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Un aiuto all’Emilia: sms al 45500
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Tragedia sfiorata per Jessica Simpson
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#WIDG – Una domenica senza Auditel. E una intervista (esclusiva) con un analista che confessa: “Ho barato”
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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)
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#WIDG – Migliorare la tv o migliorare lo spettatore?
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#WIDG – La tv che vorremmo
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E’ morta Whitney Houston

Un aiuto all’Emilia: sms al 45500

terremoto emilia 2012

Amici emiliani, davvero non so come fate a resistere. Vi giuro che dalla notte tra il 19 e il 20 maggio provo un interminabile senso di insicurezza e di ansia, nonostante io viva a 100 chilometri dalle zone colpite dal terremoto. Anche nel Veneto, come in tutto il resto del Nord Italia, le scosse che hanno devastato l’Emilia si sono sentite con violenza (quelle di questa mattina delle 9 e dell’una sono state una vera mazzata, anche psicologica), e dove non vi sono stati danni materiali si sono portate dietro un grande senso di impotenza, di vuoto, di tristezza. Il numero dell’sms (attivo da pochi minuti) per donare due euro alle vittime del sisma è 45500 (che poi io mi domando sempre perché ci vogliano settimane per attivare questi benedetti numeri). Il cellulare ce l’abbiamo sempre in mano: come per L’Aquila, come per le altre recenti tragedie, mandiamoglielo quell’sms.

Tragedia sfiorata per Jessica Simpson

jessica simpson incinta

jessica simpson incinta

Jessica Simpson stava passeggiando ignara su un viale quando un ENORME RAMO si è staccato da una palma, precipitando pericolosamente a pochi centimetri da lei. Immediata la reazione della sua guardia del corpo, accorsa sul luogo del delitto con un ombrello per scongiurare la caduta dal cielo di altri oggetti non identificati che avrebbero potuto minare l’incolumità della cantante.

La foto, scattata subito dopo la tragedia, mostra una Jessica Simpson ancora terrorizzata che non riesce a capacitarsi dell’accaduto. Le autorità, che stanno indagando sul caso, ritengono plausibile l’ipotesi dell’attentato. Fondamentale, in questo senso, la testimonianza di un barbone presente casualmente sulla scena del crimine. La Simpson ha deciso di sdebitarsi con lui assumendo il suo cane come controfigura.

#WIDG – Una domenica senza Auditel. E una intervista (esclusiva) con un analista che confessa: “Ho barato”

UPDATE! La redazione di Cinetivu risponde all’analista anonimo qui intervistato, con un sibillino comunicato in dieci punti in cui difende l’iniziativa:

Spettabile redazione di Chissenefrega,
in merito alle dichiarazioni dell’analista pentito tengo a precisare che:

1 I numeri sono tali che qualche persona che bara non inficia i risultati.
2 Abbiamo volutamente arruolato due giurie differenti per incrociare i risultati.
3 I file excel non sono mai stati spediti due giorni prima, per un blackout/guasto tecnico, tanto che pensavamo di ricorrere a dei foglietti.
4 Il suo intervistato non è mai uscito di casa e se l’avesse fatto avrebbe dovuto seguire il programma mentre camminava senza guardare la strada.
5 Se il suo intervistato si fosse addormentato davanti al programma da valutare, sarebbe stata colpa del programma e non della scheda.
6 I membri del panel non potevano avere contatti con l’esterno, ma solo con gli autori dell’iniziativa, interpellandoci in confessionale … ehm … via mail.
7 Gli analisti non hanno ricevuto/non riceveranno la colomba premio per Pasqua, perché non abbiamo voluto drogare l’indice edonico dell’esperienza.
8 Qualora venisse replicata l’esperienza Analisi Qualità Tv eviteremo di far fare maratone televisive ai nostri analisti: a quelle ci pensano già da soli alcuni programmi della prima serata.
9 Riguardo all’attendibilità: WIDG è stato tarato totalmente sul web e conseguentemente le due anime del panel erano lettori di blog e blogger. I risultati vanno letti partendo da questo presupposto. Qualora dovessimo proporre WIDG in un supermercato, interpelleremo cassieri e clienti.
10 Le intimidazioni di Chissenefrega non influiscono sull’indice edonico dei programmi valutati.

Cordialmente
Diego Odello

 

Volge al termine la settimana del web-dibattito sulla qualità televisiva, e si conclude con una giornata di protesta simbolica denominata “Una domenica senza Auditel” (clicca qui per scaricare il manifesto ufficiale in PDF).

widgLascerò ad altri l’onere di tirare le somme sulla riuscita del progetto, per quanto riguarda il sottoscritto è stata un’iniziativa ben sviluppata, in grado di coinvolgere una importante fetta del web e di iniziare una discussione, finalmente, costruttiva. Ovviamente ha pagato lo scotto della giovinezza, ma il progetto #WIDG ha tutte le carte in regola per sfondare in futuro – se verrà, come mi auguro, riproposto – e per non rimanere confinato dentro i recinti di internet. Di certo è stato qualcosa di più interessante dei Teleratti.

Qui, concludiamo con uno SCOOP in esclusiva mondiale, perché l’intelligence di Chissenefrega ha rintracciato in una località segreta uno degli analisti (rigorosamente anonimo) che hanno partecipato all’esperimento di valutazione qualitativa dei programmi tv (analisi pubblicata da CineTivu e Tvblog). E ce ne svela i retroscena. Premettendo che MI DISSOCIO DA TUTTO a prescindere, credo che ricevere una eventuale “critica dall’interno” possa essere un utile stimolo per aggiustare qualcosa e migliorarsi in futuro.

Egregio analista, da dove nasce la sua voglia di entrare a far parte del panel WIDG? E’ un appassionato di televisione o lavora nel settore?

Sono un frequente lettore di alcuni blog che parlano di televisione ed un giorno in uno di questi mi ha incuriosito leggere l’iniziativa di una specie di rilevazione televisiva. Non era specificato nell’articolo cosa c’era da fare di particolare, però mi faceva sentire figo il fatto di essere uno dei valutatori di alcuni programmi televisivi.

So che in molti ambivano ad entrare nel panel: erano richiesti particolari requisiti per entrarvi? Come mai hanno scelto lei, qual è il suo X-Factor?

No, nessuna richiesta particolare, se non guardare dei programmi televisivi (quelli su cui poi il WIDG ha fatto le 4 comparazioni). Non saprei dire perché mi hanno scelto: forse sono stato tra i primi a candidarmi?

Ci spiega esattamente come funzionava la rilevazione?

La mail preliminare arrivata dagli organizzatori di WIDG ci indicava di fornire alcuni semplici dati personali (nome, età, città di provenienza) incluse alcune domande “televisive”, come quali canali preferisco, in che fasce giornaliere guardo più la tv, cosa è per me l’auditel e quali emittenti sperimentano maggiormente. Niente di così strettamente personale, ma è solo per farsi un’idea del panel.

Poi, 1-2 giorni prima della valutazione dei 2 programmi ci arrivava una mail con un file excel dove compilare i propri giudizi. Erano indicate sempre due regole: seguire assolutamente i programmi (nel migliore dei casi uno in diretta e l’altro in differita) e inviare il file compilato entro le ore 12 del giorno successivo alla trasmissione.

Le è capitato di barare o effettuare una rilevazione non veritiera? Era possibile farlo?

Ammetto: ho barato nel momento in cui non avevo voglia di seguire nessuno dei due programmi da valutare, vuoi per noia, vuoi per distrazioni esterne. Comunque i programmi che dovevo giudicare li avevo già presenti visto che spesso li guardo e quindi alla fine ho dato le valutazioni tenendo conto del giudizio maturato nei mesi di visualizzazione.

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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)

L’ultimo Lucio Dalla si era dedicato a qualche raccolta nostalgica o a progetti d’autore rivolti perlopiù ad un pubblico d’elite. E si era elegantemente (e deliberatamente) sottratto alle degenerate condizioni della discografia attuale, un po’ come hanno fatto gli altri grandi autori nostrani che hanno cavalcato il periodo tra gli anni 70 e 80 dando un’impronta mai più ripetuta – o ripetibile – alla musica leggera italiana. D’altronde basta ascoltare una qualsiasi “Futura” (ma anche la superpop “Attenti al lupo”) per capire quanto di buono c’era allora e quanto nulla ci sia, invece, oggi.

Una giacca in panno consunto, un cappello di lana e gli occhiali tondi. E una discografia ricca di sentimento, di coraggio, di sperimentazione musicale e linguistica, che ha eguali forse solo in Franco Battiato.  Così vorrei ricordare Lucio Dalla. Però il recente Sanremo (senza dubbio coraggiosa la scelta di andarci in qualità di mentore di un esordiente che – ahimé  – non pare proprio l’artista più indicato per raccoglierne l’eredità) mi ha installato in testa un’orribile immagine che mi tormenta peggio di una gif-animata proveniente da un Tumblr di periferia, di quelle che fanno rabbrividire ma non puoi smettere di guardare a ciclo continuo.

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#WIDG – Migliorare la tv o migliorare lo spettatore?

Mentre su Tvblog Pippo Baudo, Renzo Arbore (e altri mostri sacri nei giorni a venire) si interrogano sulla (poca) utilità dell’Auditel, Cinetivu ha cominciato a proporre un metodo widgsperimentale e alternativo di rilevazione dei dati di ascolto, in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori, basato su un panel di 150 volontari tra blogger e non, chiamati a seguire alcuni programmi e a valutarli secondo nuovi criteri e parametri. Le prime analisi risultano approfondite e ben realizzate, forse addirittura troppo specifiche per chi non ne mastica. Pur non regalando finora particolari sorprese, e tenendo presente che si tratta di un esperimento, merita di essere seguito fino in fondo perché è qualcosa di davvero unico nel suo genere.

La settimana corrente si concluderà con lo “sciopero dell’Auditel” domenica prossima, giorno in cui i blog televisivi rinunceranno a pubblicare i dati di ascolto (che sono notoriamente tra i post più cliccati e che generano faziosità e squadrismo che nemmeno nei forum bimbominkiosi di Justin Bieber) con lo scopo di dimostrare che si può:

uscire dalla schiavitù degli ascolti, dalle diatribe, dalle lotte che rendono l’Auditel l’unico parametro per valutare la tv italiana. […] l’Auditel [..] decreta, senza motivo, anche i successi qualitativi.

 

Per quanto riguarda noi, il sasso l’abbiamo lanciato. Le domande sono state poste e le risposte sono arrivate (e ne stanno ancora arrivando: vi ringrazio davvero per l’adesione. La discussione oltre che qui si espande anche su Facebook e quando dico che siete una community superfichissima lo dico a ragione). A breve farò un sunto di alcune delle opinioni che mi avete lasciato, per il momento direi che emerge fondamentalmente il pensiero che una tv improvvisata e in mano a professionisti scadenti non è una buona tv (eggraziealcavolo, dirà qualcuno). Si nota una certa nostalgia per le grandi trasmissioni del passato e la voglia molto moderna (ma forse proprio per questo non adatta a tutti) di crearsi dei palinsesti personalizzati grazie ai contenuti che si trovano su internet e che provengono perlopiù dall’estero (e anche perlopiù illegalmente, ma qui si potrebbe aprire un nuovo ed infinito dibattito).

Due vostri spunti mi hanno colpito particolarmente: Alessia chiede dei bandi di concorso per autori  aperti “a gente comune, dentro la quale si trovano dei talenti straordinari (e basta farsi un giretto per il web, tra blog e forum per vedere di quanta bella intelligenza, ironia e capacità di scrittura è pieno questo nostro Paese)”. Paradossalmente, si potrebbe pensare di mettere in piedi un talent show per autori tv, anche se temo che finirebbe tutto in un enorme cortocircuito.

Warp9, invece, riflette spostando il punto di osservazione

sono giunto alla conclusione che, in fondo, la televisione offre in base alla domanda. Quindi non bisognerebbe chiedersi cosa fare per migliorare la TV, ma cosa fare per migliorare lo spettatore

Non si dimentichi mai che la tv, agli albori, insegnò alla gente a leggere e a scrivere. Oggi propone dei modelli che esaltano l’analfabetismo. Se gli spettatori più critici, vigili e colti sono in fuga e si rivolgono altrove per trovare ciò che cercano, l’offerta televisiva del futuro sarà obbligatoriamente targhettizzata su un pubblico sempre più passivo e acritico, su una fascia di persone che non dispone dei mezzi (o della scaltrezza necessaria) per cambiare “fornitore” o per ribellarsi al degrado.

Le domande del giorno (scusate, ormai ci ho preso gusto) a cui mi piacerebbe che rispondessero (anche) gli addetti ai lavori sono: come si può migliorare il gusto medio dello spettatore? In che modo si può  “educare” (o semplicemente “incuriosire”) un pubblico da tv spazzatura, a qualcosa di diverso?

A voi la parola (ho sempre sognato di scriverlo!)

 

#WIDG – La tv che vorremmo

widg

E’  partito, in grande stile e con notevole fermento in rete, il progetto WIDG, acronimo di “Web indice di gradimento”. Lanciato da Tvblog, Cinetivu, Televisionando e altri blog del settore, prevede una settimana di dissertazioni “diffuse” che si svilupperanno sul web, andando a coinvolgere i blog, i forum e i social network (e le loro cerchie di lettori, amici e aficionados) sullo spinoso argomento della qualità televisiva.

Un coraggioso, originale e costruttivo esperimento di discussione partecipativa che parte dal basso per dimostrare che i parametri comunemente utilizzati per valutare una tv che pare incriticabile, che si autotutela e che finisce soltanto per “essere d’accordo con se stessa”  (cit.), forse non sono completamente condivisi dal pubblico, o da una buona fetta di esso.

Dal 27 febbraio al 4 marzo, dunque, anche questo blog insieme agli altri che sono stati coinvolti nell’iniziativa, si aggregherà alla conversazione online e ne terrà monitorato l’andamento. Dato che la televisione è parte del nostro quotidiano, amica e amante, ma anche fonte di indignazione e risentimento, vi giro le due domande esistenziali che tutto il web si porrà durante la settimana ventura (non Simona) e alle quali mi piacerebbe che rispondeste (qui sul blog o in qualsiasi altro social-luogo: Facebook, Twitter, la Bacheca Ammiraglia) in maniera che anche Chissenefrega possa avere un suo punto di partenza dal quale sviluppare poi la discussione:

1) Cos’è per te la qualità in televisione?

2) Qual è la tv che vorresti?

E’ morta Whitney Houston

Qualche settimana fa erano circolate voci su alcuni suoi problemi economici e di salute, ma il suo agente smentì categoricamente a mezzo stampa. Di solito, quando arrivano certi annunci senza motivo, si sta preparando la strada a qualcosa di grosso. Un nuovo album, un arresto per guida in stato di ebbrezza, una comparsata in un b-movie hollywoodiano. Invece l’annuncio premonitore era dei più tragici (ma forse un nuovo album lo sarebbe stato altrettanto) e preludeva a un imminente addio per cause di forza maggiore.

Whitney Houston è morta a 48 anni nel modo più banale (quasi da b-movie hollywoodiano) trovata riversa a terra in una stanza di albergo, nella prevedibile solitudine che affligge ogni ex regina della musica finita in bolletta. Whitney segnò gli anni 80 e 90 e poi cadde miseramente in rovina dopo aver toccato alte vette di fama, anche cinematografica, ed aver forgiato decine di cloni che in tempi recenti ne hanno mutuato lo stile. Il suo comeback del 2009 dopo un decennio di silenzio doveva rappresentare un rilancio. Scrivevo all’epoca:

Whitney Houston, star “craccata” come un software a pagamento: l’album “I look to you”, che l’ha riportata alla ribalta dopo gli anni bui delle droghe e dei maltrattamenti da parte del marito (o forse era lei che maltrattava lui? Boh, può essere…), non rimarrà nella storia del panorama musicale mondiale: lei non possiede più né la voce, né la forza melodica di un tempo; se l’avesse registrato una Rihanna qualsiasi, il disco sarebbe passato completamente inosservato. Fatta la tara delle autocitazioni e superando una certa povertà musicale, non si può non rilevare – comunque – che sia un lavoro realizzato con un certo decoro ed una probabile onestà nelle intenzioni, seppur non dia nulla di più e nulla di meno di un qualsiasi altro album pop’n’b uscito in questo periodo.

 

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