Category - Paolo Bonolis

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Marco Carta – “La forza mia” vince il 59° Festival di Sanremo; secondo Povia, terzo Sal da Vinci
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Festival di Sanremo 2009 – Quarta serata. I duetti dei big e le conigliette di Playboy. Chissenecronaca live. Eliminata Dolcenera e i GdV. Giovani: vince Arisa
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Festival di Sanremo 2009 – Terza serata. I duetti dei giovani, Chissenecronaca in differita
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Festival di Sanremo 2009 – Seconda serata. Chissenecronaca live con inserti di Amici di Maria 8, sesta puntata
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Festival di Sanremo 2009 – Prima serata, Chissenecronaca live. Esibizione degli “Artisti” e di quattro “Proposte”. Ospite Katy Perry
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Lista dei partecipanti al Festival di Sanremo 2009

Marco Carta – “La forza mia” vince il 59° Festival di Sanremo; secondo Povia, terzo Sal da Vinci

Tutto già scritto. “La forza mia” ha un indubbio traino radiofonico e farà impazzire le dodicenni. Ma Marco Carta, come performer dal vivo, è una schiappa micidiale: stonato, impreciso, inutile, un vero “emblema del non talento“. Un abietto scarto di televisione che trionfa in un Festival dove la musica è stata un elemento trascurabile, ma televisivamente è risultato un prodotto ineccepibile. Ergo, la vittoria di una delle più squallide creature defilippiane (dopo Costantino e Daniele Interrante), con la sua algida madrina lì a premiarlo (truccata e pettinata come una nutria appena emersa da un fossato limaccioso), era l’unico epilogo possibile. Il secondo classificato, Povia, ha una canzone che, al di là dei contenuti opinabili o meno, artisticamente vale zero, ma è lì solo perché il “popolo bue” di morganiana memoria si è lasciato infinocchiare da una strumentalizzazione mediatica sapientemente creata ad arte e che ora continuerà affinché tutti possano proclamarsi indignati. Posso dire una cosa? Che due maroni. Sal da Vinci, medaglia di bronzo, resta un mistero della fede.

Ho notato che stasera non è andata in onda la Corrida: a vedere questo trio di tronfi trionfatori di infimo livello, vien da pensare che i dilettanti allo sbaraglio avessero traslocato temporaneamente su Rai Uno. L’unica cosa da augurare a tutti e tre, adesso, è che facciano la fine di quelli che li hanno preceduti: sparire per sempre dalla circolazione.

Festival di Sanremo 2009 – Quarta serata. I duetti dei big e le conigliette di Playboy. Chissenecronaca live. Eliminata Dolcenera e i GdV. Giovani: vince Arisa

Fino a tre giorni fa era moribonda, oggi scoppia di salute. Parlo, naturalmente, della kermesse più popolare di fine inverno, quel redivivo Festival di Sanremo che – chilavrebbemaidetto – cresce in ascolti e passa indenne le polemiche degli artisti di Sanremoweb sul televoto truccato (erano gli unici che ci credevano ancora, a occhio, che un televoto potesse essere regolare), le polemiche del nostro Presidente del Consiglio (ha affermato di essere uno dei 42 milioni di italiani fieri di non aver seguito il Festival, io invece sono uno dei 55 milioni fieri di non vedere “Uomini e Donne”) e le polemiche del Vaticano che paragonano il successo popolare di Sanremo al mistero della transustanziazione: fiori freschi e note musicali che si trasformano nel corpo e nel sangue di Paolo Bonolis. A proposito di “corpo”, stasera l’ospite d’eccezione è Hugh Hefner con le conigliette di Playboy, in arrivo nella città dei fiori per festeggiare non ho capito cosa (l’invenzione del Viagra, forse?) e approfittare della visibilità per una necessaria marchetta in favore dell’edizione italiana del mensile che non brilla certo per numero di copie vendute (beh, finché ci mettono Violante Placido in copertina…). A proposito di “sangue”, invece, domani arriva la Santa Maria con le sue carampane (la Nina, la Pinta & co.) a far da co-conduttrice e a tenere alta la bandiera del suo pupillo Marco Carta. Si prevedono rannuvolamenti del cielo con ampi rovesci di “Trudini” fino a bassa quota durante la sua esibizione.

Stasera, oltre a nominare la vincitrice delle “Proposte” (propendo sempre per Arisa), è anche tempo dei prestigiosi duetti dei “big”. Ieri sera si è visto qualcosa di davvero spettacolare con Bacharach, Luttazzi, la Vanoni: stelle che hanno finito con l’oscurare i cantanti emergenti che si proponevano di sponsorizzare, ma è stato meglio così. La qualità televisiva ne ha giovato e dei momenti che sulla carta erano a rischio-ronfata, si sono rivelati particolarmente intensi ed emozionanti. Chissà se stasera i big riusciranno a fare di meglio? (dubito fortemente, dato che c’è Gigi D’Alessio…)

Sono un po’ in ritardo, per cui sorvolerei sul balletto di Daniel Ezralow (ma anche qui?) e sulla canzone di un soprano dell’Est. Non ho capito come si chiamava, mi sembra Irina Scassalkazzaja o qualcosa del genere. Alla radio insieme alla Gialappa’s c’è Paola e/o Chiara (ma anche qui?).

Pupo-Belli-Youssou N’Dour con Gianni Morandi: Doveva esserci anche Raul Bova per completare il quintetto da boyband sfigata e invece l’attore ha dato forfait all’ultimo minuto. Robbie Williams insegna.  La canzone è uguale all’altra sera, sempre ballata da oratorio. E io che pensavo che Morandi apportasse qualche novità electro-dub. Voto 0

Patty Pravo con Todd Rundgren, Nathan East e Dave Weckl: ma… io ero rimasto che doveva esibirsi con Pete Doherty! E invece l’ha lasciato al semaforo insieme ad un branco di pusher nigeriani. Ma i tre “grandi artisti” che compongono la band hanno l’aria di quelli che hanno i rifornimenti in tasca. Voto 5

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Festival di Sanremo 2009 – Terza serata. I duetti dei giovani, Chissenecronaca in differita

Il Festival tiene botta (con uno share di oltre il 43%), ma Maria la Sanguinaria non molla e riesce comunque a portare a casa un 18%. Risultato in occasioni normali da suicidio ma oggi rilevante, data l’eccezionalità della serata, e considerati i contenuti da supertrash d’antologia visti ieri sera ad Amici: poche esibizioni e inventate al momento, al solo scopo di mettere in cattiva luce i concorrenti e aizzare la commissione faziosa contro se stessa. Il talent show defilippiano è alla deriva più che mai, il limite raggiunto è quello da denuncia per abuso della credulità popolare. Suggerisco di prendere gli autori, i docenti, gli allievi con Maria in testa, depositarli in una cava e ricoprirli di catrame fumante (oppure di qualcos’altro, sempre fumante) per ringraziarli dello spettacolo pietoso. Dall’altra parte, il Festival di Sanremo si conferma un prodotto egregiamente confezionato e meritevole del successo che sta riscuotendo, un piacevole e ritmato frullato di pop catodico senza eccessivi fronzoli, a cui manca solo una proposta musicale un po’ più coraggiosa. Stasera è la volta dei duetti dei Giovani (che si esibiscono tutti insieme a degli anziani). Ottima scusa per portare sul palco dell’Ariston alcuni mostri sacri della musica attempata, scelta di sicuro appeal per il pubblico di Raiuno.

Il sottoscritto, stasera, non  potrà essere presente fin dall’inizio del Festival davanti al televisore (questo post l’ho scritto oggi in ufficio e stasera si autopubblicherà alle ore 21). Per cui ho già provveduto ad incaricare la mia emissaria Elena di tenermi aggiornato e appena rientrerò sul luogo del delitto mi metterò in pari. Nel frattempo, vi invito a lasciare le vostre impressioni sulla terza serata del Festival di Sanremo nei commenti qui sotto, come avete già abbondantemente fatto (grazie) nelle sere precedenti.

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Festival di Sanremo 2009 – Seconda serata. Chissenecronaca live con inserti di Amici di Maria 8, sesta puntata

Riflessione a freddo sulla prima serata del Festival (intanto che aspettiamo la seconda). A dispetto del periodo socialmente, musicalmente e televisivamente decadente, il secondo Festival di Sanremo marchiato Paolo Bonolis ottiene un risultato più che lusinghiero sia di pubblico (48% di share contro il 37% dell’anno scorso) che di critica. Ma la prima delle cinque serate non è mai la più rischiosa in quanto una certa curiosità per l’evento, i telespettatori, non la perdono mai (e i critici, figuriamoci). Ben più complicato è fargliela conservare per l’intera settimana, quando tutto sa di già visto e le sere dal mercoledì al venerdì sembrano messe lì al solo scopo di far onorare i contratti tra albergatori e APT, APT e Interflora, Interflora e Comune, Comune e RAItivù. Quello di ieri sera è stato un buon esordio. Paolo Bonolis è risultato quasi meno autocelebrativo (ma non meno retorico) del solito, lo spettro del flop che aleggia su tutti i suoi programmi recenti era in agguato e la strizza l’ha fatto rendere al meglio: ha usato pochissimo le parole “giacché” e “dacché” e ciò è sintomatico. Permane la sensazione che questo Festival sia stato pensato come “tipico show per il pubblico di Raiuno“, piuttosto che come grande evento musicale di portata internazionale. Sufficientemente ritmato da lasciarsi guardare senza assopirsi fin già dalle dieci meno un quarto (ma da dopo le 11 sì), il momento migliore è stato sicuramente lo show-nello-show di Roberto Benigni; i momenti peggiori quelli delle gag riciclate da “Ciao Darwin” (o dallo spot “Lavazza Crema e [cattivo]Gusto”) tra Bonolis e Laurenti. La musica è stata piuttosto presente sul palco, peccato che la proposta fosse abbastanza scadente, come richiede la tradizione degli ultimi anni. Poco interessante il lavoro svolto dal reparto vallettume. Paul Sculfor è il primo dei cinque esempi che le pari opportunità non sono sempre necessariamente una gran trovata, mentre Alessia Piovan è stata assunta perché è risultata la più economica delle scelte: considerando che doveva leggere quattro parole sul gobbo ed è riuscita pure a sbagliarle, scambiando la scritta dei nomi del trio dei conduttori (di cui faceva parte anche lei stessa ma evidentemente non se n’era ancora accorta) “Paolo, Alessia, Paul” per un gruppo canoro (facendo una figura tipo Leslie Nielsen nella scena della notte degli Oscar ne “La pallottola spuntata 33 e 1/3“), direi che i 5000 euro del suo cachet andrebbero devoluti in beneficenza alla fondazione Federica Felini per le vittime della dislessia.

Tre gli eliminati nella categoria dei cosiddetti “Artisti”: Iva Zanicchi (voto 4), Tricarico (voto 6 politico) e gli Afterhours (voto 5). Sulla prima ha di sicuro pesato la sfacciata satira di Benigni; non che sia una grave perdita, ma c’era anche di peggio. Per quanto riguarda gli altri due, hanno presentato forse le canzoni più “difficili da capire”: io li avrei tenuti dentro giusto per avere la possibilità di sentirli un’altra volta. Due verranno ripescati dal televoto, però. Visto che ieri ho dato solo due sufficienze (tre, se contiamo Katy Perry che però mi risulta sia fuori gara) e una delle due era a Tricarico, a questo punto mi sono già involontariamente sbilanciato indicando in Dolcenera la vincitrice della cinquantanovesima edizione del Festival (come, peraltro, pronosticano da mesi i bookmakers). Lei, nella terna dei vincitori, per il momento me la ipoteco insieme a Marco Carta e Francesco Renga.

I quattro giovani che hanno cantato, di cui ho recuperato le esibizioni in differita, non mi hanno entusiasmato per nulla. La mia favorita, Malika Ayane, che ha in saccoccia due semi-hit per le quali avrebbe meritato di presenziare nella categoria dei “Big”, ha proposto un pezzo festivaliero noiosamente trito e ritrito, lontano anni luce dal sound senza frontiere di “Feeling Better” (voto  2). Irene Fornaciari mi stava già sugli zebedei per essere una raccomandata di lusso, anche se avesse presentato la miglior canzone del mondo l’avrei stroncata comunque. Invece ha cantato una lagna deprimente il cui chiodo era “sono in down”: l’unico modo che aveva per riscattarsi era di essere almeno un po’ figa e invece sembrava una specie di Renato Pozzetto magro e coi capelli lunghi (e anche un po’ un pozzetto di scolo delle acque piovane – voto 0). La raffinata Simona Molinari ha fatto la figura migliore, anche perché mi pareva la sosia di Ambra Angiolini: il suo pezzo jazz starebbe bene come sigla di “Chiambretti Night”, ma in radio farà fatica ad emergere (voto 6). Sul figlio illegittimo di Riccardo Cocciante non mi esprimo: un teenager che di anni ne dimostra quaranta si rifiuterebbe di produrlo anche Mara Maionchi (voto 1).

Menù di stasera: un mash-up sperimentale senza precedenti, con i rimanenti giudizi sui sei giovani in gara (live anche sullo “status” di Facebook) e in più stralci di Amici di Maria.

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Festival di Sanremo 2009 – Prima serata, Chissenecronaca live. Esibizione degli “Artisti” e di quattro “Proposte”. Ospite Katy Perry

Martedì 17 febbraio 2009. Al via la settimana più musicàl-geriàtric-florovivaistica dell’anno: tra suoni tristi, gente anziana e fiori appassiti, potrebbe sembrare la consueta celebrazione in onore dei caduti del 15-18, invece è il Festival di Sanremo. Cinquantanove anni e dimostrarne il doppio, una parabola discendente senza sosta, una manifestazione in caduta libera verso il nulla a cui l’alimentazione e l’idratazione andavano sospese svariati anni fa.

E’ il festival della crisi economica, ma non per Bonolis che dalla Rai percepirà un milione di Euro indipendentemente dal risultato, né per Benigni che ne percepirà 350 mila per pochi minuti di lettura dantesca, né per i nostri politici che dimostrano indignazione per i guadagni milionari delle star della tv, ma che non pensano minimamente di ridurre i propri né di ridurre la loro presenza nei salotti televisivi. E’ il festival degli amici di Bonolis (Povia, Stefano di Battista), degli Amici di Maria (Marco Carta, Karima), degli amici dell’INPS (Iva Zanicchi, Al Bano). E’ il festival di Raiset, neologismo coniato dalla stampa per evidenziare l’accordo bilaterale tra le due potenze dell’etere che davanti ad  una concorrenza di facciata, si scambiano i personaggi e portano i soldi sempre nelle stesse tasche (domani, peraltro, si nomina il nuovo CDA della Rai e il risultato ottenuto da Sanremo potrebbe avere delle implicazioni rilevanti). E’ il festival che deve essere cotto e mangiato perché il team autorale lucioprestiano, la settimana prossima, deve mettersi dietro il timone della nuova edizione della Fattoria. E’ il festival che – televisivamente parlando – potrebbe essere il prodotto perfetto, esattamente come fu nel 2005 sempre con lo stesso conduttore: all’epoca la scenografia tecnologica e la formula in stile reality (con la “poltrona rossa” che creò non poche polemiche tra i cantanti in gara) suscitò un grande coinvolgimento, ma esclusivamente autoreferenziale, nullo sul piano musicale. All’epoca Bonolis riuscì pure a strumentalizzare la notizia della scomparsa di Alberto Castagna, rivelandola al pubblico con oltre un’ora di ritardo per poterla incastrare in scaletta in mezzo a due canzoni strappacuore. Quest’anno, visto il cast di cantanti da fiera parrocchiale (davvero ai minimi storici, peggio ancora dell’edizione del 2006 di Panariello), le cinque serate del festival hanno un retrogusto di “one man show” dove il conduttore si pavoneggerà (o “povioneggerà“) con i suoi ospiti e con il pubblico, crogiolandosi nelle amicizie altolocate (è stato lui ad andare a pregare in ginocchio Piersilvio affinché gli desse la possibilità di farsi di Maria [de Filippi] sabato sera), nell’intento di dimostrare quanto sia stata fallimentare l’opera Baudiana dell’anno scorso. Opera che, a pensarci bene, se fosse stata replicata quest’anno sarebbe stata criticabile, ma considerati i presupposti del lavoro Bonolisiano, non c’è altro da fare che rimpiangerla.

Paolo Bonolis inaugura il Festival seduto sulle scale insieme ad una bambina vestita a festa, alla quale tenta di spiegare le meraviglie della musica che non ha mai sentito. La bambina è già annoiata e pure io, per fortuna ci sono quelli della Gialappa’s alla radio che ravvivano il clima. A Mina, la famosa “Tigre di Mompracem” (no aspetta, “Tigre della Esso”, uhm no forse era “Tigre della tappezzeria del divano di mia zia”, no no no era “Tigre contro Tigre”, beh insomma non mi ricordo), spetta l’ingrato compito di aprire il Festival della Canzone Italiana. Lei che ormai ha la cittadinanza svizzera ed è larga come il quinto cantone. Canta “Nessundorma”: decisamente benaugurante. Ovviamente la cantante non è presente dal vivo, ma si vede solo in qualche fotogramma con le inquadrature strette e lunghe. Fuori dal teatro partono i fuochi artificiali; dentro al teatro si accendono le luci e la scenografia risulta luminosa, ma piuttosto fredda. Molto meglio le pacchianate che sceglieva Baudo: stelle, cuori e fiori.

Dolcenera (Il mio amore unico). Non è più truccata con l’uni-posca, ma sembra “lavata con la pompa”. E’ vestita come un cioccolatino da scartare: apprezzabile il rinnovamento del look. La canzone è incredibilmente orecchiabile, ha un che dei Ting Things. E’ data per superfavorita. Voto 7

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Lista dei partecipanti al Festival di Sanremo 2009

E come l’anno scorso sul mare col pattìno (anzi un po’ in anticipo rispetto all’anno scorso) è stata diffusa la lista dei partecipanti alla prossima edizione del Festival di Sanremo, presentato – dal 17 al 21 febbraio – dal redivivo Paolo Bonolis con una Rai in gravi ristrettezze economiche. Due categorie di cantanti e gara ad eliminazione (ripristinata in parte la formula del 2005 in cui presentava sempre lui, anvedi com’è creativo ‘sto Bonolis): i vecchi “Big” diventano “Artisti” e i “Giovani” diventano le “Proposte” (alcune decisamente meno indecenti rispetto a quelle annoverate tra gli “Artisti”). Eccoli:

Gli “ARTISTI”

AFTERHOURS, Il paese è reale – la band di Manuel Agnelli rinnega la propria ribelle indipendenza intonando una delicata ballata che celebra, con indecoroso ritardo, il ritorno dei Savoia in Italia
AL BANO, L’amore è sempre amore – la più potente voce di Cellino San Marco canta ancora una volta il proprio tormentato rapporto con la Lecciso. Testo scritto da Silvia Toffanin, dirige l’orchestra il maestro Alfonso Signorini
MARCO CARTA, Dentro ad ogni brivido – il vincitore della scorsa edizione di Amici analizza con profonda introspezione ed empatica immedesimazione il travaglio dell’ascoltatore medio ogniqualvolta sente una sua canzone trasmessa alla radio
DOLCENERA, Il mio amore unico – Un brano autoprodotto dedicato all’Uni-Posca nero che usa per il contorno occhi
FRANCESCO RENGA, L’uomo senza età – Beh, se ti sposi Ambra non è che puoi pretendere troppo. Quella è abituata ai matusalemme come Boncompagni, fattene una ragione
GEMELLI DIVERSI, Vivi per un miracolo – purtroppo quella volta che gli abbiamo sabotato i freni dei loro Ovetto-MBK pimpati non è stata sufficiente per toglierceli definitivamente di torno
MARCO MASINI, L’Italia – Un brano che dissente coraggiosamente dal tanto predicato ottimismo del nostro Premier: per un Paese che va a rotoli, c’è sempre un Marco Masini pronto a sferrare la mazzata finale.
PATTY PRAVO, E io verrò un giorno là – Il dramma di una donna anziana e della perduta sensibilità delle sue zone erogene

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