Tag - Boomdabash

1
CSNF intervista Biggie Bash dei Boomdabash!

CSNF intervista Biggie Bash dei Boomdabash!

C’era un tempo in cui questo blog lanciava nuovi artisti e ce ne fu anche uno in cui le case discografiche mi mandavano i dischi da recensire (poi una volta mi rifiutai di fare la recensione ad un album  che ritenni un po’ troppo distante dalla mia linea editoriale e – STRANAMENTE – non mi mandarono più nulla). Ma non si può scrivere di musica a comando: si deve fare solo se si sente la spinta interiore generata dal  sacro fuoco dell’arte.

Un gruppo musicale indie italiano in cui il suddetto fuoco arde sempre più, proviene dall’affollato (di talenti) Salento. i Boomdabash sono amici di Chissenefrega: insieme uniamo le forze e chiediamo il vostro supporto. XL di Repubblica ha lanciato un concorso per eleggere la band salentina più meritevole del momento e se vorrete potrete esprimere la vostra preferenza per loro qui:

http://www.facebook.com/questions/307701995913748/

Ma non a scatola chiusa e non perché ve lo dico io: i motivi per votarli sono contenuti innanzitutto nel loro nuovo album Mad(e) In Italy (una piccola perla di “elettroraggamuffin” in cui vengono contaminati sapientemente lingua inglese a dialetto salentino), ma soprattutto nella INTERVISTA IN ESCLUSIVA MONDIALE (vabbè, facciamo finta…) che Biggie Bash, voce anglofona e leader spirituale della band, ha rilasciato al sottoscritto.

Agevolo video della loro hit “Murder“, cliccate “play” e nel frattempo leggete l’intervista qui sotto. Sarà tempo ben speso, fidatevi.

Ciao Biggie, non ti pongo le solite domande banali sulla formazione della band o sul perché del nome, anche perché sono info che possono essere reperite facilmente altrove. Visto però che parliamo di un concorso, quello di XL di Repubblica, che vede in gara le band salentine, ti chiedo come mai secondo te il Salento è un così folto vivaio di  nuovi artisti? Che particolarità ha questa terra per la musica?
Innanzitutto credo una profonda tradizione. Personaggi di grande spessore come Sud Sound System, Militant P per citarne alcuni, hanno contribuito a creare una vera e propria scuola, un’accademia del reggae/raggamuffin che allo stato attuale credo sia la più titolata d’Italia. Poi credo che i salentini siano particolarmente predisposti a recepire e fare proprio il messaggio della reggae music: cultura, tradizione, difesa delle proprie radici e della propria terra sono alla base del modus vivendi di questa gente.

Com’è il rapporto coi vostri colleghi della zona: complicità oppure rivalità?
Nessuna rivalità. Da parte nostra, c’e’ il rispetto assoluto di qualsiasi artista, crew o sound, chiunque spenda le proprie energie per la musica e per tenere alto il nome del Salento in Italia e non solo.

Come è nata l’idea nei Boomdabash di contaminare lingua inglese e dialetto salentino? Casualità o scelta studiata a tavolino?
Le strategie studiate a tavolino prima o poi vengono sempre smascherate. Per noi e’ tutto successo nella maniera più semplice e naturale possibile. Nel nostro piccolo paesino c’erano poche personalità’ attive nel settore musicale: c’era Boomdabash e c’ero io con la mia band hardcore. Le nostre strade inevitabilmente si sono incrociate, ci siamo ritrovati insieme con un microfono in mezzo. Io ho sempre fatto musica in inglese, Paya’ e’ nato e cresciuto musicalmente nella scena raggamuffin salentina…il resto e’ stato un’evoluzione naturale delle cose.

Il vostro genere musicale non è molto “pugliese” (né “italiano”) a dire il vero:  da dove derivano queste influenze elettroniche così moderne? In percentuale nelle vostre canzoni, quanta Giamaica c’è, quanto Nord Europa c’è, quanta Puglia c’è?
In Boomdabash c’e’ un piccolo universo. Ci sono diverse personalità’ musicali, chi viene dall’hip hop, chi dal punk/hardcore, chi dall’elettronica. Ognuno di noi ha messo la propria esperienza in differenti settori a disposizione della crescita artistica di Boomdabash, creando appunto uno stile che e’ difficilmente identificabile, il cui fulcro principale però è il battere e levare del reggae. Non siamo mai stati artisti dalle visioni “ermetiche”. Ascoltiamo molto la radio, siamo sempre abbastanza informati su ciò che si muove nel panorama musicale internazionale, non solo reggae ovviamente.

A chi vi ispirate per le musiche, ma soprattutto per i testi? Lavoro di squadra o incarichi separati?
La prima fase e’ individuale senza dubbio. I beat che ci vengono forniti da Ketra, il nostro beatmaker, inizialmente vengono “lavorati” in sedi separate diciamo. Ognuno ci mette sopra le proprie idee, un ritornello, una strofa, un  bridge. La fase più’ produttiva arriva dal lavoro comune in studio, quando ognuno di noi unisce il suo approccio musicale a quello degli altri membri. Non siamo sempre d’accordo su tutto, ma anche questo e’ un fatto manifesto della completa genuinità’ del nostro lavoro:niente di strategico, tutta roba naturale!

Qual è la canzone dell’album “Mad(e) in Italy” a cui sei più legato e perché?
Senza dubbio “Dem ah idiot”, perché’ rappresenta al meglio la mia personalità’ artistica, sempre in continua e costante evoluzione.E detto tra noi, la trovo molto “HARDCORE”, quindi non posso non avere un debole per lei.

Read More

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.