Category - Robe varie

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Tragedia sfiorata per Jessica Simpson
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Pinterest, prime impressioni
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Chiusura di Megavideo e Megaupload, parliamone
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Francesca Rettondini “Naufraga per caso”
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I 5 motivi per cui scrivo poco
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E’ Natale solo quando
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Li abbiamo persi

Tragedia sfiorata per Jessica Simpson

jessica simpson incinta

jessica simpson incinta

Jessica Simpson stava passeggiando ignara su un viale quando un ENORME RAMO si è staccato da una palma, precipitando pericolosamente a pochi centimetri da lei. Immediata la reazione della sua guardia del corpo, accorsa sul luogo del delitto con un ombrello per scongiurare la caduta dal cielo di altri oggetti non identificati che avrebbero potuto minare l’incolumità della cantante.

La foto, scattata subito dopo la tragedia, mostra una Jessica Simpson ancora terrorizzata che non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Le autorità, che stanno indagando sul caso, ritengono plausibile l’ipotesi dell’attentato. Fondamentale, in questo senso, la testimonianza di un barbone presente casualmente sulla scena del crimine. La Simpson ha deciso di sdebitarsi con lui assumendo il suo cane come controfigura.

Pinterest, prime impressioni

pinterest wishlist

I soliti geek noti dicono che sarà il social network fenomeno del 2012 (nel resto del mondo intendo, eh, che qui abbiamo appena scoperto Twitter e per il momento ci basta). Trattasi di Pinterest, una specie di Twitter visuale meets Groupon dove anziché condividere pensieri stringati, si creano delle liste settoriali di immagini che rappresentano i nostri interessi. Interessi che scopriremo essere comuni a molti altri utenti coi quali, nel nome di queste trovate affinità, potremo socializzare. Con Pinterest è possibile creare delle “wishlist” di oggetti e farseli regalare dai propri amici: a prima vista il social network sfrutta il “culto dell’immagine” per orientarsi altamente al commercio, presentando molti link in uscita che dall’immagine di una credenza in ciliegio ti portano subito al rispettivo negozio online.

Anche per questa sua immediatezza visiva, Pinterest è, al momento, un social network di crescente popolarità tra fotografi ed artisti che possono trovare un naturale spazio per l’esposizione delle loro opere.  Le statistiche dicono che degli oltre quaranta milioni di accessi mensili al sito (attualmente si può diventare membri solo su invito in quanto l’iscrizione non è ancora aperta a tutti) l’80% è effettuato da donne. Non a caso gli argomenti di maggior interesse (anzi, di maggior Pinteresse) riguardano acconciature per capelli, foto di gattini, abiti fashion, ricette, neonati, scarpe, piante e fiori, taglio e cucito. C’è anche una policy molto rigida riguardo alla pubblicazione di contenuti “piccanti”: Pinterest ti avverte fin da subito che non accetta nudità e forse anche per questo il pubblico maschile diffida da questa nuova esperienza sociale (e iscriversi per broccolare non sembra un’idea troppo eccitante, vedendo le suddette foto di crostate, gattini, bambini e lavori all’uncinetto).

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Chiusura di Megavideo e Megaupload, parliamone

megavideo chiusoNon vorrei parlarne con il sentimentalismo giustificatorio – e un po’ romantico – dell’ “utilizzatore finale”, perché senza i vari “Mega” si vive lo stesso, e comunque le risorse in rete per la condivisione di file sono pressoché infinite (la sparizione coatta di un servizio da internet di solito comporta che ne nascano in tempi rapidissimi almeno dieci analoghe reincarnazioni).

Se si vuole affrontare il  discorso con un approccio più astratto bisogna partire da un presupposto fondamentale e imprescindibile: la distinzione tra contenitore e contenuto. Se io creo un servizio/contenitore aperto al pubblico e questo viene usato illecitamente dal pubblico stesso, non si capisce perché debba essere incolpato io, creatore del servizio, e non il soggetto terzo che effettivamente commette l’illecito usandolo impropriamente.

E’ come se qualcuno ipotizzasse  di voler chiudere la Ferrari perché alcuni che vi si mettono  alla guida spingono l’acceleratore a 200 km/h in centro abitato. O come voler chiudere le fabbriche di pentole perché Bigazzi dentro ci cucinava i gatti.

Non è Megavideo, dunque, ad essere fuorilegge, è l’uso che i suoi utenti ne fanno ad esserlo (seppur le leggi violate sono a dir poco anacronistiche per i tempi in cui viviamo). Che, poi, quelli di Megavideo si siano arricchiti chiudendo un occhio (anche due) su questo aspetto è un altro discorso. Però, obiettivamente, non mi sento di condannarli meno rispetto a una major del disco che paga un autore 50 centesimi e vende i suoi CD  a 30 euro.  E qui si apre inevitabilmente la grande questione morale: siccome ne ho lette di ogni in queste ultime 24 ore, volevo dire che mi dissocio da quelli che “io prendo 800 euro al mese e non posso comprare tutti i dischi/dvd/abbonamenti-alle-pay-tv che vorrei pertanto è giusto che me ne appropri indebitamente”. Non è mai morto nessuno per non aver visto una stagione di Dexter, o un film rippato al cinema con la gente in sala che tossisce, o una puntata di X-Factor (GIAMMAI!), o per non aver scaricato orridi album di Lady Gaga  (che poi io mica ci credo che se costoro disponessero di redditi più alti, li spenderebbero davvero in qualcosa che si può avere gratis comunque… soprattutto gli album di Lady Gaga, dato che è stata lei stessa a regalarli in quanto rimasti tristemente invenduti).

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I 5 motivi per cui scrivo poco

Sapete che i blog sono destinati a risorgere nel 2012? Almeno così si dice sui socialnetwork i quali, sfidando ogni profezia maya, scommettono sulla rivitalizzazione della blogosfera e la conseguente riduzione dello spread tra diari 2.0 e reti sociali. Per quanto riguarda questo, di blog, è chiaro che si latita alla grande, in netta contrapposizione con la mia stessa dichiarazione d’intenti settembrina. Ma la coerenza coi propri proclami è una qualità per pochi ed esiste una spiegazione a tutto. Anzi cinque.

Ecco i cinque motivi per cui scrivo un po’ poco ultimamente:

1) Sto lavorando al mio primo album di inediti

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E’ Natale solo quando

Beh, è Natale solo quando su questo blog si attiva il meraviglioserrimo script dell’effetto neve.

PS: Ieri ho scritto e inviato (senza rileggere, naturalmente) una importante mail di lavoro che avrebbe dovuto chiudersi con “Ci sentiamo dopo le feste per fare il tutto”. Peccato che mi sia inconsapevolmente scivolata una R al posto di una T e quindi ho scritto un improbabile “Ci sentiamo dopo le feste per fare il rutto”. Che, indipendentemente dalla figura da poraccio fatta con il mio interlocutore, mi pare comunque un bell’augurio da fare anche a tutti voi: dopo la convivialità natalizia, la gioia di digerire in compagnia (come, d’altronde, il cinepanettone insegna).

Buone feste a tutti.

Li abbiamo persi

Tutti i telefilm (e anche qualche altra produzione, tipo il talk show di Oprah) americani soppressi nel 2011.

Tra questi sono da citare:

1) Sh*t my dad says: un’unica divertentissima stagione, peraltro di enorme successo, a cui è seguita una chiusura immotivata e a tutt’oggi inspiegabile. Lo stile della sitcom era un po’ retrò e l’umorismo a volte era un po’ scurrile. Ma è un vero peccato che non ce ne sia stata almeno una seconda stagione.

2) V: il remake dei Visitors era partito con ascolti record per poi floppare clamorosamente nel lungo periodo. Nemmeno l’ingresso nel cast delle star della versione anni 80 ne ha risollevato le sorti. Ma effettivamente era un prodotto scritto piuttosto male e realizzato tecnicamente in maniera eccessivamente “naif” (anche per ragioni di budget). Completamente da dimenticare tutte le vicende ambientate “a terra”: troppo didascaliche, inconcludenti e segnate dall’estrema insulsaggine dei protagonisti. Le parti relative alla vita degli alieni girate sull’astronave, invece, grazie a quella fotografia “fumettosa”, le scenografie al risparmio, e un discreto nonsense, avrebbero potuto alimentare un telefilm a sè stante che poteva diventare un cult per appassionati del genere fanta-trash.

3) The Event: prima di abbandonarla in preda allo sconforto, ho guardato metà della prima (ed unica) stagione con mezzo sorriso stampato continuamente sulle labbra. E per fortuna che era una serie drammatica. Annunciata come l’erede di Lost (figuriamoci) è scaduta fin dalla premiere nella comicità involontaria. Aerei che scompaiono nel nulla, attentati al Presidente degli Stati Uniti, dischi volanti, bambini rapiti, salti nel tempo, catastrofi naturali, amori impossibili, gente immortale, gente modificata geneticamente. Gli sceneggiatori ci hanno buttato dentro veramente di tutto e il risultato è stato un minestrone ridicolo.

4) Hannah Montana: la serie che ha lanciato la teenager più zoccola della tv contemporanea chiude dopo cinque anni per sopraggiunti limiti di età della protagonista. Hannah Montana ha la responsabilità di aver trasformato un pubblico di innocue bambinette delle elementari in aspiranti Ruby Rubacuori assetate di showbiz.

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