#whocares #zeroodio #tantoammore

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Esequie trash
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L’uomo affamato
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E se l’avessero spinto?
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Tanto per capire il livello
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Grand opening

Esequie trash

Stamattina sono stato ad un funerale. Erano secoli che non andavo ad un funerale, anzi, per la precisione, erano secoli che non mettevo piede in una chiesa.

Non pensavo che i funerali, anche qui da noi, fossero stati talmente “americanizzati” da diventare simili a quelli che si vedono nelle serie tv d’oltreoceano e influenzati addirittura dalla tv di genere.

Mi spiego meglio.

I ricordi che ho delle funzioni religiose, legati sopratutto alla mia infanzia/adolescenza, sono indubbiamente di qualcosa di assolutamente rigido, preorganizzato, scritto e letto senza neanche un minimo di improvvisazione. Quella che ho visto oggi, invece, è stata una cerimonia ai limiti del trash e del politically incorrect. Sono cinico, lo so. Ma non posso restare indifferente di fronte ad un parroco che sbaglia il nome e l’età del povero defunto, non posso restare indifferente di fronte ad alcuni partecipanti che, con una temperatura equatoriale, erano tappati come se stessero partecipando alla notte degli oscar. Per non parlare delle “letture” iniziate poi interrotte perché al lettore viene fatto presente che ha sbagliato la pagina da leggere, dei cellulari che squillano maleducatamente e del chiacchiericcio pettegolo della gente assiepata fuori dalla chiesa, perché, all’interno non c’è più posto. E non posso nemmeno ignorare il momento dello “scambio del segno della pace”, in cui per due minuti, la chiesa si trasforma nel mercatino rionale in cui tutti si muovono, camminano, si cambiano di posto, scambiano parole sottovoce e sorrisi ammiccanti, dimenticando qualsiasi rispetto per quella bara che dal centro della chiesa chiede nient’altro che pietà.

Ma il momento clou si ha alla fine della celebrazione, quando, e qui sta a mio avviso la novità a cui non avevo mai assistito, chiunque (amici, parenti, conoscenti) possono impossessarsi del microfono e dire ciò che vogliono.

E’ sempre pericoloso quando succede, è pericoloso quando lo spettacolo prosegue senza canovaccio, è pericoloso quando sul palco si lascia che a farla da padrona sia l’improvvisazione. Ecco allora le polemiche contro il mondo per una morte improvvisa e violenta, ecco chi ricorda tutto ciò che di bene il de cuius ha fatto per la comunità. Ma soprattutto, ed ecco il vero momento topico, può anche succedere che ad un funerale, uno degli amici più stretti del morto prenda in mano il microfono e si metta a recitare la preghiera di Zequila. Si, proprio quella. La stessa che “Er Mutanda” ha spacciato per sua all’isola dei famosi, trasformandola di fatto nella fesseria più trash che bocca umana può pronunciare.

La chiusura in bellezza fa scattare in automatico l’applauso della platea (io, per la cronaca non ho applaudito), ed è subito reality show. Il caldo c’era, mancavano solo le palme e Simona Ventura, poi avremmo fatto l’en plein. Lo scrivo qui sperando che valga come testamento: quando morirò io voglio ballerine brasiliane e il televoto per scegliere il loculo dove la mia bara dovrà essere accomodata. Lo esigo. Sono stato cinico, lo so. Ma chissene…

L’uomo affamato

cibo per scimmieCosa si può dire che non sia già stato detto su Adam “the angry man” Scott, ovvero l’uomo arrabbiato, ma che per una settimana si è trasformato in the hungry man, ovvero l’uomo affamato ?
Colui il quale per sette giorni si è cibato solo di “monkey chow” diventando in breve tempo una star della grande Rete ? (ma poi quella porcheria se la sarà mangiata davvero?)

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E se l’avessero spinto?

Mentre tutte le testate giornalistiche strumentalizzano la vicenda a loro piacimento, scartabellando nelle interviste del secolo scorso, alla ricerca di una parola fuori posto o di uno sguardo che possa giustificare il gesto di ieri commesso da Gianluca Pessotto, io mi chiedo: E se l’avessero spinto? Ok che era depresso e che il momento non era tra i più favorevoli. Ok che io sono un paranoico complottista, ma visto che in quegli uffici della Juve, negli ultimi tempi, è stato commesso qualsiasi genere di crimine, pensavo che magari aggiungerci una denuncia per omicidio non sembrerebbe poi così strano…

Tanto per capire il livello

Paris HiltonParis Hilton è sempre stata sicura di saper cantare, ma non l’aveva mai fatto perché si vergognava (e, detto da una, la cui carriera è iniziata con un video porno…). Oggi il complesso è finalmente superato e la giovane ereditiera è pronta a frantumarci i timpani con il suo primo singolo: “Stars are blind”, ovvero “le stelle sono cieche”. Anche sorde, dirà qualcuno… la battuta è servita letteralmente su un piatto d’argento e viene talmente semplice che… io non la dirò. Anche perché questo debutto musicale non è assolutamente da stroncare. Da una Paris Hilton non ti aspetti nulla, ma quel nulla che ti dà è in realtà moltissimo. “Stars are blind” è bubblegum allo stato puro, se chiudi gli occhi profuma di fragola, ti fa sentire il rumore del mare, il cinguettio dei pettirossi e il calore dei raggi del sole californiano che ti penetrano l’epidermide. E te la vedi lì, Paris, che, a ritmo reggae, si rotola sulla sabbia come una cotoletta impanata, mentre trascina con sè un quarto di manzo, pronta per farsi trapassare dal grill.

Seppur afona più dello standard medio delle sue colleghe teenpop e con quella classica espressione da mucca che guarda i treni passare, la Hilton dispone di una corsia preferenziale tramite la quale entrerà direttamente nei nostri cervelli con il suo tormentone non certo originale, ma sicuramente semplice, estivo, fresco, melodioso e sognante. C’è ben di peggio in giro, musicalmente parlando, al momento; quindi godiamoci, senza rimorsi, questa gradita sorpresa di questa futura meteora della popmusic made in u.s.a. (e getta…)

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Grand opening

Aprire un blog. Why ? Perché ? Per essere alla moda ? Perché lo fanno tutti ? Perché c’è una disperata esigenza di comunicare e i piccioni viaggiatori dopo la canzone di Povia si sono suicidati tutti? Oppure perché gli sms non bastano più e devono ancora inventare “un telefonino con tantissimi caratteri così potrei scriverti ‘ti amo’ con un milione di O”?

Non lo so… Fatto sta che ultimamente sono stato assalito da una enorme voglia di sproloquiare, sfogarmi, criticare e spettegolare. Di tutto e di tutti. Su tutto e su tutti. Nulla di serio, solo chiacchiericcio bovino da beauty center su musica, tv, gossip, spettacolo e varie amenità. Questi saranno i “contenuti” di questo weblog. Come dite? Ce ne sono già altri millemila di simili? Beh… come si chiama questo blog? Ecco, avete capito.

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