Tag - nuovo singolo

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Rihanna – S&M
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Avril Lavigne – What The Hell (e la presunta coprofagia di Gianni Morandi)
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Rihanna – Loud
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Sarà il video di “Pioggia d’estate” che farà riprendere l’attività di questo blog?
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Sarà “il paradosso di Alexia” che farà riprendere l’attività di questo blog?
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Baustelle – Gli spietati
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Alizée – Les Collines (Never wanna leave you)

Rihanna – S&M

Un video – il più sexy e visionario di sempre (pure di “Disturbia”) – che oscura completamente una canzone “S&M” (nuovo singolo) onestamente poco necessaria e palesemente realizzata in cinque minuti da un team di produzione alla frutta (sarà questa la metafora alla base del goloso sbucciamento di banana al minuto 3:32 ?).

Tra le cose da segnalare del nuovo lavoro di Rihanna, un fantastico Perez Hilton al guinzaglio (mi offro io per la medesima parte nel prossimo video di Alessandra Amoroso), e una specie di Robyn obesa e sadomaso. Certe stravaganze costumistiche, però, sono riuscite solo in parte ed è decisamente meglio lasciarle ad altre straccione (una in particolare che qui evito di nominare). Per il prossimo video, comunque, il mio consiglio è: meno bondage e più coniglietta (a 2:39 ho sentito una scossa tellurica nei pantaloni).

Insomma: ho cominciato a ri-amare Rihanna. Anche se bisognerebbe arrestarla per abuso di “na-na-na”.

Avril Lavigne – What The Hell (e la presunta coprofagia di Gianni Morandi)

Apprendere che Avril Lavigne sarà la superospite straniera (ma ci rendiamo conto?) della serata conclusiva del prossimo Festival di Sanremo, sconvolge più dei capricci della diva Canalis, delle sniffate Beleniane all’Hollywood e della presunta coprofagia di Gianni Morandi (beh, direi che su quest’ultimo argomento ci dobbiamo ritornare). Tanto basta per capire a quale livello di impenitente pellagra sia ormai giunta la manifestazione canora più rappresentativa del nostro Paese che, oltre ad annoverare tra i concorrenti cantanti in disgrazia ridotti alla vita da clochard, segue la stessa discutibile strada maestra anche per quanto riguarda quei nomi che dovrebbero conferire prestigio alla kermesse ma che in realtà si rivelano economici ripescaggi di residuati ormai in rovina (come dimenticare la Jennifer Lopez dell’anno scorso, proclamata trionfalmente da Antonella Clerici “Regina del pop” con un decennio di ritardo rispetto ai suoi successi musicali?). Già mi immagino Morandi introdurre la bionda cantante canadese al vetusto pubblico di Raiuno come “Regina del rock” spiegandole tramite Olga Fernando che lui di rock se ne intende perché in realtà l’ha inventato nel ‘64 con Celentano e Mal dei Primitives in una trattoria emiliana. E il bello sarà che il vetusto pubblico di Raiuno si meraviglierà per questa rivoluzionaria scoperta musicale.

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Rihanna – Loud

Far ballare la plebe: un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Svariati anni fa esistevano progetti discografici creati ad hoc in studi di registrazione di periferia (spesso italiana) aventi lo scopo di sfornare hit usa e getta che  riempissero i dancefloor tamarri del mondo. Oggi, che la musica è SOLO usa e getta, ad  abbassarsi alle mansioni più nefande tocca alle popstar di prim’ordine. Chi l’avrebbe detto, nello specifico, che Rihanna sarebbe diventata la Jenny B. d’oltreoceano, una che presta la voce ai progetti musicali di cani e porci come una qualsiasi turnista?

Rihanna: una donna, un’overdose. Fuori attualmente con quattro singoli diversi tutti più o meno inutili (uno in solitaria, uno con Eminem, uno con David Guetta, uno con Drake [chiiii???]) e un album cotto al microonde in supervelocità per rimediare al precedente flop. “Loud” è il quinto disco della popstar delle Barbados in cinque anni, un lavoro superfluo che non aggiunge assolutamente nulla (se non qualche dollaro in portafoglio e oggi come oggi sputaci sopra) al percorso artistico rihannesco. Il singolo di lancio è davvero trascinante a manetta, irresistibile nel beat pesante, davidguettiano nell’armonia, contagioso nella melodia decerebrata, perfetto nell’affilatura dei synth, fantastico nel suo truzzume spinto con Rihanna che per far sentire la voce sbraita le parole del ritornello a 3000 decibel perché la sola base è talmente espansa ai massimi livelli da occupare praticamente tutto lo spazio sonoro occupabile. Insomma, “Only Girl” si balla sia nelle balere col vomito secolare appiccicato ai pavimenti, che nei club fighetti con totale spaesamento dei fighetti stessi. E il suo “sporco lavoro” di far muovere i piedi per tre minuti lo fa egregiamente, ma dopo? C’era davvero bisogno del marchio “Rihanna” stampato sulla copertina perché questo brano così furbescamente disarmante funzionasse?

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Sarà il video di “Pioggia d’estate” che farà riprendere l’attività di questo blog?

Poche idee (di altri) e pure confuse: questo è “Pioggia d’estate“, un acquazzone al limite del nubifragio, con un arrangiamento-sciacallaggio nei confronti di una delle più recenti canzoni dei Goldfrapp, una melodia deprimente ed un testo ai livelli di Anna Tatangelo che imita Gemmadelsud (e non il contrario). Com’è naturale, nelle varie presentazioni di questo nuovo singolo – che durerà esattamente quanto un temporale agostanoPaola e Chiara, riunitesi dopo una separazione di cui nessuno si era accorto, raccontano favole mitologiche sulla impegnativa stesura del brano, ennesima opera trasformistica che traghetta il duo di pudiche sorelline dal filone twin/incest dei precedenti lavori, a quello delle grannies in carrozzeria. Ma nel backstage del video (evidentemente sponsorizzato dal docciaschiuma Badedas-Man al cedro e steroidi di Franco Trentalance) io sono  certo che P&C si siano messe in un angolo a produrre, coi ferri, golfini a punto nido d’ape da mettersi addosso per ripararsi dall’umidità e sfilare via al momento opportuno al fine di esibire ritagli di corpo ignudo che, si sa, aiutano a vendere (occhio però che a una certa età il rischio reumatismi è sempre in agguato, soprattutto con quell’escursione termica che c’è nel deserto).

Sarà “il paradosso di Alexia” che farà riprendere l’attività di questo blog?

Faccio outing: io ce l’ho su con Alessia Aquilani in arte Alexia, la cantante “spezzina” ormai diventata “spazzina”, della quale dicevo tre anni fa:

una delle regine incontrastate della gioventù mia e di molti miei coetanei: come se ne può parlar male? Non si può, anche perchè tutto il peggio che poteva capitare alla sua carriera se l’è procurato da sola

Ebbene, la ex regina della dance torna con l’ennesimo album (“Stars”) che – alla stregua di tutti queli che ha fatto uscire dopo essersi segata la carriera grazie ai vari Festival di Sanremo – passerà completamente inosservato, presentato (in playback con il microfono ad altezza fronte) in esclusiva nella prestigiosissima location della piazza rivestita di pavè plastificato dei fatti vostri. A tal proposito, faccio mio un post che ho trovato durante una session di navigazione selvaggia, pubblicato sul blog “Bangbangpop“, che condivido pienamente:

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Baustelle – Gli spietati

Non so cosa mi aspettavo dal nuovo singolo dei Baustelle: probabilmente proprio qualcosa di uguale a questo. Perciò non posso definirmi sorpreso, né appagato. Di certo c’è che se Bianconi & soci avessero voluto essere davvero spietati, avrebbero dovuto torturare quella combriccola di attori da fiction italiana che compare nel video. Altro che “ispirato ad Andy Warhol”, pare una puntata di Centovetrine. Ripensandoci, a parità di autore, preferisco “La cometa di Halley“.

Alizée – Les Collines (Never wanna leave you)

C’è stato un momento storico, a cavallo del nuovo millennio, in cui la musica francese dominava le classifiche mondiali con sonorità e melodie che contaminavano le produzioni in ogni dove (Daft Punk docet). Ma anche la lingua francese, seppur abbastanza poco utilizzata, ebbe nello stesso periodo un inaspettato boom (memorabili le meteore nostrane Yu Yu, In-Grid e Kelly Joyce). Quella che più di ogni altra, però, riuscì ad unire la lingua più seducente del mondo al nascente fenomeno teen-pop in stile Britney Spears, fu senz’altro la sensuale quindicenne corsa Alizée Jacotey, con la sua “trasgressiva” Moi Lolita.

A dieci anni di distanza, Alizée non è più lolità, ma una vera e propria “dame” con marito e figli a carico. Mantenere una famiglia, si sa, è oneroso e allora ecco pronto il suo nuovo disco lanciato da un singolo che sfrutta le sonorità del momento e punta all’export con un cantato ibrido franco/anglofono. La canzone non mi dice granché, il video sembra quello di una Sophie Ellis Bextor povera. Ma sono contento che Alizée sia viva e combatta insieme a noi.

PS: non trovate anche voi che sia diventata uguale a Rossella Brescia?

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