Category - Paola Perego

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Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica
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La fattoria 4
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Riempi il fumetto / 8 (anche su Facebook!)
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La Talpa 3, la finale: La Talpa è Franco Trentalance, vince Karina Cascella
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La prova delle tarantole
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I video del weekend (La Talpa edìscion)
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La Talpa

Succedeva 4 anni fa: Momenti di panico a Questa Domenica

dice il saggio: fesso il blogger che c’ha un archivio di oltre 2000 post e non se li ricicla al momento opportuno

 

Quando vedi un’intervistatrice dall’encefalogramma piatto come Paola Perego, ringrazi il cielo che in tv esistano delle snob curiose tipo Daria Bignardi o addirittura dei leccapiedi senza spina dorsale tipo Fabio Fazio. A Questa Domenica, Nostra Signora delle Talpe chiede un’opinione all’ospite Giulio Andreotti su Obama e McCain (domanda dribblata con il savoir faire che solo un democristiano di vecchia data sa tirar fuori all’occorrenza) con la stessa profondità con cui cinque minuti prima chiedeva lumi a Carina Cascella sui suoi comportamenti psicotici in capanna zulù. Paola confonde Veltroni con d’Alema così come poc’anzi scambiava Pasquale Laricchia con Filippo Bisciglia; parla di solidarietà della politica con la stessa enfasi con cui lancia il televoto tramite il quale chiede al pubblico se Pamela Camassa deve rimanere o no all’interno de La Talpa. Momenti troppo forti anche per il senatore a vita che, al rientro da un RVM, di fronte alla domanda “Come vede il futuro per i nostri bambini?” rimane bloccato, imbambolato, inerme sulla sua poltrona e non dà più cenni di vita, come fosse appena stato colpito da un’ischemia fulminante o da un topless di Melita Toniolo.

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La fattoria 4

Settimane che me lo chiedo, ma la domanda rimarrà senza risposta. Quanto avevamo bisogno della quarta edizione de “La Fattoria”? Il reality più sopravvalutato della tv, che non ha mai brillato in ascolti, reduce da una immeritata promozione dalla rete gggiovane all’ammiraglia, che non ha mai dato nessun motivo per essere ricordato (se tralasciamo la bestemmia di Roberto da Crema nell’edizione bignardiana che diede il via ad una serie di espulsioni punitive in tutti gli altri reality dove il fattaccio si sarebbe ripetuto), e quindi nessun motivo per essere riproposto. Vi sfido a nominare almeno uno dei presunti vip concorrenti delle successive edizioni targate Barbara d’Urso (dai, ve li suggerisco io: Thorne di Beautiful allo sbando, Francesca Lodo prima dei droga party di Vallettopoli, l’ignominia dei blogger Selvaggia Lucarelli, Pamela di “Non è la Rai”…). E vi sfiderò, tra otto settimane (sempre che il programma non venga soppresso prima) a nominarne uno di quelli del cast di questa prima edizione condotta da Paola Perego, che sa più di una prova generale della Talpa su Canale 5 che altro (o, anche, dell’ennesimo capriccio di prima serata della compagna del più influente agente della tv, che ormai governa Rai e Mediaset e che metterebbe la sua donna ovunque, anche a capo della redazione del telegiornale).

E, a conferma che il “nuovo” reality della domenica è un family-affair del clan Presta, l’inviata per niente speciale della Fattoria sarà un altro “brillante opaco” della scuderia, ovvero Mara Venier (disoccupata di lusso ormai da decenni che accetta un ruolo marginale affidatole da quella che l’ha sostituita nei contenitori di vuoto della domenica pomeriggio) e tra gli opinionisti del programma per la prima volta sullo schermo Sonia Bruganelli meglio nota come lady Bonolis: atteggiamento da velina scaduta, tono di voce fastidioso,  ha finora vissuto all’ombra del conto corrente del marito ma, evidentemente, a causa della crisi economica, in famiglia si rende necessario lavorare entrambi. La Fattoria 4 parte già con una notizia di “cronaca” rimbalzata su giornali e telegiornali: un gruppo di malavitosi avrebbe assaltato il set televisivo allestito in Brasile, derubando la troupe di 40.000 euro: dato che un simile assalto si era già visto alla Talpa, inutile notare che gli autori di questo programma partono con idee già super abusate per il kick-off di uno show che sembra defunto in partenza e che punterà, per risollevarsi, esclusivamente sul “concime organico prodotto dalla fermentazione degli escrementi del bestiame” (che in una fattoria si dovrebbe trovare in gran quantità).

Dopo il salto, la descrizione del cast dei partecipanti, con il realtivo “coefficiente di dimenticabilità”.

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Riempi il fumetto / 8 (anche su Facebook!)

Archiviata l’Isola, archiviata la Talpa. La puntata di ieri sera, con la reunion dei concorrenti, non è stata null’altro che un’evitabile appendice di Questa Domenica, da cui si sono salvate solo la trashcriminologa rifatta Roberta Bruzzone e la sua macchina della verità che con un processo termodinamico trasfigura i volti delle persone in una specie di teschi horror dai colori molto fashion e che, soprattutto, continua a non imbroccarne mezza. Tra i graditi ospiti c’era pure Giada di Miceli, la “tentatrice” di Salvatore Angelucci, un copertone bucato ambulante che ha il grande merito di risultare ancor più irritante della stessa Karina Cascella. Ok, basta chiacchiere superflue ed esprimetevi ora: a voi il compito di chiudere in bellezza, mettendo in bocca a Paola Perego le ultime parole famose su questa edizione della Talpa (che, ricordo per quelli che hanno già rimosso il trauma, è stata vinta da Karina, mentre la talpa era Franco Trentalance).

Il vincitore della scorsa settimana è Mr L con “La Tre mi ha sostituita con Luciana Littizzetto, adesso io sostituisco te con Fabio Fazio“, complimenti! La gallery dei vincitori è sempre qui.

La Talpa 3, la finale: La Talpa è Franco Trentalance, vince Karina Cascella

La Talpa 3 è stato un successo non certo annunciato. All’esordio era altissimo il livello di scetticismo e di diffidenza (non solo da parte del sottoscritto) riguardo all’adventure-game di Paola Perego. C’era un cast di riciclati perlopiù sconosciuti, che si pensava potessero far breccia al massimo su un pubblico di comari in vestaglia all’ora del tè; c’era una formula spiaccicata a quella dell’edizione precedente, senza la benché minima variazione organizzativa e/o creativa; c’erano le stesse scenografie, opinionisti, automarchette della domenica e il ricordo di un inviato sul campo (Stefano Bettarini) non certo brillante. C’era l’incubo trash dei manicaretti a base di occhi di bue e sangue di vacca; c’era, soprattutto, un pregiudizio enorme (come uno degli attrezzi del mestiere di Franco Trentalance) che pendeva sopra la testa della conduttrice: raccomandata di classe, boriosa nel vantarsene.

Ieri velina ante litteram al fianco di Andrea Carnevale, oggi geisha tuttofare nell’agenzia di collocamento dell’agente delle dive Lucio Presta, Paola Perego, nella forza della Talpa, era l’unica che ci credeva veramente: tanto è bastato per convincerci al di là di ogni pregiudizio, rendendola talmente sicura di sè da risultare così fastidiosamente antipatica da scatenare simpatia. L’incubo trash si è trasformato quasi in un sogno per i livelli celestiali raggiunti grazie a tarantole e litigate, alligatori e abiti succinti. L’inviata glamour, Paola Barale, la quale mentre i concorrenti rischiavano il ricovero per ipotermia non aveva occhi che per il fango che insozzava le sue scarpe, si è rivelata una scelta azzeccatissima, anche per l’originalità e la leggerezza con cui si è messa al timone del daytime. La formula, seppur già vista – e non esente da certe inutili lungaggini da perfezionare l’anno prossimo, grazie – ha funzionato così come hanno funzionato le relazioni tra i morti di fama di cui era composto il cast, su cui nessuno avrebbe puntato un centesimo. Se all’Isola dei Famosi, con il passare delle settimane, abbiamo visto la realtà tingersi di fantasia (le difficoltà della sopravvivenza surclassate dal gossip internazionale), alla Talpa è successo il contrario. La fantasia di un programma calcolato al minimo dettaglio, talmente scritto a tavolino dagli autori da sembrare più simile ad una fiction che ad un reality show, è stata contaminata dalla realtà schizofrenica di una incontrollabile Karina Cascella (amorevole baby sitter nell’isolamento in capanna zulù, aspirante serial killer dopo ogni test superato con successo), dagli show pseudoamorosi dei Bisciglia, dalle perfide tentazioni emozionali e dalle aggressioni indigene. La potenza della Talpa-trasmissione si è espressa anche grazie al lato spy-investigativo, che basterebbe da sè a far andare avanti la baracca, anche senza la necessità esagerare con le incursioni nel gossip di bassa lega. Le indagini per scoprire chi remava contro il gruppo sono diventate un tormentone nazionale da pausa caffè: “la Talpa è Trentalance”, “macché quello la Talpa ce l’ha nelle mutande!”; “la Talpa è Melita”, “ma va, quella semmai è la Topa”; “la Talpa è Karina”, “non lo so, ma spero che gli zulù siano cannibali e la azzannino nottetempo in capanna”.

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La prova delle tarantole

Mi auguro che nessuno si stia perdendo “La Talpa” in questo momento, perché i concorrenti sono in mutande legati su un tavolo, mentre dei “pericolosissimi” ragni giganti del Sudafrica esplorano gli orifizi dei loro corpi. Franco Trentalance dice che le tarantole non gli mettono paura, anche se “quelle pelose” gli fanno schifo. Ma quella volta che l’ho visto in un suo film ambientato negli anni 70, non mi sembrava della stessa idea.

Update 1: Karina spacca-timpani-e-maroni Cascella: “io non è che mi alzo la mattina e mi metto le tarantole in faccia… se la tarantola mi punge e mi buca un seno, io devo tornare dal chirugo e me lo paghi tu!”
Paola Perego: “Non ho mai sentito che sia successo niente del genere, semmai è la tarantola che ha paura di te… Karina, non urlare che mi spaventi la tarantola”

Update 2: Dio, quanto amo questi ignominiosi psicodrammi: Karina, in lacrime, spende 12.500 euro del gruppo per farsi mostrare delle foto sfuocate pubblicate dal settimanale Vero – giornale che ha la stessa autorevolezza di un litro di soluzione fisiologica per clistere – che ritraggono il suo fidanzato acefalo mentre si apparta con la giornalista che doveva fargli un’intervista. Il Tronista, la Cronista e la cornuta, praticamente. Naturalmente la storia puzza di fiction italiana di infimo livello, è palese la falsità della messinscena amorosa tra l’Angelucci e la presunta amante, come quella della rissa verbale che coinvolge l’infingardo direttore del settimanale, Riccardo Signoretti, un uomo la cui mascolinità potrebbe essere scritta su un’ortensia con una matita correttore, e che sfoggia una tagliata di manzo al sangue al posto delle labbra.

I video del weekend (La Talpa edìscion)

Quando le immagini valgono più di mille parole e quando poche parole (“io mi dissocio” e “io mi vergogno”, pronunciate fuori onda dalla Barale) valgono più di mille immagini. Trash da antologia, che mancava sui nostri schermi da anni. Questa è la televisione che vorremmo vedere, sempre.

(fonte)

La Talpa

Questa Chissenecronaca va in onda in forma ridotta causa leggera indisposizione dello scrivente che si ritrova con il naso gocciolante, le orecchie tappate, la testa pesante e la gola che raspa: vedere per intero un reality condotto da Paola Perego potrebbe rappresentare un grave pericolo per uno dalla salute già instabile. Se poi ci aggiungiamo che questa sarà la grande serata del comeback di Paola Barale (falsamente sbandierata come “la prima donna inviata in un reality” manco fosse un ruolo che si contendeva con Marie Curie), ecco che il binomio Paola&Paola ha tutte le carte in regola per darmi la mazzata finale. A dispetto del concept accattivante, che se ben sviluppato potrebbe fare de La Talpa uno dei migliori programmi della nostra tv (ma ho come l’impressione che così non sarà), il mio interesse nei confronti di questo reality è inferiore a quello che avrei per una gara di salto in lungo tra cavallette. Uno show che ha già entrambi i piedi nella fossa ancor prima di cominciare, prodotto con un budget da far invidia alla telenovela piemontese e con un cast di riciclati di professione, vip sconosciuti senza dignità alcuna tra cui si annoverano i fratelli Angelucci, Karina “brava, brava!” Cascella, Pasquale “omino del cervello” Laricchia, Melita “diavolita” Toniolo, Pamela “ballando senza stelle” Camassa, Natalia “nipote di dodicesimo grado di” Bush, Marina “nonvogliomicalaluna” Fiordaliso, Emanuela “centovetrine” Tittocchia, Kamila (?) Dupont, gli olimpionici Matteo Tagliariol e Clemente Russo e, naturalmente, il pornodivo Franco Trentalance, che dopo questa esperienza, più impegnativa di qualsiasi Milly D’abbraccio, rientrerà in patria decisamente ridimensionato nel cognome. E chiamarsi Franco Mezzalancia non sarà proprio fruttuoso per la sua professione.

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