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Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani
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Garbage – Blood For Poppies
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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria
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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)
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E’ morta Whitney Houston
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I videoclip dei finalisti di X-Factor 5
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Martina Portolano: nuova star del web?

Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani

La verità è che se non ci fossi io ad introdurveli (ma non diciamo dove) voi vi perdereste questi talenti in erba che coloreranno il cielo del futuro con le sonorità del domani. I giovani deejay più noti al momento sono indubbiamente Avicii e Calvin Harris, ma la scena è piena di nomi nuovi pronti ad emergere. Ecco dunque altri tre deejay-producer da tenere d’occhio, e che vi consiglio per le vostre serate danzerecce alternative a Mitico Vasco, Mitico Liga, Laura Pavesini e Amicidimaria. Consideratelo il mio regalo di Pasqua.

skrillex

Skrillex (Los Angeles, classe 1988): ok, non sto scoprendo l’acqua calda. E’ solo che per non shockarvi troppo non potevo cominciare questa carrellata con uno completamente sconosciuto. Skrillex ha già intrapreso il percorso che lo porterà a diventare un producer di fama internazionale (e a collaborare con i “grandi artisti” vogliosi di accodarsi al trend del momento) vincendo tre Grammy (tra cui lo stesso Grammy che vinse anni fa Benny Benassi, ora produttore di Madonna). Per questo merita il massimo rispetto, anche se, diciamolo, fa un genere che fa venire discreti conati. Ma se l’è inventato lui, quindi, ancora una volta massimo rispetto per uno che ha scelto di puntare sulla creatività anziché sull’omologazione becera. I suoi brani metal-punk-rap-techno sono fintamente cattivi oltre che abbastanza vergognosi: però non puoi smettere di ascoltarli. Massimo rispetto anche perché Skrillex, uomo di rara bruttezza, si dimostra molto coraggioso ad andare in giro con quella faccia. Poi se consideriamo che di solito gli americani stanno all’arte del deejaying come Federica Pellegrini sta all’arte della recitazione, il deejay losangelino merita ancora una volta rispetto. Pensavo che un esperimento tipo il suo, qui in Italia potrebbe farlo solo un collettivo composto da Pino Scotto con Albertino e Mirko Casadei. Voto 6 e 1/2

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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria

Una delle tendenze musicali del momento è quel fenomeno etichettato come “indie to mainstream”: ovvero cantanti che escono dalle proprie nicchie poco commerciali per affacciarsi sulle più redditizie (almeno una volta) classifiche generaliste. Lo scopo (se escludiamo quello di trovare nuovi polli da spennare da parte delle major, e facciamo finta di essere romantici numi tutelari dell’arte) dovrebbe essere di rinnovare un parco musicale abbastanza piatto, incartapecorito (e molto trash nelle sue orride declinazioni rap o latine) portandovi la freschezza e la sperimentazione di band od artisti di maggiore qualità, già longevi ma pressoché sconosciuti al grande pubblico che frequenta solo le prime dieci posizioni di iTunes.

Emblema dell’electropop indipendente inglese, Marina Lambrini Diamandis è l’ultima in ordine di tempo a tentare il “grande salto”. Peccato che per questa (poco) nobile impresa, abbia sfornato forse la canzone più banale del suo repertorio (adattissima alle prime 10 posizioni di iTunes, dunque), sbagliando completamente l’approccio. Sembra quasi che Marina and the Diamonds abbia scelto (per dirla con un gruppo facebookiano) di essere una degli “Indie che diventano mainstream perchè essere indie è troppo mainstream”.

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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)

L’ultimo Lucio Dalla si era dedicato a qualche raccolta nostalgica o a progetti d’autore rivolti perlopiù ad un pubblico d’elite. E si era elegantemente (e deliberatamente) sottratto alle degenerate condizioni della discografia attuale, un po’ come hanno fatto gli altri grandi autori nostrani che hanno cavalcato il periodo tra gli anni 70 e 80 dando un’impronta mai più ripetuta – o ripetibile – alla musica leggera italiana. D’altronde basta ascoltare una qualsiasi “Futura” (ma anche la superpop “Attenti al lupo”) per capire quanto di buono c’era allora e quanto nulla ci sia, invece, oggi.

Una giacca in panno consunto, un cappello di lana e gli occhiali tondi. E una discografia ricca di sentimento, di coraggio, di sperimentazione musicale e linguistica, che ha eguali forse solo in Franco Battiato.  Così vorrei ricordare Lucio Dalla. Però il recente Sanremo (senza dubbio coraggiosa la scelta di andarci in qualità di mentore di un esordiente che – ahimé  – non pare proprio l’artista più indicato per raccoglierne l’eredità) mi ha installato in testa un’orribile immagine che mi tormenta peggio di una gif-animata proveniente da un Tumblr di periferia, di quelle che fanno rabbrividire ma non puoi smettere di guardare a ciclo continuo.

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E’ morta Whitney Houston

Qualche settimana fa erano circolate voci su alcuni suoi problemi economici e di salute, ma il suo agente smentì categoricamente a mezzo stampa. Di solito, quando arrivano certi annunci senza motivo, si sta preparando la strada a qualcosa di grosso. Un nuovo album, un arresto per guida in stato di ebbrezza, una comparsata in un b-movie hollywoodiano. Invece l’annuncio premonitore era dei più tragici (ma forse un nuovo album lo sarebbe stato altrettanto) e preludeva a un imminente addio per cause di forza maggiore.

Whitney Houston è morta a 48 anni nel modo più banale (quasi da b-movie hollywoodiano) trovata riversa a terra in una stanza di albergo, nella prevedibile solitudine che affligge ogni ex regina della musica finita in bolletta. Whitney segnò gli anni 80 e 90 e poi cadde miseramente in rovina dopo aver toccato alte vette di fama, anche cinematografica, ed aver forgiato decine di cloni che in tempi recenti ne hanno mutuato lo stile. Il suo comeback del 2009 dopo un decennio di silenzio doveva rappresentare un rilancio. Scrivevo all’epoca:

Whitney Houston, star “craccata” come un software a pagamento: l’album “I look to you”, che l’ha riportata alla ribalta dopo gli anni bui delle droghe e dei maltrattamenti da parte del marito (o forse era lei che maltrattava lui? Boh, può essere…), non rimarrà nella storia del panorama musicale mondiale: lei non possiede più né la voce, né la forza melodica di un tempo; se l’avesse registrato una Rihanna qualsiasi, il disco sarebbe passato completamente inosservato. Fatta la tara delle autocitazioni e superando una certa povertà musicale, non si può non rilevare – comunque – che sia un lavoro realizzato con un certo decoro ed una probabile onestà nelle intenzioni, seppur non dia nulla di più e nulla di meno di un qualsiasi altro album pop’n’b uscito in questo periodo.

 

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I videoclip dei finalisti di X-Factor 5

Posso capire l’inesperienza e la giovane età, ma devo dire che Francesca è anche di una cozzeria totale nel primo  videoclip della sua carriera. Per farla sembrare più convinta del “male che fa solo male” che canta, le hanno caricato nel software che le governa la faccia un campionario di espressioni forzatamente contrite che manca poco per la promozione a conduttrice di Pomeriggio 5.

Trama del video: Francesca vaga in un centro commerciale deserto dopo l’ispezione della Guardia di Finanza. Grazie ad un flashback si capisce che la cantante aveva appena comprato una canotta glam rock da Pimkie senza richiedere lo scontrino. Al momento dell’arrivo del capitano Argentero delle Fiamme Gialle è costretta a scappare e a rifugiarsi nei bagni insieme ad un complice dall’orrendo maglione a righe. Quest’ultimo però, è meno distratto del previsto e, appena riesce, fugge a gambe levate abbandonando Francesca al suo triste destino da evasora fiscale.

francesca michielin distratto video ufficiale

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Martina Portolano: nuova star del web?

martina portolano hot

La rete parla di lei da qualche mese, ma la grande popolarità (?) è arrivata di recente. Martina Portolano (e non porta solo quello, direi) è la celebrity 2012 di Youtube. Romana ma cesenate d’adozione, con un fratello iperprotettivo che scandaglia internet alla ricerca di profili fake ed un presunto fidanzato molto geloso, Martina nasce su Netlog, il famoso social network per bimbeminkie di malaffare. Lì pubblica foto di un certo calibro (calibro mign-8) e dei video decisamente pieni di grazia:

Poi trasloca su Youtube ed è la consacrazione: i maschi la riempiono di complimenti per le scene e i costumi, le donne le invidiano le coreografie ed il fisico scultoreo.

A loro, la novella star risponde con un video lucidissimo (dopo il salto) in cui denuncia lo sfruttamento della sua immagine e si scaglia contro chi la critica e si appropria dei suoi contenuti. Martina, oltre a dimostrare grande classe nel danzare, dispone di un ricco e sobrio vocabolario che usa sapientemente declinandolo in poesia. Ad esempio, dal minuto 1:27:

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