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La sposa perfetta – finale: vincono Alessia, Claudio e Mamma Teresa
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La rissa perfetta
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La sposa pornfetta
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Spose perfette e suocere esecrabili
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La sposa perfetta

La sposa perfetta – finale: vincono Alessia, Claudio e Mamma Teresa

Allora ricapitoliamo: La Sposa Perfetta è un reality che si propone di generare da un po’ di fango-auditel e da un rivolo di saliva, una coppia medioborghese perfetta, tradizionalista, con lui maschio dominante e lei colf-lavapiatti istruita in culinaria e bigodini dalla suocera bigotta. Una specie di minestrone tra Ciao Darwin senza la goliardia bonolisiana e Uomini e Donne privato del trash e degli eccessi defilippiani. Dopo due mesi di convivenza e varie peripezie, sono rimasti in gioco, ad oggi, la perfida doppiogiochista Mamma Ambra (conosciuta anche come Regina degli Inferi) e il figlio Max The Inseminator, che dietro all’aria da passerotto caduto dal nido nasconde la potenza sessuale di un mandingo, capace di spargere qua e là per il mondo eredi non riconosciuti (donne, attente che potreste rimanere gravide al primo sguardo languido del biondino, sempre che capiate da che parte ha gli occhi). Ancora dentro al gioco anche Mamma Emanuella, meglio nota come La Vecchia Ciavatta, che quando uscirà avrà perso 30 anni di vita (ed entrerà quindi nel guinness come donna più anziana del mondo). Il figliolo, l’ingenuo e perennemente pigiamato Andrea, infatti, l’ha ricoperta di delusioni, innamorandosi prima di una spogliarellista mentitrice col cervello da gallina (Sara), poi di una gallina mentitrice col cervello da spogliarellista (Aida). Avendo ricevuto il due di picche da entrambe, ha tentato invano di consolarsi con la sposa dal decoltée esagerato, Simona, meglio nota come la reincarnazione di Maria Teresa PettoRuta. A ben pensarci sarebbero una coppia fantastica, visto che la verve tombale di Andrea ricorda molto quella altrettanto funerea di Amedeo Goria. Ma lei non ci sta e di fronte a qualsivoglia proposta del pigiamato, fugge atterrita.

Madre Teresa e il figlio Claudio sono gli ultimi due superstiti del reality ed i più indicati alla vittoria. Lui, con la sua aria da manovratore del Tagadà e lei, perennemente messa in disparte da tutte le altre mamme a causa delle sue incomprensibili espressioni lessicali riconducibili ad un antico linguaggio Maori, hanno sempre giocato pulito. Nessuno scandalo ha colpito Claudio, neanche dopo che ha tentato di esorcizzare il demone che alberga in Ambra a colpi di mestolo, ed il giovane (il più piacente del gruppo, cosa non difficile visto che erano 4 tombini) è riuscito senza difficoltà a conquistare il cuore e l’accento campano della bella Alessia. Di fronte alle insidie del reality, Madre Teresa ha sofferto in silenzio, chiudendosi a riccio ed esprimendosi nel suo idioma sconosciuto. Ma mai perdendo la dignità, come ha invece fatto Mamma Rosa Appassita, giustamente eliminata dopo aver detto addio all’educazione e all’autocontrollo in diretta tv oltre che in un momento in cui stava seduta sulla tazza del WC.

L’ultima prima serata, dopo il riassunto delle puntate precedenti, propone un bel karaoke madri/figli. Gli ascolti precipitano ma si risollevano quando la giurata sempre splendida Amanda Lear intona con la sua voce da decespugliatore la nuova hit Vulevù Randevù. Prima eliminazione: Simona aka Maria Teresa PettoRuta abbandona. Cadeo le chiede di rivelare al pubblico il suo cognome, ma lei si rifiuta (per la cronaca, si chiama Cerizza). Alle superstiti viene fatta la domanda clou e cioè se abbiano trovato la loro anima gemella all’interno del reality. Federica decide di confessare il suo amore per Max The Inseminator, inconsapevole che da domani sarà alle prese con pappine, pannolini e Satana in persona come suocera. Alessia conferma il sentimento per Claudio; per spiegare a Mamma Teresa quello che sta succedendo, i due usano segnali di fumo. Fernanda potrebbe ripiegare solo sul pigiamato ma, come volevasi dimostrare, neppure lei se lo piglia. Eliminati entrambi. Una prova di vita di coppia a base di stiro, vestizione e frittata aspetta le due coppie ormai formate. Nonostante io sia sempre stato un sostenitore a spada tratta di questo reality, devo ammettere che la serata conclusiva è una delle più noiose della storia. L’intervista finale alle due aspiranti spose dimostra nuovamente come il programma sia architettato al dettaglio e spiana la strada alla vittoria di Alessia. Risultato del televoto: vince Alessia, ma tu guarda. Si spengono i riflettori su Villa La Suocerina: Roberta Lanfranchi è libera di tornare alle sue beghe pomeridiane e Cesare Cadeo, con un triplo salto carpiato all’indietro, può rientrare finalmente nel suo mondo, fatto di prati verdi, cielo terso e lenzuola bianche stese ad asciugare.

La rissa perfetta

Onestamente parlando, “La sposa perfetta” degenera di settimana in settimana dal punto di vista dei contenuti. Ma è la fisiologia di un reality ben fatto che necessita di pubblico, in cui gli stessi conduttori, Cadeo e Lanfranchi, rivelano ironicamente di gradire il passo fatto verso il trash. Per cui ben venga. Un po’ di sana spazzatura non ha mai fatto male a nessuno, tantomeno al servizio pubblico (è quando si esagera con la morbosità, come è accaduto in “Uno due tre stalla” che ti vergogni che esista la televisione). La telerissa andata in onda nello show di Raidue, causata da una nomination, è un momento imbarazzante. Ma ne “La sposa perfetta” tutto è sempre calibrato a dovere: le minacce di morte e i dialoghi impegnativi, i sentimenti di amore filiale e gli attimi di sclero, le situazioni divertenti e i lampi di meditazione zen. Suocere, figli e nuore ci offrono uno spaccato molto realistico della nostra società perbenista ed eccessivamente dipendente dall’etichetta, che cerca la perfezione morale nell’ultimo luogo al mondo dove la potrebbe trovare: dentro un tubo catodico.

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La sposa pornfetta



Ne sono successe di tutti i colori nel giro di un paio di settimane, a “La sposa perfetta“. Oltre alle piccole modifiche al daytime (dove Manuel Casella è stato promosso inviato sul campo, scelta discutibile ma indubbiamente accalappia-casalinghe), c’è stato un adeguamento del programma a degli schemi da reality più classici. Ma per reggere il confronto con quella porcheria che va in onda in contemporanea su Canale Cinque (ovvero uno dei punti di squallore più abissali mai toccati dalla televisione italiana), una leggera sterzata gossipara è comprensibile e più che giustificabile, anche in un reality che aveva come prerogativa iniziale una certa integrità ed un certo candore. Ecco quindi madri e figli che escono e che entrano dal gioco, nomination lacrimevoli ma ben orchestrate per tagliare i rami secchi e di scarso appeal, siparietti pruriginosi per ravvivare il programma. Ecco quindi entrare in scena gli scheletri che escono dall’armadio, ecco misteri e colpi di scena, conditi da battibecchi e tensioni. Ecco i figli segreti dei figli perfetti che sbucano da ogni angolo, le ragazze madri-coraggio che cercano visibilità e che vengono moralizzate in diretta dalle suocere da family-day imperfetto (mamma Ambra-Satana, in difesa del figlio Max, l’ inseminatore folle, che ha procreato due volte senza mai prendersi le responsabilità nei confronti della propria prole, arriva addirittura a fare l’elogio della pillola del giorno dopo in prima serata su una rete Rai). Ecco l’aspirante sposa perfetta Sara, anche lei neomadre all’insaputa di tutti, che coltiva ambizioni da pornodiva, smascherata da Tvblog e Sorrisi e Canzoni, messa al cospetto della sua vita dissoluta e scaricata in diretta dal quasi fidanzato Andrea. Sono sempre più convinto della validità de “La sposa perfetta”, un programma dove tutto è ben fatto e studiato al dettaglio (la vittoria pilotata di Mamma Teresa – il mio mito – nella gara di ballo ne è l’esempio lampante, da cui gli autori dello schifodromo di Barbara d’Urso avrebbero di che imparare), un reality che sarebbe da trasmettere nelle scuole per quanti interrogativi e quanti spunti di discussione può far nascere, molto più attuali e di interesse comune di quanto non si possa immaginare.

Spose perfette e suocere esecrabili

Prima di tutto mi sento in dovere di ringraziare pubblicamente Lord Lucas (il Gigi Vesigna della Blogosfera) per il suo outing in cui si è dichiarato fan di Chissenefrega, e per l’ inaspettato trofeo elargito dalle pagine di TvBlog, il più autorevole blog che parla di televisione: mi sento un po’ come un chierichetto cha ha avuto un’esperienza mistica.

Poi volevo tornare sull’argomento “La sposa perfetta“, visto che ero rimasto incuriosito dalla prima puntata ed ho continuato a seguirlo, nonostante io noti un certo disinteresse nei confronti di questo reality (ma solo da parte del pubblico, perchè dalla critica, dalla politica e dal giornalismo, c’è già chi si è espresso incolpando il programma di Rai 2 di tutti i mali del mondo),

Il daytime vede una realizzazione tecnica (scene, luci, riprese) un po’ carente. Se l’idea era quella di raccontare le vicende di “Villa la Suocerina” emulando lo stile narrativo di Desperate Housewives, c’è parecchio da rivedere. Perchè dalla voce narrante all’arredamento, dall’erba incolta ai ceppi nel caminetto, dalla scala a chiocciola/confessionale ai videocitofoni, tutto fa un po’ miseria. Le dinamiche sociali che si sviluppano nella casa, dove vivono in cattività le cinque suocere e le dieci aspiranti nuore, sono riassumibili in sterili battibecchi di nessuna utilità, intervallati da qualche passata di Mocio Vileda. Dall’altra parte della staccionata, nella dépendance dove abitano isolati i figli, ci si aspetterebbe di vedere perlomeno una certa complicità, un po’ di solidarietà maschile. O, al contrario, anche rivalità e giochi d’astuzia per depistare gli altri ed aprirsi la strada per la conquista della ragazza preferita. O al limite una storia omosex. E invece non succede assolutamente nulla: i figli mangiano spaghetti, dormono e si godono la vacanza esprimendosi per monosillabi. Gli incontri tra i ragazzi e le ragazze si risolvono in brevi appuntamenti da happy hour analcoolico e le conversazioni/lettere/citofonate sembrano i pensierini della prima elementare. Le puntate quotidiane, anziché invogliare lo spettatore alla visione e alla fidelizzazione, enfatizzando le caratteristiche che potrebbero rendere distinguibile il programma dalla massa (puntando per esempio sui conflitti generazionali o sul cameratismo) o cercare magari (magari!) di dare una svolta comedy allo show, rimangono sul basso profilo del già visto, a metà strada tra la noia totale di The Bachelor e lo squallore gratuito di Uomini e Donne, senza una personalità ben definita e con l’aggravante di realizzare degli ascolti che neutralizzano la già agonizzante media di rete.

Il serale, invece, gioca le sue migliori carte, ribalta la situazione ed è ancora più apprezzabile della settimana scorsa. Continua a ricalcare il piacevole garbo della prima puntata e persiste nello stile un po’ retrò, sublimato a metà dal gioco del rischiamarito. Parte un po’ lento ma poi prende ritmo, strappa svariati sorrisi (e un po’ di canzoni), si lascia guardare senza rimorsi. Quando capita che il programma si prende un po’ troppo sul serio (ogni tanto sembra sia in corso una vera selezione per “ragazze da marito”, ma verosimilmente le coppie formate dureranno da Natale a Santo Stefano), la sdrammatizzazione, fortunatamente, è dietro l’angolo. La Lanfranchi è brava, c’è poco da fare, riesce a tenere le fila di uno show che gestire non è facile, soprattutto pensando che deve fare anche da badante a Cesare Cadeo. Alle ore 23.00 c’è finalmente il tanto (da me!) invocato momento comedy con le mamme impegnate nel gioco del parcheggio. Sana ilarità, programma promosso su tutta la linea.

Carino il meccanismo dell’eliminazione, per cui la mamma più televotata fa uscire dal gioco quasi inconsapevolmente una delle ragazze, la quale può essere ripescata dal vincitore di una “prova di coraggio”. Ciò scatena una breve polemica tra la gendarme Ambra e la nuova mamma leader, Fiorenza, stroncata velocemente dai conduttori (la polemica, non Fiorenza). Peccato che i reality non finiscano più all’una di notte come ai bei vecchi tempi, sennò qui si sarebbe vista anche un po’ di rissa che, a dire il vero ci poteva anche stare (dato che quella che ne ha fatto le spese è stata la bionda Laura, una delle mie “fidanzate” preferite). Propongo, però, che oltre ad esprimere la preferenza per la suocera d’Italia, venga istituita una commissione atta ad eleggere la più rompiscatole e detestabile arpìa: vincerebbe senza dubbio la madre dell’anonimo Massimiliano. Ambra è Satana: il demonio le sussurra nell’auricolare, si impossessa delle sue manie di protagonismo da morta di fame imborghesita. Per il momento, è lei la miglior stella che brilla (anche se meriterebbe di essere fatta brillare dagli artificieri) in questo nuovo/vecchio reality.

La sposa perfetta

Prima che le direttive di Petruccioli diventino realtà, e che quindi i reality scompaiano dai palinsesti delle reti pubbliche, RaiDue ha ben pensato di sparare le sue ultime (mezze?) cartucce. “La sposa perfetta” è un gioco riesumato dai magazzini di Mtv, modificato geneticamente, che vede cinque future suocere impegnate nella ricerca della fidanzata ideale che possa essere impalmata dalla propria maschia progenie.

Con un progetto grafico che fa molto reclame anni 60, e la scenografia che sembra quella di Scherzi a Parte del ’95, il nuovo show-verità inizia con Cesare Cadeo che scende una gradinata (occhio al femore!). Cesare porta con sè quell’aura dal sapore in bianco e nero di un venditore di detersivi che pare saltato fuori a piè pari (dopo un colpo di sciatica) da Pleasantville. Entra Roberta Lanfranchi. Non per tirarmela, ma rileggendo ciò che scrissi esattamente quattro mesi fa, quando parlai di lei, direi che ci ho azzeccato di brutto. Bella e capace. Un breve scambio di battute tra i due ci mette al cospetto di uno show che vorrebbe essere molto garbato e lontano dai soliti trashismi gratuiti (ma con il rischio che sia forse un po’ soporifero). Sarà vero? Vengono presentate le coppie di madri e figli in gara.

Fiorenza e Demis (la madre afferma che frequenta “Tutte emerite zo**ole”), Emanuella e Andrea (un ragazzo semplicissimo, dolcissimo, sincerissimo, tenerissimo e tanti altri “issimo” tra cui inguardabilissimo), Rosa e Vittorio (il gemello di Barney dei Simpson), Ambra e Massimiliano (ma siamo sicuri che questo abbia terminato le scuole dell’obbligo? A vederlo così sembra un quattordicenne pronto per la Cresima), Teresa e Claudio (il sosia di Fabrizio Corona, soprattutto nell’uso della lingua italiana).

Parte poi la sfilata delle aspiranti fidanzate. Qui il programma vira verso una specie di Miss Italia in cui le ragazze, che invero sembrano abbastanza “normali” per essere concorrenti di un reality, si autopresentano alle future suocere con frasi tipo: “Sono Cristina e vorrei un uomo sicuro di sè, tanti bambini, e la pace nel mondo“. Alla faccia del trash non voluto, scatta già l’incidente diplomatico. Chiamate ad eliminare una delle ragazze, le donne escludono Judith, concorrente di colore. Gli opinionisti scendono in rivolta, Giovanna Maglie (che sembra Platinette con l’acne) ha un attacco isterico e la “Signora Brosio” (pare Rita Levi Montalcini durante una seduta spiritica in Senato) un principio di ischemia. Volano indignazioni e accuse di razzismo. La selezione delle fidanzate continua e ne vengono presentate altre provenienti da qualsiasi angolo del mondo. L’effetto dell’episodio di cui sopra è che le mamme, d’ora in poi, snobberanno le connazionali preferendo brasiliane, russe, polacche e pure la cinese che ha la faccia da bulldog investito da un autotreno (la quale verrà comunque eliminata da una suocera in un secondo momento, rea di aver dato del “puzzone” a suo figlio). Terminate le selezioni e le eliminazioni, le dieci ragazze superstiti inizieranno la convivenza forzata con le suocere. Ma il premio in palio alla fine del reality che cos’è? Un D.I.C.O.?

Bisogna ammettere che l’idea di fondo è quantomai accattivante e nel nostro immaginario la figura del trentenne mammone e dei conflitti suocera/nuora sono ben radicati. Talmente tanto che questo programma, ben confezionato, meriterebbe di funzionare. Confidiamo nell’auditel affinché questa sposa perfetta non si trasformi anticipatamente in una sposa cadavere.

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