Category - Trasmissioni

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Bignami del GF 11 (parte 2)
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Bignami del GF 11 (parte 1)
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Sono influenzato / 2 – Gli show del sabato sera (wow, un post televisivo come ai vecchi tempi)
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Antonella Lafortezza entra nel cast di Amici 10
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X-Factor 4 – La reunion delle anime perse e l’eliminazione di Stefano Filipponi
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Nel frattempo in UK
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Sarà la prematura scomparsa di Pietro Taricone che farà riprendere l’attività di questo blog?

Bignami del GF 11 (parte 2)

Continua da qui l’indispensabile bignami, gentilmente offerto dalla nostra Elena:

pietro guendalina gf 11Ricercando altri elementi interessanti, come non concentrarsi sui due triangoli di questa edizione? Il primo è quello composto da Guendalina, Pietro ed Ilaria. Proviamo a riassumere il tutto in poco spazio, ma sarà dura: Guendalina, romana, simpatica come un riccio ben nascosto sul bagnasciuga, entra nella casa con un ex alle spalle e una figlia seienne a carico. Pietro si avventura oltre la porta rossa con una ragazza che lo attende e si fida di lui: Ilaria. Dopo tipo dieci minuti dall’ingresso, un raggio lobotomizzante annulla i ricordi del ragazzo in merito alla sua storia esterna e le vicende lo portano tra le braccia (e le poppe) di Guendalina. Purtroppo però, Ilaria, istigata da Signorini, decide di alzare la cresta e non di comportarsi come ogni cornuta delle edizioni precedenti. Previo televoto, si infila nella casa spodestando Guendalina dalle ginocchia di Pietro e riprende possesso del territorio andando a tener vivo il rapporto con il suo quasi ex, negli armadi della casa. Ovviamente le due oche si scannano per il galletto, ma chi avrà la meglio nell’aia? Quella con più alleate perché presente lì dentro da più tempo. Ilaria e Pietro ben presto escono di scena e all’unica rimasta di questo triangolo non resta che consolarsi con frasi tipo: “Si renderà conto di che si è perso, io non ho perso niente”. “Che se lo tenga, sono pentitissima e schifata!”. Ora come ora, Guenda passa le giornate a spettegolare e fare scherzi idioti con Margherita. Due zitelle abbandonate che si accudiscono tra loro, manca il bicchierino di Vov e la partita a tresette e lo scenario da ospizio è completo.

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Bignami del GF 11 (parte 1)

L’altra sera ero a cena con amici: si parlava del più e del meno e, con mia grande (ed amara) sorpresa, ho realizzato di essere completamente disinformato sugli interessantissimi avvenimenti di questa edizione del Grande Fratello. Una serie di lacune su cui non mi sono dato pace, tanto che la cena mi è rimasta sullo stomaco. Ho dovuto chiedere ad Elena, l’enciclopedia Treccani del Gieffe, di ragguagliarmi.

spennacchiotto giulianoSiamo a cento. Cento  giorni (circa) di reclusione per alcune rarissime specie di decerebrati italiani. Una sorta di gagliardo zoo dove ogni tanto qualche bestiola abbandona la gabbia ma un nuovo Polipo Paul è già pronto a salire sul piedistallo delle Meteore e sostituire la creaturina uscente.
Nella prima puntata li abbiamo visti entrare colmi di speranze, fieri e ignoranti a sfidare il domani. Di quella seratona c’è da incorniciare la prima apparizione di Giuliano, il Gigolò ribattezzato Spennacchiotto dalla Gialappa’s. Figo come l’ombra di Fonzie, arriva fuori della casa con un casco sulla faccia e l’ormone femminile freme e scalpita. 400,00 € di media per una sera con lui, chissà che manzo ci verrà proposto! E invece appare questo omino anonimo dall’aria saccente e scostante, un uomo che ti ispira un gran desiderio… sì un gran desiderio di vederlo affondare tra le sabbie mobili. Poi apre bocca, si esprime, mostra il suo lato accomodante e quel carattere compagnone… Con uno così non ci uscirei manco se dessero a me 4.000 € perché dopo 10 minuti dei suoi borbottii e delle sue filosofie di vita c’è voglia di aggiungere anche un branco di coccodrilli affamati a contorno delle sabbie mobili. Durante la sua permanenza nella casa riesce a rendersi antipatico e a scannarsi con un sacco di gente e non fa che ripetere che lui vincerà, che ne è certo, che lui è lì per giocare e arrivare alla fine. Gli va bene per dei mesi che il Grande Fratello non lo mette in Nomination ma, alla prima occasione buona, viene detonato e spedito per direttissima a Pomeriggio 5 a telefonare in diretta all’unica donna della sua vita che lo riesce a tollerare: sua mamma. Vogliamo ricordarlo così.

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Sono influenzato / 2 – Gli show del sabato sera (wow, un post televisivo come ai vecchi tempi)

la corrida flavio insinna

Quando sei “allettato” (nel senso di fermo immobile in posizione orizzontale dentro al letto) e non nel pieno delle tue facoltà, è facile farsi “allettare” (nel senso di attrarre) anche da ciò che durante l’anno eviti come la peste. Usare il pc è un’attività scomoda ed estenuante: per decomprimere la mente hai bisogno di qualcosa di più rilassante e passivo, di meno multimediale ed interattivo. E la cara vecchia televisione è il ripiego perfetto. In questo 2011 sembra siano ritornati a vivere – quasi fossero zombi che seguono il trend di The Walking Dead – i vecchi varietà del sabato sera, quelli garbati, coi balletti pieni di lustrini e le vallette emancipate ma non troppo. Se, da una parte, RaiUno ha offerto un prodotto nuovo ma formato da tanti piccoli pezzi di vecchiume televisivo tenuti assieme da una sfida tra due casti mattatori, dall’altra Canale 5 ha messo in scena un totale restyling del più datato dei suoi format riuscendo a tirarlo a lucido come l’argenteria della nonna col Sidol.

In “Attenti a quei due” Fabrizio Frizzi (ultimamente talmente sovraesposto da far rimpiangere la sua epurazione) e Max Giusti (sempre più bravo come comico che come conduttore) si sfidano a suon di “format televisivi”: la gara “Ballando con le stelle” vede i due contendenti sfidarsi a passi di danza, nella gara “Zecchino d’oro” devono cantare coi bambini, nella gara “Chi l’ha visto” riconoscere personaggi che furono famosi. All’appello manca solo la gara “Barbara d’Urso” in cui i due devono moralizzare sindaci della Lega Nord, ma non si può avere tutto. Premio finale per chi vince più sfide, giudicate dal pubblico in sala e da un trio di vecchie carampane armate di paletta, una serata con Serena Autieri (va da sé che la regola non scritta del programma è che bisogna fare di tutto per perdere). Un varietà poco utile e che sembra fin troppo ambizioso per un sabato sera in famiglia (o a letto con 38 e mezzo e una tazza di Tachifluidec). Non lascia granché, solo la sensazione di una abissale mancanza di idee di certi autori televisivi, che poi sono sempre quelli, Pasquale Romano in primis.

La Corrida”, invece, è stata per me una rivelazione. Chi ama la televisione non può non amare questo format tutto italiano, ideato dal grande Corrado, che fu people show prima dei people show e talent show prima dei talent show. Un programma che ha sempre messo in luce la storia e la follia della gente nostrana, che dagli anni 60 regala due minuti di gloria user generated (anticipando il gradimento sui commenti di Youtube e i “mi piace” di Facebook”) ai suoi coraggiosi ed intraprendenti concorrenti, a volte casi umani, a volte veri talenti che per coincidenze della vita non hanno intrapreso un percorso artistico pur avendone magari tutte le capacità. Dopo otto anni di conduzione sempre più fiacca e meno convinta da parte di Gerry Scotti (un altro che dovrebbe aggiungere “sovraesposizione” come secondo nome sulla carta d’identità, e poi anche “sovrappeso”) la comparsa di Flavio Insinna, fin troppo umile, modesto e scaramantico, è sembrata un vero bagliore di luce in un programma che sembrava non avere più niente da dire, soprattutto dopo la scomparsa dell’ultima colonna portante, il maestro Roberto Pregadio.

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Antonella Lafortezza entra nel cast di Amici 10

Nonostante fosse la più scarsa tra le tre aspiranti, Antonella Lafortezza ha vinto la sfida odierna ed è riuscita a conquistare la maglia da titolare di un nuovo banco (allestito per l’occasione) di Amici 10. Il suo nome non è nuovo per chi ha seguito nel tempo l’underground amiciano, ovvero tutta quella serie di fatti un po’ loschi che si diffondono in rete ma non vengono mai ufficializzati in tv. La Lafortezza ha un Sanremo all’attivo ed un brano, “Dove nascono gli amori”, presentato per conto della Svizzera all’Eurofestival. La stessa canzone era stata a lei “rubata” e spacciata nel 2007 come inedito della defunta (artisticamente) concorrente di Amici 2007 Giulia Franceschini. L’ammissione di Antonella Lafortezza nella scuola oggi sa di risarcimento postumo, il minimo offribile per il torto subito tre anni fa. Peccato che, comunque, non si sia dimostrata all’altezza degli altri cantanti presenti nel cast (Annalisa Scarrone su tutti ed una sorprendente Giorgia Urrico che dopo settimane di lagne, raucedine e scimmiottamenti di Emma Marrone sembra cominciare a tirar fuori una sua personalità).

Ah, dimenticavo: Amici quest’anno è appassionante, probabilmente la decima è l’edizione migliore di sempre, altro che X-Factor. Peccato solo che il sabato pomeriggio termini con mezz’ora di anticipo rispetto al passato per lasciare spazio alle “good news” della nuora del Premier (a proposito della puntata di oggi di Verissimo: i Modà sono il gruppo musicale più accoMODAnte e lecchino di sempre).

X-Factor 4 – La reunion delle anime perse e l’eliminazione di Stefano Filipponi

Questo X-Factor è alla X-Frutta, ma gli autori non si arrendono. Al (ricercato, voluto e meritato) flop della quarta stagione rispondono scendendo a patti persino col diabolico cocainomanecattivoesempiopernoigggiovani Morgan, la gatta in tangenziale Simona Ventura e la molleggiated housewife Claudia Mori. E arrivare a rimpiangere persino quest’ultima, testimonia il penoso stato di indigenza in cui versa quest’annata dello show. Una volta tanto in due mesi, il piatto della serata è ricchissimo, ammicca allo zoccolo duro del pubblico nostalgico scappato a gambe levate dalla presente edizione, propone come ospite una star internazionale davvero di prima grandezza (Rihanna, non la Ventura) e lascia in secondo piano quello che dovrebbe essere il vero sugo del talent, una gara canora ahimè degna di un karaoke tra avvinazzati.

Ed è davvero una puntata che si differenzia dal mortorio al quale ci eravamo abituati da dieci settimane, riuscendo nel finale – liberatorio per l’esito ma orrendo dal punto di vista della credibilità del programma – a ristabilire un minimo d’ordine e di equità meritocratica. Dei sette giudici presenti stasera, i tre riesumati si fanno decisamente rivalutare per una brillantezza che i nuovi arrivati si sognano. Peccato che anche loro cadano nel tranello Stefano Filipponi: è chiaro che c’è una precisa direttiva autorale che impone a chiunque parli di lui, di elogiarlo a prescindere per non colpirlo nelle sue fragilità, in nome di un inspiegabile buonismo di facciata tipico da “famiglia del Mulino Bianco che guarda i programmi Rai”, nonostante stonature da antologia (stasera ha rischiato l’autosoffocamento tentando di prendere un fa diesis) e la presenza scenica di un trattore Landini ingolfato.

Evidentemente il format di X-Factor è stato trasformato in “Pronto Elisir” dove qualsiasi disadattato può andare a farsi prescrivere cure med(iat)iche per rinvigorire la propria autostima, curare sociopatie o disturbi in genere (vale anche per Nevruz). Quando affideranno la conduzione a Michele Mirabella, il processo sarà completo e mi presenterò pure io ai provini perché ho l’assoluta necessità che qualcuno mi dica che ho dei capelli foltissimi e assomiglio a Brad Pitt basandosi sull’inconfutabile certezza che ambedue disponiamo di un intestino crasso.

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Nel frattempo in UK

Assegnate le categorie dei giudici all’X-Factor d’oltremanica. Simon Cowell seguirà i gruppi, Luis Walsh gli over, Dannii Minogue i maschi under e Cheryl Cole le femmine under. Tanto per chiudere il cerchio del parallelismo con Anna Tatangelo. Solo che la popstar Cheryl Cole, da quando è entrata a far parte del quartetto di giudici (ovvero da due anni), ha sempre vinto il programma (scoprendo, peraltro, Alexandra Burke). In questo suo terzo anno di permanenza dietro al bancone con la X, la vittoria della Cole sembra nuovamente più che annunciata grazie al fenomeno youtubiano Cher Lloyd, adorabile sedicenne che pare una versione di se stessa più giovane e storta. Ecco, noi c’abbiamo Dorina, per dire.

La squadra dei maschi annovera invece un ventunenne di Treviso residente a Londra, Nicolò Festa. Talmente odioso che mi pare strano che non l’abbiano preso qui da noi.

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Sarà la prematura scomparsa di Pietro Taricone che farà riprendere l’attività di questo blog?

pieto taricone mortoCome sempre, in simili circostanze, leggo in giro battute di dubbio gusto e sopravvalutati epitaffi. Né queste né quelli mi turbano o sconvolgono, so perfettamente che è tanto semplice scrivere un coccodrillo cinico e postumo, quanto inutile stilare gloriose epigrafi commemorative fuori tempo massimo. Dunque mi sforzerò di dire quello che penso francamente, senza cedere alle lusinghe del diavoletto gosspiaro nella mia testa che si chiede “con chi si consolerà adesso Kasia Smutniak”? D’altronde, di occasioni per sfotterlo o denigrarlo, Pietro Taricone ce ne ha fornite mille e più in questi dieci anni in cui lo abbiamo conosciuto e si è imposto prima di chiunque altro (suo malgrado, ma anche no) come simbolo di una televisione decadente e modello giovanile di affermazione superficiale.

A poco sono serviti i tentativi a corrente alternata di dissociarsi dal suo stesso personaggio del nerboruto bullo rubacuori, o lo scendere a compromessi con il mondo dello spettacolo al fine di coniugare la soddisfazione ormonale del suo pubblico femminile più delirante, ad una ricerca professionale leggermente elevata dagli standard, che gli facesse evitare le più umilianti modalità di conferma degli stereotipi da lui incarnati.

Ad avviso dello scrivente, Taricone non è mai risultato convincente né come attore pseudoimpegnato, né come interprete del vacuo personaggio di se stesso. Il connubio muscoli+cervello non funziona mai nello showbiz e va a finire sempre che i primi prevaricano il secondo. Però se uno ha la fortuna che l’opinione pubblica lo mette a confronto con gente tipo Rocco Casalino o Salvo Veneziano, allora anche quello che rompe le angurie a craniate può passare per un emulo di Einstein. Proprio giocando su questo suo (prima cavalcato e poi rinnegato) conflitto – spiattellato in pubblico come il “reality show della vita” richiede – si è garantito due lustri di fama, conclusisi ieri con un epilogo tragico.

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