Category - Robe varie

1
Una notte da leoni 2 [VS] Zack e Miri amore a primo sesso
2
Sappiate che:
3
Per la serie: filosofia spicciola di CSNF, oggi parliamo di Downshifting
4
Post-promemoria
5
Sono momentaneamente assente
6
Il salto dello squalo
7
Promemoria: non lavare il pennello con l’acquaragia

Una notte da leoni 2 [VS] Zack e Miri amore a primo sesso

“Una notte da leoni 2” è un film veramente molto brutto. Contrariamente al primo capitolo, grande successo al botteghino e grande sorpresa per l’inaspettato divertimento, questo sequel è davvero superfluo e senza mordente, con una sceneggiatura non solo ridondante ma che è proprio la stessa identica del primo film, uguale sputata, copiaincollata posticciamente con colla vinilica e zero fantasia sopra ad una location diversa. Stessi personaggi, stessi dialoghi, stesse immagini, situazioni e costruzione narrativa dal primo all’ultimo fotogramma (titoli di testa e di coda compresi). La trama della spassosa action comedy con venature noir del 2009 viene riciclata spudoratamente con l’intenzione di essere declinata in spy story a tinte forti, che di divertente ha poco o nulla. E nonostante il maggior budget a disposizione, la realizzazione risulta alquanto sciatta e caotica. Ispirato senza troppa convinzione ai grandi polizieschi del passato e ai cult pulp del presente, è un film che non merita di essere apparentato con alcuno dei due filoni a cui ammicca. Tutto, in “Una notte da leoni 2”, sa di già visto ed è una continua autocitazione del film precedente in chiave – però – assai più greve e volgare, volutamente forte, quasi il regista (ignoro chi sia e voglio perseverare nell’ignoranza) si proponesse come un Robert Rodriguez stitico in astinenza da stile. Un film destinato ad un pubblico masochista/onanista che gode nello spendere 8 euro per ascoltare sempre le medesime battute, farsi una risata grazie a un rutto sul grande schermo, e vedere un film già visto di cui non c’era nessuna necessità di un rifacimento a due anni di distanza.

Read More

Sappiate che:

  • questo blog è (nuovamente!) in modalità “pellagra”;
  • scusate ma in questi giorni mi sto godendo il mio neonato nipotino (emoticon a forma di cuore). Per la precisione, sono diventato zio e non nonno.
  • ciò mi fa dimenticare – a tratti – la mia condizione professionale che si barcamena tra la stagnante apatia e lo scolo del water;
  • prima o poi inizierò/riprenderò a usare Twitter;
  • non commenterò il duetto Rihanna + Ninfomane Incartapecorita perché c’è ben poco da commentare (cioè l’innominata, non contenta di aver distrutto la propria carriera, adesso prova pure a radere al suolo quella delle altre. E devo dire che ci sta riuscendo benissimo: a quando una collaborazione con Lady Gaga? Comunque, non per difendere Rihanna, ma è evidente che è stato un gesto di beneficenza per la giornata mondiale del “dividi il tuo palco con una disadattata stracciona dopo esserti abbassata ai suoi livelli di ridicolaggine degni di un bordello da scantinato dove si paga ancora in lire”);
  • ho visto Machete: trashone di proporzioni epiche per molti stupidissimo, per me pieno di ironia ben studiata. Una roba tipo Kill Bill versione “latin” e SUPERLOL ma molto più pulp e molto meno yawn. Chiaro no? C’è Lindsay Lohan nei panni (pochi, perché è più nuda che vestita) di una tossica e Robert De Niro in un ruolo perfetto per un fine carriera.
  • Se mai dovessi scaricare (già fatto), ascoltare (domani forse), stroncare (tempo permettendo) il nuovo album di Lady Gaga (di cui non è che stia leggendo recensioni propriamente entusiastiche, eccetto quella dei bimbiminkia di Soundsblog, blog ormai più ridicolo delle performances di Britney Spears) terrò bloccati i commenti.
  • La nuova canzone di Dolcenera, sempre più Katy Perry del Salento (ma sempre meglio di Morticia di Sanremo), dice: “le previsioni del tuo cuore fanno a cazzotti col dolore”. Ma fai sul serio?
  • Come già scritto su FB, l’applicazione per smartphone per scacciare le zanzare è una ciofeca, suvvia. Il suono che emette è una roba fastidiosa (altro che “leggero sibilo udibile solo da chi ha meno di 30 anni” che poi vorrei sapere cos’è questa discriminazione in base all’età) e ti vien voglia di scagliare il cellulare contro il muro. A pensarci bene, in quel caso, al posto della cara vecchia ciabatta, l’applicazione per smartphone per scacciare le zanzare funziona benissimo.

Per la serie: filosofia spicciola di CSNF, oggi parliamo di Downshifting

simone perotti adesso basta avanti tuttaC’è un fenomeno sociale che seguo da un po’ e di cui forse avevo sottostimato la portata. No, non parlo di Willow Smith, ma del cosiddetto “Downshifting“: lo “scalare marcia” per uscire dal loop vizioso fatto di lavoro d’ufficio, stress e consumismo, riappropriandosi del proprio tempo e della propria individualità (come vedete anche questo blog è sulla buona strada dato che ormai scrivo un post al mese).  Ma può davvero – chi ce l’ha – mollare il lavoro a posto fisso (anche pensando allo schiaffo morale nei confronti dei molti che non ce l’hanno e lo vorrebbero) e cambiare radicalmente vita?

Il Downshifting ha avuto un notevole boom l’anno scorso e i suoi seguaci ne hanno eletto Simone Perotti leader maximo. Perotti è un ex manager aziendale, che ha abbandonato lo stile di vita dispendioso, ipocrita e frustrante della Milano da bere ed ha optato per un’esistenza più sobria, in campagna, senza vincoli professionali a lungo termine, senza nessuno a cui rendere conto se non a se stesso, campando “alla giornata” con il poco che riesce a racimolare grazie a lavoretti di fortuna (in nero? Questo mi sarebbe piaciuto chiederglielo quando l’ho visto in libreria), o seguendo le sue passioni come quella per la scrittura (sul suo grande successo editoriale minimizza, dicendo che i proventi letterari li sta mettendo da parte come sostituzione della pensione che non riceverà).

Scopo ultimo, godere appieno della propria esistenza nei tempi, modi, luoghi (e laghi) che più lo aggradano, sfuggendo alle aberranti logiche del lavorare come un automa spersonalizzato al solo scopo di guadagnare soldi per comprare oggetti inutili che lo rendessero conformato (e quindi falsamente felice) ad uno status imposto dal “Sistema”. Uscire dal “Sistema” – secondo Perotti – è l’obiettivo principale del downshifter, punto di partenza per recuperare una libertà barattata con un lavoro sempre uguale, fatto di molte delusioni e poche soddisfazioni, svolto per anni in convivenza coatta con gente che non ci siamo scelti e premiato solo con l’attesa del venerdì sera, o del mese di agosto, per poter finalmente godere di un senso di vaga libertà a tempo determinato.

Nel saggio dell’anno scorso “Adesso Basta“, Perotti partiva dalla personale presa di coscienza della situazione di “schiavitù” che lo affliggeva e accompagnava in chiave quasi romanzata il lettore sul catartico sentiero della sua liberazione dal “posto fisso”, decidendo tra non poche difficoltà di abbandonare la vita d’ufficio per una esistenza meno inquadrata, con meno spese, più tempo per sé e meno dipendente dal consumo di beni materiali non necessari. In più dispensava consigli, calcoli di budget e linee guida utili per  ogni downshifter wannabe, pur commettendo la leggerezza di rivolgersi (assolutamente in buona fede, all’epoca) ad un pubblico del suo stesso ceto sociale, ovvero manager, dirigenti e quadri con stipendi da svariate migliaia di euro/mese.

La buona fede di cui sopra ha cominciato a dare segni di cedimento con l’uscita dell’instant book  “Avanti Tutta”, di cui ho assistito alla presentazione in una libreria sperando in una positiva evoluzione del Perotti-pensiero, e che invece ho letto declassando progressivamente pagina dopo pagina l’autore da “mio personale idolo” a “questo è più furbo che santo”.

Read More

Post-promemoria

promemoriaMentre elaboro il lutto (sono cose lunghe – in realtà ho perso tutti i miei millemila bookmarks coi link a tutti i peggiori spacciatori di trashnotizie, quindi mi sento un po’ perso), abbozzo – senza apparente motivo – degli argomenti di cui DOVREI assolutamente scrivere nel prossimo futuro, ma non so se ce la farò, quindi tanto vale raggrupparli tutti in un bel post one-shot:

1) Insonnia non più insonnia. Ovvero: una volta non dormivo mai ed ero sempre pimpante come il Presidente del Consiglio; oggi alle 10 di sera cado in stato catatonico. O è colpa dell’età – non mi rassegno ad invecchiare, sempre come il Presidente del Consiglio – oppure è colpa dell’alimentazione, visto che ultimamente sono un carboidrato vivente. Ciò ci porta subito al punto successivo…

2) La dieta. Annosa questione che con la bella stagione ritorna: ho sfondato la barriera degli 85 chili, io nel 2006 ne pesavo 67 ed ammetto che ero ampiamente al di sotto del mio peso forma per problemi vari che adesso non mi pare il caso di mettermi qua a descrivervi onde evitare di cadere in depressione, però rimpiango la mia silhouette in certe vecchie foto (che sono una delle poche cose che sono riuscito a salvare dal vecchio hard disk). Nell’ultimo periodo ho notato una crescita esponenziale dei fianchi e, anche se recenti studi giapponesi dicono (spero non fossero gli stessi studiosi di Fukushima) che il grasso accumulato nei fianchi non è “maligno” come quello sull’addome, la cosa non mi va giù. Per dire quanto mi sono cresciuti i fianchi, se mi metto la parrucca bionda e parlo con l’accento sardo sono indistinguibile da Valeria Marini.

3) Credo di avere l’acufene. Sono ormai mesi che un fischio/ronzio all’orecchio sinistro mi perseguita. Prima ho provato coi coni, quelli che ti infili nel padiglione auricolare e poi gli dai fuoco: mancava poco che incendiassi casa. Certo, non è colpa mia, sulla scatola non c’è mica scritto di non mettersi in cucina di fianco ad una portafinestra con delle tende in acrilico. E’ colpa anche di mia madre che compra tende in acrilico, comunque. Poi ho fatto sessioni di aerosol spinto, dal naso mi è uscita qualsiasi materia organica e inorganica, credo di aver espulso pure le tonsille e pezzi di intestino crasso, ma quel brusio è sempre lì, inesorabile. Uno che magari è un po’ ipocondriaco parte subito con le peggiori paranoie e si immagina come il vecchietto rinchiuso nella bolla della pubblicità dell’Amplifon. Io qui dico e sottoscrivo: piuttosto che sordo meglio impotente.

4) A mali estremi estremi rimedi (vedi punto 1 e 3): sono sonnolento, mezzo sordo e non mi rassegno a non essere più un teenager. Quale miglior condizione per andare al Sonar di Barcellona, il festival di musica elettronica più importante d’Europa dove impazzano i raveparty a miliardi di decibel dal tramonto all’alba? Mi sto organizzando, ma credo proprio che ci andrò: poi vi racconto (se torno vivo).

Read More

Sono momentaneamente assente

aVorrei placare subito gli animi dei soliti ignoti che adesso penseranno che sto facendo finta di chiudere questo blog per generare buzz sulla mia carriera di blogger in rovina.  E invece NO! Mettetevi l’anima in pace, questo blog (l’ho già scritto) non chiuderà GIAMMAI: il  motivo della mia prolungata assenza è da imputare soprattutto al decesso definitivo (sì, perché tante volte l’ho salvato in extremis col defibrillatore mentre mi sentivo figo come il Dottor Bollore di Grey’s Anatomy) del residuato bellico meglio noto come pc. Il poveretto c’aveva la sua storia e in otto anni esatti (marzo 2003 – marzo 2011) di onorato servizio ha sempre fatto il suo sporco dovere. Ora, non che io non abbia computer a disposizione: ho un portatile talmente fresco di formattazione che è più fresco di un etto di stracchino, nonché un desktop fiammante all’ultimo grido con talmente tanti banchi ram che mi viene voglia di aprirlo e mangiarmene un po’ come fossero Loacker (è con quest’ultimo che sto scrivendo questo post dopo aver tentato tutte le combinazioni di insulti possibili come nome utente e password per WordPress che avevo dimenticato). Ma tutta questa modernità a fatica riuscirà a rimpiazzare l’antiquato rudere compagno di mille avventure. Ora c’è tutta una serie di operazioni di “legacy” da portare a termine, dati da recuperare, cose che ho creato e che non ho mai backuppato e che adesso sono perdute per sempre e devo farmene una ragione. E’ anche una questione sentimentale: morto un pc non se ne fa  un altro, non subito almeno. Insomma, provo un po’ quel senso di lutto come quando metti la retromarcia e schiacci inavvertitamente un gatto, con l’unica differenza che sul gatto non hai memorizzata tutta la tua produzione intellettuale recente (AHAHAHAHAHAH) ma soprattutto duecento giga di MP3 scaricati illegalmente(*).

* Ovviamente quest’ultima cosa non è vera

Il salto dello squalo

Prima di proseguire, riferimenti bibliografici: leggere qui(Wikipedia) e qui(Taglia).

Dunque, aggiungo alla lista:

Grey’s Anatomy: quando, dopo l’incidente al porto, Meredith muore, finisce al purgatorio, discute con un po’ di anime morte nelle puntate precedenti e poi resuscita;

Smallville: quando Jonathan Kent muore dopo aver vinto le elezioni e Clarke sbarella decidendo di partire in moto per andare a Metropolis trasformandosi da “supereroe salvamondo” in “programmato per trombare”;

Dawson’s Creek: quando Andie diventa pazza; ma soprattutto quando Dawson gira il film in stile “The Blair Witch Project”;

Dexter: quando Dexter uccide il fratello; ma anche nell’episodio della rocambolesca/ridicola morte di Doakes;

Brothers And Sisters: quando si scopre che Rebecca non è sorella dei Walker, rendendo così INUTILI le 22 puntate precedenti (probabilmente è un esempio di “salto dello squalo” retroattivo);

Ventiquattro: quando, con un atto di nepotismo inaudito, la teenager Kim Bauer viene assunta come analista esperta di antiterrorismo al CTU (normale, dato che nel suo curriculum si poteva solo trovare la voce “Babysitter per case libere dove potersi accoppiare con non meglio precisati manzi”);

Glee: dopo le provinciali (ma credo che al “salto dello squalo”, in questo caso, non si debba dare accezione negativa);

Lost: un salto dello squalo continuo fin dal primo minuto della puntata 1X01

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.