#whocares #zeroodio #tantoammore

1
Bye bye casalinghe disperate
2
Un aiuto all’Emilia: sms al 45500
3
Loreen con Euphoria vince l’Eurovision Song Contest 2012
4
Amici 11 “Big” – Nella serata della Puglia vince Alessandra Amoroso. Ma l’anno prossimo che si fa?
5
Garbage – Not Your Kind Of People
6
ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA
7
The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria

Bye bye casalinghe disperate

Desperate Housewives, ottava ed ultima stagione (attenzione, svariati spoiler). A voler essere critici uno troverebbe milioni di pretesti per parlare non propriamente bene di questa stagione conclusiva. Quindi farò finta di essere critico e mi calerò in questi panni che come ben sapete non mi appartengono.

desperate housewives 8 finale

E’ tutto un gombloddoh, non ho altre spiegazioni. Il cult di Marc Cherry spara le sue ultime cartucce e alcune sono pure riciclate (vedi il ritorno all’alcolismo di Bree, unito all’alcolismo di Carlos. Magari scegliere un altro tipo di assuefazione no, eh? Tipo annusare colla, smalto per unghie, benzina, calzini usati… giusto così, per essere un po’ più creativi). Stanchezza del plot (Lynette e Tom che si mollano e poi si ripigliano?), incoerenza logica (i dipinti svelaomicidi di Susan?), e situazioni a dir poco “artificiose” con deus ex machina ogni cinque secondi a tirar fuori i personaggi dall’impiccio di uno script che in questa stagione ha fatto acqua da tutte le parti. Voglio illudermi che sia tutto voluto per non rovinare il ricordo di una serie di grande tendenza ed impatto sulla cultura pop, che nei sette anni precedenti, televisivamente parlando, ha fatto scuola ed è stata maestra di stile e di genialità. L’ottava stagione si lascia guardare con fatica e disinteresse, si perde nella ripetitività, vede pochi (direi nessuno) guizzi creativi.

La puntata finale è “superpopolare” e piena di situazioni accalappia-pubblico-generico che vanno a chiudere nella maniera più ovvia tutte le trame aperte: la vita che se ne va (la povera Karen McCluskey, che ha messo in scena coraggiosamente la sua malattia e la cui attrice è scomparsa sul serio una settimana fa, per la serie quando la realtà è più forte della finzione) e la vita che arriva (la nascita della nipote di un’ormai vedova Susan), la realizzazione professionale e famigliare di Lynette, l’impegno politico di Bree, la carriera da stilista di Gabrielle, i fantasmi del passato che osservano un quartiere dove i misteri non finiranno mai.  Ma smettendo gli abiti del critico (uff, non sapete che fatica) è tutto perdonabile, perdonabilissimo, anzi.

Anzi, dopo il “finalone” che chiude tutte le vicende aperte, ti viene voglia di procurarti un megacofanetto di dvd e riguardarti tutta la serie, da quella prima puntata aperta con il misterioso suicidio di Mary Alice attorno al quale si riunirono tutte le casalinghe amiche del quartiere, fino all’epilogo più triste di sempre, il momento in cui, otto anni dopo (tredici, nella finzione scenica) le strade delle quattro “disperate” di Wisteria Lane si separano ineluttabilmente.

Read More

Un aiuto all’Emilia: sms al 45500

terremoto emilia 2012

Amici emiliani, davvero non so come fate a resistere. Vi giuro che dalla notte tra il 19 e il 20 maggio provo un interminabile senso di insicurezza e di ansia, nonostante io viva a 100 chilometri dalle zone colpite dal terremoto. Anche nel Veneto, come in tutto il resto del Nord Italia, le scosse che hanno devastato l’Emilia si sono sentite con violenza (quelle di questa mattina delle 9 e dell’una sono state una vera mazzata, anche psicologica), e dove non vi sono stati danni materiali si sono portate dietro un grande senso di impotenza, di vuoto, di tristezza. Il numero dell’sms (attivo da pochi minuti) per donare due euro alle vittime del sisma è 45500 (che poi io mi domando sempre perché ci vogliano settimane per attivare questi benedetti numeri). Il cellulare ce l’abbiamo sempre in mano: come per L’Aquila, come per le altre recenti tragedie, mandiamoglielo quell’sms.

Loreen con Euphoria vince l’Eurovision Song Contest 2012

Premesso che tutti gli insulti che ci stanno piovendo addosso dalla Svezia via Twitter sono più che meritati (non avendo noi dato manco mezzo punto alla votatissima vincitrice svedese, preferendole l’urlatrice dell’Albania o il tormentone balneare cipriota o l’insipida macedonia della Macedonia), direi che l’eurotrance vecchio stampo trionfa all’Eurofestival. Sonorità poco attuali e in linea con il revival anni novanta ormai nell’aria già da un po’. Melodia banalotta ma grande vocalità e atmosfera: il brano funziona come pochi altri tra quelli in gara all’Eurovision Song Contest di quest’anno. E noi ancora a fare i fighetti con la Nina Zilli di turno: quand’è che ci decidiamo a riesumare Alexia?

Amici 11 “Big” – Nella serata della Puglia vince Alessandra Amoroso. Ma l’anno prossimo che si fa?

alessandra amoroso vince amici big

Premetto che non sono tra quelli che pensano che sarebbe stato giusto rimandare ad altra data la finale di  Amici. E non sono nemmeno tra gli “indignados” che rinnegano il popolo italiano dopo aver visto che i TT di Twitter erano dedicati a cose più frivole che i fatti di Brindisi (come se Twitter dovesse dare indicazioni di civiltà o moralità). Penso però che piuttosto che trasformare il lutto di una Nazione in un momento Harmony autoreferenziale e C’epostapertiano destinato a casalinghe col diabete, si sarebbe potuto fare un saluto alla sfortunata Melissa Bassi anche un po’ più sobrio e meno lezioso (video qui).

Comunque, alla fine ha (ri)vinto Alessandra Amoroso e tutto si è compiuto nella maniera più prevedibile. Già ieri la finale che ha eletto  un ovvio e sfiatatissimo Gerardo Pulli tradiva una certa staticità nel copione; stasera, idem, con l’aggiunta che nella serata spiritualmente vicina alla Puglia ferita non poteva esserci niente di più adatto che un testa a testa tra le due protagoniste leccesi più popolari che abbia mai lanciato il talent show. Emma e Alessandra si fronteggiano in una edizione di Amici profondamente rinnovata nella forma, ma sempre uguale nella sostanza.

Il sabato sera è di per sé una serata difficile (questo più che mai), dove però Maria De Filippi è da sempre leader incontrastata. Per intercettare un pubblico di “famglie adulte”, ha operato un’assurda trasformazione del talent in un varietà (l’ho scritto mille volte: la varietizzazione è uno dei mali della televisione italiana) proponendo interviste, siparietti (pseudo)comici  – a me Brignano non fa ridere nemmeno se viene a casa mia a farmi il solletico sotto i piedi – e balletti riempitivi affidati alle sensuali movenze della starlét incidentata del momento, relegando la competizione ai margini e disattendendo così la mission del talent (nonostante il cast degli allievi fosse uno dei migliori di sempre, Gerardo a parte).

Emblematico il fatto che la finale di ballo sia stata liquidata alla terzultima puntata con l’altrettanto citofonata incoronazione di Giuseppe Giofrè nell’indifferenza generale. Evidentemente il settore “danza” non  è più così redditizio come un tempo, quando Maria aveva aperto il suo personale centro di accoglienza per ballerini albanesi immigrati illegalmente, lanciando le carriere di un’ingrata Anbeta e dello scomparso Leon Cino, e si faceva palpeggiare da Kledi durante improbabili coreografie in cui si muoveva sinuosa come un camion dei traslochi a pieno carico.

Read More

Garbage – Not Your Kind Of People

garbage not your kind of people album coverNon è solo un ritorno, quello dei Garbage: è un ritorno al passato. Un comeback (con annessa reunion dopo il presunto scioglimento del 2005, anche se tecnicamente nel 2007 si erano già riuniti in occasione del loro greatest hits) in cui la band riscopre la pesante contaminazione elettronica, dove riaffiorano i ritornelli pop, i sample, i testi decadenti, le voci modificate digitalmente, dove vengono riesumati i groove da drum machine e si dà un’importanza fondamentale alla cura degli arrangiamenti.

I Garbage riattaccano la spina dell’amplificatore (e quella della loro carriera) dove l’avevano staccata nel 1999 (dopo “The World is not Enough”), rinnegando dunque i tentativi imposti dall’industria di modernità forzata (“Beautiful Garbage”, 2001) e la spartana svolta heavy metal da garage di periferia (“Bleed Like Me”, 2005). Già il loro ultimo inedito (“Tell Me Where It Hurts“, 2007) indicava però che la rotta stava cambiando. La strada lì timidamente accennata, qui viene finalmente intrapresa e percorsa senza troppo timore, senza pressioni discografiche (il disco è autoprodotto dalla neonata etichetta del gruppo, la Stunvolume) e con una ritrovata onestà artistico-intellettuale che traspare in modo netto.

Il quinto album studio dei Garbage (in uscita oggi 14 maggio 2012) apre in maniera enfatica e magniloquente, e spara subito le sue migliori cartucce. Il pogo-rock danzereccio di “Automatic System Habit” si distingue per un bridge infettivo e un ritornello moderno ed efficace come quelli a cui ci avevano abituati i primi Garbage. “Big Bright World”, intro un po’ new-wave, è la canzone manifesto della band: melodia e struttura sono riconoscibilissime, la voce di Shirley Manson è distorta come ai vecchi tempi e le chitarre crescono fino a riempire tutto lo spazio sonoro riempibile.Blood For Poppies, singolo scelto per lanciare l’album, è senza dubbio uno dei brani di punta (e una delle hit più interessanti della corrente primavera). Dura e nostalgica, “Control” (fate l’amore con “Control”, mi verrebbe da consigliare parafrasando una vecchia pubblicità), con la sua pesante effettazione vocale, dimostra nuovamente che non di sole melodie orecchiabili vive la band, ma che nelle vene dei Garbage scorre ancora un sangue denso di globuli rock.

Read More

ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA

La presente in nome e per conto della Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169

premesso

–  che lo scrivente P.I.R.L.A. e il F.A.N.C.U.L. riunito in seduta plenaria denunciano irreparabili danni all’ apparato uditivo e riproduttivo degli aventi diritto;

–  che l’art. 35, c. 8 e ss., d.l. 1/2012 prevede l’arresto per evidente abuso di acidi grassi polinsaturi di almeno uno dei componenti della band ivi denominata “Club Dogo”;

considerato

–  che il brano musicale intitolato “Chissenefrega (in discoteca)” appare palesemente lesivo dei più elementari principi costituzionali in materia di brani musicali, ai sensi di quanto previsto dalla legge 18.10.2007, num. Perepequaquaquaquaperepé;

– che, in particolare, tale brano viola gli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE della Costituzione, in spregio del principio di buon gusto minimo richiesto dal comma 27, nonché le basilari regole della lingua italiana come esposte dal Sussidiario di quarta elementare;

– che i protagonisti, altresì, presentano un abbigliamento imbarazzante e irragionevole, degno di una rapina con destrezza al furgone di aiuti umanitari in partenza per il Congo;

–  che è intenzione di questo ente, alla luce degli argomenti di diritto esposti (e di altri in corso di approfondimento) proporre immediati rimedi, anche di natura cautelare, avverso le previsioni, gli effetti e gli atti provocati da abuso del brano musicale oggetto della presente;

tutto ciò premesso e considerato

Read More

The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria

Stasera e domani c’è la finalissima di The Voice of US. Non tutto, però, mi è andato a genio in questa edizione, nonostante il mio entusiasmo da bambinetto fanatico dopo aver visto la puntata d’esordio post Super Bowl (ribadisco, televisivamente bellissima). Prima di tutto: ventuno puntate rispetto alle dodici dell’anno scorso sono davvero TANTE. Poi uno si lamenta che la prima serata italiana dura troppo. In questo caso, tra le otto puntate da tre ore di X-Factor 5 e le ventuno da un’ora e mezza di The Voice of Us 2, quasi quasi mi viene da rivalutare le lungaggini della televisione nostrana (peccato però che la qualità delle voci in gara nei due talent non sia paragonabile manco per sbaglio).

Provo, poi, una certa delusione perché sono stati esclusi dalla gara i miei preferiti. Discutibile la scelta di Cee Lo Green eliminare il povero James Massone (e quelle due cotolette impanate che aveva al posto delle orecchie). Nonostante qualche insicurezza, aveva fatto passi da gigante vocalmente ma soprattutto dimostrava un indubbio carisma acchiappabimbeminkia, e infatti era fortissimo al televoto (dopo questa sua esibizione Blake Shelton affermò “I almost threw my panties on stage”: concordo, a momenti pure io).

A sorpresa (anche del diretto interessato, dato per vincitore fin dall’inizio) Cee Lo in semifinale elimina dalla sua squadra anche Jamar Rogers, l’ex carcerato malato di HIV, per salvare Juliet Simms, unica donna finalista che ha cominciato a dare cenni di vita solo un paio di settimane fa, capendo che bisogna puntare sull’emotività per far breccia sull’audience. Juliet piange prima, dopo e durante le sue esibizioni: come la Amoroso, praticamente, a cui fisicamente somiglia pure un po’ (stesso canappione). Brava è anche brava, ma definirla stracciapalle atomica è un complimento.

Imperdonabile Christina Aguilera per non aver salvato Lindsay Pavao (la mia personale vincitrice): il regolamento prevede che durante la semifinale il televoto decida chi mandare in finale, ma il giudice di ogni categoria ha la possibilità di “correggerlo” preventivamente schierandosi apertamente per uno dei semifinalisti rimasti in gara. La bombolosa Xtina ha deciso di fare l’ignava cedendo con codardia la responsabilità agli smartphone dei televotanti d’America. Lindsay tecnicamente era meno preparata di altri concorrenti, ma meritava che qualcuno scommettesse fino in fondo sulla sua unicità vocale, che andava messa in luce con canzoni in cui si potesse sentire maggiormente a proprio agio rispetto a quelle poco adatte assegnatele nel corso delle settimane dalla sua giudice. Ma la Aguilera voleva “sperimentare” (proprio come la peggior Simona Ventura) e l’ha mandata prima in confusione e poi a casa, grazie al braccio armato del televoto che ha eletto finalista Chris Mann, quello a cui è dedicato il titolo di questo post. Fargli cantare l’ Ave Maria tra i lumini cimiteriali, come se si trovasse al funerale della vecchia zia mentre già pregusta le gioie del lascito testamentario, è stata una decisione pessima che ha abbassato in un colpo solo la qualità dello show, dimostrando che il cattivo gusto di certe “scelte gigione” non è prerogativa solo dei talent nostrani.

Read More

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.