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Marco Mengoni – Solo 2.0
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Marco Mengoni – Solo (Vuelta al Ruedo)

Marco Mengoni – Solo 2.0

Credo non ci siano dubbi sul fatto che tra tutti i cantanti recentemente lanciati dai talent show, Marco Mengoni sia quello più talentuoso e con il maggior potenziale da esprimere. Credo anche che sia abbastanza scandaloso dover essere messi nelle condizioni di fare SEMPRE questa premessa ogni volta che si parla di lui, per cui ho deciso che non la farò mai più, con buona pace delle sue carampane dislessiche che leggono male e interpretano peggio.

Parlando seriamente, immagino pure che sia piuttosto difficile destreggiarsi tra la ricerca di qualcosa di diverso – quando sei e sarai etichettato per la vita come “quello che ha vinto X-Factor” – e l’aspettativa del pubblico generalista che da te vorrebbe le solite “canzoni strappalacrime fatte con lo stampino“ perché è quello a cui è abituato. La scelta di Marco Mengoni di percorrere strade cautamente alternative per la sua musica, colorandola con una sapiente verniciata di gusto british e brani scritti in collaborazione con autori fuori dai soliti giri (vedi Dente o Paolo Nutini, quest’ultimo vero feticcio mengoniano), è una scelta coraggiosa e non scontata, da premiare consapevoli che il percorso intrapreso è quello giusto ma c’è ancora del gran lavoro da fare.

“Solo 2.0” è un album che non rimarrà nella storia della musica, ma rimarrà nel curriculum dell’ex Re Matto come lavoro di passaggio. Mengoni conferma la sua vocazione di artista un po’ di qua e un po’ di là, che sta peregrinando (con crescente successo) alla ricerca di una nuova identità, di una confortevole dimora dove sentirsi a suo agio, di un nuovo guardaroba di sonorità da cucirsi addosso con la precisione sartoriale che un cantante con le sue capacità merita di avere. Rimane però un’ambiguità di intenti che si palesa nel contrasto tra le ospitate commerciali da papà Facchinetti (nella premiere di “Star Academy”) e le critiche al mondo dello spettacolo presenti nel brano “Come ti senti”. O nel tentativo “elisiano” di sfornare canzoni pop in inglese (“Searching”, buona; “Tonight”, mediocre) per tastare il polso dei mercati esteri, tentativo che si contrappone alla presenza di un paio di brani solo strumentali nel disco, snobismo riempitivo di ben poca utilità.

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Marco Mengoni – Solo (Vuelta al Ruedo)

Mi spiace per tutti quelli che me ne hanno chiesto una recensione sperando che mi sperticassi in entusiastici elogi, ma a me, il nuovo singolo di Marco Mengoni, non piace neanche un po’. Pare una canzone dei Muse (non nella formazione originale, però, bensì in quella “scambiata” che andò a Quelli che il calcio) cantata dai Negramaro (e questo è già tutto dire): originalità zero, una noia mortale, non ho capito niente del testo e nemmeno del video ufficiale (che spero vivamente non sia quello qui sotto).

Cioè, al primo ascolto è come un vaso di fiori che ti precipita in testa dal balcone. Poi, magari, col tempo scoprirò che non è nemmeno tanto male (dubito, dato che credo proprio che non l’ascolterò mai più), fatto sta che se avessi 99 centesimi da spendere, anziché l’mp3 di “Solo – Vuelta al Ruedo” (ma perché il titolo in spagnolo?), mi comprerei un caffè. Perlomeno mi terrebbe sveglio.

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