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Dopo Jude e Zoey, Sleepover Club
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Alexz Johnson VS Jamie Lynn Spears
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Questo è troppo
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Il sogno di ogni produttore
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Instant star

Dopo Jude e Zoey, Sleepover Club

C’è una sottocommunity, in questo blog, che vive di vita propria e che ogni tanto trascuro, ma che non posso ignorare. E’ quella dei giovani appassionati dei telefilm delle ore 16.00 in onda su Italia Uno. Tra di loro, le lotte sono intestine, il parossismo all’ordine del giorno, e se si vuole interagire è obbligatorio prendere una posizione ben definita, oltre che fare un uso scellerato di lettere kappa. Dopo Instant Star e Zoey101, ad infiammare gli animi spetterà nelle prossime settimane a Sleepover Club, nuovo telefilmino targato Disney, approdato da oggi nella fascia oraria più hot di tutto il pomeriggio. Il bello è che, del cambiamento, forse non se ne sono accorti neanche quelli che guardano attentamente Italia 1 mentre ripassano matematica. Perchè Sleepover Club è uguale al telefilm che l’ha preceduto (Zoey 101). La stessa minestra riscaldata avente come ingredienti le solite due squadre di studenti delle medie suddivisi, come da copione, tra “maschietti dispettosi” e “femminucce in via di emancipazione”. Eh, no! Italia Uno non ci frega, a noi giovani!!! Il trofeo di miglior telefilm della stagione, in quella fascia oraria, è ancora nelle mani dei protagonisti di Instant Star. E non si discute. Anzi: diskute.

Alexz Johnson VS Jamie Lynn Spears

Stavolta i fans scatenati di Instant Star hanno ragione da vendere. Non basta una piccola Britney per spostare in massa il pubblico da un telefilm ad un altro. La premiere della nuova serie delle ore 16 è stata una vera ciofeca, anticipata da una sigla mostruosamente noiosa. Zoey 101 non è nemmeno minimamente paragonabile al telefilm che vedeva protagonista l’aspirante cantante Alexz Johnson. Lì, almeno, c’erano una trama un po’ coinvolgente che si discostava dalle solite college-stories americane, e una buona dose di competenza tecnica, per essere un prodotto canadese. Zoey101, invece, soffre di gravi problemi a livello di sceneggiatura, interpretazione, regia e fotografia, che sono peggiori che alla recita di quinta elementare. Ok, direte voi: giudicare una serie tv solo dalla prima puntata forse non è proprio del tutto corretto. Ma di solito, dico io, il buongiorno si vede dal mattino. Nonostante il telefilm sia (incomprensibilmente) uno dei più visti negli States dalla fascia di età 9/14 anni, a parità di target è trecentomilavolte meglio Lizzy McGuire con Hillary Duff.

Questo è troppo

Ok il finale di stagione più banale della storia. Ok l’incremento di budget per le nuove puntate e un generale infighettamento della serie. Ok l’ Ashleysimpsonizzazione della protagonista e ok che ogni due minuti compare uno spot ormai non più tanto occulto di Lavazza, Nestlè e SanPellegrino. Ok anche che Venezia sia stata definita come una “città per 90enni a cui piace l’odore di alghe“. Ma, in Instant Star, che una gasata 15enne pseudostar come Jude Harrison si rifiuti di cantare “Stupid Girl” dei Garbage, ecco io non lo tollero proprio. Eh no, piccola Jude, tu non hai niente a che fare con la grande Shirley Manson, mia cara, questo mettitelo bene in testa. Meriti proprio che Darius ti sciolga il contratto nell’acido e ti rispedisca a strimpellare la tua rozza chitarra sui marciapiedi. Almeno imparerai a non tirartela così tanto.

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Il sogno di ogni produttore

Instant star è un telefilm dove, giorno dopo giorno, accade poco o nulla. Ma quel poco o nulla è talmente appassionante, e ipnotico a tal punto, che non puoi fare a meno di guardare la puntata successiva. Mi pare strano che le noiose associazioni dei genitori non si siano ancora scagliate contro questo telefilm, che oltre a proporre quotidianamente pubblicità occulte di prodotti italiani di rapida assuefazione, fa ben altro. Instant star racconta la storia di una cantante quindicenne ovviamente alle prime esperienze amorose, e del suo produttore, poco più che ventenne, che tenta in tutti i modi di farsela. Altamente diseducativo per le giovani telespettatrici, direi.

Anche se ciò rappresenta il sogno di ogni produttore: trovi una cantante che non sia proprio un tombino, scrivi una canzone a quattro mani (anzi tre, perchè magari una ogni tanto gliela fai scivolare su una tetta), la lanci nel mondo della musica e poi lei, che si sente in debito, è praticamente obbligata a dartela. Funziona così, è l’oscura legge dello studio di registrazione. Poi un giorno, per sfiga, ti capita di dover produrre Moony oppure Tracey, e allora sì sono cavoli.

Instant star

Questa settimana su Italia 1 ha debuttato uno dei nuovi telefilm per teenager della stagione. Si tratta di Instant Star, in onda dal lunedì al venerdì alle 16.00, orario che da sempre la rete destina ad una fascia di età particolarmente giovane.

Ora, io non faccio più parte di quella fascia, ma non posso rimanere indifferente ad un telefilm che mi regala incipit tipo: “La principessa voleva indietro quello che le spettava: il palazzo, il pro-tools e il suo principe“.

Instant Star narra la storia di Jude Harrison, quindicenne che vince un concorso canoro e viene scritturata da una casa discografica che ha l’obiettivo di farla diventare la nuova teen-beniamina dei suoi coetanei. Il cambiamento di vita, da liceale qualunque a stellina di primo piano dell’industria musicale, non sarà semplice e porterà la Nostra a dover superare numerose avversità e a crescere molto in fretta. Un simile approccio seriale era già stato collaudato qualche anno fa con il buon telefilm 2get+her da Mtv, che raccontava, in chiave ironica, la storia della scalata al successo di una boyband creata a tavolino. Allo stesso modo, anche in Instant Star, i copioni si invertono e il classico stereotipo da reality show di “persona vera ma sfigata che grazie alla fama si prende la rivincita sulla sua triste vita” diventa fiction in cui la fantasia degli sceneggiatori dimostra il grande limite di non riuscire a superare la realtà, quando un approccio più creativo per raccontare delle storie ormai così banali (perchè già trite e ritrite quotidianamente in tv sotto ogni forma di format), avrebbe sicuramente giovato.

Ma nonostante la semplicità e la poca utilità della sceneggiatura, il serial ha le qualità per attrarre un vasto bacino di pubblico, che va al di là dei soliti adolescenti con la vuota testa piena di grilli. Seppur il telefilm pecchi di presunzione tentando, senza riuscirci, di dare una impronta morale alla storia, forse pensando di poter travalicare in maniera fin troppo semplice e indolore i classici pregiudizi e i luoghi comuni che avvolgono da sempre il mondo dello spettacolo, è da riconoscere la capacità che la serie ha di attrarre e far fantasticare lo spettatore, regalando mezz’ora al giorno di innocente evasione.

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