Isola dei Famosi 9 – Vince Antonella Elia

Scritto da Chissenefrega il 6 aprile 2012 – 01:02 -
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antonella elia vince isola famosi 9In questa annata televisiva l’idea più brillante che abbiamo visto è stata quella di riciclare all’interno di reality e talent show, dei personaggi che li avevano già vissuti (al GF12 Patrick Ray & co, ad Amici i “big” del Sanremino interno, ad XFactor la rentrée di Ventura e Morgan) in modo da garantire un effetto nostalgico che riportasse davanti allo schermo qualche manciata di appassionati della prima ora ormai fuggiti.

L’isola 9 si è fatta promotrice dell’iniziativa ospitando sotto le palme dell’Honduras gli “eroi”, arruolati per fare “un’isola meravigliosa”(cit.) ma che sono caduti di settimana in settimana sotto i colpi ben assestati delle polemiche fomentate dai “mestieranti da reality” o dagli scatti psicotici di bionde showgirl sulla soglia dei 50 che abbracciano alberi e sussurrano ai calamari.

Nonostante una discreta stitichezza iniziale e un senso di deja-vù generale, quando le dinamiche hanno iniziato ad animarsi grazie anche ai continui innesti di concorrenti, l’Isola 9 è finalmente decollata. Regalando uno dei daytime migliori degli ultimi anni, in cui quotidianamente è emersa dalle cristalline acque delle playe honduregne la vera essenza del reality.

Il serale del giovedì ha riservato sempre poche sorprese ed è stato carente di pepe: il conduttore non ha avuto la giusta sensibilità per cavalcare momenti che avrebbero potuto sfociare in confronti (televisivamente) interessanti ed ha preferito smorzare ritmi e situazioni con il suo stile sobrio e coinvolgente come il risponditore automatico del 190. Vladimir Luxuria, al contrario, sempre reattiva e presente, si è caricata sul groppone la responsabilità della riuscita del programma, dimostrando a tutti – dirigenti Rai compresi – chi, in casa Isola dei Famosi, porta i pantaloni.

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Garbage – Blood For Poppies

Scritto da Chissenefrega il 5 aprile 2012 – 21:45 -
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Vi aspettavo al varco da almeno cinque anni.  Ma non entro nel merito, perlomeno fino al 14 maggio, quando uscirà l’attesissimo (da me) nuovo album “Not your kind of people”. Per il momento sappiate solo che vi lovvo, vi lovvo e vi lovvo. Di un lov sincero ed immutato, felicemente ritrovato, anche se ormai avete l’età dei Pooh.


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Aggiornamenti telefilmici – Homeland (Caccia alla spia)

Scritto da Chissenefrega il 5 aprile 2012 – 00:16 -
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homelandHomeland, prima stagione: alla prima puntata non ci avrei scommesso neanche un tramezzino avariato, ma le serie tv americane sono tutte così, ultimamente. Non ci sono più quei fenomeni di cui tutti parlano, che piacciono a prescindere e che si installano come virus nella cultura pop. Vuoi la crisi economica, la crisi delle idee, la crisi di coppia, bisogna dar loro il tempo di crescere e maturare. E non è mai corretto giudicare dopo un solo episodio. Ci vogliono quattro o cinque puntate, poi, nel caso di Homeland, la serie ingrana.

La cosa interessante è che affronta un tema su cui certi  sceneggiatori moderni campano da oltre un decennio (l’11 settembre), ma una volta tanto senza le tipiche impostazioni superomistiche alla “24″. L’azione, in Homeland, è spesso solo nelle intenzioni, ma la narrazione è efficace e il ritmo non manca. I colpi di scena che sgretolano pian piano ogni proterva convinzione (anche del telespettatore), nemmeno.

Homeland è una serie che mette sul piatto le incertezze dell’America contemporanea e le affronta con altrettanta incertezza: quella della protagonista Carrie (Claire Danes, già Golden Globe per questo ruolo, forse la più credibile tra le investigatrici bionde di cui pullula il piccolo schermo), agente della Cia stacanovista e un po’ fuori di testa. Per giustificare certi suoi comportamenti che altrimenti avrebbero poca ragion d’essere, gli autori si sono inventati la scusa della malattia psicopatologica: ci può anche stare, ma bisogna fare attenzione a non tirare troppo la corda, perché è un attimo buttarla in vacca senza possibilità di recupero, ché noi telespettatori siamo esigenti e facciamo presto a subodorare che qualcosa non quaglia se la protagonista si dimentica di prendere una pillola e comincia a svelare segreti di stato al primo che passa, o si trasforma da nerd sociopatica in femme fatale.

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Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni

Scritto da Chissenefrega il 1 aprile 2012 – 00:10 -
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gaga compleanno twitter
Attorno a Lady Gaga e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d’odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande Justin Bieber e il maestoso Silvio Berlusconi (che sono coetanei, peraltro). E’ chiaro che si tratta di pura invidia, che gli “haters” cercano qualsiasi pretestuoso appiglio per dar contro a quella che è probabilmente la più importante realtà musicale che la nostra storia recente abbia conosciuto. Qualche mese di silenzio (che definirei “meritato riposo del guerriero”) e quei fetentoni sono tutti lì a darla per spacciata, come se avessero dimenticato l’immenso ed ineguagliabile contributo che Germana Stefanotti ha dato alla società contemporanea. Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, la giovane popstar non ha dimenticato noi suoi adorati little monsters e ci ha dato un segno tangibile della sua presenza con una una foto nel bagno di casa in cui è apparsa splendida e radiosa, elegante nella sua sobrietà, distintiva e suprema (gente ignorante – non io -  ha fatto le solite tristi battute tipo “per fortuna che non ha fotografato il water altrimenti serviva un tag per distinguerla”) . E’ giunto il momento che anche questo blog parli di lei come merita, incorniciandone i meriti ed esaltandone le capacità; capacità che solo un talento in grado di scrivere la storia è in grado di sfoggiare, anche quando è assente dalle scene.
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In soli quattro anni di carriera Germana Stefanotti, ormai per tutti solo “Lady Gaga”, o “l’immensa”, è stata in grado di portare un vortice di freschezza su un panorama pop che ne aveva quantomai di bisogno. Un pacchetto di Vigorsol in un mondo di gomme masticate, praticamente. Come un meteorite infuocato che si scaglia su un pianeta post glaciazione, Germana ha saputo irrorare di musica nuova le orecchie di un pubblico più che trasversale, formato da uno zoccolo duro di teenager molto appassionati, ma anche di insospettabili “adulti” appartenenti a generazioni (musicalmente ed anagraficamente) meno recenti, di ogni etnia e classe sociale. I suoi brani taglienti, i ritmi da ballare, le melodie trascinanti sono l’arma vincente di un vero (e raro) fenomeno multimediale, talentuoso e capace, che ha echi in ogni angolo del pianeta. E pure in quelli limitrofi. Ma le sue prodezze non si fermano solo all’ambito musicale. Oltre a fare tendenza con i suoi singoli e scalpore con i suoi video, Gaga è una vera e propria icona di stile, artista a 360° a mano e in lavatrice, in grado di mettere in scena performance teatrali dove il palcoscenico è il suo corpo. Si dimostra quotidianamente – nonostante la giovane età, ricordiamolo: è coetanea vostra, proprio di voi che state leggendo in questo momento; provate a pensare quanto state con le pezze al culo in confronto – un’abilissima comunicatrice in grado di sfruttare tutti i media a sua disposizione per generare nel pubblico dipendenza ed aspettativa per ogni sua mossa. Gaga è talmente competente in materia, che riuscirebbe a far parlare di sé anche usando dei semplici post-it.
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MDNA – recensione. Il concept album della Madonna downshifter

Scritto da Chissenefrega il 27 marzo 2012 – 22:10 -
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Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia:

Gang Bang

mdna copertina recensione albumAvete mai mangiato riso e patate? Un primo piuttosto scialbo che servito dalla trattoria sotto casa dentro un piatto bianco scheggiato ed opacizzato dai passaggi in lavastoviglie senza Fairy Active Caps, infonde anche una certa tristezza. Disponendo (per una scelta puramente modaiola) degli stessi ingredienti per preparare il suo riso e patate, Madonna ha furbamente selezionato alcuni chef pluristellati (Solveig, Orbit, Benassi – vero orgoglio nostrano nel mondo, altro che la Pausini) i quali eseguono la medesima ricetta della trattoria sotto casa, ma il risotto te lo presentano impiattato in una originale ciotola di forma trapezoidale in vetro di Murano decorata con fili dorati, pagliuzze secche arrotolate, una foglia d’insalata, bacche di ginepro, un pomodorino sagomato a forma di cuore, scaglie di grana caramellate e una immancabile spolverata di noce moscata. E poco importa se quest’accozzaglia di ingredienti non l’assaggia mai nessuno e va a finire irrimediabilmente nella spazzatura: è l’estetica del piatto. E che tu lo voglia o no, a parità di sapore, preferirai sempre quest’ultimo ad un altro dall’apparenza simil-ospedaliera.

L’operazione MDNA, dunque, è quasi del tutto estetica: in mancanza di canzoni capaci di far gridare al miracolo, Madonna si lancia in una superba opera di “confezionamento decorativo” con un’attenzione per la compilazione rara e che da sola varrebbe l’acquisto dell’album. MDNA è un “disco che parla”, non tanto per i suoi contenuti (piuttosto inflazionati e poco adatti per stare in bocca ad una donna di mezza età), quanto per come sono stati assemblati. Ovvero con una maestria sintomatica del fatto che un lavoro d’ingegno dietro c’è e che granny Ciccone non intende mollare; semmai “scalare marcia”. Se un tempo era lei che dettava legge in fatto di sonorità e idee, oggi Madonna si accoda ai trend del momento affidandosi a synth davidguettiani (pur senza David Guetta) e a quelle tipiche melodie suo marchio di fabbrica fin dagli anni 80 (“Some Girls” e “I’m a Sinner” sono l’emblema di ciò). Ovvero tutto è già sentito, ma non importa: la sfida, Madge, la sposta su un altro terreno di gioco, quello del racconto.

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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria

Scritto da Chissenefrega il 23 marzo 2012 – 00:20 -
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Una delle tendenze musicali del momento è quel fenomeno etichettato come “indie to mainstream”: ovvero cantanti che escono dalle proprie nicchie poco commerciali per affacciarsi sulle più redditizie (almeno una volta) classifiche generaliste. Lo scopo (se escludiamo quello di trovare nuovi polli da spennare da parte delle major, e facciamo finta di essere romantici numi tutelari dell’arte) dovrebbe essere di rinnovare un parco musicale abbastanza piatto, incartapecorito (e molto trash nelle sue orride declinazioni rap o latine) portandovi la freschezza e la sperimentazione di band od artisti di maggiore qualità, già longevi ma pressoché sconosciuti al grande pubblico che frequenta solo le prime dieci posizioni di iTunes.

Emblema dell’electropop indipendente inglese, Marina Lambrini Diamandis è l’ultima in ordine di tempo a tentare il “grande salto”. Peccato che per questa (poco) nobile impresa, abbia sfornato forse la canzone più banale del suo repertorio (adattissima alle prime 10 posizioni di iTunes, dunque), sbagliando completamente l’approccio. Sembra quasi che Marina and the Diamonds abbia scelto (per dirla con un gruppo facebookiano) di essere una degli “Indie che diventano mainstream perchè essere indie è troppo mainstream”.

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Tragedia sfiorata per Jessica Simpson

Scritto da Chissenefrega il 22 marzo 2012 – 08:00 -
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jessica simpson incinta

jessica simpson incinta

Jessica Simpson stava passeggiando ignara su un viale quando un ENORME RAMO si è staccato da una palma, precipitando pericolosamente a pochi centimetri da lei. Immediata la reazione della sua guardia del corpo, accorsa sul luogo del delitto con un ombrello per scongiurare la caduta dal cielo di altri oggetti non identificati che avrebbero potuto minare l’incolumità della cantante.

La foto, scattata subito dopo la tragedia, mostra una Jessica Simpson ancora terrorizzata che non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Le autorità, che stanno indagando sul caso, ritengono plausibile l’ipotesi dell’attentato. Fondamentale, in questo senso, la testimonianza di un barbone presente casualmente sulla scena del crimine. La Simpson ha deciso di sdebitarsi con lui assumendo il suo cane come controfigura.
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