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The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria
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Isola dei Famosi 9 – Vince Antonella Elia
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Jersey Shore
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L’Isola dei Famosi 9 – Il risveglio
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I videoclip dei finalisti di X-Factor 5
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La signora Ventura mi avrebbe protetto
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Isola dei Famosi 9 – Savino soporifero, Luxuria rivelazione. Rimpiangiamo Simona Ventura

The Voice ha saltato lo squalo? Christina Aguilera pecca di Simonaventuraggine e fa cantare l’Ave Maria

Stasera e domani c’è la finalissima di The Voice of US. Non tutto, però, mi è andato a genio in questa edizione, nonostante il mio entusiasmo da bambinetto fanatico dopo aver visto la puntata d’esordio post Super Bowl (ribadisco, televisivamente bellissima). Prima di tutto: ventuno puntate rispetto alle dodici dell’anno scorso sono davvero TANTE. Poi uno si lamenta che la prima serata italiana dura troppo. In questo caso, tra le otto puntate da tre ore di X-Factor 5 e le ventuno da un’ora e mezza di The Voice of Us 2, quasi quasi mi viene da rivalutare le lungaggini della televisione nostrana (peccato però che la qualità delle voci in gara nei due talent non sia paragonabile manco per sbaglio).

Provo, poi, una certa delusione perché sono stati esclusi dalla gara i miei preferiti. Discutibile la scelta di Cee Lo Green eliminare il povero James Massone (e quelle due cotolette impanate che aveva al posto delle orecchie). Nonostante qualche insicurezza, aveva fatto passi da gigante vocalmente ma soprattutto dimostrava un indubbio carisma acchiappabimbeminkia, e infatti era fortissimo al televoto (dopo questa sua esibizione Blake Shelton affermò “I almost threw my panties on stage”: concordo, a momenti pure io).

A sorpresa (anche del diretto interessato, dato per vincitore fin dall’inizio) Cee Lo in semifinale elimina dalla sua squadra anche Jamar Rogers, l’ex carcerato malato di HIV, per salvare Juliet Simms, unica donna finalista che ha cominciato a dare cenni di vita solo un paio di settimane fa, capendo che bisogna puntare sull’emotività per far breccia sull’audience. Juliet piange prima, dopo e durante le sue esibizioni: come la Amoroso, praticamente, a cui fisicamente somiglia pure un po’ (stesso canappione). Brava è anche brava, ma definirla stracciapalle atomica è un complimento.

Imperdonabile Christina Aguilera per non aver salvato Lindsay Pavao (la mia personale vincitrice): il regolamento prevede che durante la semifinale il televoto decida chi mandare in finale, ma il giudice di ogni categoria ha la possibilità di “correggerlo” preventivamente schierandosi apertamente per uno dei semifinalisti rimasti in gara. La bombolosa Xtina ha deciso di fare l’ignava cedendo con codardia la responsabilità agli smartphone dei televotanti d’America. Lindsay tecnicamente era meno preparata di altri concorrenti, ma meritava che qualcuno scommettesse fino in fondo sulla sua unicità vocale, che andava messa in luce con canzoni in cui si potesse sentire maggiormente a proprio agio rispetto a quelle poco adatte assegnatele nel corso delle settimane dalla sua giudice. Ma la Aguilera voleva “sperimentare” (proprio come la peggior Simona Ventura) e l’ha mandata prima in confusione e poi a casa, grazie al braccio armato del televoto che ha eletto finalista Chris Mann, quello a cui è dedicato il titolo di questo post. Fargli cantare l’ Ave Maria tra i lumini cimiteriali, come se si trovasse al funerale della vecchia zia mentre già pregusta le gioie del lascito testamentario, è stata una decisione pessima che ha abbassato in un colpo solo la qualità dello show, dimostrando che il cattivo gusto di certe “scelte gigione” non è prerogativa solo dei talent nostrani.

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Isola dei Famosi 9 – Vince Antonella Elia

antonella elia vince isola famosi 9In questa annata televisiva l’idea più brillante che abbiamo visto è stata quella di riciclare all’interno di reality e talent show, dei personaggi che li avevano già vissuti (al GF12 Patrick Ray & co, ad Amici i “big” del Sanremino interno, ad XFactor la rentrée di Ventura e Morgan) in modo da garantire un effetto nostalgico che riportasse davanti allo schermo qualche manciata di appassionati della prima ora ormai fuggiti.

L’isola 9 si è fatta promotrice dell’iniziativa ospitando sotto le palme dell’Honduras gli “eroi”, arruolati per fare “un’isola meravigliosa”(cit.) ma che sono caduti di settimana in settimana sotto i colpi ben assestati delle polemiche fomentate dai “mestieranti da reality” o dagli scatti psicotici di bionde showgirl sulla soglia dei 50 che abbracciano alberi e sussurrano ai calamari.

Nonostante una discreta stitichezza iniziale e un senso di deja-vù generale, quando le dinamiche hanno iniziato ad animarsi grazie anche ai continui innesti di concorrenti, l’Isola 9 è finalmente decollata. Regalando uno dei daytime migliori degli ultimi anni, in cui quotidianamente è emersa dalle cristalline acque delle playe honduregne la vera essenza del reality.

Il serale del giovedì ha riservato sempre poche sorprese ed è stato carente di pepe: il conduttore non ha avuto la giusta sensibilità per cavalcare momenti che avrebbero potuto sfociare in confronti (televisivamente) interessanti ed ha preferito smorzare ritmi e situazioni con il suo stile sobrio e coinvolgente come il risponditore automatico del 190. Vladimir Luxuria, al contrario, sempre reattiva e presente, si è caricata sul groppone la responsabilità della riuscita del programma, dimostrando a tutti – dirigenti Rai compresi – chi, in casa Isola dei Famosi, porta i pantaloni.

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Jersey Shore

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E’ partita stasera su MTV Italia, la nuova stagione di Jersey Shore. Questo post è stato scritto in occasione della trasmissione della precedente, quella ambientata nel nostro caro vecchio Belpaese, così povero di tamarri autoctoni che è stato necessario importarli dal New Jersey. Vista l’occasione, riesumo il post giusto per ricapitolare dove eravamo rimasti. Prometto (ma più che una promessa è una minaccia) che ci sarà un degno aggiornamento su questa quinta, nuova, e già spumeggiante stagione.

 

Non sapevo quando, ma sapevo che sarebbe successo: ho iniziato a guardare Jersey Shore. Cominciare a seguire un programma tv dalla quarta stagione può essere ostico (e non solo per i contenuti da encefalogramma piatto), ma ho tutta l’intenzione di mettermi in pari come un diligente scolaretto che inizia a studiare dal secondo quadrimestre, dovendo recuperare quello precedente. In realtà sto scoprendo – ma non è una gran scoperta – che non è che mi sia perso molto: in Jersey Shore è tutto molto basico. In qualsiasi parte del mondo si trovino, sia nell’umido New Jersey che nella fiabesca Toscana (scambiata per il Vaticano, a causa delle numerose chiese), i protagonisti dagli strambi soprannomi hanno un unico obiettivo: pucciare (o farsi pucciare) il biscotto.

In realtà, le ragazze (ammetto che definire Snooki “ragazza” è un po’ azzardato:  lei si definisce “polpetta”, ma diciamo che per forme e dimensioni è più simile a un congelatore orizzontale da 100 litri – che è anche la quantità di bevande alcoliche che la suddetta si scola quotidianamente) sono molto più sessualmente smaniose dei maschi: fin dai loro primi passi in terra italica hanno incominciato a distribuire numeri di telefono a destra e a manca, rimediando addirittura (è il caso di Deena, polpetta in seconda) un quarto d’ora di “esperienza lesbianica” (cit.) per poi finire ammettendo che la cosa non fa per lei perché “i like penis”.

Non si capisce, francamente, il motivo di quello che sembra essere un tarlo competitivo residente nel cervello (?) delle quattro ragazze nei confronti dei colleghi maschi, considerato che le giornate dei boys loro coinquilini sono tutt’altro che mosse dall’ormone. A parte l’odioso Mike The Situation, che si accoppierebbe anche con una cabina dell’Enel guasta, ma solo perché è eccessivamente schiavo del suo personaggio, gli altri uomini di casa vivono alla giornata, preferendo una partita a calcio balilla, delle sane ubriacature, e prendendo quello che viene, se viene. E spesso non viene proprio.

Per esempio: il grande, grosso e nerboruto Ronnie ha il cuore caramelloso di un gattino annaffiato che miagolerà, infatti si fidanza (ma è un ritorno di fiamma, da quanto ho capito, e non sarà nemmeno molto definitivo) con Sammi (presenza inutile, le ragnatele sugli angoli dei muri dimostrano maggior personalità). Il pettinatissimo Pauly riesce a far accedere all’interno delle sue mutande giusto qualche acaro della polvere e Vinny millanta “blowjobs” che non ha mai ricevuto, solo per darsi un tono, ma è molto più credibile come pacato intellettuale di casa, e ciò la dice lunga sul Q.I. medio che regna nell’appartamento fiorentino dove, manco a dirlo, oltre alle normali camere, è stata allestita un’apposita stanza destinata alla trombata occasionale, momentaneamente non troppo sfruttata, pertanto piena di ragnatele (che sono in quantità doppia quando dentro c’è Sammi).

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L’Isola dei Famosi 9 – Il risveglio

Vuoi vedere che le debolezze dell’Isola dei Famosi stanno inaspettatamente diventando i suoi punti di forza? Scrivevo in occasione della prima puntata:

certi film alla seconda visione sorprendono; chissà che questo cast che già conosce in anticipo tutte le dinamiche del gioco, non riesca a farsi ricordare con qualcosa di memorabile

 

Magari “memorabile” è una parola grossa, ma i meccanismi che si sono instaurati grazie all’iniezione continua di nuovi elementi nel gruppo, hanno portato una ventata di freschezza, genuinità (e demenza) in un reality che stava cominciando a prendersi troppo sul serio.

Finalmente, alla settima settimana, la svolta comedy più volte promessa (e finora mai concretizzata) si è finalmente compiuta, con una puntata per molti aspetti divertente. Si parte dall’epico scontro tra una mesta Antonella Elia (ha la stessa espressione colpevole e abbacchiata del cane che ha fatto la cacca in salotto) e il clown Max Bertolani, smentito e smascherato sulla questione delle presunte sberle ricevute dalla showgirl. Ridicolizzato con un “moviolone” che rivela l’inconsistenza delle sue accuse, il “gladiator” prima attacca la produzione rea secondo lui di aver occultato le scene di violenza (eh, una censura degna di Arancia Meccanica direi…) e poi, non trovando appigli, decide di perdonare la Elia dopo che questa gli offre un morso della sua fetta di torta.

Esilarante il momento in cui Luxuria mette in vendita cibarie di varia natura, dimostrando di essere una esperta battitrice (d’asta), e il nervoso Divino Otelma compra una scatola che si rivela tristemente vuota. La despota Valeria Marini, dopo aver irretito Jivago e irritato tutti gli altri, è eliminata dal televoto: esce dal gioco lamentando un abbassamento del livello generale e abbandona le scene con un lapidario “ciao, da casa non vi guarderò”.

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I videoclip dei finalisti di X-Factor 5

Posso capire l’inesperienza e la giovane età, ma devo dire che Francesca è anche di una cozzeria totale nel primo  videoclip della sua carriera. Per farla sembrare più convinta del “male che fa solo male” che canta, le hanno caricato nel software che le governa la faccia un campionario di espressioni forzatamente contrite che manca poco per la promozione a conduttrice di Pomeriggio 5.

Trama del video: Francesca vaga in un centro commerciale deserto dopo l’ispezione della Guardia di Finanza. Grazie ad un flashback si capisce che la cantante aveva appena comprato una canotta glam rock da Pimkie senza richiedere lo scontrino. Al momento dell’arrivo del capitano Argentero delle Fiamme Gialle è costretta a scappare e a rifugiarsi nei bagni insieme ad un complice dall’orrendo maglione a righe. Quest’ultimo però, è meno distratto del previsto e, appena riesce, fugge a gambe levate abbandonando Francesca al suo triste destino da evasora fiscale.

francesca michielin distratto video ufficiale

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La signora Ventura mi avrebbe protetto

Premessa: tutto nasce da un poco elegante commento (“tu sei un ricchione” cit.) di Mariano Apicella all’indirizzo di Cristiano Malgioglio (ma prima c’era stato un meraviglioso dissing in stile gangsta rap tra lo stesso Apicella e Den Harrow, terminato con Otlema che dà del “tricheco” alla Marini). A me la scelta autorale di mandare in onda l’offesa del menestrello di Arcore non è piaciuta, ma una volta che la frittata è stata fatta bisognava anche darsi una mossa per limitare i danni.

Spiegandolo con una elegante metafora, è stato un po’ come mollare un fetente peto dentro un ascensore con le porte bloccate. A quel punto bisognava accanirsi ed aprirle con la forza, quelle porte, o almeno tentare di uscire dal soffitto e arrampicarsi sulle corde d’acciaio, rischiando di spellarsi le mani. Il conduttore, invece, ha preferito stare chiuso dentro a soffocare e c’è mancato un attimo che non prendesse fuoco tutto a causa dei gas emessi. Mi spiace, ma Savino ha fatto una figura inadeguata al ruolo che ricopre. Lui voleva una isola “comedy”, ma questo non vuol dire sottrarsi alle responsabilità quando il comedy vira inaspettatamente in tragedy, soprattutto quando sei tu quello che ci mette la faccia.

Savino ha dimostrato poca “passione”: evidentemente nel suo ruolo di conduttore sostituto della cazzutissima signora Ventura – santa patrona dei naufraghi – non ci crede manco lui.

Fine premessa. Ma ti pare che quell’unica volta che uno non è davanti al televisore, si perde il momento più cult di tutte le nove stagioni di un reality che ormai non parla più di naufraghi ma sta proprio naufragando esso stesso? L’isola si sveglia a mezzanotte e, verso fine puntata, scatta il momento thriller che vede l’ammutinamento degli eroi e una rivolta dei concorrenti contro la produzione del reality stesso.

Non c’è nulla da commentare, solo da vedere (video dopo il salto) e prendere atto che:

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Isola dei Famosi 9 – Savino soporifero, Luxuria rivelazione. Rimpiangiamo Simona Ventura

Diciamolo con un twit:

quest’anno volevano ambientare l’ Isola Dei Famosi al Giglio, ma la location era già occupata da un altro reality

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L’isola dei Famosi 9 prevede un cast di vecchie glorie (gli “Eroi”), che sono più che altro vecchie ciabatte. Sulla carta, la scelta di un nugolo di concorrenti riciclati sa di film già visto. Dalla Marini rigorosamente a tempo (perché deve rientrare per fare il tagliando) a Malgioglio e il suo ciuffo decolorato; dalle rissose rifatte Aida Yespica e Arianna David, a Den Harrow e Cecchi Paone; da Carmen Russo a Enzo Paolo Turchi e i suoi figli (come dite? Enzo Paolo Turchi non ha figli? Allora vuol dire che quelle emorroidi hanno raggiunto dimensioni davvero preoccupanti).

Però certi film alla seconda visione sorprendono; chissà che questo cast che già conosce in anticipo tutte le dinamiche del gioco, non riesca a farsi ricordare con qualcosa di memorabile (esempio: impalano Flavia Vento e la danno alle fiamme).

Ad affiancare gli isolani di secondo pelo, la cosiddetta “casta degli eletti”: la ex fidanzata del Trota, l’ex fidanzato di Pamela Prati, una morta di fama del Grande Fratello, il Mago Otelma senza paramenti (orrendo mix tra Boldi e Bondi con le mutande bianche comprate da Tuttoauneuro) e Mariano Apicella (chissà chi lo sostituisce alle allegre serate ad Arcore. Io proporrei di riesumare il maestro Alessandro Alessandro). Un gruppo di cervelli in fuga dai loro stessi crani che appare agguerrito ma solo per esigenze di audience.

Il serio presentatore Nicola Savino, alla prova forse più importante della sua carriera, convince poco. Ok che la “conduzione per sottrazione” è il trend del momento, ma stasera ci sono stati momenti di vuoto che ci si potevano mandare in onda intere stagioni di Beautiful. Eravamo abituati a una conduzione imperfetta e a tratti sgradevole, confusionaria e sloganistica, ironica e urlata, convinta e sgrammaticata, ma per questo profondamente identitaria.

Savino (passabile in radio, discreto imitatore, buona spalla per varietà pseudocomici), invece, ha la personalità di un ciocco di legno ricoperto di licheni e nella sua performance “conduttoriale” si sono fatti notare soprattutto i silenzi, oltre che una inquietante somiglianza con Clark Gable incrociato geneticamente con un criceto. Aver condotto una puntata ad interim l’anno scorso non lo trasforma automaticamente nell’uomo giusto per un progetto così impegnativo.

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