Category - Trash

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Il santo del giorno – Olivia Newton John (ospite a Ti Lascio Una Canzone)
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Marco Mengoni – Solo (Vuelta al Ruedo)
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Agonia estiva (ma anche un po’ invernale) di questo blog / 1
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Mi mancheranno questi momenti
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Eurovision Song Contest 2011
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Judas ha tradito Lady Gaga (e ben le sta)
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Grande Fratello 11: la vittoria dell’Uomo Sfondo

Il santo del giorno – Olivia Newton John (ospite a Ti Lascio Una Canzone)

La donna che inventò l’estetica Monika Sport scomparve dalle scene per per un paio di decenni: si mormorò per un certo periodo che fosse passata a miglior vita. A resuscitarla ci ha pensato la prima stagione di Glee. E due sere fa la sua rivitalizzata salma è sbarcata su Raiuno, a “Ti lascio una canzone” (un appunto su questa trasmissione: nella prima stagione i bambini erano sobri, bravissimi e impeccabili; oggi sono brutti, stonati e protagonisti di ridicole mascherate che non appena avranno un minimo di consapevolezza di sé si trasformeranno in un boomerang per la loro psiche. Non mi stupirei, tra qualche anno, di leggere sul giornale la storia di una rotonda conduttrice televisiva amante della cucina assassinata a microfonate in testa da un gang di piccoli vendicativi concorrenti ormai cresciuti e trasformati in serial killer).

(da non perdere, alla fine del video, minuto 16:50, la Clerici – vestita e truccata come un travestito di periferia – che tenta di buttare lì due parole in inglese: “eppi bòrdai, màndei is ior brhrhrh”)

 

 

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Marco Mengoni – Solo (Vuelta al Ruedo)

Mi spiace per tutti quelli che me ne hanno chiesto una recensione sperando che mi sperticassi in entusiastici elogi, ma a me, il nuovo singolo di Marco Mengoni, non piace neanche un po’. Pare una canzone dei Muse (non nella formazione originale, però, bensì in quella “scambiata” che andò a Quelli che il calcio) cantata dai Negramaro (e questo è già tutto dire): originalità zero, una noia mortale, non ho capito niente del testo e nemmeno del video ufficiale (che spero vivamente non sia quello qui sotto).

Cioè, al primo ascolto è come un vaso di fiori che ti precipita in testa dal balcone. Poi, magari, col tempo scoprirò che non è nemmeno tanto male (dubito, dato che credo proprio che non l’ascolterò mai più), fatto sta che se avessi 99 centesimi da spendere, anziché l’mp3 di “Solo – Vuelta al Ruedo” (ma perché il titolo in spagnolo?), mi comprerei un caffè. Perlomeno mi terrebbe sveglio.

Agonia estiva (ma anche un po’ invernale) di questo blog / 1

Nell’attesa di pubblicare un sondaggio su Facebook (o su Google Plus: a proposito, regalo inviti a chi ne vuole) dove chiederò opinioni su cosa fare di questo blog nell’imminente futuro (tra le opzioni disponibili: riconvertirlo in un casinò online illegale con banner pubblicitari dove Chiara Tortorella gioca a poker con Totti; oppure rubare il template [e un paio di reggipetti] a Selvaggia Lucarelli e spacciarlo per il blog suo; oppure ancora trasformarlo in un fotopornoblog con immagini virate seppia di me coperto da indefiniti liquidi organici e inorganici in atteggiamenti molto ambigui e post scritti da Melissa P.), ecco un video da non perdere per sconfiggere la calura estiva (che poi qui saranno 12 gradi, ma magari lì dove siete voi fa caldo, chenesoio, e se non fa caldo ci sono i pelliccioni di volpe o la famosa polvere vulcanica giapponese a sole settantamilalire).

Eurovision Song Contest 2011

Eurovision Eurofestival 2011Direi che è il caso di prepararci – perlomeno psicologicamente – all’attesissimo ritorno del fenomeno musicale più internazionale e baraccone di tutti, quello che nacque nel 1956 e che ci regala di anno in anno brillanti perle trash e truzzate sonore di rara fattura. Nonostante questa descrizione assomigli vagamente alla biografia di Lady Gaga, sappiate che NO, non sto parlando di Miss Germanotta, bensì dell’Eurovision Song Contest, per gli amici Eurofestival 2011.

Dunque, dove eravamo rimasti? Alle nostre due vittorie del 1964 (con Gigliola Rubacuori Cinquetti e la trasgressiva “Non ho l’età”) e del 1990 (con “Insieme 1992” di Toto Cutugno, dedicata al numero di volte che è arrivato secondo a Sanremo). L’ultima partecipazione nostrana risale ai tempi degli onorevolissimi Jalisse, gli Eurythmics in formato discount, con la loro “Fiumi di Parole”, classificatasi medaglia di legno. Era il lontano 1997 e – francamente – noi italiani non avevamo certo bisogno di metterci in gioco in competizionucole musicali oltre confine: avevamo il Festivalbar che spakkava, “Wanna Be Like A Man” di Simone J scalzava “Around The World” dei Daft Punk dalla vetta della classifica dei dischi più venduti, io avevo vent’anni (piango) e c’era pure un governo di sinistra.

Dopo ben 14 anni di assenza è arrivato il momento del riscatto: ora che il Festivalbar è defunto da mo’, che Simone J è tornata probabilmente a fare la commessa (ma perché lei sì e Giusy Ferreri no?), che io ho l’età che ho, e che abbiamo la matematica certezza che non ci saranno mai più governi di sinistra, il Belpaese è pronto a ridiscendere in campo, a tuffarsi nella gara più europeista che c’è e nessuno mai più fermerà, nemmeno il trattato di Schengen. E il rientro è davvero di quelli da tappeto rosso: il nostro portabandiera, Raffaele detto Raphael Gualazzi (visti i suoi successi francesi, tra un po’ si farà chiamare Gualassì ) non ha mai ancora mai cantato nemmeno una volta (peraltro: cos’è sto bislacco rifacimento con mezze parole in inglese?!) e si ritrova già di diritto tra i finalisti (sia mai che dopo 14 anni ci toccasse pure sudare per la qualificazione) insieme agli illustrissimi, illustrerrimi, illustrisserrimi colleghi delle Nazioni di Serie A (ma io attendo con ansia anche le scoppiettanti maranzate balcaniche):

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Judas ha tradito Lady Gaga (e ben le sta)

Non te lo dico neanche quanto porta rogna essere etichettata erede di Madonna. E’ una di quelle robe da sperare che non ti capitino MAI nella vita, come una relazione intima con Aldo Biscardi. Quando successe a Britney Spears, quella ci credette talmente tanto che non solo vi duettò (con Madonna, non con Aldo Biscardi anche se, col senno di poi, avrebbe fatto una miglior figura), ma sciaguratamente pensò di impadronirsi del DNA limonandola in pubblico, sfidando superba gli anticorpi. Risultato:  “Me Against The Music” fu un flop e segnò l’inizio del declino della carriera britneyspearsiana, ma soprattutto le arrivarono tra capo e collo tutte quelle sfighe atomiche (dalla rasatura a zero, a Kevin Federline, a Gimme More) che la trasformarono in quella che è oggi: una bolsa avvinazzata e mezza ninfomane, completamente senza voce, con un guardaroba degno di un mercatino dell’usato della periferia pechinese.

Oggi stessa sfortunata sorte tocca a Lady Gaga. Anche la Germanotta, infatti, ci ha creduto in misura così eccessiva da plagiarne clamorosamente una hit e, puntuale, la maledizione madonnesca si è abbattuta su di lei. Risultato: “Born This Way”  ha battuto ogni record di airplay radiofonici nel giorno del debutto, per poi scomparire dai palinsesti delle radio tanto velocemente quanto vi era arrivata. Per non parlare di “Judas”, secondo singolo che anticipa il nuovo album. Brano con qualche tiepida potenzialità che si è rivelato un colossale buco nell’acqua, passato completamente inosservato come il pacco di Rocco Siffredi in un campo nudista africano. “Judas” è stato largamente sconfitto nelle classifiche internazionali non solo dal rilancio di una J.Lo in versione lambada, ma anche da improbabili tamarrate dance di provenienza rumena realizzate al risparmio, quali Mister Saxobeat.

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Grande Fratello 11: la vittoria dell’Uomo Sfondo

andrea cocco vince il gf11GF11: a sorpresa vince Andrea Cocco, un uomo chiamato divano per la sua capacità di mimetizzarsi tra mobili Ikea e suppellettili inutili della casa coi quali condivideva vitalità e personalità. Sei mesi senza fare un emerito tubo e adesso si becca 300 mila euro: lui sì che ha saputo fare downshifting in maniera proficua, altro che Perotti…

Ad ogni modo: la temeraria Elena riassume l’annata dell’edizione più lunga e più bestemmiata di sempre (e se hanno bestemmiato così copiosamente i concorrenti, figuriamoci i telespettatori).

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