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	<title>Chissenefrega 2.0 ...who cares?</title>
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	<description>La community dei non-fatti</description>
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		<title>Garbage &#8211; Not Your Kind Of People</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 22:01:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non è solo un ritorno, quello dei Garbage: è un ritorno al passato. Un comeback (con annessa reunion dopo il presunto scioglimento del 2005, anche se tecnicamente nel 2007 si erano già riuniti in occasione del loro greatest hits) in cui la band riscopre la pesante contaminazione elettronica, dove riaffiorano i ritornelli pop, i sample, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/5YIwCBI61po" frameborder="0" width="456" height="257"></iframe></p>
<p><img class="alignleft" title="garbage not your kind of people album cover" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/garbage_nykop.jpg" alt="garbage not your kind of people album cover" width="150" height="132" />Non è solo un ritorno, quello dei Garbage: è un<strong> ritorno al passato.</strong> Un comeback (con annessa reunion dopo il presunto scioglimento del 2005, anche se tecnicamente nel 2007 si erano già riuniti in occasione del loro greatest hits) in cui la band riscopre la<strong> pesante contaminazione elettronica</strong>, dove riaffiorano i ritornelli pop, i sample, i testi decadenti, le voci modificate digitalmente, dove vengono riesumati i groove da drum machine e si dà un&#8217;importanza fondamentale alla cura degli arrangiamenti.</p>
<p>I Garbage<strong> riattaccano la spina</strong> dell’amplificatore (e quella della loro carriera) dove l&#8217;avevano staccata nel 1999 (dopo &#8220;The World is not Enough&#8221;), <strong>rinnegando</strong> dunque i tentativi imposti dall&#8217;industria di modernità forzata (&#8220;Beautiful Garbage&#8221;, 2001) e la spartana svolta heavy metal da garage di periferia (&#8220;Bleed Like Me&#8221;, 2005). Già il loro ultimo inedito (&#8220;<a href="http://www.chissenefrega.com/2007/07/25/garbage-tell-me-where-it-hurts/" target="_blank"><strong>Tell Me Where It Hurts</strong></a>&#8220;, 2007) indicava però che la rotta stava cambiando. La strada lì timidamente accennata, qui viene finalmente intrapresa e percorsa senza troppo timore, senza pressioni discografiche (il disco è autoprodotto dalla neonata etichetta del gruppo, la Stunvolume) e con una <strong>ritrovata onestà artistico-intellettuale</strong> che traspare in modo netto.</p>
<p>Il quinto album studio dei Garbage (in uscita oggi 14 maggio 2012) apre in maniera enfatica e magniloquente, e<strong> spara subito le sue migliori cartucce.</strong> Il pogo-rock danzereccio di <strong>&#8220;Automatic System Habit&#8221;</strong> si distingue per un bridge infettivo e un ritornello moderno ed efficace come quelli a cui ci avevano abituati i primi Garbage. <strong>“Big Bright World”</strong>, intro un po’ new-wave, è la canzone manifesto della band: melodia e struttura sono riconoscibilissime, la voce di Shirley Manson è distorta come ai vecchi tempi e le chitarre crescono fino a riempire tutto lo spazio sonoro riempibile.<strong> “<a href="http://www.chissenefrega.com/2012/04/05/garbage-blood-for-poppies/" target="_blank">Blood For Poppies</a>”</strong>, singolo scelto per lanciare l’album, è senza dubbio uno dei brani di punta (e una delle hit più interessanti della corrente primavera). Dura e nostalgica, <strong>“Control”</strong> (fate l&#8217;amore con &#8220;Control&#8221;, mi verrebbe da consigliare parafrasando una vecchia pubblicità), con la sua pesante effettazione vocale, dimostra nuovamente che non di sole melodie orecchiabili vive la band, ma che nelle vene dei Garbage scorre ancora un <strong>sangue denso di globuli rock.</strong></p>
<p><span id="more-6653"></span>Dopo un indubbio poker d&#8217;assi sopraggiunge la title track: un pop-sixties opportunamente attualizzato, in cui la band si candida espressamente per un’altra colonna sonora di James Bond. Il pezzo forse è<strong> un po’ troppo tedioso e “dreamy”</strong>; da qui in avanti &#8211; bisogna ammetterlo con obiettività -<strong> il disco comincia a dimostrarsi meno solido. “Felt”</strong> è l’ennesimo bagno di anni 90 fatto con tutte le scarpe (a me ricorda una confusionaria variante di &#8220;Let Forever Be&#8221; dei Chemical Brothers); brano trascurabile, melodia ovattata e non esaltante. Con <strong>“I Hate Love”</strong>, invece, ci si riaffaccia alla finestra del pop consapevolmente &#8220;oldish&#8221;, che parte bene ma in cui si poteva francamente osare di più per conferirgli maggior potenzialità da singolo. In <strong>“Sugar”</strong> (una ormai stagionata) Shirley Manson ritorna sensuale, ma il peso delle quasi 50 primavere incomincia a farsi sentire (senza, comunque, fare la figura patetica e svenevole della recente Madonna cheerleader). <strong>“Battle in me”</strong> è il nuovo singolo: buono ma ahimé poco estivo. Un rock deciso e virtuoso che però faticherà ad uscire dai confini di Virgin Radio. <strong>“Man on a Wire”</strong> è poco più che un riempitivo alla White Stripes.</p>
<p>Nel disco non manca nessuno degli ingredienti che hanno contribuito a rendere grande il gruppo nella seconda metà degli anni novanta. Non mancano i <strong>momenti dark o sperimentali</strong>, a tratti si poteva fare meglio, ma dall&#8217;inizio alla fine il lavoro è sovrastato da un grande senso di &#8220;istintualità&#8221;: si sente ed è palese che la band sta facendo qualcosa di cui è convinta fino in fondo. Il rischio che l&#8217;ascoltatore, invece, non sia convinto fino in fondo c&#8217;è:<strong> la parte centrale di &#8220;Not Your Kind Of People&#8221; risulta un po&#8217; debole</strong> e la chiusura è affidata alla <strong>solita ballata a tinte escatologiche</strong> che di sicuro non è memorabile (come furono &#8220;Milk&#8221; o &#8220;You Look So Fine&#8221;, per dire). Ma è assodato che, nel complesso, i sette anni di pausa artistica abbiano giovato al gruppo, il quale si presenta comunque in una forma più che accettabile dimostrando di non aver perso totalmente lo smalto che fu. E davvero, ora come ora, non si poteva chiedere nient’altro.</p>
<p>&#8220;Not Your Kind Of People&#8221; è un album <strong>espressamente destinato ai nostalgici degli anni novanta.</strong> I Garbage ritornano per iscriversi nel registro delle rockband che hanno segnato un decennio e che dopo un altro decennio di silenzio o di tentativi non propriamente riusciti, scommettono il proprio rilancio <strong>buttandola sull&#8217;effetto amarcord </strong>(come Skunk Anansie, Smashing Pumpkins, Cranberries) riuscendo a sfornare dei prodotti decorosi che intercettano il pubblico a cui si rivolgono e lo appagano, ma che<strong> difficilmente verranno apprezzati dalle nuove generazioni.</strong></p>
<p>Quest&#8217;ultimo aspetto, ovviamente, è <strong>di marginale importanza</strong> (il titolo dell’album, d’altronde, è piuttosto eloquente): che le nuove generazioni si tengano stretti i fenomeni di marketing bubblegum-adolescenziali che si meritano (Justin Bieber, Lady Gaga, Cagna del Rey). Qui c&#8217;è tutt&#8217;altro: c&#8217;è una band che unisce esperienza e tradizione, idee e professionalità, voglia di fare e non di apparire. Ci sono dei dignitosi (ultra)cinquantenni (sulla soglia dei 60 nel caso di Duke Erikson) che sanno fare musica e la fanno, piaccia o no, <strong>fieramente alla “vecchia maniera&#8221;.</strong></p>
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		<title>ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 22:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La presente in nome e per conto della Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169 premesso -  che lo scrivente P.I.R.L.A. e il F.A.N.C.U.L. riunito in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La presente in nome e per conto della <strong>Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori</strong> (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del <strong>Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo</strong> (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>premesso</strong></span></p>
<p>-  che lo scrivente <strong>P.I.R.L.A.</strong> e il <strong>F.A.N.C.U.L.</strong> riunito in seduta plenaria denunciano <strong>irreparabili danni</strong> all&#8217; apparato uditivo e riproduttivo degli aventi diritto;</p>
<p>-  che l’art. 35, c. 8 e ss., d.l. 1/2012 prevede l&#8217;arresto per evidente <strong>abuso di acidi grassi polinsaturi</strong> di almeno uno dei componenti della band ivi denominata &#8220;Club Dogo&#8221;;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>considerato</strong></span></p>
<p>-  che il brano musicale intitolato &#8220;Chissenefrega (in discoteca)&#8221; appare <strong>palesemente lesivo</strong> dei più elementari principi costituzionali in materia di brani musicali, ai sensi di quanto previsto dalla legge 18.10.2007, num. Perepequaquaquaquaperepé;</p>
<p>- che, in particolare, tale brano viola gli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE della Costituzione, in spregio del principio di <strong>buon gusto minimo richiesto</strong> dal comma 27, nonché le basilari regole della lingua italiana come esposte dal <strong>Sussidiario</strong> di quarta elementare;</p>
<p>- che i protagonisti, altresì, presentano un abbigliamento imbarazzante e irragionevole, degno di una rapina con destrezza al furgone di aiuti umanitari <strong>in partenza per il Congo;</strong></p>
<p>-  che è intenzione di questo ente, alla luce degli argomenti di diritto esposti (e di altri in corso di approfondimento) proporre immediati rimedi, anche di natura cautelare, avverso le previsioni, gli effetti e gli atti provocati da <strong>abuso del brano musicale oggetto</strong> della presente;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>tutto ciò premesso e considerato</strong></span></p>
<p><span id="more-6643"></span><span style="text-decoration: underline;"><strong>si comunica</strong></span> che è intenzione dello scrivente P.I.R.L.A. e del F.A.N.C.U.L. tutto, opporsi nelle opportune sedi internettiane, all&#8217;accomunamento del presente soggetto blogosferico ivi rappresentato e denominato &#8220;Chissenefrega 2.0 Blog&#8221; con certe indegne <strong>omonime porcherie;</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>si sconsiglia</strong></span>, pertanto, di procedere all&#8217;ascolto e alla visione del videoclip in calce alla presente per evitare l&#8217;applicazione di sanzioni pecuniarie o azioni giudiziarie o <strong>reflusso gastroesofageo notturno</strong>, e comunque, in difetto di espressa autorizzazione da parte di questo ente;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>si avvisa</strong></span> che, in caso di mancato rispetto della presente diffida, il trasgressore sarà ritenuto direttamente responsabile <strong>dei danni causati a se stesso</strong> e a questo ente (che comunque si dissocia da tutto e da tutti, e anche da se stesso,  e pure dal presente atto)</p>
<p><em>In Fede</em><br />
<em> </em><em>F.A.N.C.U.L.</em><br />
<em>P.I.R.L.A.</em><br />
<object width="421" height="237" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/6zaJRdM2GGk?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="421" height="237" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/6zaJRdM2GGk?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l&#8217;Ave Maria</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 21:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera e domani c&#8217;è la finalissima di The Voice of US. Non tutto, però, mi è andato a genio in questa edizione, nonostante il mio entusiasmo da bambinetto fanatico dopo aver visto la puntata d&#8217;esordio post Super Bowl (ribadisco, televisivamente bellissima). Prima di tutto: ventuno puntate rispetto alle dodici dell&#8217;anno scorso sono davvero TANTE. Poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera e domani c&#8217;è la finalissima di <strong>The Voice of US.</strong> Non tutto, però, mi è andato a genio in questa edizione, nonostante il mio entusiasmo da <a href="http://www.chissenefrega.com/2012/03/07/the-voice-rai-due-considerazioni-sparse/" target="_blank"><strong>bambinetto fanatico</strong></a> dopo aver visto la puntata d&#8217;esordio post Super Bowl (ribadisco, televisivamente bellissima). Prima di tutto: <strong>ventuno puntate</strong> rispetto alle dodici dell&#8217;anno scorso sono davvero TANTE. Poi uno si lamenta che la prima serata italiana dura troppo. In questo caso, tra <strong>le otto puntate da tre ore di X-Factor 5</strong> e le <strong>ventuno da un&#8217;ora e mezza di The Voice of Us 2,</strong> quasi quasi mi viene da rivalutare le lungaggini della televisione nostrana (peccato però che la qualità delle voci in gara nei due talent non sia paragonabile manco per sbaglio).</p>
<p>Provo, poi, una certa delusione perché sono stati <strong>esclusi dalla gara i miei preferiti.</strong> Discutibile la scelta di Cee Lo Green eliminare il povero<strong> James Massone</strong> (e quelle due cotolette impanate che aveva al posto delle orecchie). Nonostante qualche insicurezza, aveva fatto passi da gigante vocalmente ma soprattutto dimostrava un indubbio carisma acchiappabimbeminkia, e infatti era fortissimo al televoto (dopo questa sua esibizione Blake Shelton affermò &#8220;I almost threw my panties on stage&#8221;: concordo, <strong>a momenti pure io</strong>).</p>
<p><object width="272" height="153" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dD1KtmBLLAI?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="272" height="153" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/dD1KtmBLLAI?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><strong>A sorpresa</strong> (anche del diretto interessato, dato per vincitore fin dall&#8217;inizio) Cee Lo in semifinale elimina dalla sua squadra anche <strong>Jamar Rogers</strong>, l&#8217;ex carcerato malato di HIV, per salvare <strong>Juliet Simms, unica donna finalista</strong> che ha cominciato a dare cenni di vita solo un paio di settimane fa, capendo che bisogna puntare sull&#8217;emotività per far breccia sull&#8217;audience. <strong>Juliet piange prima, dopo e durante le sue esibizioni:</strong> come la Amoroso, praticamente, a cui fisicamente somiglia pure un po&#8217; <strong>(stesso canappione)</strong>. Brava è anche brava, ma definirla <strong>stracciapalle atomica</strong> è un complimento.</p>
<p><object width="272" height="154" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Uqw5FWbpEes?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="272" height="154" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Uqw5FWbpEes?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Imperdonabile Christina Aguilera per non aver salvato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WdH6gT4LoqI" target="_blank"><strong>Lindsay Pavao</strong></a> (la mia personale vincitrice): il regolamento prevede che durante la semifinale il televoto decida chi mandare in finale, ma il giudice di ogni categoria ha la possibilità di &#8220;correggerlo&#8221; preventivamente schierandosi apertamente per uno dei semifinalisti rimasti in gara. <strong>La bombolosa Xtina ha deciso di fare l&#8217;ignava</strong> cedendo con codardia la responsabilità agli smartphone dei televotanti d&#8217;America. Lindsay tecnicamente era meno preparata di altri concorrenti, ma meritava che qualcuno scommettesse fino in fondo sulla sua unicità vocale, che andava messa in luce con canzoni in cui si potesse sentire maggiormente a proprio agio rispetto a quelle poco adatte assegnatele nel corso delle settimane dalla sua giudice. Ma la Aguilera voleva &#8220;sperimentare&#8221; (proprio come la peggior Simona Ventura) e l&#8217;ha mandata prima in confusione e poi a casa, grazie al braccio armato del televoto che ha eletto finalista Chris Mann,<strong> quello a cui è dedicato il titolo di questo post.</strong> Fargli cantare l&#8217; Ave Maria tra i lumini cimiteriali, come se si trovasse al <strong>funerale della vecchia zia mentre già pregusta le gioie del lascito testamentario</strong>, è stata una decisione pessima che ha abbassato in un colpo solo la qualità dello show, dimostrando che il<strong> cattivo gusto di certe &#8220;scelte gigione&#8221;</strong> non è prerogativa solo dei talent nostrani.</p>
<p><span id="more-6620"></span></p>
<p><object width="461" height="260" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/F6wG0zRhKB0?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="461" height="260" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/F6wG0zRhKB0?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hello (goodbye) Nasty</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 16:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Adam Yauch morto]]></category>
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		<category><![CDATA[Hello Nasty]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci riflettevo stanotte, sulla scomparsa di Adam Yauch, notizia appresa in tarda serata via twitter. In preda all&#8217;insonnia mi chiedevo perché ci fossi rimasto così male. D&#8217;altronde non sono mai stato uno di quelli che si strappa i capelli (averceli) per certi artisti, in particolar modo interpreti di generi a me lontani come il rap. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" title="hello nasty adam yauch morto" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/hello_nasty.jpg" alt="hello nasty adam yauch dead " width="470" height="264" /></p>
<p>Ci riflettevo stanotte, sulla scomparsa di <strong>Adam Yauch</strong>, notizia appresa in tarda serata via twitter. In preda all&#8217;insonnia mi chiedevo perché <strong>ci fossi rimasto così male</strong>. D&#8217;altronde non sono mai stato uno di quelli che si strappa i capelli (averceli) per certi artisti, in particolar modo interpreti di generi a me lontani come il rap. Non ho mai avuto nemmeno la cameretta tappezzata coi poster dei cantanti del momento (giusto quello autografato di <strong>Alessia Merz</strong>).</p>
<p>Eppure, la morte del cofondatore dei <strong>Beastie Boys</strong> (band che ha contribuito non poco a rinnovare l&#8217;immagine del rap, dopo di loro non più un ghetto destinato solo a nerboruti afroamericani dal grilletto facile) mi ha colpito. Oggi mi sono fiondato tra le mie <strong>cataste di cd</strong> (ne ho ovunque: nei mobiletti in salotto sotto lo stereo, sotto il telefono, sotto la tv, in una cassettiera nell&#8217;ingresso, in garage, per non parlare di camera mia dove sono conservati dentro a scatoloni, o in zone remote della scrivania o in giro da qualche parte sepolti da <strong>secolari grumi di polvere</strong>) alla ricerca di un disco che ero certo di avere.</p>
<p>Se pensassi ai gigabyte e gigabyte di <strong>mp3 scaricati inutilmente</strong> &#8211; quasi per dovere (im)morale &#8211; che ho nei vari hard disk, ci metterei due secondi a trovare quello che cerco, e non avrei problemi di starnutire continuamente per aver <strong>alzato la polvere.</strong></p>
<p>Sono giunto alla conclusione che c&#8217;hanno ragione quelli che dicono (l&#8217;ho sempre detto anche io, a dire il vero) che<strong> quando la musica si &#8220;comprava&#8221;</strong>, quando cioè era accompagnata da un supporto fisico,<strong> aveva più valore.</strong> Anche morale o affettivo. Hello Nasty dei Beastie Boys lo comprai all&#8217;epoca, sulla scia del successo di Intergalactic e Body Movin&#8217;. Ammetto anche che lo trovai un po&#8217; deludente e lo accantonai quasi subito nel luogo polveroso da cui l&#8217;ho riesumato oggi. <strong>Ma non ho mai dimenticato di averlo.</strong></p>
<p><span id="more-6612"></span>Già aver fatto lo sforzo di andare in un negozio di dischi, <strong>comprare l&#8217;album a scatola chiusa</strong> senza aver sentito anteprime, scartarlo dal nylon, aprirlo, <strong>premere il cerchietto di plastica centrale</strong> per far uscire il compact disc dal suo alloggiamento e inserirlo in un lettore per suonarlo, erano tutti gesti che contribuivano alla magia della musica, anche se poi la musica non era proprio come te l&#8217;aspettavi.</p>
<p><strong>Ora ho qui davanti il cd</strong>: sono indeciso se riascoltarlo dopo tanti anni o no, diviso tra l&#8217;idea di fare la<strong> figura dello sciacallo</strong> che riscopre e rivaluta gli artisti dopo che sono morti e quello che invece dice sempre <strong>le solite cose ciniche e distaccate.</strong> Capirete che sono più orientato per la seconda, ma anche solo il fatto che <strong>mi sia sorto spontaneamente il dubbio</strong>, mi apre dei conflitti esistenziali non indifferenti.</p>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/uvRBUw_Ls2o?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/uvRBUw_Ls2o?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 17:20:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[dice il saggio: fesso il blogger che c&#8217;ha un archivio di oltre 2000 post e non se li ricicla al momento opportuno &#160; Quando vedi un&#8217;intervistatrice dall&#8217;encefalogramma piatto come Paola Perego, ringrazi il cielo che in tv esistano delle snob curiose tipo Daria Bignardi o addirittura dei leccapiedi senza spina dorsale tipo Fabio Fazio. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="text-decoration: underline;"><strong>dice il saggio:</strong></span> fesso il blogger che c&#8217;ha un archivio di oltre 2000 post e non se li ricicla al momento opportuno</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando vedi un&#8217;intervistatrice dall&#8217;encefalogramma piatto come <strong>Paola Perego</strong>, ringrazi il cielo che in tv esistano delle snob curiose tipo <strong>Daria Bignardi</strong> o addirittura dei leccapiedi senza spina dorsale tipo <strong>Fabio Fazio</strong>. A <strong>Questa Domenica</strong>, Nostra Signora delle Talpe chiede un&#8217;opinione all&#8217;ospite <strong>Giulio Andreotti</strong> su Obama e McCain (domanda dribblata con il savoir faire che solo un democristiano di vecchia data sa tirar fuori all&#8217;occorrenza) con la stessa profondità con cui cinque minuti prima chiedeva lumi a Carina Cascella sui suoi comportamenti psicotici in <strong>capanna zulù.</strong> Paola confonde Veltroni con d&#8217;Alema così come poc&#8217;anzi scambiava Pasquale Laricchia con Filippo Bisciglia; parla di solidarietà della politica con la stessa enfasi con cui lancia il televoto tramite il quale chiede al pubblico se Pamela Camassa deve rimanere o no all&#8217;interno de La Talpa. Momenti troppo forti anche per il senatore a vita che, al rientro da un RVM, di fronte alla domanda &#8220;Come vede il futuro per i nostri bambini?&#8221; rimane bloccato, imbambolato, <strong>inerme sulla sua poltrona e non dà più cenni di vita</strong>, come fosse appena stato colpito da un&#8217;ischemia fulminante o da un <strong>topless di Melita Toniolo</strong>.</p>
<p><span id="more-1503"></span>La regia interrompe prontamente, mentre la Perego, Dottor Jekyll e Mr Hyde, crocerossina e serial killer, donna empatica e spietata catwoman del trash, già pregusta di poter entrare nella storia della televisione grazie al <strong>trapasso in diretta</strong> nel suo salotto di uno dei più importanti uomini politici del nostro secolo. Io pagherei per poter vedere il fuori onda di ciò che è successo durante quel &#8220;nero&#8221;, quando la Perego si lanciava a fare la respirazione bocca a bocca al senatore mentre nella sua testa già immaginava i titoli a nove colonne sui quotidiani, oltre che la sua promozione a direttore di rete. Al rientro dalla pubblicità, però, tutto è come prima: niente &#8220;codice blu&#8221;, niente defibrillatori, <strong>nè medici del 118</strong>. La delusione è stampata sul volto di Paola e nemmeno le protagoniste di <strong>Albakiara </strong>psicanalizzate dal professor Meluzzi riescono a risollevarle il morale. Giulio Andreotti rientra poco dopo da dietro le quinte e si appropria immediatamente dello sgabello della conduttrice (non perde mai le sane abitudini di un tempo quest&#8217;uomo, eh?!); la Perego minimizza, anzi, finge che nulla sia accaduto e scarica le responsabilità sulla regia. Per un attimo abbiamo sognato, anzi, &#8220;<strong>incubato</strong>&#8221; che Questa Domenica potesse offrirci uno dei <strong>momenti snuff </strong>più clamorosi di sempre, d&#8217;altronde è il due di novembre e ci poteva anche stare.</p>
<p><object width="397" height="298" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/OMnVNGgUy9k?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="397" height="298" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/OMnVNGgUy9k?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p><em>PS: meraviglioso che due minuti dopo l&#8217;accaduto, ci fosse già il video su Youtube&#8230;</em></p>
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		<title>Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent&#8217;anni in una (imbarazzante) compilation indie</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 13:42:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Max Pezzali]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; scaricabile gratuitamente (ma visto il risultato pare già un prezzo fin troppo elevato) da qualche giorno la compilation &#8220;Con Due Deca&#8221;. Un progetto 2.0 fin dal nome, ideato da quei geniacci di Rockit che hanno pensato di far reinterpretare le canzoni più note degli 883 ai &#8220;talenti emergenti&#8221; della scena indie nazionale. Una compilation [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="con due deca rockit" src="http://www.chissenefrega.com/immagini/con2deca.jpg" alt="con due deca rockit" width="200" height="142" /></p>
<p>E&#8217; <a href="http://www.rockit.it/recensione/19203/con-due-deca-la-prima-compilation-di-cover-degli-883" target="_blank"><strong>scaricabile gratuitamente</strong></a> (ma visto il risultato pare già un <strong>prezzo fin troppo elevato</strong>) da qualche giorno la compilation <strong>&#8220;Con Due Deca&#8221;</strong>. Un progetto 2.0 fin dal nome, ideato da quei geniacci di Rockit che hanno pensato di far reinterpretare le canzoni più note degli 883 ai <strong>&#8220;talenti emergenti&#8221;</strong> della scena indie nazionale.</p>
<p>Una compilation &#8211; diciamolo subito &#8211; <strong>tremenda e imbarazzante</strong> (più che un &#8220;tributo&#8221; un <strong>TRIBRUTTO</strong>) che mette in mostra senza alcuna pietà tutta l&#8217;obsolescenza del repertorio degli 883, ma anche la pochezza creativa di quelli che dovrebbero mandare avanti la baracca musicale del Paese (c&#8217;è grossa crisi sotto tutti i punti di vista, evidentemente).</p>
<p>Gli 883 di Pezzali (e Repetto) hanno<strong> segnato una generazione</strong> di adolescenti cresciuti negli anni 90; li hanno accompagnati da dentro i loro walkman alla fermata dell&#8217;autobus, sono stati la colonna sonora tra le <strong>equazioni di secondo grado</strong> e <strong>le prime limonate.</strong> Fino ad un certo punto (diciamo &#8220;La donna il sogno &amp; il grande incubo&#8221;) il progetto ha funzionato; poi, però, ha tradito tutta la sua staticità (staticità che Pezzali dimostra tuttora scrivendo canzoni sanremesi<strong> degne della quarta elementare</strong>) e la voglia ipercommerciale di esondare verso altri lidi (cinema, tv e letteratura senza mai sfondare veramente &#8211; se non le nostre sfere).</p>
<p>Mentre il pubblico che ascoltava gli 883 cresceva, gli 883 (prima, e Max Pezzali solista poi)<strong> si son ben guardati dal farlo</strong>, rimanendo immobili negli <strong>anni d&#8217;oro del grande Real</strong>, perseverando nel sempre più scialbo e pedestre tentativo di raccontare storie sfigate di bamboccioni sfigati, ancorati in mezzo a <strong>cumuli di roba e di spade</strong> che sono stati evidentemente la loro rovina (forse per l&#8217;uso<strong> troppo moderato</strong>).</p>
<p>Ascoltate oggi, le versioni originali delle canzoni del duo di Pavia (all&#8217;epoca dei veri e propri <strong>masterpiece tamarri</strong> in cui tutti ci riconoscevamo, da sparare a tutto volume dentro la Uno Turbo col finestrino lato guida abbassato e il gomito fuori) fanno l&#8217;effetto nostalgico delle polaroid sfuocate della gita a Praga scattate con la prof di matematica nell&#8217;anno della maturità. Pezzi certamente rimasti nella memoria collettiva, ma comunque appartenenti al passato, da rispolverare ogni tanto per ricordarci come eravamo e <strong>ridere di noi stessi</strong>, pensando che oggi siamo tutti molto meglio (tranne Max Pezzali. E la prof di matematica).</p>
<p><span id="more-6583"></span>L&#8217;operazione revival proposta da Rockit era ambiziosa: mettere in bocca il top della discografia commerciale anni 90 a delle band moderne che fanno della <strong>puzza sotto il naso</strong> la loro ragion d&#8217;essere. Si poteva realizzare un buon tributo: bisognava, però &#8220;sentirlo&#8221;. In &#8220;Con Due Deca&#8221;, ahimè,<strong> di sentimento non c&#8217;è nemmeno l&#8217;ombra</strong> e sul disco aleggia un&#8217;atmosfera algida e distaccata, una <strong>patina amatoriale e inutilmente snob</strong>, per nulla coinvolgente, dalla quale affiora tutto il confuso grigiore della musica italiana contemporanea.</p>
<p>Gli &#8220;artisti indie&#8221; nostrani, è evidente, sono più attratti dal rollare canne tagliate con la tisana all&#8217;ortensia (in modo da unire il <strong>dilettevole sballo</strong> al benessere biofarmacologico di un<strong> intestino meno gonfio</strong>) che dall&#8217;imparare a cantare decentemente o dallo scendere da un piedistallo che si sono autocostruiti sotto i piedi.</p>
<p>Nella maggior parte dei casi le canzoni del disco vengono snaturate, a volte riscritte (paradossalmente superando in banalità le versioni originali) e trasformate in qualcosa a cui non appartengono. Fa eccezione <a href="http://www.youtube.com/watch?v=HIOKbjJ16co" target="_blank"><strong>&#8220;Bella Vera&#8221; dei Lava Lava Love</strong></a> (versione minimale in stile cartone animato, unico pezzo realmente da salvare dell&#8217;intera compilation).</p>
<p><strong>Per il resto, tutti gli altri artisti coinvolti riescono a far peggio</strong> e a sfornare cover di una miseria devastante anche per i palati più abituati a trangugiare qualsiasi porcheria spacciata per esperimento artistico di alta levatura.  Nell&#8217;inascoltabilità generale<strong> emergono (per palesi demeriti)</strong> &#8220;Come Mai&#8221; degli stonatissimi Amor Fou &amp; Antiteq (le stonature non solo sono volute, ma enfatizzate con l&#8217;autotune: <strong>quanta genialità</strong>), &#8220;Una canzone d&#8217;amore&#8221; dei Casa del Mirto (cantata dalla <strong>voce di un tom tom guasto</strong>),  <strong>&#8220;Con un Deca&#8221; de I Cani</strong> (che sembrano la band dei chierichetti della parrocchia al loro primo soundcheck), <strong>&#8220;Nella Notte&#8221; de Il Triangolo</strong> (che è di una mototonia devastante e stufa dopo 30 secondi),<strong> &#8220;Gli anni&#8221; di Colapesce</strong> (vocalità soffiata, pezzo quasi passabile nella strofa, orrendo nel ritornello melodicamente modificato).</p>
<p>Non parliamo poi de &#8220;La regola dell&#8217;Amico&#8221; che diventa una oscena <strong>&#8220;La Regola di D&#8217;Amico&#8221;</strong> in versione rap supergggiovane by Macrobiotics. &#8220;TPS&#8221; di Ghemon starebbe benissimo cantata ad un funerale mentre si tumula la bara; &#8220;La Regina del Celebrità&#8221; si distingue per il suo <strong>pan esagerato</strong> dove la voce di un Egokid più stonato che mai si adagia su un arrangiamento che pare fatto con un&#8217;app per Android da 0,99 euro. &#8220;Il grande incubo&#8221; dei Soviet Soviet ha un arrangiamento industriale che potrebbe risultare anche quasi interessante, ma armonicamente e melodicamente è stata appiattita fino a renderla inascoltabile. &#8220;Senza averti qui&#8221; dei Girless &amp; The Orphan è una sciatta <strong>versione da karaoke</strong> nel bel mezzo di una indigestione di frittura mista. E ciliegina sulla torta, &#8220;WeekeAAAAAAAAAAAnd&#8221; cantata da <strong>tal Maria Antonietta,</strong> una che pare in punto di morte<strong> attaccata all&#8217;ultima flebo dopo un coma etilico.</strong></p>
<p><object width="425" height="52" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ckWJTmfIWVE?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="425" height="52" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/ckWJTmfIWVE?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>A proposito di gente in <strong>punto di morte</strong>, che giudizio complessivo dare su quest&#8217;album? Se l&#8217;Uomo Ragno non era stato ucciso veramente, <strong>dopo questa mazzata</strong> l&#8217;encefalogramma è definitivamente piatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 14:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La verità è che se non ci fossi io ad introdurveli (ma non diciamo dove) voi vi perdereste questi talenti in erba che coloreranno il cielo del futuro con le sonorità del domani. I giovani deejay più noti al momento sono indubbiamente Avicii e Calvin Harris, ma la scena è piena di nomi nuovi pronti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La verità è che se non ci fossi io ad introdurveli (ma non diciamo dove) voi vi perdereste questi talenti in erba che<strong> coloreranno il cielo del futuro con le sonorità del domani.</strong> I giovani deejay più noti al momento sono indubbiamente Avicii e Calvin Harris, ma la scena è piena di nomi nuovi pronti ad emergere. Ecco dunque altri tre deejay-producer da tenere d&#8217;occhio, e che vi consiglio per le vostre serate danzerecce alternative a Mitico Vasco, Mitico Liga, Laura Pavesini e Amicidimaria. Consideratelo il mio <strong>regalo di Pasqua.</strong></p>
<p><img class="alignnone" title="skrillex" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/skrillex.jpg" alt="skrillex" width="397" height="281" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Skrillex (Los Angeles, classe 1988):</strong></span> ok, non sto scoprendo l’acqua calda. E’ solo che per non shockarvi troppo non potevo cominciare questa carrellata con uno completamente sconosciuto. Skrillex ha già intrapreso il percorso che lo porterà a diventare un producer di fama internazionale (e a collaborare con i “grandi artisti” vogliosi di accodarsi al trend del momento) vincendo<strong> tre Grammy</strong> (tra cui lo stesso Grammy che vinse anni fa Benny Benassi, ora produttore di Madonna). Per questo merita il massimo rispetto, anche se, diciamolo, fa <strong>un genere che fa venire discreti conati.</strong> Ma se l’è inventato lui, quindi, ancora una volta massimo rispetto per uno che ha scelto di puntare sulla creatività anziché sull’omologazione becera. I suoi brani metal-punk-rap-techno sono<strong> fintamente cattivi</strong> oltre che abbastanza vergognosi: però non puoi smettere di ascoltarli. Massimo rispetto anche perché Skrillex, uomo di rara bruttezza, si dimostra molto coraggioso ad andare in giro con quella faccia. Poi se consideriamo che di solito gli americani stanno all’arte del deejaying<strong> come Federica Pellegrini sta all’arte della recitazione</strong>, il deejay losangelino merita ancora una volta rispetto. Pensavo che un esperimento tipo il suo, qui in Italia potrebbe farlo solo un <strong>collettivo</strong> composto da Pino Scotto con Albertino e Mirko Casadei. <strong>Voto 6 e 1/2</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/c380QJFQkjA" frameborder="0" width="427" height="75"></iframe></p>
<p><span id="more-6566"></span></p>
<p><img class="alignnone" title="rustie" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/rustiex.jpg" alt="rustie" width="422" height="340" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Rustie (Glasgow, classe 1987):</strong></span> debutta a 17 anni e poco dopo sforna un EP <strong>stilisticamente rivoluzionario</strong> per la scena indie. Unisce sonorità r’n’b a ritmi fuori tempo, synth maestosi, suoni granulosi ed atmosfere liquide. Rustie inventa così l&#8217; “<strong>aquacrunk</strong>”, genere elettronico post-digitale di cui oltre ad essere il padre, è anche il più alto esponente. E’ nel 2011, però, che ormai venticinquenne (età quasi pensionabile) rilascia il suo primo album “<strong>Glass Swords</strong>” in cui dà il meglio di sé (uno dei 10 migliori dischi dell’anno secondo <a href="http://www.guardian.co.uk/music/musicblog/2011/dec/06/albums-2011-rustie-glass-swords" target="_blank"><strong>The Guardian</strong></a> e pure secondo il sottoscritto). L’aquacrunk è rappresentato in tutta la sua fresca originalità, suona <strong>tutto molto hip hop senza essere molto hip hop.</strong> A metà strada tra la new age sognante e le sonorità di strada, il disco colpisce sia alla testa che alla pancia che ai piedi con eguale efficacia, risultando un piccolo capolavoro probabilmente irripetibile. Le <strong>contaminazioni pop</strong> sono molto furbe e l&#8217; “acquacrunkità” regala un tocco di classe al tamarrume imperante della musica urbana. Appena lo scoprirà una Rihanna, Rustie diventerà <strong>il producer must-have</strong> che tutte le dive della musica black vorranno. <strong>Voto 8+</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/s4AqCrR_nAU" frameborder="0" width="430" height="91"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignnone" title="madeon" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/madeon.jpg" alt="madeon" width="356" height="289" /></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Madeon (Nantes, classe 1994):</strong></span> da quando sono zio mi sono intenerito molto e mi piacerebbe incontrare il cucciolo Madeon anche solo per per offrirgli un<strong> gelato stracciatella e puffo.</strong> Diciassette anni e vari remix nel curriculum, Madeon è una specie di <strong>Justin Bieber della consolle</strong> (solo molto più classy e chic) che pare nato in vitro da un <strong>Martin Solveig inseminato dai Daft Punk.</strong> E’ l’adorabile emblema della nuova ondata di french touch mashupposo, orecchiabile e voluttuosamente glitchy, propria di questi primi anni ‘10. Diventato celebre in rete l’anno scorso per la <strong><a href="http://youtu.be/lTx3G6h2xyA" target="_blank">sua deliziosa “pop culture”</a></strong>, un frullato di anni 2000 talmente ben riuscito che solo uno della sua generazione avrebbe potuto realizzare, oggi porta già la sua gracilità e i lineamenti efebici dietro le più importanti consolle internazionali. Chapeau. Il suo primo singolo &#8220;Icarus&#8221; è stato un discreto successo underground; Madeon a differenza dei due colleghi qui sopra non ha inventato nulla, anzi. Però riesce nell’impresa di rivitalizzare &#8211; dandogli nuova linfa con una <strong>ricetta moderna a base di redbull e succo di frutta</strong> &#8211; un genere talmente longevo che prima di lui pareva già declinato in tutte le salse. Il 17enne deejay francese ha <strong>tutte le carte (dei Pokemon)</strong> in regola per diventare uno che conta, e <strong>dare il merdone</strong> ad ogni David Guetta nel prossimo futuro, non appena gli spunteranno i peli sotto le ascelle. <strong>Voto 9</strong><br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/XHs99iVpnXU" frameborder="0" width="464" height="88"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Isola dei Famosi 9 &#8211; Vince Antonella Elia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 23:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa annata televisiva l’idea più brillante che abbiamo visto è stata quella di riciclare all’interno di reality e talent show, dei personaggi che li avevano già vissuti (al GF12 Patrick Ray &#38; co, ad Amici i “big” del Sanremino interno, ad XFactor la rentrée di Ventura e Morgan) in modo da garantire un effetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="antonella elia vince isola famosi 9" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/antonella_elia9.jpg" alt="antonella elia vince isola famosi 9" width="264" height="208" />In questa annata televisiva l’idea più brillante che abbiamo visto è stata quella di <strong>riciclare</strong> all’interno di reality e talent show, dei personaggi che li avevano già vissuti (al <strong>GF12</strong> Patrick Ray &amp; co, ad <strong>Amici</strong> i “big” del Sanremino interno, ad <strong>XFactor</strong> la rentrée di Ventura e Morgan) in modo da garantire un effetto nostalgico che riportasse davanti allo schermo qualche manciata di appassionati della prima ora ormai fuggiti.</p>
<p>L’isola 9 si è fatta promotrice dell’iniziativa ospitando sotto le palme dell’Honduras gli “eroi”, arruolati per fare <strong>“un’isola meravigliosa”</strong>(cit.) ma che sono caduti di settimana in settimana sotto i colpi ben assestati delle polemiche fomentate dai “mestieranti da reality” o dagli scatti psicotici di <strong>bionde showgirl sulla soglia dei 50</strong> che abbracciano alberi e sussurrano ai calamari.</p>
<p>Nonostante una <strong>discreta stitichezza iniziale</strong> e un senso di deja-vù generale, quando le dinamiche hanno iniziato ad animarsi grazie anche ai continui innesti di concorrenti, l’Isola 9 è finalmente decollata. Regalando uno dei daytime migliori degli ultimi anni, in cui quotidianamente è emersa dalle cristalline acque delle playe honduregne la vera essenza del reality.</p>
<p>Il serale del giovedì ha riservato sempre <strong>poche sorprese</strong> ed è stato carente di pepe: il conduttore non ha avuto la giusta sensibilità per cavalcare momenti che avrebbero potuto sfociare in confronti (televisivamente) interessanti ed ha preferito smorzare ritmi e situazioni con il suo stile sobrio e coinvolgente<strong> come il risponditore automatico del 190.</strong> Vladimir Luxuria, al contrario, sempre reattiva e presente, si è caricata sul groppone la responsabilità della riuscita del programma, dimostrando a tutti – dirigenti Rai compresi – chi, in casa Isola dei Famosi, porta i pantaloni.</p>
<p><span id="more-6556"></span>Quest’ultima puntata parte con la<strong> polemica sulla location</strong>, ennesima brutta figura per l’amministrazione politica lombarda (nonché per la Rai, che spara le sue ultime cartucce di centrodestrità) ma che serve per generare un po’ di clamore intorno all’evento, il quale ha faticato per rimanere a galla senza la sua <strong>Mater Misericordiae Signora Ventura protettrice dei Malgiogli</strong>, ma rimane pur sempre il “grande reality show targato Raidueeeeeeeeeee” (cit.).</p>
<p>La serata si snoda tra le consuete prove fisiche e televoti che eliminano prima la ex solitaria <strong>Aida Yespica</strong> (in un clima di protesta generale da parte degli altri naufraghi indignados, tipo manifestazione pro articolo 18), poi l’unico superstite della prima puntata, il gladiatore un po’ mammalucco <strong>Max Bertolani</strong>, quindi la miracolata<strong> Andrea Vattelapesca.</strong> Il leitmotiv che accompagna la finale, però, è <strong>Antonella Elia contro tutti:</strong> l’eterna valletta della Corrida sconfigge ogni rivale al televoto, compreso il “traditore” dall’accento francese, falso asceta e autentico calcolatore <strong>Manuel Casella Fu Lear</strong> (la sua attuale moglie pare la nonna di Amanda e lui si conferma un vero <strong>Milfon-lover</strong>).</p>
<p>Era chiaro, comunque, che avrebbe vinto Antonella: il regolamento prevedeva che ogni televoto a lei destinato fosse <strong>moltiplicato</strong> per il numero delle sue personalità.</p>
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		<title>Garbage &#8211; Blood For Poppies</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 19:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi aspettavo al varco da almeno cinque anni.  Ma non entro nel merito, perlomeno fino al 14 maggio, quando uscirà l&#8217;attesissimo (da me) nuovo album &#8220;Not your kind of people&#8221;. Per il momento sappiate solo che vi lovvo, vi lovvo e vi lovvo. Di un lov sincero ed immutato, felicemente ritrovato, anche se ormai avete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi aspettavo al varco da <a href="http://www.chissenefrega.com/2007/07/25/garbage-tell-me-where-it-hurts/" target="_blank"><strong>almeno cinque anni</strong></a>.  Ma non entro nel merito, perlomeno fino al 14 maggio, quando uscirà l&#8217;attesissimo (da me) nuovo album &#8220;Not your kind of people&#8221;. Per il momento sappiate solo che <strong>vi lovvo, vi lovvo e vi lovvo.</strong> Di un <strong>lov</strong> sincero ed immutato, felicemente ritrovato, anche se ormai avete<strong> l&#8217;età dei Pooh.</strong></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/4OdTBCgqRt4" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>Aggiornamenti telefilmici &#8211; Homeland (Caccia alla spia)</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 22:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Morena Baccarin]]></category>

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		<description><![CDATA[Homeland, prima stagione: alla prima puntata non ci avrei scommesso neanche un tramezzino avariato, ma le serie tv americane sono tutte così, ultimamente. Non ci sono più quei fenomeni di cui tutti parlano, che piacciono a prescindere e che si installano come virus nella cultura pop. Vuoi la crisi economica, la crisi delle idee, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="homeland" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/homeland.jpg" alt="homeland" width="200" height="151" /><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Homeland_-_Caccia_alla_spia" target="_blank">Homeland</a>, prima stagione:</strong> alla prima puntata non ci avrei scommesso neanche un <strong>tramezzino avariato</strong>, ma le serie tv americane sono tutte così, ultimamente. Non ci sono più quei fenomeni di cui tutti parlano, che piacciono a prescindere e che si installano come <strong>virus nella cultura pop.</strong> Vuoi la crisi economica, la crisi delle idee, la <strong>crisi di coppia</strong>, bisogna dar loro il tempo di crescere e maturare. E non è mai corretto giudicare dopo un solo episodio. Ci vogliono quattro o cinque puntate, poi, nel caso di Homeland, <strong>la serie ingrana.</strong></p>
<p><strong></strong>La cosa interessante è che affronta un tema su cui certi  sceneggiatori moderni campano da oltre un decennio (l&#8217;11 settembre), ma una volta tanto senza le <strong>tipiche impostazioni superomistiche</strong> alla &#8220;24&#8243;. L&#8217;azione, in Homeland, è spesso solo nelle intenzioni, ma la narrazione è efficace e il ritmo non manca. I colpi di scena che sgretolano pian piano ogni proterva convinzione (anche del telespettatore), nemmeno.</p>
<p>Homeland è una serie che mette sul piatto <strong>le incertezze dell&#8217;America contemporanea</strong> e le affronta con altrettanta incertezza: quella della protagonista Carrie (<strong>Claire Danes</strong>, già Golden Globe per questo ruolo, forse la più credibile tra le investigatrici bionde di cui pullula il piccolo schermo), agente della Cia stacanovista e <strong>un po&#8217; fuori di testa.</strong> Per giustificare certi suoi comportamenti che altrimenti avrebbero poca ragion d&#8217;essere, gli autori si sono inventati la scusa della malattia psicopatologica: ci può anche stare, ma bisogna fare attenzione a non tirare troppo la corda, perché è un attimo buttarla in vacca senza possibilità di recupero, ché noi telespettatori siamo esigenti e facciamo presto a subodorare che qualcosa non quaglia se la protagonista <strong>si dimentica di prendere una pillola</strong> e comincia a svelare segreti di stato al primo che passa, o si trasforma <strong>da nerd sociopatica in femme fatale.</strong></p>
<p><span id="more-6536"></span></p>
<p>Nel cast c&#8217;è anche la gnocchissima <strong>Morena Baccarin</strong>, fu Anna dei Visitors. La sua faccia plasticosa e poco espressiva era più adatta per interpretare la fredda leader lucertolosa aliena, ma <strong>con quel fisico</strong> (è più nuda che vestita) le si perdona tutto. <strong></strong> Come ascolti la serie sta andando piuttosto bene ed è stata premiata come miglior drama dell&#8217;anno. La priorità che deve avere il canale Showtime nei confronti di questo telefilm, ora, è di non allungarlo eccessivamente, nonostante il successo. Basandosi esclusivamente (e coraggiosamente) su una trama orizzontale, un annacquamento sarebbe deleterio e porterebbe<strong> a morte certa.</strong> Voto: <strong>si fa apprezzare, ma è un diesel</strong>.</p>
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		<title>Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 22:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attorno a Lady Gaga e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d&#8217;odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande Justin Bieber e il maestoso Silvio Berlusconi (che sono coetanei, peraltro). E&#8217; chiaro che si tratta di pura invidia, che gli &#8220;haters&#8221; cercano qualsiasi pretestuoso appiglio per dar contro a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignnone" title="gaga compleanno twitter" src="http://www.atsm.info/weblog/2010/gaga1apr.jpg" alt="gaga compleanno twitter" width="453" height="333" /></div>
<div>Attorno a <strong>Lady Gaga</strong> e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d&#8217;odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande <strong>Justin Bieber</strong> e il maestoso<strong> Silvio Berlusconi</strong> (che sono coetanei, peraltro). E&#8217; chiaro che si tratta di<strong> pura invidia</strong>, che gli &#8220;haters&#8221; cercano qualsiasi <strong>pretestuoso appiglio</strong> per dar contro a quella che è probabilmente <strong>la più importante realtà musicale</strong> che la nostra storia recente abbia conosciuto. Qualche mese di silenzio (che definirei &#8220;meritato riposo del guerriero&#8221;) e quei fetentoni sono tutti lì a darla per spacciata, come se avessero dimenticato l&#8217;immenso ed ineguagliabile contributo che <strong>Germana Stefanotti</strong> ha dato alla società contemporanea. Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, la giovane popstar non ha dimenticato<strong> noi suoi adorati little monsters</strong> e ci ha dato un segno tangibile della sua presenza con una una foto nel bagno di casa in cui è apparsa splendida e radiosa, elegante nella sua sobrietà, distintiva e suprema (gente ignorante &#8211; non io -  ha fatto le solite tristi battute tipo &#8220;per fortuna che non ha fotografato il water altrimenti serviva un tag per distinguerla&#8221;) . E&#8217; giunto il momento che anche questo blog parli di lei come merita, incorniciandone i meriti ed esaltandone le capacità; capacità che solo un<strong> talento in grado di scrivere la storia</strong> è in grado di sfoggiare, anche quando è assente dalle scene.</div>
<div><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<div>In soli quattro anni di carriera Germana Stefanotti, ormai per tutti solo &#8220;Lady Gaga&#8221;, o <strong>&#8220;l&#8217;immensa&#8221;</strong>, è stata in grado di portare un<strong> vortice di freschezza</strong> su un panorama pop che ne aveva quantomai di bisogno. Un pacchetto di Vigorsol in un mondo di gomme masticate, praticamente. Come un <strong>meteorite infuocato</strong> che si scaglia su un pianeta post glaciazione, Germana ha saputo irrorare di musica nuova le orecchie di un pubblico più che trasversale, formato da uno zoccolo duro di teenager molto appassionati, ma anche di insospettabili &#8220;adulti&#8221; appartenenti a generazioni (musicalmente ed anagraficamente) meno recenti, di ogni etnia e classe sociale. I suoi brani taglienti, i ritmi da ballare, le melodie trascinanti sono l&#8217;arma vincente di un vero (e raro) fenomeno multimediale, <strong>talentuoso e capace</strong>, che ha echi in ogni angolo del pianeta. <strong>E pure in quelli limitrofi.</strong> Ma le sue prodezze non si fermano solo all&#8217;ambito musicale. Oltre a fare tendenza con i suoi singoli e scalpore con i suoi video, Gaga è una vera e propria icona di stile, <strong>artista a 360° a mano e in lavatrice</strong>, in grado di mettere in scena performance teatrali dove il palcoscenico è il suo corpo. Si dimostra quotidianamente &#8211; nonostante la giovane età, ricordiamolo: <strong>è coetanea vostra</strong>, proprio di voi che state leggendo in questo momento; provate a pensare quanto state con le pezze al culo in confronto &#8211; un&#8217;abilissima comunicatrice in grado di sfruttare tutti i media a sua disposizione per generare nel pubblico dipendenza ed aspettativa per ogni sua mossa. Gaga è talmente competente in materia, che riuscirebbe a far parlare di sé anche <strong>usando dei semplici post-it.</strong></div>
<div><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<div><span id="more-6512"></span></div>
<div>Cantante di ottima tecnica, eccezionale performer, stratega del marketing, donna di stile, autrice arguta, musicista attenta al trend: sembra <strong>quasi impossibile</strong> che tante qualità possano far capo ad una sola persona, ma forse Germana Stefanotti non è nemmeno una sola persona: <strong>lei è una, nessuna e centomila.</strong> E si reinventa quotidianamente con una caleidoscopica mutazione moltiplicando il numero delle Gaga esistenti, in una sorta di autorigenerazione spontanea in forme, colori, suoni, umori, visioni, sensazioni differenti. Le mille trasformazioni in stile <strong>Arturo Brachetti</strong> e <strong>Pamela Prati ai tempi del Bagaglino</strong> si riflettono naturalmente sul suo prodotto discografico. I suoi dischi pullulano di<strong> inni generazionali ad alto tasso di modernità:</strong> sono coraggiosi step sulla ripida scala dell&#8217;innovazione, impavidi tentativi perfettamente riusciti di scardinare le logiche obsolete della disco(ti)grafia. I suoi album sono attualissimi manifesti popdance ispirati al decennio a cavallo tra metà anni 80 e metà anni 90 di cui lei è <strong>prode amazzone.</strong> Negli <strong>indiscussi capolavori gaghiani</strong> si celebra tutto il meglio dell&#8217;epoca, attualizzandolo con sorprendente audacia. Anche lo spettro di una decaduta Madonna precipita nel germanotto tritacarne, venendo completamente smontato, sminuzzato, <strong>tradotto in slimer</strong> e ricomposto non per un&#8217;assurda voglia di plagio (come molti detrattori banalmente affermano) bensì come <strong>tributo</strong> ad un&#8217;icona ormai datata che merita &#8211; per mano della Re Mida Gaga &#8211; di essere riportata in vita in versione 2.0.</div>
<div><span style="color: #ffffff;">.</span></div>
<div>La discografia di Lady Gaga è composta da due soli album-masterpiece, finora, ma tutto il mondo si chiede cosa riuscirà a fare ancora in futuro. Esistono <strong>interrogazioni al parlamento europeo</strong>, in merito. I suoi dischi sono il <strong>pout purrì definitivo</strong> di sonorità all&#8217;ultimo grido, melodie che si imprimono nella mente e pura energia, persino nei momenti più introspettivi e dark, complici anche imprevedibili contaminazioni che ridefiniscono i canoni della contemporaneaità ed innalzano a nuove vette qualitative una popmusic che altrimenti rischierebbe di venire tacciata (<strong>non da me</strong>) di eccessiva commercialità. Gaga è <strong>sensibilità e creatività</strong>, talento e passione: la sua è musica elettronica concepita nel segno del rinnovamento. Ma Gaga è contemporaneamente anche <strong>portatice sana di un rock credibile</strong> in grado di conquistare perfino i palati più snob. La sua inimitabile musica pop dalle ispirazioni retrò si distingue per classe e non manca di ammiccare ed inviare messaggi subliminali tutti da decifrare, interpretare e parafrasare. Proprio come ogni grande opera d&#8217;arte che si rispetti. Presto conquisterà il Louvre, <strong>avrà un posto al fianco della Gioconda.</strong> Per il momento Germana Stefanotti ha già conquistato un posto tra le pietre miliari del nostro universo. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pesce_d%27aprile" target="_blank"><strong>O almeno per oggi.</strong></a></div>
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		<title>MDNA &#8211; recensione. Il concept album della Madonna downshifter</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 20:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chissenefrega</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Madonna - Give Me All Your Luvin']]></category>
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		<description><![CDATA[Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia: Gang Bang Avete mai mangiato riso e patate? Un primo piuttosto scialbo che servito dalla trattoria sotto casa dentro un piatto bianco scheggiato ed opacizzato dai passaggi in lavastoviglie senza Fairy Active Caps, infonde anche una certa tristezza. Disponendo (per una scelta puramente modaiola) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia:</em></p>
<p><strong>Gang Bang</strong></p>
<p><img class="alignleft" title="mdna copertina recensione album" src="http://www.atsm.info/weblog/mdna.jpg" alt="mdna copertina recensione album" width="180" height="180" />Avete mai mangiato <strong>riso e patate?</strong> Un primo piuttosto scialbo che servito dalla trattoria sotto casa dentro un piatto bianco scheggiato ed opacizzato dai passaggi in lavastoviglie senza Fairy Active Caps,<strong> infonde anche una certa tristezza.</strong> Disponendo (per una scelta puramente modaiola) degli stessi ingredienti per preparare<strong> il suo riso e patate</strong>, Madonna ha furbamente selezionato alcuni <strong>chef pluristellati</strong> (Solveig, Orbit, Benassi &#8211; vero orgoglio nostrano nel mondo, altro che la Pausini) i quali eseguono la medesima ricetta della trattoria sotto casa, ma il risotto te lo presentano impiattato in una <strong>originale ciotola di forma trapezoidale in vetro di Murano</strong> decorata con fili dorati, pagliuzze secche arrotolate, una foglia d’insalata, bacche di ginepro, un pomodorino sagomato a forma di cuore, scaglie di grana caramellate e una immancabile spolverata di noce moscata. E poco importa se quest’accozzaglia di ingredienti non l’assaggia mai nessuno e va a finire irrimediabilmente nella spazzatura:<strong> è l’estetica del piatto.</strong> E che tu lo voglia o no, a parità di sapore, preferirai sempre quest’ultimo ad un altro dall’apparenza simil-ospedaliera.</p>
<p>L’operazione <strong>MDNA</strong>, dunque,<strong> è quasi del tutto estetica:</strong> in mancanza di canzoni capaci di far gridare al miracolo, Madonna si lancia in una <strong>superba opera di “confezionamento decorativo”</strong> con un’attenzione per la compilazione rara e che da sola varrebbe l’acquisto dell’album. MDNA è un<strong> &#8220;disco che parla&#8221;</strong>, non tanto per i suoi contenuti (piuttosto inflazionati e poco adatti per stare in bocca ad una donna di mezza età), quanto per come sono stati assemblati. Ovvero con una maestria sintomatica del fatto che un lavoro d’ingegno dietro c’è e che<strong> granny Ciccone non intende mollare; semmai &#8220;scalare marcia&#8221;.</strong> Se un tempo era lei che dettava legge in fatto di sonorità e idee, oggi Madonna si accoda ai trend del momento affidandosi a synth davidguettiani (pur senza David Guetta) e a quelle tipiche melodie suo marchio di fabbrica fin dagli anni 80 (&#8220;Some Girls&#8221; e &#8220;I&#8217;m a Sinner&#8221; sono l&#8217;emblema di ciò). Ovvero tutto è già sentito, ma non importa: la sfida, Madge, la sposta su un altro terreno di gioco, <strong>quello del racconto.</strong></p>
<p><span id="more-6497"></span>Nonostante la vacuità di facciata, MDNA è un disco adatto non solo al <strong>mix discotecaro</strong> o come colonna sonora per <strong>mattinate soli in casa a lavare i vetri,</strong> ma si presta più che mai all’ascolto intimistico, a patto che sia <strong>compreso nella sua interezza.</strong> Il disco è quasi un <strong>“concept album”</strong> dove le tracce prese singolarmente dicono poco o nulla, ma ascoltate nella giusta sequenza compongono un <strong>discorso sorprendentemente eloquente</strong> che traghetta con sapiente coerenza l’ascoltatore da atmosfere danzerecce (ma mai grevi o truzze) a momenti più cupi, provocatori o romantici in <strong>un crescendo emotivo inversamente proporzionale alla velocità dei bpm.</strong> L’incastro degli elementi è perfetto e tecnicamente il disco è ineccepibile (anzi, forse in certi momenti il mastering è talmente cristallino da risultare quasi fastidioso): si parte dal party-club di &#8220;Girl Gone Wild&#8221; e si arriva al chilling di &#8220;Fallin Free&#8221; quasi senza accorgersene, seguendo un percorso sonoro (e mentale) sorprendentemente fluido ed equilibrato nel suo sviluppo.</p>
<p><strong>Le canzoni, però, ci sono solo a metà:</strong> probabilmente l’unico pezzo davvero degno di nota è quel torbido <strong>&#8220;Gang Bang&#8221;</strong> firmato da Mika insieme ad un ritrovato William Orbit; una specie di colonna sonora da thriller movie dove anche senza immagini si capisce tutto benissimo lo stesso, tra effetti sonori e atmosfere dark un po&#8217; dubstep e un po&#8217; techno anni &#8217;90 sinceramente ossessionanti. Per il resto tutto si ferma al “carino” o poco più, ivi comprese la sottovalutata &#8220;Give Me All Your Luvin’&#8221; e l&#8217;autocelebrativa &#8220;I Don&#8217;t Give A&#8221;. Ma come detto, non è il pezzo singolo che fa la differenza, bensì è la <strong>visione d’insieme</strong> che rende MDNA un progetto che funziona. Forse un po’ meno di Confessions (anche se l’intento è evidentemente diverso, a parità di genere) ma infinitamente di più del dimenticabile Hard Candy (ma paragonato a quest&#8217;ultimo, avrebbe funzionato anche un disco con le<strong> registrazioni dei gorgoglii del mio intestino</strong>).</p>
<p>MDNA non sembra concepito per<strong> fare la splendida</strong> (o almeno non solo). E’ un lavoro attuale, ragionato e forse fin troppo lucido e pulito per sfondare veramente. Impostato come una <strong>&#8220;corsa al rallentamento&#8221;</strong>,  MDNA contiene un evidente <strong>messaggio di downshifting in linea con la sobrietà e contro lo stress del periodo.</strong>  Un percorso catartico che presenta sì una Madonna ancora in prima linea, ma con il pensiero subliminale che forse è ora di frenare e ricominciare diversamente.<strong> Magari solo in veste di produttrice.</strong> Perché tornando al <strong>riso e patate</strong>, se il riso fa buon sangue (ah ah), per quanto riguarda le patate <strong>non c&#8217;è niente di meglio delle novelle.</strong> E se quelle di <strong>MIA</strong> e <strong>Nicki Minaj</strong> provengono dal <strong>raccolto OGM della stagione </strong>(prima di loro, Britney e Christina ormai rinsecchite e da germoglio), nel prossimo futuro ce ne sarà solo una di <strong>genuina</strong> e con il <strong>DNA non modificato</strong> che può raccoglierne la pesante eredità (e non solo per implicazioni araldiche): <strong>Lourdes Maria detta Lola</strong> che qui compare nel non meglio precisato ruolo di corista. Che sia il primo passo verso una <strong>imminente abdicazione?</strong></p>
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