La community dei non-fatti

Chissenefrega 2.0 … who cares?

Il gossip: un apostrofo rosa tra le parole “ti” e “sputtano“. Croce e delizia dell’editoria contemporanea, il gossip affonda le proprie radici in un pantano acquitrinoso dove è semplicissimo affondare, nel quale vivono in cattività alligatori e reporter, fotografi e sanguisughe, piante carnivore e agenti delle dive, pronti a gettare tonnellate di fango e a ridurre a brandelli ciascun protagonista dello star system che compia una mossa incerta. Nella terra natìa della moda e dei paparazzi, il gossip ha una storia lunga, ma in perenne declino, e rappresenta l’elevamento a potenza (o per meglio dire: alla Procura di Potenza) di una delle più grandi peculiarità del genere umano: quella di spettegolare alle spalle degli altri. Ecco allora spiegato il successo dei rotocalchi patinati e delle beghe condominiali in formato tabloid. Ammassi informi di storie apparentemente lontane raccontate con un linguaggio furbescamente vicino, che per pochi, sognanti attimi, distraggono le già vacue menti dei fruitori dai propri grattacapi, consentendo l’immedesimazione pressoché totale con la starlette di turno, la cantante cellulitica o l’attrice etilista.

La maggior parte della stampa gossipara si rivolge ad un pubblico popolare, fatto di lettori dall’encefalogramma piatto come il torace di una Velina prima degli impianti al silicone. Punta a catechizzare le masse semplici e a lanciare dei modelli di facile identificazione. Con l’avvento di internet e la nascita di decine di blog a tematica rosa shocking, l’offerta si è moltiplicata e, contemporaneamente, ha inasprito i toni rispetto alla carta stampata, trasformando la mera esaltazione del nulla in denigrazione gratuita, riuscendo però a far leva anche su una nuova fetta di pubblico: quella che il gossip non lo subisce passivamente, che non crede alle false verità assolute vendute dai giornali e che non pende dalle labbra degli uffici stampa dei divi. Quelli che “non me ne può fregare di meno“, e “tanto non mi cambia la vita“, ma esserne messo al corrente è morbosamente divertente. E’ una vecchia formula: due negazioni generano un’affermazione. Spettegolare è un triste hobby da comari in pantofole, ma spettegolare del pettegolezzo può risultare appassionante, quando i toni usati sono ironici e regalano spensieratezza e voglia di evasione senza soluzione di continuità.

Dietro a Chissenefrega non c’è nulla di studiato, di preparato o di premeditato, né indagini sociologiche in atto per accalappiare lettori, né alcuna ricerca linguistica che vada al di là della scuola dell’obbligo. L’incontro tra offerta e domanda si è generato spontaneamente e come in un’economia perfetta è costantemente in equilibrio. E’ stato – ed è – tutto puramente casuale, sul blog si interpreta una singolare voglia di “buttare in vacca” qualsiasi argomento effimero. Ciò che per gli altri (giornali e programmi tv in Verissimo-style) è il Vangelo, da noi è carta straccia, ciò che gli altri idolatrano, qui si dissacra. Chissenefrega, nel tempo, ha acquisito un parterre di lettori più colti ed autoironici rispetto al consumatore medio di riviste silvanagiacobiniste, è un luogo dove ogni mito viene smitizzato e dove i modelli proposti dalla televisione vengono derisi. Tutto nasce da sensazioni del momento, sensazioni usa e getta che difficilmente troverebbero spazio su carta e che, anche se lo trovassero, non sortirebbero il medesimo effetto.

La differenza sostanziale tra il gossip tradizionale e quello che si racconta su Chissenefrega sta sia nelle modalità di raccontarlo, nei toni sarcastici ed irriverenti in cui le notizie vengono presentate, che in chi lo fruisce. Chissenefrega non vomita quantità industriali di informazioni sensazionalistiche ad uso e consumo di un pubblico parzialmente – o completamente – lobotomizzato; sul blog si critica in maniera pungente e creativa chi del pettegolezzo fa, inutilmente ed incomprensibilmente, una virtù.

Contatti: chissenef[at]gmail.com

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