Garbage – Not Your Kind Of People

Scritto da Chissenefrega il 14 maggio 2012 – 00:01 -

garbage not your kind of people album coverNon è solo un ritorno, quello dei Garbage: è un ritorno al passato. Un comeback (con annessa reunion dopo il presunto scioglimento del 2005, anche se tecnicamente nel 2007 si erano già riuniti in occasione del loro greatest hits) in cui la band riscopre la pesante contaminazione elettronica, dove riaffiorano i ritornelli pop, i sample, i testi decadenti, le voci modificate digitalmente, dove vengono riesumati i groove da drum machine e si dà un’importanza fondamentale alla cura degli arrangiamenti.

I Garbage riattaccano la spina dell’amplificatore (e quella della loro carriera) dove l’avevano staccata nel 1999 (dopo “The World is not Enough”), rinnegando dunque i tentativi imposti dall’industria di modernità forzata (“Beautiful Garbage”, 2001) e la spartana svolta heavy metal da garage di periferia (“Bleed Like Me”, 2005). Già il loro ultimo inedito (“Tell Me Where It Hurts“, 2007) indicava però che la rotta stava cambiando. La strada lì timidamente accennata, qui viene finalmente intrapresa e percorsa senza troppo timore, senza pressioni discografiche (il disco è autoprodotto dalla neonata etichetta del gruppo, la Stunvolume) e con una ritrovata onestà artistico-intellettuale che traspare in modo netto.

Il quinto album studio dei Garbage (in uscita oggi 14 maggio 2012) apre in maniera enfatica e magniloquente, e spara subito le sue migliori cartucce. Il pogo-rock danzereccio di “Automatic System Habit” si distingue per un bridge infettivo e un ritornello moderno ed efficace come quelli a cui ci avevano abituati i primi Garbage. “Big Bright World”, intro un po’ new-wave, è la canzone manifesto della band: melodia e struttura sono riconoscibilissime, la voce di Shirley Manson è distorta come ai vecchi tempi e le chitarre crescono fino a riempire tutto lo spazio sonoro riempibile.Blood For Poppies, singolo scelto per lanciare l’album, è senza dubbio uno dei brani di punta (e una delle hit più interessanti della corrente primavera). Dura e nostalgica, “Control” (fate l’amore con “Control”, mi verrebbe da consigliare parafrasando una vecchia pubblicità), con la sua pesante effettazione vocale, dimostra nuovamente che non di sole melodie orecchiabili vive la band, ma che nelle vene dei Garbage scorre ancora un sangue denso di globuli rock.

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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA

Scritto da Chissenefrega il 9 maggio 2012 – 00:50 -

La presente in nome e per conto della Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169

premesso

-  che lo scrivente P.I.R.L.A. e il F.A.N.C.U.L. riunito in seduta plenaria denunciano irreparabili danni all’ apparato uditivo e riproduttivo degli aventi diritto;

-  che l’art. 35, c. 8 e ss., d.l. 1/2012 prevede l’arresto per evidente abuso di acidi grassi polinsaturi di almeno uno dei componenti della band ivi denominata “Club Dogo”;

considerato

-  che il brano musicale intitolato “Chissenefrega (in discoteca)” appare palesemente lesivo dei più elementari principi costituzionali in materia di brani musicali, ai sensi di quanto previsto dalla legge 18.10.2007, num. Perepequaquaquaquaperepé;

- che, in particolare, tale brano viola gli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE della Costituzione, in spregio del principio di buon gusto minimo richiesto dal comma 27, nonché le basilari regole della lingua italiana come esposte dal Sussidiario di quarta elementare;

- che i protagonisti, altresì, presentano un abbigliamento imbarazzante e irragionevole, degno di una rapina con destrezza al furgone di aiuti umanitari in partenza per il Congo;

-  che è intenzione di questo ente, alla luce degli argomenti di diritto esposti (e di altri in corso di approfondimento) proporre immediati rimedi, anche di natura cautelare, avverso le previsioni, gli effetti e gli atti provocati da abuso del brano musicale oggetto della presente;

tutto ciò premesso e considerato

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The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria

Scritto da Chissenefrega il 7 maggio 2012 – 23:15 -

Stasera e domani c’è la finalissima di The Voice of US. Non tutto, però, mi è andato a genio in questa edizione, nonostante il mio entusiasmo da bambinetto fanatico dopo aver visto la puntata d’esordio post Super Bowl (ribadisco, televisivamente bellissima). Prima di tutto: ventuno puntate rispetto alle dodici dell’anno scorso sono davvero TANTE. Poi uno si lamenta che la prima serata italiana dura troppo. In questo caso, tra le otto puntate da tre ore di X-Factor 5 e le ventuno da un’ora e mezza di The Voice of Us 2, quasi quasi mi viene da rivalutare le lungaggini della televisione nostrana (peccato però che la qualità delle voci in gara nei due talent non sia paragonabile manco per sbaglio).

Provo, poi, una certa delusione perché sono stati esclusi dalla gara i miei preferiti. Discutibile la scelta di Cee Lo Green eliminare il povero James Massone (e quelle due cotolette impanate che aveva al posto delle orecchie). Nonostante qualche insicurezza, aveva fatto passi da gigante vocalmente ma soprattutto dimostrava un indubbio carisma acchiappabimbeminkia, e infatti era fortissimo al televoto (dopo questa sua esibizione Blake Shelton affermò “I almost threw my panties on stage”: concordo, a momenti pure io).

A sorpresa (anche del diretto interessato, dato per vincitore fin dall’inizio) Cee Lo in semifinale elimina dalla sua squadra anche Jamar Rogers, l’ex carcerato malato di HIV, per salvare Juliet Simms, unica donna finalista che ha cominciato a dare cenni di vita solo un paio di settimane fa, capendo che bisogna puntare sull’emotività per far breccia sull’audience. Juliet piange prima, dopo e durante le sue esibizioni: come la Amoroso, praticamente, a cui fisicamente somiglia pure un po’ (stesso canappione). Brava è anche brava, ma definirla stracciapalle atomica è un complimento.

Imperdonabile Christina Aguilera per non aver salvato Lindsay Pavao (la mia personale vincitrice): il regolamento prevede che durante la semifinale il televoto decida chi mandare in finale, ma il giudice di ogni categoria ha la possibilità di “correggerlo” preventivamente schierandosi apertamente per uno dei semifinalisti rimasti in gara. La bombolosa Xtina ha deciso di fare l’ignava cedendo con codardia la responsabilità agli smartphone dei televotanti d’America. Lindsay tecnicamente era meno preparata di altri concorrenti, ma meritava che qualcuno scommettesse fino in fondo sulla sua unicità vocale, che andava messa in luce con canzoni in cui si potesse sentire maggiormente a proprio agio rispetto a quelle poco adatte assegnatele nel corso delle settimane dalla sua giudice. Ma la Aguilera voleva “sperimentare” (proprio come la peggior Simona Ventura) e l’ha mandata prima in confusione e poi a casa, grazie al braccio armato del televoto che ha eletto finalista Chris Mann, quello a cui è dedicato il titolo di questo post. Fargli cantare l’ Ave Maria tra i lumini cimiteriali, come se si trovasse al funerale della vecchia zia mentre già pregusta le gioie del lascito testamentario, è stata una decisione pessima che ha abbassato in un colpo solo la qualità dello show, dimostrando che il cattivo gusto di certe “scelte gigione” non è prerogativa solo dei talent nostrani.

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Hello (goodbye) Nasty

Scritto da Chissenefrega il 5 maggio 2012 – 18:06 -

hello nasty adam yauch dead

Ci riflettevo stanotte, sulla scomparsa di Adam Yauch, notizia appresa in tarda serata via twitter. In preda all’insonnia mi chiedevo perché ci fossi rimasto così male. D’altronde non sono mai stato uno di quelli che si strappa i capelli (averceli) per certi artisti, in particolar modo interpreti di generi a me lontani come il rap. Non ho mai avuto nemmeno la cameretta tappezzata coi poster dei cantanti del momento (giusto quello autografato di Alessia Merz).

Eppure, la morte del cofondatore dei Beastie Boys (band che ha contribuito non poco a rinnovare l’immagine del rap, dopo di loro non più un ghetto destinato solo a nerboruti afroamericani dal grilletto facile) mi ha colpito. Oggi mi sono fiondato tra le mie cataste di cd (ne ho ovunque: nei mobiletti in salotto sotto lo stereo, sotto il telefono, sotto la tv, in una cassettiera nell’ingresso, in garage, per non parlare di camera mia dove sono conservati dentro a scatoloni, o in zone remote della scrivania o in giro da qualche parte sepolti da secolari grumi di polvere) alla ricerca di un disco che ero certo di avere.

Se pensassi ai gigabyte e gigabyte di mp3 scaricati inutilmente – quasi per dovere (im)morale – che ho nei vari hard disk, ci metterei due secondi a trovare quello che cerco, e non avrei problemi di starnutire continuamente per aver alzato la polvere.

Sono giunto alla conclusione che c’hanno ragione quelli che dicono (l’ho sempre detto anche io, a dire il vero) che quando la musica si “comprava”, quando cioè era accompagnata da un supporto fisico, aveva più valore. Anche morale o affettivo. Hello Nasty dei Beastie Boys lo comprai all’epoca, sulla scia del successo di Intergalactic e Body Movin’. Ammetto anche che lo trovai un po’ deludente e lo accantonai quasi subito nel luogo polveroso da cui l’ho riesumato oggi. Ma non ho mai dimenticato di averlo.

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Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica

Scritto da Chissenefrega il 3 maggio 2012 – 19:20 -

dice il saggio: fesso il blogger che c’ha un archivio di oltre 2000 post e non se li ricicla al momento opportuno

 

Quando vedi un’intervistatrice dall’encefalogramma piatto come Paola Perego, ringrazi il cielo che in tv esistano delle snob curiose tipo Daria Bignardi o addirittura dei leccapiedi senza spina dorsale tipo Fabio Fazio. A Questa Domenica, Nostra Signora delle Talpe chiede un’opinione all’ospite Giulio Andreotti su Obama e McCain (domanda dribblata con il savoir faire che solo un democristiano di vecchia data sa tirar fuori all’occorrenza) con la stessa profondità con cui cinque minuti prima chiedeva lumi a Carina Cascella sui suoi comportamenti psicotici in capanna zulù. Paola confonde Veltroni con d’Alema così come poc’anzi scambiava Pasquale Laricchia con Filippo Bisciglia; parla di solidarietà della politica con la stessa enfasi con cui lancia il televoto tramite il quale chiede al pubblico se Pamela Camassa deve rimanere o no all’interno de La Talpa. Momenti troppo forti anche per il senatore a vita che, al rientro da un RVM, di fronte alla domanda “Come vede il futuro per i nostri bambini?” rimane bloccato, imbambolato, inerme sulla sua poltrona e non dà più cenni di vita, come fosse appena stato colpito da un’ischemia fulminante o da un topless di Melita Toniolo.

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Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani

Scritto da Chissenefrega il 7 aprile 2012 – 16:00 -

La verità è che se non ci fossi io ad introdurveli (ma non diciamo dove) voi vi perdereste questi talenti in erba che coloreranno il cielo del futuro con le sonorità del domani. I giovani deejay più noti al momento sono indubbiamente Avicii e Calvin Harris, ma la scena è piena di nomi nuovi pronti ad emergere. Ecco dunque altri tre deejay-producer da tenere d’occhio, e che vi consiglio per le vostre serate danzerecce alternative a Mitico Vasco, Mitico Liga, Laura Pavesini e Amicidimaria. Consideratelo il mio regalo di Pasqua.

skrillex

Skrillex (Los Angeles, classe 1988): ok, non sto scoprendo l’acqua calda. E’ solo che per non shockarvi troppo non potevo cominciare questa carrellata con uno completamente sconosciuto. Skrillex ha già intrapreso il percorso che lo porterà a diventare un producer di fama internazionale (e a collaborare con i “grandi artisti” vogliosi di accodarsi al trend del momento) vincendo tre Grammy (tra cui lo stesso Grammy che vinse anni fa Benny Benassi, ora produttore di Madonna). Per questo merita il massimo rispetto, anche se, diciamolo, fa un genere che fa venire discreti conati. Ma se l’è inventato lui, quindi, ancora una volta massimo rispetto per uno che ha scelto di puntare sulla creatività anziché sull’omologazione becera. I suoi brani metal-punk-rap-techno sono fintamente cattivi oltre che abbastanza vergognosi: però non puoi smettere di ascoltarli. Massimo rispetto anche perché Skrillex, uomo di rara bruttezza, si dimostra molto coraggioso ad andare in giro con quella faccia. Poi se consideriamo che di solito gli americani stanno all’arte del deejaying come Federica Pellegrini sta all’arte della recitazione, il deejay losangelino merita ancora una volta rispetto. Pensavo che un esperimento tipo il suo, qui in Italia potrebbe farlo solo un collettivo composto da Pino Scotto con Albertino e Mirko Casadei. Voto 6 e 1/2

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Garbage – Blood For Poppies

Scritto da Chissenefrega il 5 aprile 2012 – 21:45 -

Vi aspettavo al varco da almeno cinque anni.  Ma non entro nel merito, perlomeno fino al 14 maggio, quando uscirà l’attesissimo (da me) nuovo album “Not your kind of people”. Per il momento sappiate solo che vi lovvo, vi lovvo e vi lovvo. Di un lov sincero ed immutato, felicemente ritrovato, anche se ormai avete l’età dei Pooh.


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