Category - Personaggi

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Isola dei Famosi 9 – Vince Antonella Elia
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Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni
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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria
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Tragedia sfiorata per Jessica Simpson
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Faccia D’Angelo – la serie sul Boss del Brenta vista da un residente
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Simona Ventura sta a Sky come Christina Aguilera sta alla NBC (ovvero: considerazioni sparse su The Voice)
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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)

Isola dei Famosi 9 – Vince Antonella Elia

antonella elia vince isola famosi 9In questa annata televisiva l’idea più brillante che abbiamo visto è stata quella di riciclare all’interno di reality e talent show, dei personaggi che li avevano già vissuti (al GF12 Patrick Ray & co, ad Amici i “big” del Sanremino interno, ad XFactor la rentrée di Ventura e Morgan) in modo da garantire un effetto nostalgico che riportasse davanti allo schermo qualche manciata di appassionati della prima ora ormai fuggiti.

L’isola 9 si è fatta promotrice dell’iniziativa ospitando sotto le palme dell’Honduras gli “eroi”, arruolati per fare “un’isola meravigliosa”(cit.) ma che sono caduti di settimana in settimana sotto i colpi ben assestati delle polemiche fomentate dai “mestieranti da reality” o dagli scatti psicotici di bionde showgirl sulla soglia dei 50 che abbracciano alberi e sussurrano ai calamari.

Nonostante una discreta stitichezza iniziale e un senso di deja-vù generale, quando le dinamiche hanno iniziato ad animarsi grazie anche ai continui innesti di concorrenti, l’Isola 9 è finalmente decollata. Regalando uno dei daytime migliori degli ultimi anni, in cui quotidianamente è emersa dalle cristalline acque delle playe honduregne la vera essenza del reality.

Il serale del giovedì ha riservato sempre poche sorprese ed è stato carente di pepe: il conduttore non ha avuto la giusta sensibilità per cavalcare momenti che avrebbero potuto sfociare in confronti (televisivamente) interessanti ed ha preferito smorzare ritmi e situazioni con il suo stile sobrio e coinvolgente come il risponditore automatico del 190. Vladimir Luxuria, al contrario, sempre reattiva e presente, si è caricata sul groppone la responsabilità della riuscita del programma, dimostrando a tutti – dirigenti Rai compresi – chi, in casa Isola dei Famosi, porta i pantaloni.

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Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni

gaga compleanno twitter
Attorno a Lady Gaga e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d’odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande Justin Bieber e il maestoso Silvio Berlusconi (che sono coetanei, peraltro). E’ chiaro che si tratta di pura invidia, che gli “haters” cercano qualsiasi pretestuoso appiglio per dar contro a quella che è probabilmente la più importante realtà musicale che la nostra storia recente abbia conosciuto. Qualche mese di silenzio (che definirei “meritato riposo del guerriero”) e quei fetentoni sono tutti lì a darla per spacciata, come se avessero dimenticato l’immenso ed ineguagliabile contributo che Germana Stefanotti ha dato alla società contemporanea. Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, la giovane popstar non ha dimenticato noi suoi adorati little monsters e ci ha dato un segno tangibile della sua presenza con una una foto nel bagno di casa in cui è apparsa splendida e radiosa, elegante nella sua sobrietà, distintiva e suprema (gente ignorante – non io –  ha fatto le solite tristi battute tipo “per fortuna che non ha fotografato il water altrimenti serviva un tag per distinguerla”) . E’ giunto il momento che anche questo blog parli di lei come merita, incorniciandone i meriti ed esaltandone le capacità; capacità che solo un talento in grado di scrivere la storia è in grado di sfoggiare, anche quando è assente dalle scene.
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In soli quattro anni di carriera Germana Stefanotti, ormai per tutti solo “Lady Gaga”, o “l’immensa”, è stata in grado di portare un vortice di freschezza su un panorama pop che ne aveva quantomai di bisogno. Un pacchetto di Vigorsol in un mondo di gomme masticate, praticamente. Come un meteorite infuocato che si scaglia su un pianeta post glaciazione, Germana ha saputo irrorare di musica nuova le orecchie di un pubblico più che trasversale, formato da uno zoccolo duro di teenager molto appassionati, ma anche di insospettabili “adulti” appartenenti a generazioni (musicalmente ed anagraficamente) meno recenti, di ogni etnia e classe sociale. I suoi brani taglienti, i ritmi da ballare, le melodie trascinanti sono l’arma vincente di un vero (e raro) fenomeno multimediale, talentuoso e capace, che ha echi in ogni angolo del pianeta. E pure in quelli limitrofi. Ma le sue prodezze non si fermano solo all’ambito musicale. Oltre a fare tendenza con i suoi singoli e scalpore con i suoi video, Gaga è una vera e propria icona di stile, artista a 360° a mano e in lavatrice, in grado di mettere in scena performance teatrali dove il palcoscenico è il suo corpo. Si dimostra quotidianamente – nonostante la giovane età, ricordiamolo: è coetanea vostra, proprio di voi che state leggendo in questo momento; provate a pensare quanto state con le pezze al culo in confronto – un’abilissima comunicatrice in grado di sfruttare tutti i media a sua disposizione per generare nel pubblico dipendenza ed aspettativa per ogni sua mossa. Gaga è talmente competente in materia, che riuscirebbe a far parlare di sé anche usando dei semplici post-it.
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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria

Una delle tendenze musicali del momento è quel fenomeno etichettato come “indie to mainstream”: ovvero cantanti che escono dalle proprie nicchie poco commerciali per affacciarsi sulle più redditizie (almeno una volta) classifiche generaliste. Lo scopo (se escludiamo quello di trovare nuovi polli da spennare da parte delle major, e facciamo finta di essere romantici numi tutelari dell’arte) dovrebbe essere di rinnovare un parco musicale abbastanza piatto, incartapecorito (e molto trash nelle sue orride declinazioni rap o latine) portandovi la freschezza e la sperimentazione di band od artisti di maggiore qualità, già longevi ma pressoché sconosciuti al grande pubblico che frequenta solo le prime dieci posizioni di iTunes.

Emblema dell’electropop indipendente inglese, Marina Lambrini Diamandis è l’ultima in ordine di tempo a tentare il “grande salto”. Peccato che per questa (poco) nobile impresa, abbia sfornato forse la canzone più banale del suo repertorio (adattissima alle prime 10 posizioni di iTunes, dunque), sbagliando completamente l’approccio. Sembra quasi che Marina and the Diamonds abbia scelto (per dirla con un gruppo facebookiano) di essere una degli “Indie che diventano mainstream perchè essere indie è troppo mainstream”.

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Tragedia sfiorata per Jessica Simpson

jessica simpson incinta

jessica simpson incinta

Jessica Simpson stava passeggiando ignara su un viale quando un ENORME RAMO si è staccato da una palma, precipitando pericolosamente a pochi centimetri da lei. Immediata la reazione della sua guardia del corpo, accorsa sul luogo del delitto con un ombrello per scongiurare la caduta dal cielo di altri oggetti non identificati che avrebbero potuto minare l’incolumità della cantante.

La foto, scattata subito dopo la tragedia, mostra una Jessica Simpson ancora terrorizzata che non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Le autorità, che stanno indagando sul caso, ritengono plausibile l’ipotesi dell’attentato. Fondamentale, in questo senso, la testimonianza di un barbone presente casualmente sulla scena del crimine. La Simpson ha deciso di sdebitarsi con lui assumendo il suo cane come controfigura.

Faccia D’Angelo – la serie sul Boss del Brenta vista da un residente

Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia:

Casso!

Un bambino prodigio, un’infanzia nella mediocrità della campagna veneta, il boom economico, una rapida ascesa nel mondo della criminalità organizzata approcciata con un metodo imprenditoriale che gli consentirà di diventarne il lider maximo. E il conseguente ed inevitabile declino. Non è la mia biografia (mi manca la parte del boom economico), ma quella di Felice Maniero, meglio noto come Faccia D’Angelo (o il “Toso”), così come è raccontata nella miniserie in due puntate in onda su Sky.

Ammetto che ero pronto a stroncare la fiction a scatola chiusa: d’altronde, le altre due produzioni seriali di Sky che vidi a suo tempo, mi lasciarono abbastanza perplesso (Romanzo Criminale: capolavoro per molti, a me è sembrato un prodotto eccessivamente in stile “vorrei ma non posso” dove l’abbiocco era dietro l’angolo; Moana: tanto rumore per nulla, un esempio lampante di come sprecare un’ottima occasione).

Partivo con tutti i miei recettori sensoriali in modalità ipercritica ON anche perché, in questo caso, non si parlava di vicende accadute in un altro spazio/tempo, ma la storia di “Faccia D’Angelo” è ambientata nella Riviera del Brenta degli anni 80, e il sottoscritto c’è nato e cresciuto in quei luoghi e in quegli anni lì. Il tentacolare mito di Felicetto, presente in ogni dove senza mai esserci veramente, era vivo e – nel bene o nel male – intrigava. Insomma, disponevo di tutta la necessaria esperienza di vita vissuta per diffidare dall’ennesima superficiale fiction italiana che propone scene didascaliche e ricostruzioni all’acqua di rose. Invece, una volta tanto, sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Il Veneto, all’infuori del suo capoluogo, non è mai stata una regione molto televisiva né mediaticamente attraente. I suoi abitanti, poi, non sono certo l’emblema della simpatia (lo scrivente escluso, ostrega!). Le uniche rappresentazioni in tv che ricordo di questa regione sono ridicole e di stampo macchiettistico (vedi: “chi gà sugà el canal?”). Temevo che anche Sky scadesse nella faciloneria da spot Tasciugo De’ Longhi e invece il punto di forza della fiction sta proprio in una localizzazione e tematizzazione perfetta. Oltre al lavoro di acquisizione delle vicende (da un libro, dalle cronache locali) e della loro rielaborazione narrativa per trasporle in fiction, si nota una grande opera di adattamento e di contestualizzazione volta ad incastonare il racconto nella campagna veneta dell’epoca (che, ahimé, non è molto diversa da quella odierna) affinché tutto sia più che mai credibile. Credibile agli occhi dei veneti, intendo, che quel periodo l’hanno vissuto sulla loro pelle e a distanza di anni lo conservano come un brutto e vecchio tatuaggio, sbiadito ma indelebile.

Complice una straordinaria interpretazione di Elio Germano (che mutua mutua accenti e modi di dire locali risultando più credibile di molti veneti nativi che fanno di tutto per devenetizzarsi) ed un cast mediamente capace, ivi compresa una sorprendente Katia Ricciarelli nel ruolo della mamma del boss, quello di “Faccia D’Angelo” è un affresco della “venetanità” di provincia tagliente e genuino, aderente alla realtà e contemporaneo nella rappresentazione delle sue contraddizioni (la famiglia tradizionale e l’immancabile “mona” extraconiugale, la rapina tutti i giorni tranne la domenica perché c’è la messa, l’eterno conflitto tra il nord operoso e la cosiddetta “Bassa Italia” nullafacente) in cui chi ha le proprie radici in questi luoghi, non può non ammettere di riconoscersi.

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Simona Ventura sta a Sky come Christina Aguilera sta alla NBC (ovvero: considerazioni sparse su The Voice)

Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia:

The Voice of US edizione 2, attualmente in onda sulla NBC: voto LOOOOOOVE

The Voice of Italy edizione 1, in preparazione per il prossimo autunno su Rai Due: voto ABORRO PREVENTIVAMENTE

 

lindsey paveo christina aguilera
Visto che abbiamo recentemente disquisito sulla qualità in televisione, vi informo che ho trovato il mio “intrattenimento di qualità” in The Voice of U.S. La versione a stelle e strisce di un format olandese di grande successo nel mondo, che nel contesto americano dà il meglio di sè grazie anche all’internazionalità del cast giudicante (e tutorante). Ne scrissi già un anno fa e oggi potrei riciclare quel post (anche perché questo talent mi sa che lo guardiamo solo io e un ex concorrente di X-Factor che preferisce rimanere anonimo a cui ho passato i torrent) ma non lo farò. Perché, stando alle news della rete, il format arriverà anche in Italia il prossimo autunno. E quando tutti lo etichetteranno come nuovo fenomeno musicaltelevisivo, troverò molta più soddisfazione nel bullarmi spocchiosamente facendovi notare con l’indice puntato e una fastidiosa aria di superiorità che “io ve l’avevo detto”.

Nonostante io lo ami alla follia (ma di un amore inspiegabile, come tutti i grandi amori), in cuor mio speravo che il programma non arrivasse mai qui da noi (d’altronde se lo amo davvero, ci tengo a preservarlo dalle brutture del mondo). Oppure, se proprio doveva, avrei preferito una messa in onda ritardata nell’anno 2073: io sarei stato seduto alla destra del Creatore da un pezzo, e l’amato The Voice in vedovanza non avrebbe più rappresentato un problema per me o per questo blog. Avrebbe potuto pure condurlo un’anziana Mia Facchinetti e avere tra i giudici Andrea D’Alessio di Amorilandia e neanche questo avrebbe più rappresentato un problema. Invece Raidue mi riporta con una bella doccia fredda nel presente, e non voglio nemmeno pensare all’ennesima conduzione sloganistica di Fucky padre, o a quella da ecodoppler sbiadito di Daniele Battaglia, oppure a quella da Disney Club di Nicola Topogigio Savino (proporrei per quest’ultimo una decorosa – ma anche indecorosa – buonuscita dalla Rai, e qualche anno passato a sgusciare le mandorle con le ginocchia).

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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)

L’ultimo Lucio Dalla si era dedicato a qualche raccolta nostalgica o a progetti d’autore rivolti perlopiù ad un pubblico d’elite. E si era elegantemente (e deliberatamente) sottratto alle degenerate condizioni della discografia attuale, un po’ come hanno fatto gli altri grandi autori nostrani che hanno cavalcato il periodo tra gli anni 70 e 80 dando un’impronta mai più ripetuta – o ripetibile – alla musica leggera italiana. D’altronde basta ascoltare una qualsiasi “Futura” (ma anche la superpop “Attenti al lupo”) per capire quanto di buono c’era allora e quanto nulla ci sia, invece, oggi.

Una giacca in panno consunto, un cappello di lana e gli occhiali tondi. E una discografia ricca di sentimento, di coraggio, di sperimentazione musicale e linguistica, che ha eguali forse solo in Franco Battiato.  Così vorrei ricordare Lucio Dalla. Però il recente Sanremo (senza dubbio coraggiosa la scelta di andarci in qualità di mentore di un esordiente che – ahimé  – non pare proprio l’artista più indicato per raccoglierne l’eredità) mi ha installato in testa un’orribile immagine che mi tormenta peggio di una gif-animata proveniente da un Tumblr di periferia, di quelle che fanno rabbrividire ma non puoi smettere di guardare a ciclo continuo.

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