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Chiusura di Megavideo e Megaupload, parliamone
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Francesca Rettondini “Naufraga per caso”
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Celebrity Twitter 2009 (ovvero: come eravamo 2 anni e mezzo fa)
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Alluvione in Liguria
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Servizio Pubblico
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Il santo del giorno – Gli indignados
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L’Orroroscopo di Chissenefrega / 3

Chiusura di Megavideo e Megaupload, parliamone

megavideo chiusoNon vorrei parlarne con il sentimentalismo giustificatorio – e un po’ romantico – dell’ “utilizzatore finale”, perché senza i vari “Mega” si vive lo stesso, e comunque le risorse in rete per la condivisione di file sono pressoché infinite (la sparizione coatta di un servizio da internet di solito comporta che ne nascano in tempi rapidissimi almeno dieci analoghe reincarnazioni).

Se si vuole affrontare il  discorso con un approccio più astratto bisogna partire da un presupposto fondamentale e imprescindibile: la distinzione tra contenitore e contenuto. Se io creo un servizio/contenitore aperto al pubblico e questo viene usato illecitamente dal pubblico stesso, non si capisce perché debba essere incolpato io, creatore del servizio, e non il soggetto terzo che effettivamente commette l’illecito usandolo impropriamente.

E’ come se qualcuno ipotizzasse  di voler chiudere la Ferrari perché alcuni che vi si mettono  alla guida spingono l’acceleratore a 200 km/h in centro abitato. O come voler chiudere le fabbriche di pentole perché Bigazzi dentro ci cucinava i gatti.

Non è Megavideo, dunque, ad essere fuorilegge, è l’uso che i suoi utenti ne fanno ad esserlo (seppur le leggi violate sono a dir poco anacronistiche per i tempi in cui viviamo). Che, poi, quelli di Megavideo si siano arricchiti chiudendo un occhio (anche due) su questo aspetto è un altro discorso. Però, obiettivamente, non mi sento di condannarli meno rispetto a una major del disco che paga un autore 50 centesimi e vende i suoi CD  a 30 euro.  E qui si apre inevitabilmente la grande questione morale: siccome ne ho lette di ogni in queste ultime 24 ore, volevo dire che mi dissocio da quelli che “io prendo 800 euro al mese e non posso comprare tutti i dischi/dvd/abbonamenti-alle-pay-tv che vorrei pertanto è giusto che me ne appropri indebitamente”. Non è mai morto nessuno per non aver visto una stagione di Dexter, o un film rippato al cinema con la gente in sala che tossisce, o una puntata di X-Factor (GIAMMAI!), o per non aver scaricato orridi album di Lady Gaga  (che poi io mica ci credo che se costoro disponessero di redditi più alti, li spenderebbero davvero in qualcosa che si può avere gratis comunque… soprattutto gli album di Lady Gaga, dato che è stata lei stessa a regalarli in quanto rimasti tristemente invenduti).

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Celebrity Twitter 2009 (ovvero: come eravamo 2 anni e mezzo fa)

Premessa: questo è un mio post del luglio 2009 (pubblicato sul defunto Blogmagazine). Lo ripropongo oggi in modalità “amarcord”, visto che da qualche settimana Twitter è diventato la moda del momento per le celebrità nostrane. All’epoca, invece, i vip italiani lo snobbavano, preferendo altri social network. Nei prossimi giorni ne scriverò un immancabile aggiornamento alla luce delle evoluzioni che ci sono state in questi due anni e mezzo e per tentare di capire come le nostre star dello showbiz lo stanno utilizzando (cioè male).

[nel frattempo, se volete seguire il sottoscritto pure su Twitter:
http://twitter.com/chissenefrega ]

I fondatori di Twitter sono un tipico duo dall’aria nerdosa che si fa fotografare con l’uccellino blu, simbolo del social network, appoggiato sulla spalla. Un po’ come Del Piero nella pubblicità dell’acqua minerale, ma loro hanno l’espressione convinta di quelli ben consapevoli che la loro invenzione ha tutte le carte in regola per rivoluzionare la comunicazione sul web (tanto da permettersi di rifiutare offerte d’acquisto milionarie), mentre l’acqua minerale fa solo fare tanta plin-plin.

Il segreto di Twitter sta nell’essenzialità: 140 caratteri dove cinguettare al mondo “what are you doing?”. Non ci sono recinti di amicizie, ma tutte le conversazioni sono pubbliche e accessibili ad ogni utente: l’uccellino blu mette a disposizione il minimo indispensabile da cui si può trarre il massimo rendimento a livello comunicativo, a patto di avere il dono della sintesi.

Se in Italia i media si preoccupano di pubblicizzare (e di essere presenti su) Facebook, data la popolarità di quest’ultimo tra il “grande pubblico” di ogni età, cultura e status sociale anche non particolarmente avvezzo alla tecnologia, probabilmente Twitter – da noi – rimane ancora uno strumento adatto solo a chi ha più confidenza con l’informatica o, almeno per il momento, a chi ha qualcosa da dire e non passa le giornate a fare i test facebookiani per scoprire “Quanta percentuale di tronista c’è in te?” oppure ad iscriversi a gruppi tipo “Tutti quelli che vorrebbero fare il tagliando alla Escort Patrizia D’Addario”.

Da più parti si afferma che Twitter cambierà il nostro modo di scambiarci opinioni, di fare informazione (basti pensare ai recenti, tragici, fatti in Iran) o disinformazione: le celebrità estere più modaiole, vogliose di farsi notare e coscienti di avere una scia di seguaci affamati come balene, si adeguano abbandonandosi al piacere trendy della twitterata libera rilasciando frammenti pubblici della loro intimità, come fosse plancton nell’oceano del gossip internettiano.

I cinguettii dell’immancabile Britney Spears (2.120.000 followers) sono tra i più letti del social network. La popstar parla dei frappuccini di cui è ghiotta (e si vede), dà informazioni rapide sui suoi impegni futuri, scatta foto dalle finestre degli hotel in cui è ospite e le condivide coi suoi fan attuando una forma di “comunità partecipativa” dove è lei – una volta tanto – ad avere il controllo della situazione e non i paparazzi. Sempre che non le capiti la sfortuna di veder violato il suo account: qualche giorno dopo la morte di Michael Jackson, sul profilo Twitter della reginetta del pop compariva l’inquietante frase “Britney has passed today. It is a sad day for everyone”, che la povera Britney è stata costretta a smentire dopo aver cambiato la password, ovviamente.

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Alluvione in Liguria

Triste fatalità: l’anno scorso, proprio in questi stessi giorni, toccò al Nordest, a Vicenza e al basso padovano; quest’anno la situazione è ancor più drammatica a Genova, nelle Cinque Terre e nella Liguria tutta: purtroppo mal comune non è mezzo gaudio in occasioni del genere. E c’è poco da dire che non sia stato già detto, c’è solo da agire e riflettere sulle fragilità (ahimé non solo architettoniche o ingegneristiche) di questo Paese che si sgretola davanti ai nostri occhi (anche Pompei crolla ancora, per dire) e sembra sempre fermo al punto di partenza.

Per contribuire attivamente alla sottoscrizione di solidarietà, il numero di sms è 45500. Altre info qui.

Servizio Pubblico

La domanda fondamentale è: sarà contento l’ “azionariato diffuso” di quello che ha visto? D’altronde hanno versato 10 euro a cranio nelle tasche di Michele Santoro per coprodurre il programma (“Michele Santoro e altri 100.000 presentano…” recitavano genialmente i titoli di testa), e io credo che il giudizio finale debbano darlo loro. Però, se fossi tra i finanziatori, non mi sentirei appagato al 100%.

I precedenti tentativi di “informazione libera e indipendente” (Raiperunanotte e Tuttinpiedi) firmati dal giornalista campano erano più convincenti anche perché nascevano da una forma di ribellione a quel Servizio Pubblico che in Michele Santoro procurava tensione, oppressione e difficoltà di espressione. Erano tentativi “one shot” in cui ci andava dentro di tutto, dal talk al varietà, dalle inchieste a Benigni, da  Luttazzi (non ancora professionalmente sputtanato) a Elio e le Storie Tese.

Ora che, invece, Santoro non ha editori a cui rispondere e direttori che gli mettono i bastoni tra le ruote, ora che non subisce censure, che è solo al centro del palco con il benestare popolare, e finalmente può parlare come magna, beh, sembra che al suo “nuovo” (solo nelle intenzioni) programma tv manchi qualcosa: si è persa la magia del non detto e il gusto del proibito. Rispetto ad Annozero spariscono i momenti pepati generati dallo scontro con il nemico, niente più sguardi iniettati di sangue o risse urlate con plasticose sottosegretarie.

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Il santo del giorno – Gli indignados

Oggi non si festeggia un compleanno, ma si celebra una protesta: quella degli “indignados del mondo” che manifestano a piazze unificate contro:

la finanza speculatrice, le banche, le multinazionali, i governanti corrotti, unite da tempo in un meccanismo di arricchimento sulle spalle di persone oneste che non vedono più nel loro futuro un lavoro stabile, un’istruzione adeguata, una sanità pubblica funzionante

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I dimostranti espongono coraggiosamente la loro idea di lotta al sistema e se tutto oggi pare al collasso il motivo è chiaro:

non è nostra la colpa. I nostri governanti ci imbottiscono la testa di balle colossali sulla crisi, dobbiamo pagare più tasse, dobbiamo lavorare di più, perché solo così possiamo risollevarci e far ripartire l’economia. TOTALMENTE FALSO. La crisi non è nostra, la crisi è stata provocata dalla speculazione finanziaria delle banche e dai governanti corrotti che l’hanno permessa e avallata.

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L’Orroroscopo di Chissenefrega / 3

Non ci sono più le mezze stagioni, ma l’orroroscopo di Csnf c’è eccome. Qui e ora, gratis e per tutti. Sì, anche per voi del capricorno, che di solito non vi si fila mai nessuno.

Ariete: Stop coi Rolling Stones, stop coi Beatles stop. E con Britney Spears quando ci diamo un taglio?

Toro: Banane e lampone. Ma per voi soprattutto banane. Da raddrizzare.

Gemelli: Fate come volete, ma “esperienza di 12 ore come Gheddafina” io non lo scriverei nel curriculum.

Cancro: Ho capito che non ve ne intendete molto, ma la tunica del Ku Klux Klan non può essere considerata “moda”.

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