Category - Trasmissioni

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Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica
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Nel frattempo a X-Factor U.S.A. – La drammatica eclissi di Nicole Scherzinger
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Servizio Pubblico
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Javier Colon vince The Voice
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Sono pazzo di The Voice
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Grande Fratello 11: la vittoria dell’Uomo Sfondo
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Festival di Sanremo 2011 – Seconda serata. Eliminati Albano e Patty Pravo. Tra i giovani passano Serena Abrami e il crooner che sembra Matteo Renzi

Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica

dice il saggio: fesso il blogger che c’ha un archivio di oltre 2000 post e non se li ricicla al momento opportuno

 

Quando vedi un’intervistatrice dall’encefalogramma piatto come Paola Perego, ringrazi il cielo che in tv esistano delle snob curiose tipo Daria Bignardi o addirittura dei leccapiedi senza spina dorsale tipo Fabio Fazio. A Questa Domenica, Nostra Signora delle Talpe chiede un’opinione all’ospite Giulio Andreotti su Obama e McCain (domanda dribblata con il savoir faire che solo un democristiano di vecchia data sa tirar fuori all’occorrenza) con la stessa profondità con cui cinque minuti prima chiedeva lumi a Carina Cascella sui suoi comportamenti psicotici in capanna zulù. Paola confonde Veltroni con d’Alema così come poc’anzi scambiava Pasquale Laricchia con Filippo Bisciglia; parla di solidarietà della politica con la stessa enfasi con cui lancia il televoto tramite il quale chiede al pubblico se Pamela Camassa deve rimanere o no all’interno de La Talpa. Momenti troppo forti anche per il senatore a vita che, al rientro da un RVM, di fronte alla domanda “Come vede il futuro per i nostri bambini?” rimane bloccato, imbambolato, inerme sulla sua poltrona e non dà più cenni di vita, come fosse appena stato colpito da un’ischemia fulminante o da un topless di Melita Toniolo.

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Nel frattempo a X-Factor U.S.A. – La drammatica eclissi di Nicole Scherzinger

Il nostro X-Factor a pagamento catalizza tutte le attenzioni nazionali, ma ogni tanto bisognerebbe buttare l’occhio anche sulle edizioni estere. Riassumiamo velocemente la storia di X-Factor USA: Simon Cowell, il papà del format, ha abbandonato la sua amata Inghilterra da oltre un anno per dedicarsi anima e corpo alla realizzazione della prima edizione di X-Factor in America. Edizione annunciata come rivoluzionaria, ma che nella realtà fatica a decollare e il cui successo sembra essere sotto le aspettative. I giudici chiamati dietro l’ormai famoso bancone non hanno dimostrato finora l’appeal necessario (d’altronde che ti vuoi aspettare da Nicole Scherzinger e Paula Abdul che in comune hanno solo i lineamenti plasticosi, e da L.A.Reid che è stato messo lì solo per evidenti intrallazzi discografici?) e il pubblico ha accolto il talent tiepidamente. Tanto tiepidamente che lo stesso Cowell ha ammesso che X-Factor USA non è il fenomeno che si era preventivato (colpa anche del format ormai obsoleto: l’innovativo “The Voice”, per dire, ebbe un impatto mediatico sicuramente maggiore sul pubblico d’oltreoceano – e anche sul sottoscritto – oltre che una media d’ascolto più alta).

In quanto a scene madri, però, X-Factor USA non si fa mancare nulla.

Nell’ultima puntata andata in onda, un simpatico siparietto (raccontato in quattro ipnotiche Gif animate – se non le vedete aspettate un po’ che devono caricare) che sa molto di deja-vù: Nicole Scherzinger, novella Arisa, deve decidere chi eliminare, ma non ce la fa a prendersi la responsabilità. A un passo dalla crisi mistica, mentre tampona le lacrime che sgorgano peggio che alla statuetta della Madonna di Lourdes, l’ex Pussycat vigliacca ed infingarda (nonché pessima attrice) non vuole eliminare la concorrente Rachel (del Team Cowell, qui la sua esibizione) e nemmeno il concorrente Marcus (del Team Reid, qui la sua esibizione), consapevole che qualunque scelta si ripercuoterà su di lei (e pensare che lo show avrebbe dovuto condurlo la stessa Nicole e invece poi è stata promossa a giudice in corsa).

Nicole non sa che fare, dice espressamente che non vuole scegliere. Il conduttore la incalza e lei non ci capisce più niente. Alla fine, in preda all’arrizzamento di carni e con la morte nel cuore, chiama il TILT. Il voto del pubblico sovrano a stelle e strisce sceglie di mantenere in gara il concorrente Marcus e la Scherzinger si vede passare davanti agli occhi tutta la sua fallimentare carriera, dai balletti sgallettati ai featuring con Enrique Iglesias, come in un film di serie B.

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Servizio Pubblico

La domanda fondamentale è: sarà contento l’ “azionariato diffuso” di quello che ha visto? D’altronde hanno versato 10 euro a cranio nelle tasche di Michele Santoro per coprodurre il programma (“Michele Santoro e altri 100.000 presentano…” recitavano genialmente i titoli di testa), e io credo che il giudizio finale debbano darlo loro. Però, se fossi tra i finanziatori, non mi sentirei appagato al 100%.

I precedenti tentativi di “informazione libera e indipendente” (Raiperunanotte e Tuttinpiedi) firmati dal giornalista campano erano più convincenti anche perché nascevano da una forma di ribellione a quel Servizio Pubblico che in Michele Santoro procurava tensione, oppressione e difficoltà di espressione. Erano tentativi “one shot” in cui ci andava dentro di tutto, dal talk al varietà, dalle inchieste a Benigni, da  Luttazzi (non ancora professionalmente sputtanato) a Elio e le Storie Tese.

Ora che, invece, Santoro non ha editori a cui rispondere e direttori che gli mettono i bastoni tra le ruote, ora che non subisce censure, che è solo al centro del palco con il benestare popolare, e finalmente può parlare come magna, beh, sembra che al suo “nuovo” (solo nelle intenzioni) programma tv manchi qualcosa: si è persa la magia del non detto e il gusto del proibito. Rispetto ad Annozero spariscono i momenti pepati generati dallo scontro con il nemico, niente più sguardi iniettati di sangue o risse urlate con plasticose sottosegretarie.

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Javier Colon vince The Voice

Grazie a Chinaski che me lo fa notare: io devo ancora vedere la finale di “The Voice”, ma posso bellamente tirarmela quel tanto che basta. Scrivevo due mesi fa:

Il vincitore in pectore sembra essere un padre di famiglia del Connecticut che ammette con grande dignità le sue difficoltà economiche e canta una personale versione acustica di “Time After Time” scatenando il delirio del pubblico e la standing ovation dei giudici.

Così è andata, ma soprattutto strabilianti sono stati i risultati d’ascolto per il nuovo talent della NBC, la cui particolarità è di avere i casting effettuati “al buio”, con i giurati voltati di spalle, e di esibire una formula di gara snella, appassionante, lineare, metodica e mai confusionaria o sopra le righe (notare nel video qui sotto l’incredibilmente sobria proclamazione del vincitore). Confermo l’impressione positiva sulla vera rivelazione dello show, Christina Aguilera, davvero a suo agio nel ruolo della giurata-oca-giuliva, sempre sul pezzo e sempre pronta a sfoderare inaspettata personalità, grinta e arguta capacità di giudizio. Forse l’unico appunto che si può fare al programma nel complesso è il suo eccessivo buonismo: ma fin dall’inizio è stato impostato come “talent dei buoni sentimenti” e non ci si poteva aspettare altro, tantomeno lacrime e/o sangue, data la qualità molto elevata (e la palese professionalità) dei concorrenti in gara.

Buoni sentimenti, semplicità e professionalità, infatti, sono senz’altro tra i segreti del successo di The Voice, dove non c’è spazio per i teenager con ambizioni televisive strappati alle scuole dell’obbligo, né per ha chi ha solo voglia di apparire. Il filtro iperselettivo delle “blind auditions” era un’arma a doppio taglio e poteva trasformare il programma in un freak-show di quart’ordine; invece, il senso della misura non è mai stato perso, mantenendo alto lo standard qualitativo da programma tv per famiglie, conferendo credibilità allo show e agli artisti che vi hanno partecipato, mai completamente inesperti, ma nella maggior parte dei casi musicisti di professione già in attività che ancora non erano riusciti a trovare una loro “collocazione discografica”, né il successo popolare.

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Sono pazzo di The Voice

The Voice of USDato l’eccezionale battage pubblicitario degli ultimi mesi, non potevo non dargli un’occhiata. Risultato: sono stato letteralmente rapito da “The Voice”, il nuovo talent show che batte sulla NBC e che ha fatto registrare una storica (e, col senno di poi, comprensibile) impennata negli ascolti della rete.

Il bello è che, sulla carta, non pareva niente di che. L’idea non è né più né meno quella di ogni talent  in cui dei concorrenti si esibiscono davanti a dei giudici, i quali li promuovono o li bocciano. In questo caso, però, i giudici sono girati di spalle e, detta così, all’inizio non mi pareva una gran trovata. In realtà, la forza del programma sta tutta lì: nel fatto che il telespettatore sa chi c’è sul palco mentre i giudici possono sentirne solo la voce e premere un pulsante – nel caso in cui ciò che sentono li convinca o li incuriosisca – per girare di 180° sul loro scranno e trovarsi faccia a faccia con il “proprietario” della voce. Se nessun giudice preme il tasto, il concorrente è eliminato; se solo uno preme il tasto, il concorrente entra automaticamente nella squadra da lui capitanata; se più di un giudice preme il tasto, sul concorrente ricade l’onere di scegliere a quale squadra aderire. Quest’ultimo caso (che si verifica piuttosto spesso) scatena i momenti più divertenti in cui i giudici battibeccano e promuovono se stessi affinché il concorrente – evidentemente talentuoso – decida di appartenere ad una squadra piuttosto che ad un’altra. L’espressione “PICK ME!” è già un tormentone ed è curioso vedere artisti affermati che pregano emeriti sconosciuti affinché li adottino come coach.

Christina Aguilera, unica donna del cast, risulta alquanto ocheggiante (ad un concorrente, dopo averlo visto, ha chiesto “scherzosamente” di togliersi i pantaloni) oltre che infinitamente logorroica, tanto da essere bersaglio dei colleghi (in particolare Adam Levine dei Maroon Five che io pensavo si pronunciasse LEVAIN e invece scopro si pronuncia LEVIN) i quali la sfottono di continuo, ma lei sta al gioco finendo per risultare totalmente cretina ma – incredibile a dirsi – irresistibilmente simpatica (che poi, diciamola tutta, la simpatia televisiva è l’ultima carta che si può giocare, onde evitare di sprofondare nel baratro dell’oblio dopo i suoi recenti flop professionali). Danno la schiena al palco anche Cee Lo Green (ovvero il nano obeso e tamarro di “Fuck You”), un po’ borioso a dire il vero, e Blake Shelton, cantante country di successo che, onestamente, non conosco e sto bene così, dato che è portabandiera di un genere poco internazionale e che più di ogni altro identifica i peggiori stereotipi di un popolo e di una nazione: con le dovute proporzioni il country di Blake Shelton sta all’America come le neomelodie di Gigi D’Alessio stanno all’Italia.

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Grande Fratello 11: la vittoria dell’Uomo Sfondo

andrea cocco vince il gf11GF11: a sorpresa vince Andrea Cocco, un uomo chiamato divano per la sua capacità di mimetizzarsi tra mobili Ikea e suppellettili inutili della casa coi quali condivideva vitalità e personalità. Sei mesi senza fare un emerito tubo e adesso si becca 300 mila euro: lui sì che ha saputo fare downshifting in maniera proficua, altro che Perotti…

Ad ogni modo: la temeraria Elena riassume l’annata dell’edizione più lunga e più bestemmiata di sempre (e se hanno bestemmiato così copiosamente i concorrenti, figuriamoci i telespettatori).

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Festival di Sanremo 2011 – Seconda serata. Eliminati Albano e Patty Pravo. Tra i giovani passano Serena Abrami e il crooner che sembra Matteo Renzi

Sanremo 2011 - seconda serata

Il Festival di Sanremo è l’unico programma televisivo che sia quando fa ascolti pazzeschi come ieri sera, sia quando è un flop allucinante, non manca mai di deludere. Prima di esprimere un parere televisivo, ripartiamo dai voti della prima sera alle canzoni. Escludendo Anna Tatangelo per ovvi motivi d’interesse personale (ma poi risentendola direi che in passato la sua discografia ha offerto ben di peggio), il resto è quanto segue:

Madonia e Battiato ( 6 provvisorio, temo sia quella che mi è piaciuta di più ma devo risentirla)

Emma e i Modà ( 6- ponderandone le potenzialità commerciali, in mezzo a tutto questo schifo è una delle poche che può sperare di ottenere passaggi radiofonici)

Max Pezzali ( 5/6 perché in fin dei conti anch’io sono cresciuto a pane e Nord Sud Ovest Est)

giù dal podio:

Roberto Vecchioni – Chiamami ancora amore: Voto 4/5
Nathalie – Vivo sospesa. Voto 4
Tricarico – Tre colori:  Voto 3
Giusy Ferreri – Il mare immenso: Voto 2.
La Crus – Io confesso: voto 2.
Luca Barbarossa con Raquel Del Rosario – Fino in fondo: Voto 0
Anna Oxa – La mia anima d’uomo: Voto 0
Patty Pravo – Il vento e le rose. Voto 0.
Davide Van de Sfroos – Yanez: Voto: NC
Al Bano – Amanda è libera: NC.

Alla luce di quanto sopra (probabilmente sono i voti più bassi che io abbia mai dato) direi che ci troviamo di fronte alla peggior edizione di Sanremo degli ultimi 150 anni. Altro che unità d’Italia, qui bisogna unirsi solo per stroncare canzoni come queste, altro che. Esclusi i Modà, Pezzali e forse Nathalie, mi chiedo da quanti anni gli altri ci provano, peraltro senza avere riscontri. Quando è stata l’ultima volta che uno dei grandi network radiofonici nazionali (da Deejay a RDS, da 105 a RTL, da RMC alla stessa Radiodue che è passata attraverso un notevole processo di svecchiamento) ha trasmesso una canzone di Al Bano, Pravo, Vecchioni, Oxa, in tempi recenti? Quindi la vera domanda è: ma per chi e per cosa diavolo viene fatto oggi questo Festival? Solo per ambire ad un premio della critica che di copie non ne fa vendere ma manda in sollucchero giornalisti compiacenti? E’ giusto continuare a proporre un imperituro schifìo che svilisce la dignità della musica nazionale (la quale viene trasmessa in eurovisione, e non contribuisce certo a riabilitare la nostra immagine agli occhi del mondo) solo per agevolare cantanti dati per superfavoriti mesi prima dell’inizio della manifestazione? Il mondo idolatra Lady Gaga e noi ancora ce la meniamo con Patty Pravo. I Grammy premiano l’indierock degli Arcade Fire mentre noi abbiamo come massimi esponenti della musica indipendente i La Crus, il cui frontman è un ottantenne coi capelli tinti col Fernovus Saratoga.

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