Tag - Katy Perry

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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria
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Il santo del giorno – Katy Perry
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Katy Perry – Teenage Dream
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Sarà l’inattività di questo blog che farà riprendere l’attività di questo blog?
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Cosa ci porta questo frizzante 2010
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Indovina chi?

Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria

Una delle tendenze musicali del momento è quel fenomeno etichettato come “indie to mainstream”: ovvero cantanti che escono dalle proprie nicchie poco commerciali per affacciarsi sulle più redditizie (almeno una volta) classifiche generaliste. Lo scopo (se escludiamo quello di trovare nuovi polli da spennare da parte delle major, e facciamo finta di essere romantici numi tutelari dell’arte) dovrebbe essere di rinnovare un parco musicale abbastanza piatto, incartapecorito (e molto trash nelle sue orride declinazioni rap o latine) portandovi la freschezza e la sperimentazione di band od artisti di maggiore qualità, già longevi ma pressoché sconosciuti al grande pubblico che frequenta solo le prime dieci posizioni di iTunes.

Emblema dell’electropop indipendente inglese, Marina Lambrini Diamandis è l’ultima in ordine di tempo a tentare il “grande salto”. Peccato che per questa (poco) nobile impresa, abbia sfornato forse la canzone più banale del suo repertorio (adattissima alle prime 10 posizioni di iTunes, dunque), sbagliando completamente l’approccio. Sembra quasi che Marina and the Diamonds abbia scelto (per dirla con un gruppo facebookiano) di essere una degli “Indie che diventano mainstream perchè essere indie è troppo mainstream”.

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Il santo del giorno – Katy Perry

katy perry ghdSi è parlato molto quest’estate dei successi katyperriani, la “california girl” sulla quale io stesso nutrivo dubbi di longevità ai tempi dell’esordio con “I Kissed a Girl”. Invece, al suo secondo album, grazie alla produzione – ricordiamolo sempre – del Santo Subito Max Martin, ha eguagliato il record di hit prime in classifica finora detenuto da Michael Jackson. E ha venduto quattro milioni di copie senza proclami di innovazioni mai giunte, né discutibili abiti di carpaccio di manzo, né tantomeno regalando il suo album su Amazon. Quelle, ahimé, sono strategie da popstar F-A-L-L-I-T-E, degne del peggior dimenticatoio che stanno già ampiamente vivendo. Mentre altre colleghe sfornano nuovi album a ripetizione per tentare di beccare la hit della settimana, Katy rimane sulla cresta dell’onda con disco di un anno e mezzo fa e la sua stella non smette di brillare. La Perry è una professionista di successo che da un anno esatto ha pure un marito. E vedendo certe foto del suo ambiguo consorte (attenzione, sito non safe for work), si capisce perché non abbia altra scelta che buttarsi a capofitto sulla carriera.

Katheryn “Katy” Elizabeth Hudson santificata Perry (25 ottobre 1984)

Katy Perry – Teenage Dream

Katy Perry - teenage dream albumL’avevo nominata popstar ufficiale della mia estate 2010, dunque urge una review del suo nuovo album. Partiamo da due presupposti. Uno: Katy Perry è un personaggio costruito a tavolino che lo  showbiz ha tentato di propinarci fin da quando era bambina, anche se ha realmente sfondato soltanto un paio d’anni fa. Fin da molto giovane (vedi qui) è stata introdotta a forza nel mondo dello spettacolo, ha fatto l’attrice qui è là, se ben istruita ha dimostrato di cavarsela come presentatrice di eventi mtviani e di essere buona spalla per la più banale delle gag calcistiche italiote sul palco di Sanremo al fianco di Bonolis (anche se quella che andò ospite al festival nel 2009 non era Katy Perry, bensì Chettiperri). Due: Max Martin è il più grande pop producer/songwriter vivente, uno hit-maker che riesce ad avere in top ten della billboard americana contemporaneamente cinque canzoni cantate da altrettanti artisti diversi, tutte scritte e prodotte da lui; una specie di Burt Bacharach del nuovo millennio, uno che dopo aver partorito “Baby one more time” ha fatto inginocchiare al suo cospetto la discografia mondiale. Se l’accoppiata Perry/Martin aveva funzionato nel 2008, quando il successo arrivò trainato dalle polemiche omofobiche di “Ur so gay” e (soprattutto) dalle voglie lesbochic di “I Kissed a girl” (con cui Katy Perry – e il suo genere elctro/rockdance – fece anche una discreta tendenza), oggi il sodalizio non sembra ahimé essere particolarmente riuscito.

Scottato dall’esperienza di Animal di Ke$ha (naturalmente scomparsa dopo “Tik Tok”, come qualsiasi meteora che si rispetti), pensavo che Martin corresse ai ripari e tentasse di rilanciare Katy Perry con qualcosa che si discostasse  dalle sue ultime produzioni. E invece la nuova Katy Perry sembra una versione riveduta e corretta di quella improponibile zoticona di Ke$ha, quasi una sua superflua e controproducente (auto)celebrazione, anziché una netta presa di distanza. Questa scelta artistica inficia tutto l’album, decisamente molto electro/dance’n’b e per questo ripetitivo, povero di suoni, con qualche discreta melodia azzoppata da arrangiamenti elettronici fastidiosi, sporchi, gommosi e “rumorosi” volti a nascondere un minimalismo che vorrebbe tanto passare per cifra stilistica, se non fosse semplicemente un trend del momento replicato da chiunque (trend che ormai ha frantumato i cosiddetti e che andrebbe “annientato, atterrato” per dirla con una citazione della star di Facebook Suor Maria Annientatrice).

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Sarà l’inattività di questo blog che farà riprendere l’attività di questo blog?

Un anno in più sulle spalle e le rane che gracidano sotto le mie finestre coadiuvando la mia già invincibile insonnia: penso che basti per giustificare questa settimana di assenza. Immaginavo che riprendermi (e riprendere l’attività di questo blog) con un bel video estivo sarebbe la stata la cosa migliore, peccato che mi sia imbattuto in quello di Katy Perry.

Il video, premierato qualche giorno fa, di “California Gurls” feat. Snoop Dogg è indubbiamente inferiore alle aspettative ed inferiore soprattutto alla potenza commerciale della canzone. Il brano si rifà all’electropop Ke$hano, ed è il giusto riscatto produttivo di Max Martin, autore e produttore che proprio producendo l’inutle meteora di “Tik Tok” aveva leggermente appannato la sua immagine da re mida della popmusic. Di Snoop Dogg se ne poteva obiettivamente fare  a meno, della mascherata in stile “Bettie Page nel paese delle carameraviglie”, pure. Della panna sparata dalle tette, poi, non ne parliamo.

Comunque, se “California Gurls” in patria sembra già essere un successo, qui pare stenti ad attecchire. Io, però, ho deciso di lasciarmi alle spalle ogni pregiudizio ed eleggere Katy Perry popstar ufficiale della mia estate 2010, dopo aver letto questa sua illuminante opinione su una sua collega (chi sarà mai?):

Non è vero che è ermafrodita, è tutto calcolato, si mette qualcosa nelle mutandine. Dio la benedica se ha un ca**o, ma io sono sicura che non ce l’ha”. “Ho visto il suo ultimo video, Alejandro – beh, fare spettacolo usando crocefissi è squallido quanto fare battute sulle scorregge” (fonte)

Cosa ci porta questo frizzante 2010

Il primo cadavere dell’anno: ahimé io avevo scoperto che Casey Johnson (la Paris Hilton del bagnoschiuma) esisteva solo due settimane fa. Neanche il tempo di far conoscenza con questa nuova protagonista delle scene gossipare che ha già ben pensato di passare a miglior vita. Senza voler essere troppo cinico, direi che – comunque – sta meglio dov’è adesso piuttosto che al fianco di Tila Tequila.

casey johnson

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