Category - Barbara d’Urso

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Matematica delle star
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Lo show dei record
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Uno, due, tre, stalla! – Vince Imma di Ninni
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Uno due tre, Valium
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Uno due tre stalla
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La fine del Circus
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La crisi dei reality: ce ne faremo una ragione.

Matematica delle star

Il Daily Mail propone delle somiglianze additive tra stelle hollywoodiane. Sommando, per esempio, il viso di Natalie Portman a quello di Meg Ryan, si ottiene Keira Knightley.

Aggiungendo George Clooney a Ewan Mc Gregor, risulta Joshua Jackson.

E una Kate Hudson mixata ad una Barbra Streisand potrebbe dare origine ad una Jennifer Aniston.

Fico, voglio provarci anche io, con delle star più “nostrane”.

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Lo show dei record

E’ un vero peccato che il programma sul guinness dei primati, in questo momento in onda su Canale 5, sia rimasto un fenomeno one-shot giunto alla ennesima replica* e non si sia mai pensato di farne una nuova edizione, magari seriale, figlia di quella che andava in onda tempo fa su Italia Sette Gold. Quello dei record da battere è uno show che, televisivamente parlando, avrebbe grandissime potenzialità trash, ma anche un discreto appeal in grado di garantire divertimento e originalità rispetto ai soliti format. Personalmente adoro la donna con gli occhi fuori orbita e l’uomo più peloso del mondo. Quest’ultimo ha rifiutato una parte da protagonista in X-Files per accettare di girare una candid camera di 12 secondi per Mediaset, spiega la D’Urso. “E’ un uomo normale e non un alieno” dice Barbara, mentre lo accarezza nell’ipertricosi e gli dà dei buffetti sulle guance come fosse uno dei muppets appena lavato con Perlana.

*ho capito che è una replica perché i lifting sul viso di Barbara D’Urso, conduttrice della serata, sono ancora in versione 0.9 beta.

Uno, due, tre, stalla! – Vince Imma di Ninni

Qualche santo del Paradiso ci ha finalmente liberati dal programma più infame, snaturato, falso e contorto della televisione. Uno, due, tre, fogna è terminato ed ha consacrato, in un turbinìo di accrocchi al regolamento, la sua vincitrice annunciata: Imma di Ninni. Una medaglia al valore a Diariobignardo che si è impavidamente installato davanti al televisore e ci ha tenuti aggiornati sugli sviluppi dell’ultima puntata del reality con la sua Bignardocronaca. Ora però qualcuno mi spiega chi diavolo è questa decerebrata che ha vinto?

Uno due tre, Valium

Apertura scoppiettante come un motore diesel alimentato a cedrata, per il nuovo reality di Barbara d’Urso. Cori sfasati, canzoni stonate, allegria immotivata e standing ovation del pubblico rendono giustizia alla nuova pettinatura della conduttrice, firmata dal noto hair-stylist Decespugliator. L’abito che indossa, invece, è un copridivano dismesso da un ex salotto neanche tanto buono di Raffaella Carrà.

Con un balletto coreografato dall’anonima alcolisti, entrano in scena le concorrenti: 12 eroiche (non manca nessuna T) vallette. Eccole, tutte schierate nei loro push up brillantinati. Ti aspetti che da un momento all’altro i tori al neon che fanno da scenografia prendano miracolosamente vita e le incornino una ad una.

Pietro Taricone è nominato contadino honoris causa: un gran passo in avanti per la sua carriera dopo essere stato Bovaro Ignoto nella puntata d’esordio di Wild West. Se questo reality avrà gli stessi ascolti floppanti di quello della Parietti, lui sarà un ottimo caprone espiatorio. Spalla della stalla è tal Ciccio Valenti. Mai sentito nominare: è uno scherzo? una candid camera? Chi sarebbe questa damigiana di cabernet ambulante?

Ma ecco finalmente i concorrenti, dodici vere braccia rubate all’agricoltura:

Artemio: ha 36 anni, ma sembra il nonno di Al Bano con l’accento bergamasco. La sua squadra è formata da Sabrina Marinangeli (già vecchia e odiosa già ai tempi di “Non è la Rai”, la cosa più positiva che può capitarle in questo reality è di venire investita da una trebbiatrice) e Francesca D’auria.

Serafino: un essere ectoplasmatico a metà strada tra una specie di Mister Bean dopo l’elettroshock e un serial killer. Simpatico come un orzaiolo. Le sue contadine sono le gemelle con problemi di meteorismo Marianna e Manuela Ferrera.

Bastiano: il figo della compagnia, se lo vede la De Filippi lo mette a far da mobile portatelefono nel corridoio di casa sua al posto di Gianni Sperti. Nella sua squadra la ex schedina mai giocata Elisa Bagordo e Rosaria Cannavò.

U’Muschen (?): parla un linguaggio non potabile. Vuole far vedere a tutti il suo boa, la D’Urso va in visibilio e non capisce più nulla (arriva perfino ad affermare che la trasmissione è in diretta e che gli angeli la assistono). E’ affiancato da Giulia Fogliani e Francesca De Rose (il fatto che in ogni reality Mediaset ci sia una ex Miss Padania fa parte di qualche misterioso accordo politico?).

Orfei: addestratore sardo di cavalli. Alla domanda “Quante volte sei stato in continente?” risponde “Ogni notte”. Andrea Lehotska (la mia preferita) e Alessandra Sorcinelli le sue allieve da istruire all’agricoltura.

L’Avvocato: parla parla ma non conclude mai: un tipo praticamente trasparente, così come le sue due assistenti, la mikebongiorniana Nancy Comelli e Dana Ferrara.

Da questo momento del programma Barbara d’Urso decide di prendere qualche ora di ROL, giusto per evitare l’assopimento, e lascia la conduzione in mano a Valenti, l’uomo meno televisivo del mondo, una cisterna di petrolio grezzo, incapace, nonostante la mole, di reggere la telecamera e i tempi televisivi. Non bastano le scivolate sul sapone, i topi, le cavallette, gli scarafaggi, la lotta nel fango per sconfiggere la noia. Il passaggio repentino dalla registrata alla diretta è una scelta devastante: lo sbadiglio ha il sopravvento e lo show diventa insostenibile. In queste condizioni non è divertente neanche commentarlo. Io temevo che questo programma fosse un tarocco de “La pupa e il secchione“, invece del reality-cult di Italia Uno non c’è proprio nulla. Qui siamo davanti ad un incrocio tra “La talpa”, “Buona Domenica” quando lo presentava Gabriella Carlucci e le lezioni notturne di trigonometria. Manca ancora tanto alla fine? Io non ce la faccio più. Buona notte.

Uno due tre stalla

Stasera non ci sono per nessuno. Stacco i telefoni, non rispondo al citofono, mi devo pure videoregistrare Lost: ma ho un appuntamento con sei contadini veri, dodici eroiche vallette, delle capre e Barbara d’Urso. Questo nuovo reality di Canale 5 avrebbero potuto brillantemente chiamarlo “Il grande rastrello”, o “L’isola dei trattori”, “La fattoria in carestia” oppure “La pupa e il seminatore”. Invece hanno optato per un opaco “Uno due tre stalla”, un titolo che non preannuncia nulla di buono, se non una scrosciante vomitata di trash gratuito.

Qui la ‘chissenecronaca della prima puntata

La fine del Circus

Reality Circus termina anticipatamente stasera. Valeria Marini è senza dubbio quella più contenta per la chiusura del programma, perchè finalmente può rientrare in possesso di quel paio di mutande che aveva prestato alla produzione per allestire il tendone. Il reality ambientato al circo non ha avuto successo come programma televisivo, ma Mediaset sta pensando di trasformarlo in medicinale in pillole, da vendere in farmacia al posto del Diazepam.

Nonostante si sia provato, senza riuscirci, a creare interesse con del gossip inventato ad arte, fatto di pseudolitigate e false storie d’amore e di tradimenti (fomentate inutilmente dalla D’Urso alla quale probabilmente non bastano i suoi di problemi sentimentali), il programma non ha funzionato. E il motivo è semplice. Quando ci sono dei vip in gara, nel cervello del pubblico scattano dei meccanismi sadici: li vorresti vedere soffrire, rischiare la vita e piangere lacrime di sangue.

Ad esempio, quella volta che la Marini è entrata dentro al recinto con le tigri: ecco, come telespettatore ti aspetti che la tigre, trovandosi davanti una che sembra un enorme zampone di capodanno, le salti addosso affamata e come minimo le sbrani un braccio. Opppure che Marina La Rosa mentre sta volteggiando sul trapezio, sbagli la presa, precipiti a terra senza rete di protezione e si spiaccichi sul pavimento proprio mentre sta arrivando una mandria di elefanti imbufaliti (o anche di bufali inelefantiti). La gente si aspetta che un Ciccio Graziani campione del mondo, venga preso a testate da un toro, come ha fatto Zidane con Materazzi, oppure che Sabrina Ghio, mentre fa la giocoliera con delle sfere infuocate, venga avvolta da un rogo come la befana il 6 gennaio. E a chi non sarebbe piaciuto vedere le sorelle Boccoli, anzichè sul monociclo dentro al circo, in tandem sull’ Autostrada del Sole all’ora di punta? Reality Circus non solo non ci ha regalato nessuna di queste emozioni, ma proprio non ce le ha fatte neanche immaginare per quanto era noioso. E meritatamente sbaracca, riconsegnando i suoi protagonisti al mondo fatato delle televendite di pentolame.

La crisi dei reality: ce ne faremo una ragione.

Il Circus di Canale 5 non decolla, ma per la D’Urso è il programma più bello e più serio del mondo. L’Isola 4 è in evidente crisi creativa, oltre che di congiuntivi coniugati correttamente dalla Ventura. Wild West ha portato Rai 2 nella Fossa delle Marianne dell’Auditel, ma la Parietti, anzichè fare un profondo esame di coscienza, dà la colpa a imprecisati fattori esterni. L’unico che par funzionare, ma non è un reality nel senso stretto del termine, è La Pupa e il Secchione, ormai un piccolo “cult” televisivo, che durerà da Natale a Santo Stefano, ma che, finchè resiste ci accontentiamo, perchè, rispetto alla noia fornita dai reality suoi antagonisti, almeno presenta un minimo di originalità. E ci fa un po’ divertire. E discutere, anche.

Scrive Francesco Specchia sul suo Telebestiario:

Dispiace per gli amici smanettatori di blog e appassionati fans dei figli del Grande Fratello; ma il reality, in voga sin dai tempi del Panopticom di Jeremy Bentham, nel ‘700 (il grande carcere circolare e trasparente sotto eterno controllo) ha esaurito la sua carica

Come “smanettatore di blog” devo dire che, riguardo alla crisi dei reality, un bel chissenefrega ci sta tutto. E come telespettatore sarei il primo ad essere contento se le nostre emittenti ritornassero a programmare telefilm, film, quiz e varietà come ai vecchi tempi (ma basta fiction italiane con la Arcuri & co, perlamordiddio). Magari avremo tutti un po’ meno visite, ma gli argomenti su cui disquisire non mancherebbero, perchè il mondo dei blogger non è mica piatto, noioso, monotono e senza creatività come quello degli autori televisivi, per fortuna.

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