Category - Trash

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The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria
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Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica
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Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent’anni in una (imbarazzante) compilation indie
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Jersey Shore
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L’Isola dei Famosi 9 – Il risveglio
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Martina Portolano: nuova star del web?
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La signora Ventura mi avrebbe protetto

The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria

Stasera e domani c’è la finalissima di The Voice of US. Non tutto, però, mi è andato a genio in questa edizione, nonostante il mio entusiasmo da bambinetto fanatico dopo aver visto la puntata d’esordio post Super Bowl (ribadisco, televisivamente bellissima). Prima di tutto: ventuno puntate rispetto alle dodici dell’anno scorso sono davvero TANTE. Poi uno si lamenta che la prima serata italiana dura troppo. In questo caso, tra le otto puntate da tre ore di X-Factor 5 e le ventuno da un’ora e mezza di The Voice of Us 2, quasi quasi mi viene da rivalutare le lungaggini della televisione nostrana (peccato però che la qualità delle voci in gara nei due talent non sia paragonabile manco per sbaglio).

Provo, poi, una certa delusione perché sono stati esclusi dalla gara i miei preferiti. Discutibile la scelta di Cee Lo Green eliminare il povero James Massone (e quelle due cotolette impanate che aveva al posto delle orecchie). Nonostante qualche insicurezza, aveva fatto passi da gigante vocalmente ma soprattutto dimostrava un indubbio carisma acchiappabimbeminkia, e infatti era fortissimo al televoto (dopo questa sua esibizione Blake Shelton affermò “I almost threw my panties on stage”: concordo, a momenti pure io).

A sorpresa (anche del diretto interessato, dato per vincitore fin dall’inizio) Cee Lo in semifinale elimina dalla sua squadra anche Jamar Rogers, l’ex carcerato malato di HIV, per salvare Juliet Simms, unica donna finalista che ha cominciato a dare cenni di vita solo un paio di settimane fa, capendo che bisogna puntare sull’emotività per far breccia sull’audience. Juliet piange prima, dopo e durante le sue esibizioni: come la Amoroso, praticamente, a cui fisicamente somiglia pure un po’ (stesso canappione). Brava è anche brava, ma definirla stracciapalle atomica è un complimento.

Imperdonabile Christina Aguilera per non aver salvato Lindsay Pavao (la mia personale vincitrice): il regolamento prevede che durante la semifinale il televoto decida chi mandare in finale, ma il giudice di ogni categoria ha la possibilità di “correggerlo” preventivamente schierandosi apertamente per uno dei semifinalisti rimasti in gara. La bombolosa Xtina ha deciso di fare l’ignava cedendo con codardia la responsabilità agli smartphone dei televotanti d’America. Lindsay tecnicamente era meno preparata di altri concorrenti, ma meritava che qualcuno scommettesse fino in fondo sulla sua unicità vocale, che andava messa in luce con canzoni in cui si potesse sentire maggiormente a proprio agio rispetto a quelle poco adatte assegnatele nel corso delle settimane dalla sua giudice. Ma la Aguilera voleva “sperimentare” (proprio come la peggior Simona Ventura) e l’ha mandata prima in confusione e poi a casa, grazie al braccio armato del televoto che ha eletto finalista Chris Mann, quello a cui è dedicato il titolo di questo post. Fargli cantare l’ Ave Maria tra i lumini cimiteriali, come se si trovasse al funerale della vecchia zia mentre già pregusta le gioie del lascito testamentario, è stata una decisione pessima che ha abbassato in un colpo solo la qualità dello show, dimostrando che il cattivo gusto di certe “scelte gigione” non è prerogativa solo dei talent nostrani.

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Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica

dice il saggio: fesso il blogger che c’ha un archivio di oltre 2000 post e non se li ricicla al momento opportuno

 

Quando vedi un’intervistatrice dall’encefalogramma piatto come Paola Perego, ringrazi il cielo che in tv esistano delle snob curiose tipo Daria Bignardi o addirittura dei leccapiedi senza spina dorsale tipo Fabio Fazio. A Questa Domenica, Nostra Signora delle Talpe chiede un’opinione all’ospite Giulio Andreotti su Obama e McCain (domanda dribblata con il savoir faire che solo un democristiano di vecchia data sa tirar fuori all’occorrenza) con la stessa profondità con cui cinque minuti prima chiedeva lumi a Carina Cascella sui suoi comportamenti psicotici in capanna zulù. Paola confonde Veltroni con d’Alema così come poc’anzi scambiava Pasquale Laricchia con Filippo Bisciglia; parla di solidarietà della politica con la stessa enfasi con cui lancia il televoto tramite il quale chiede al pubblico se Pamela Camassa deve rimanere o no all’interno de La Talpa. Momenti troppo forti anche per il senatore a vita che, al rientro da un RVM, di fronte alla domanda “Come vede il futuro per i nostri bambini?” rimane bloccato, imbambolato, inerme sulla sua poltrona e non dà più cenni di vita, come fosse appena stato colpito da un’ischemia fulminante o da un topless di Melita Toniolo.

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Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent’anni in una (imbarazzante) compilation indie

con due deca rockit

E’ scaricabile gratuitamente (ma visto il risultato pare già un prezzo fin troppo elevato) da qualche giorno la compilation “Con Due Deca”. Un progetto 2.0 fin dal nome, ideato da quei geniacci di Rockit che hanno pensato di far reinterpretare le canzoni più note degli 883 ai “talenti emergenti” della scena indie nazionale.

Una compilation – diciamolo subito – tremenda e imbarazzante (più che un “tributo” un TRIBRUTTO) che mette in mostra senza alcuna pietà tutta l’obsolescenza del repertorio degli 883, ma anche la pochezza creativa di quelli che dovrebbero mandare avanti la baracca musicale del Paese (c’è grossa crisi sotto tutti i punti di vista, evidentemente).

Gli 883 di Pezzali (e Repetto) hanno segnato una generazione di adolescenti cresciuti negli anni 90; li hanno accompagnati da dentro i loro walkman alla fermata dell’autobus, sono stati la colonna sonora tra le equazioni di secondo grado e le prime limonate. Fino ad un certo punto (diciamo “La donna il sogno & il grande incubo”) il progetto ha funzionato; poi, però, ha tradito tutta la sua staticità (staticità che Pezzali dimostra tuttora scrivendo canzoni sanremesi degne della quarta elementare) e la voglia ipercommerciale di esondare verso altri lidi (cinema, tv e letteratura senza mai sfondare veramente – se non le nostre sfere).

Mentre il pubblico che ascoltava gli 883 cresceva, gli 883 (prima, e Max Pezzali solista poi) si son ben guardati dal farlo, rimanendo immobili negli anni d’oro del grande Real, perseverando nel sempre più scialbo e pedestre tentativo di raccontare storie sfigate di bamboccioni sfigati, ancorati in mezzo a cumuli di roba e di spade che sono stati evidentemente la loro rovina (forse per l’uso troppo moderato).

Ascoltate oggi, le versioni originali delle canzoni del duo di Pavia (all’epoca dei veri e propri masterpiece tamarri in cui tutti ci riconoscevamo, da sparare a tutto volume dentro la Uno Turbo col finestrino lato guida abbassato e il gomito fuori) fanno l’effetto nostalgico delle polaroid sfuocate della gita a Praga scattate con la prof di matematica nell’anno della maturità. Pezzi certamente rimasti nella memoria collettiva, ma comunque appartenenti al passato, da rispolverare ogni tanto per ricordarci come eravamo e ridere di noi stessi, pensando che oggi siamo tutti molto meglio (tranne Max Pezzali. E la prof di matematica).

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Jersey Shore

Jersey-Shore.jpg

E’ partita stasera su MTV Italia, la nuova stagione di Jersey Shore. Questo post è stato scritto in occasione della trasmissione della precedente, quella ambientata nel nostro caro vecchio Belpaese, così povero di tamarri autoctoni che è stato necessario importarli dal New Jersey. Vista l’occasione, riesumo il post giusto per ricapitolare dove eravamo rimasti. Prometto (ma più che una promessa è una minaccia) che ci sarà un degno aggiornamento su questa quinta, nuova, e già spumeggiante stagione.

 

Non sapevo quando, ma sapevo che sarebbe successo: ho iniziato a guardare Jersey Shore. Cominciare a seguire un programma tv dalla quarta stagione può essere ostico (e non solo per i contenuti da encefalogramma piatto), ma ho tutta l’intenzione di mettermi in pari come un diligente scolaretto che inizia a studiare dal secondo quadrimestre, dovendo recuperare quello precedente. In realtà sto scoprendo – ma non è una gran scoperta – che non è che mi sia perso molto: in Jersey Shore è tutto molto basico. In qualsiasi parte del mondo si trovino, sia nell’umido New Jersey che nella fiabesca Toscana (scambiata per il Vaticano, a causa delle numerose chiese), i protagonisti dagli strambi soprannomi hanno un unico obiettivo: pucciare (o farsi pucciare) il biscotto.

In realtà, le ragazze (ammetto che definire Snooki “ragazza” è un po’ azzardato:  lei si definisce “polpetta”, ma diciamo che per forme e dimensioni è più simile a un congelatore orizzontale da 100 litri – che è anche la quantità di bevande alcoliche che la suddetta si scola quotidianamente) sono molto più sessualmente smaniose dei maschi: fin dai loro primi passi in terra italica hanno incominciato a distribuire numeri di telefono a destra e a manca, rimediando addirittura (è il caso di Deena, polpetta in seconda) un quarto d’ora di “esperienza lesbianica” (cit.) per poi finire ammettendo che la cosa non fa per lei perché “i like penis”.

Non si capisce, francamente, il motivo di quello che sembra essere un tarlo competitivo residente nel cervello (?) delle quattro ragazze nei confronti dei colleghi maschi, considerato che le giornate dei boys loro coinquilini sono tutt’altro che mosse dall’ormone. A parte l’odioso Mike The Situation, che si accoppierebbe anche con una cabina dell’Enel guasta, ma solo perché è eccessivamente schiavo del suo personaggio, gli altri uomini di casa vivono alla giornata, preferendo una partita a calcio balilla, delle sane ubriacature, e prendendo quello che viene, se viene. E spesso non viene proprio.

Per esempio: il grande, grosso e nerboruto Ronnie ha il cuore caramelloso di un gattino annaffiato che miagolerà, infatti si fidanza (ma è un ritorno di fiamma, da quanto ho capito, e non sarà nemmeno molto definitivo) con Sammi (presenza inutile, le ragnatele sugli angoli dei muri dimostrano maggior personalità). Il pettinatissimo Pauly riesce a far accedere all’interno delle sue mutande giusto qualche acaro della polvere e Vinny millanta “blowjobs” che non ha mai ricevuto, solo per darsi un tono, ma è molto più credibile come pacato intellettuale di casa, e ciò la dice lunga sul Q.I. medio che regna nell’appartamento fiorentino dove, manco a dirlo, oltre alle normali camere, è stata allestita un’apposita stanza destinata alla trombata occasionale, momentaneamente non troppo sfruttata, pertanto piena di ragnatele (che sono in quantità doppia quando dentro c’è Sammi).

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L’Isola dei Famosi 9 – Il risveglio

Vuoi vedere che le debolezze dell’Isola dei Famosi stanno inaspettatamente diventando i suoi punti di forza? Scrivevo in occasione della prima puntata:

certi film alla seconda visione sorprendono; chissà che questo cast che già conosce in anticipo tutte le dinamiche del gioco, non riesca a farsi ricordare con qualcosa di memorabile

 

Magari “memorabile” è una parola grossa, ma i meccanismi che si sono instaurati grazie all’iniezione continua di nuovi elementi nel gruppo, hanno portato una ventata di freschezza, genuinità (e demenza) in un reality che stava cominciando a prendersi troppo sul serio.

Finalmente, alla settima settimana, la svolta comedy più volte promessa (e finora mai concretizzata) si è finalmente compiuta, con una puntata per molti aspetti divertente. Si parte dall’epico scontro tra una mesta Antonella Elia (ha la stessa espressione colpevole e abbacchiata del cane che ha fatto la cacca in salotto) e il clown Max Bertolani, smentito e smascherato sulla questione delle presunte sberle ricevute dalla showgirl. Ridicolizzato con un “moviolone” che rivela l’inconsistenza delle sue accuse, il “gladiator” prima attacca la produzione rea secondo lui di aver occultato le scene di violenza (eh, una censura degna di Arancia Meccanica direi…) e poi, non trovando appigli, decide di perdonare la Elia dopo che questa gli offre un morso della sua fetta di torta.

Esilarante il momento in cui Luxuria mette in vendita cibarie di varia natura, dimostrando di essere una esperta battitrice (d’asta), e il nervoso Divino Otelma compra una scatola che si rivela tristemente vuota. La despota Valeria Marini, dopo aver irretito Jivago e irritato tutti gli altri, è eliminata dal televoto: esce dal gioco lamentando un abbassamento del livello generale e abbandona le scene con un lapidario “ciao, da casa non vi guarderò”.

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Martina Portolano: nuova star del web?

martina portolano hot

La rete parla di lei da qualche mese, ma la grande popolarità (?) è arrivata di recente. Martina Portolano (e non porta solo quello, direi) è la celebrity 2012 di Youtube. Romana ma cesenate d’adozione, con un fratello iperprotettivo che scandaglia internet alla ricerca di profili fake ed un presunto fidanzato molto geloso, Martina nasce su Netlog, il famoso social network per bimbeminkie di malaffare. Lì pubblica foto di un certo calibro (calibro mign-8) e dei video decisamente pieni di grazia:

Poi trasloca su Youtube ed è la consacrazione: i maschi la riempiono di complimenti per le scene e i costumi, le donne le invidiano le coreografie ed il fisico scultoreo.

A loro, la novella star risponde con un video lucidissimo (dopo il salto) in cui denuncia lo sfruttamento della sua immagine e si scaglia contro chi la critica e si appropria dei suoi contenuti. Martina, oltre a dimostrare grande classe nel danzare, dispone di un ricco e sobrio vocabolario che usa sapientemente declinandolo in poesia. Ad esempio, dal minuto 1:27:

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La signora Ventura mi avrebbe protetto

Premessa: tutto nasce da un poco elegante commento (“tu sei un ricchione” cit.) di Mariano Apicella all’indirizzo di Cristiano Malgioglio (ma prima c’era stato un meraviglioso dissing in stile gangsta rap tra lo stesso Apicella e Den Harrow, terminato con Otlema che dà del “tricheco” alla Marini). A me la scelta autorale di mandare in onda l’offesa del menestrello di Arcore non è piaciuta, ma una volta che la frittata è stata fatta bisognava anche darsi una mossa per limitare i danni.

Spiegandolo con una elegante metafora, è stato un po’ come mollare un fetente peto dentro un ascensore con le porte bloccate. A quel punto bisognava accanirsi ed aprirle con la forza, quelle porte, o almeno tentare di uscire dal soffitto e arrampicarsi sulle corde d’acciaio, rischiando di spellarsi le mani. Il conduttore, invece, ha preferito stare chiuso dentro a soffocare e c’è mancato un attimo che non prendesse fuoco tutto a causa dei gas emessi. Mi spiace, ma Savino ha fatto una figura inadeguata al ruolo che ricopre. Lui voleva una isola “comedy”, ma questo non vuol dire sottrarsi alle responsabilità quando il comedy vira inaspettatamente in tragedy, soprattutto quando sei tu quello che ci mette la faccia.

Savino ha dimostrato poca “passione”: evidentemente nel suo ruolo di conduttore sostituto della cazzutissima signora Ventura – santa patrona dei naufraghi – non ci crede manco lui.

Fine premessa. Ma ti pare che quell’unica volta che uno non è davanti al televisore, si perde il momento più cult di tutte le nove stagioni di un reality che ormai non parla più di naufraghi ma sta proprio naufragando esso stesso? L’isola si sveglia a mezzanotte e, verso fine puntata, scatta il momento thriller che vede l’ammutinamento degli eroi e una rivolta dei concorrenti contro la produzione del reality stesso.

Non c’è nulla da commentare, solo da vedere (video dopo il salto) e prendere atto che:

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