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Jonas Brothers VS Fainello Brothers

Camp Rock

Demi Lovato ha sedici anni, ma ha tutte le carte in regola per arrivare a ventisei con problemi di alcol e il colesterolo alle stelle; Joe Jonas è uno sfighetto pettinatissimo che sbandiera la sua verginità indossando un anello, come se guardarlo in faccia non fosse già più che sufficiente per farsi un’idea in merito. Non c’è null’altro da dire su Camp Rock, una consapevole (pertanto subdola e meschina) copia carbone di High School Musical, realizzata in tutta fretta per sfruttare fino all’ultima strisciata di carta di credito l’ondata di successo che ha portato alla ribalta Vanessa Hudgens e Zac Efron, preferendo però a loro, una coppia di attori – ancor più sbarbati e talmente scialbi – che sfigurerebbero anche in uno di quei telefilm di stampo europeo che per quanti tentativi di cosmopolitismo azzardino, sembrano sempre girati in uno scantinato con la muffa alle pareti (lo spagnolo Paso Adelante, per esempio, o per tornare indietro nel tempo il francese Primi Baci).

Di High School Musical, Camp Rock, non ha né il budget, né un’idea alle spalle che ne tenga unita la prostrata sceneggiatura, né le capacità recitative dei protagonisti, né delle musiche all’altezza. Ci sono, invece, quegli ingredienti sempreverdi (la cenerentola di turno, il brutto anatroccolo che diventa cigno, la biondina snob malvagia redenta) che con l’aggiunta di un po’ di country/discodance/hiphop, a seconda dello stile musicale più in voga al momento, riescono a far breccia su un pubblico di età compresa tra i quattro e i sei anni. D’altronde è meglio aggredirli fin da subito questi telespettatori in età prescolare, giusto per mettere in chiaro il fatto che, crescendo, si può benissimo mentire sulle proprie umili origini, che tanto poi basta diventare famosi per raggiungere senza difficoltà uno status di assoluzione plenaria e continuativa da ogni peccato. Io, comunque, se fossi un bambino di prima elementare, domani andrei a scuola talmente indignato dopo aver visto questo Camp Rock, che picchetterei l’ufficio della direttrice didattica in preda alle convulsioni, urlando che lo spirito di Walt disney si è impossessato del mio corpo e non uscirà finché non potrà vedere qualcosa tipo “Biancaneve e i sette nani più Brunetta“, oppure “Mary Poppins 2, now call me Mary Phillip’s“.

Jonas Brothers VS Fainello Brothers

Questo blog è in debito nei confronti dei suoi lettori più giovani, ai quali Zac Efron, Vanessa Hudgens e Sbrodolina Giochi Preziosi non bastano più. Recuperiamo subito parlando del nuovo fenomeno disneyano dell’autunno, i fratelli Jonas. Nicholas Jerry detto Nick, Joseph Adam detto Joe, Kevin Paul detto Luisa, attualmente ignoti al pubblico italiano, son-tre-piccoli-fratellin in odore di carampanismo sfrenato che si preparano a rappresentare il nuovo incubo teen della prossima stagione. I Jonas Brothers sono una band nel cui destino c’è scolpito l’onere di dover colmare la lacuna lasciata dagli Hanson e l’onore di mettere i bastoni tra le chitarre al duo famigliare di competitor veronesi formato dai Fainello Brothers, in arte i Sonohra.

Nati come progetto musicale fallimentare, i Jonas Brothers sono stati in grado di risollevarsi puntando tutto sul loro essere una boyband umilmente compatta e virginalmente integra, sostenuti da una famiglia dai valori solidi in perfetto stile Settimo Cielo. Niente manie di protagonismo da Backstreet Boys, niente eccessi da Tokio Hotel, niente ammiccamenti sessuali o atteggiamenti esagerati. Facendo di necessità virtù, i tre brothers sono riusciti in patria ad emergere dall’anonimato rivoltando se stessi come dei calzini usati (anch’essi in odore di carampanismo sfrenato), proponendo un prodotto musicale trito e ritrito che attinge a piene mani dalle precedenti operazioni commerciali-macelleria già collaudate dai colleghi di High School Musical. Risuciranno a sfondare anche nel nostro amato Belpaese? La sfida giovanilistica tra Nick, Joe e Luisa, contro i piastratissimi Diego e Luca, è più che mai aperta. I Sonohra, dopo aver vinto il Sanremo più disastroso della storia ed aver pubblicato un disco apprezzabile (se ascoltato in casa con le finestre aperte mentre il camion della nettezza urbana svuota la campana delle bottiglie di vetro), hanno tenuto decine di concerti live dove, a causa del lancio di reggiseni da parte delle loro fans, Luca è rimasto gravemente offeso al volto (perché non mi vorrete mica venire a dire che è così di suo, spero…), tanto che è stato costretto a farsi crescere i capelli fino a sembrare il cugino di Cugino Itt (se ci fate caso, nei video, viene inquadrato sempre e solo di nuca, fuori fuoco o con una calza 40 denari davanti all’obiettivo). Diego, il figo di famiglia, invece, nel frattempo dedica canzoni alle sue fans, scrivendo strofe poetiche come “l’unica certezza è gli occhi che io ho di te” (???) e “Cinquemila mini mani di ragazze mai uguali / Cinquemila mini mani, cinquemila cuori soli“, facendo velatamente intuire che una ragazza media, per essere fan dei Sonohra, deve essere equipaggiata con una doppia fornitura di muscoli cardiaci (sottile metafora?) o, più verosimilmente, essere monca.

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