistica. Rihanna non è una diva “nata fatta” e soprattutto non è passata dallo stadio “lolita” allo stadio “vacca” nel giro di qundici giorni. La Rihanna della maturazione interiore, sonora e d’immagine è una Rihanna moderata quando serve, patinata il giusto, ammiccante, sexy, ma mai grossolana.

Questo nuovo singolo dal pathos crescente fa avanzare Rihanna di un gradino sulla scala darwiniana dell’evoluzione delle popstar. Cupa ma incisiva (per quanto possa esserlo una popsong), Russian Roulette strutturalmente ricicla un’idea già sentita in “Shut up and drive”: lì, però, ci si divertiva; qui, invece, scorre sangue e c’è una truculenta svolta dark che mi lascia un paio di dubbi di fondo. Ovvero (1) quanto sia utile una canzone che inneggia al suicidio in maniera così semplicistica, con un testo da terza elementare e il consueto arrangiamento alla Ne-Yo. E (2) se certe atmosfere tenebrose appartengano realmente alla Nostra, oppure se siano imposte dall’alto, come se il “taglio di vena” fosse una tappa tanto prevedibile quanto obbligata dopo le disavventure del febbraio scorso, solo per poter annunciare l’album che farà uscire nel 2012 come “il più divertente e solare della sua carriera” perché Rihanna, a quel punto, vorrà dimenticare le avversità e ricomiciare una nuova vita (perlomeno prima che il mondo finisca come da profezie Robertogiacobbiane).

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