Category - Sanremo 2009

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Arisa – Sincerita’ (video + recensione dell’album)
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Arisa: e’ contagio
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Marco Carta – “La forza mia” vince il 59° Festival di Sanremo; secondo Povia, terzo Sal da Vinci
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Arisa – “Sincerità”, vince la sezione Proposte del 59° Festival di Sanremo
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Festival di Sanremo 2009 – Quarta serata. I duetti dei big e le conigliette di Playboy. Chissenecronaca live. Eliminata Dolcenera e i GdV. Giovani: vince Arisa
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Festival di Sanremo 2009 – Terza serata. I duetti dei giovani, Chissenecronaca in differita
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Festival di Sanremo 2009 – Seconda serata. Chissenecronaca live con inserti di Amici di Maria 8, sesta puntata

Arisa – Sincerita’ (video + recensione dell’album)

L’album di debutto della vincitrice tra le nuove Proposte dell’ultimo Sanremo trasuda “sincerità” da ogni nota: è un prodotto lineare e decisamente meno artefatto del suo – seppur azzeccato – look da “cozza ricercata“. Ma se Arisa (al secolo Rosalba Pippa) non avesse quella presenza scenica da rivincita dei nerd, se non avesse quella enorme inibizione quando si esprime a parole con la voce di BabyMia Surriento Edition, per poi trasformarsi completamente in una esecutrice impeccabile appena attacca a cantare, l’artista che c’è in lei non “comunicherebbe in maniera corretta” (per dirla alla maniera dei giudici di X-Factor). Insomma: sarebbe una Anna Tatangelo sfigata, e nulla di più. E invece, se c’è una cosa per cui dobbiamo ringraziare Arisa, è di aver finalmente sdoganato l’antitatangelismo sul palco dell’Ariston, avendo il pregio di risultare insindacabilmente credibile anche quando canta la più didascalica ovvietà sull’amore semplice o sul sogno nel cassetto, temi dominanti (pure troppo) del suo primo lavoro discografico. Lavoro che, tutto sommato, anche con qualche rima scontata o giro già sentito, risulta in buona fede e getta le basi per la crescita di una cantante emergente che – sulla base di tutta la fiducia accordatale a prescindere – è quantomeno dovuta.

Alla titletrack già tormentone (ma che nella versione del disco risulta ahimé meno trascinante rispetto a quella orchestrata sul palco del Festival [voto 8-] ), segue il probabile futuro singolo “Io sono“: un reggae autobiografico (“io sono una donna che crede all’amore che vuole il suo uomo soltanto per sé, voglio essere mamma perché la mia mamma è la cosa più bella che c’è“) che riporta alla mente lo stile – come volevasi dimostrare – annatatangelistico di “Colpo di fulmine“, ma da cui si differenzia per il fatto di risultare plausibile, nella sua più totale e disarmante semplicità. Voto 7

La mia strana verità” è una filastrocca tra il fiabesco ed il romantico, perfetta colonna sonora per il dvd di un battesimo (e probabilmente miglior pezzo dell’album), che raggiunge picchi davvero poetici in cui l’interprete mette a nudo se stessa nella maniera più adorabilmente fanciullesca che si possa immaginare (“io sono pane, terra, lame, un biscottino, ali di farfalla dentro un giardino, tuono, vita, suono, un marchingegno, letto, sonno, sogno, però m’impegno e canto qualche volta, diciamo spesso“). Voto 8+

La strofa di “Abbi cura di te“, quarta traccia dell’album, starebbe benissimo in bocca ad una Giorgia, peccato che il ritornello cada troppo biecamente nel trito e ritrito. Da apprezzare, però, l’arrangiamento quasi (ma molto quasi) r’n’b. Voto 6-

Pensa così” è un pezzo decisamente poco riuscito: comprensibile che Arisa voglia convalidare le sue qualità di interprete verginea e bambinesca, ma qui si esagera, spacciando per un pezzo di spessore quello che potrebbe essere riciclato al massimo per far fare il girotondo ai bambini dell’asilo il giorno della festa del papà. Voto 4

Difficile catalogare con certezza il pezzo successivo, “Piccola rosa“: potrebbe essere definita pura poesia oppure totale banalità. Qualunque cosa sia, però, è spinta verso il rischioso limite dello stucchevole. Rimane un po’ oscuro il verso: “quando il tempo lo vorrà/dalla mia rosa dolce e odorosa/un altro fiore nascerà“. Voto 6 politico

Con “Te lo volevo dire” (“oh mamma metti via l’argenteria/che il matrimonio non si può più fare/l’ho visto con un altra a casa sua / e giuro che non stavano a parlare“) si tira un po’ il fiato, finalmente: il sentimentalismo da diabete che impera sul disco si fa un po’ da parte, facendoci scoprire una Arisa inaspettatamente delusa da un amore. Musicalmente ricorda un po’ qualcosa di Simone Cristicchi (ma non so bene cosa, “Studentessa Universitaria“, forse?) e porta un po’ di movimento ad un album apprezzabile, ma finora piuttosto statico (un bel featuring di J-Ax, comunque, qui ci stava bene, secondo me). Voto 7/8

Com’è facile” vorrebbe essere un brano simil-chill-out in stile passeggiata in infradito sulle spiagge di Rio, ma si risolve in un brano latin-scimmiottante in stile passeggita a bordo di una Panda a metano in riva ad un fossato. E la melodia retrò non aiuta; altro pezzo poco riuscito. Voto 5-

L’uomo che non c’è” è il titolo del penultimo brano del disco (sorvolo sull’ultimo, “Buona Notte” che, ascoltato dopo questo, perde qualsiasi significato): beh, se Arisa deve essere icona gay, che icona gay sia, ma in grande stile. “L’uomo che non c’è” sembra un pezzo scritto da Gianni Boncompagni in preda ad una sciatalgia e scippato ad una Raffaella Carrà che tenta – senza riuscirci – di scoprire su Wikipedia il significato disambiguo della parola “sobrietà”.  Tra modeste atmosfere danzerecce, il pezzo racconta l’ironica storia di un amore inesistente (“Perchè è bellissimo/talmente bello che/io non capisco come faccia a star con me/Perchè è dolcissimo/talmente dolce che/quando lo bacio è come mordere un bignè“). Giudizio artistico dubbio, ma se la nostra eroina riesce, dopo l’intensità finora dimostrata (pur non senza sbavature), a starci dentro con qualcosa di assolutamente inutile e divertente come questo, allora Arisa merita tutta la fortuna che sta avendo. Sperando che duri.

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Arisa: e’ contagio

Non solo Sincerità è una delle canzoni più orecchiabili dai tempi di “Quel mazzolin di fiori”, ma la vincitrice della sezione giovani dell’ultimo Festival di Sanremo ha cominciato ad invadere i palinsesti delle radio ed onorare con la sua presenza tutte le trasmissioni televisive. E l’atto finale della diffusione virale del worm Arisa si perpetra grazie al suo bizzarro look a metà strada tra Groucho Marx e Calimero: look che sta rapidamente facendo tendenza nel jet set.

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Marco Carta – “La forza mia” vince il 59° Festival di Sanremo; secondo Povia, terzo Sal da Vinci

Tutto già scritto. “La forza mia” ha un indubbio traino radiofonico e farà impazzire le dodicenni. Ma Marco Carta, come performer dal vivo, è una schiappa micidiale: stonato, impreciso, inutile, un vero “emblema del non talento“. Un abietto scarto di televisione che trionfa in un Festival dove la musica è stata un elemento trascurabile, ma televisivamente è risultato un prodotto ineccepibile. Ergo, la vittoria di una delle più squallide creature defilippiane (dopo Costantino e Daniele Interrante), con la sua algida madrina lì a premiarlo (truccata e pettinata come una nutria appena emersa da un fossato limaccioso), era l’unico epilogo possibile. Il secondo classificato, Povia, ha una canzone che, al di là dei contenuti opinabili o meno, artisticamente vale zero, ma è lì solo perché il “popolo bue” di morganiana memoria si è lasciato infinocchiare da una strumentalizzazione mediatica sapientemente creata ad arte e che ora continuerà affinché tutti possano proclamarsi indignati. Posso dire una cosa? Che due maroni. Sal da Vinci, medaglia di bronzo, resta un mistero della fede.

Ho notato che stasera non è andata in onda la Corrida: a vedere questo trio di tronfi trionfatori di infimo livello, vien da pensare che i dilettanti allo sbaraglio avessero traslocato temporaneamente su Rai Uno. L’unica cosa da augurare a tutti e tre, adesso, è che facciano la fine di quelli che li hanno preceduti: sparire per sempre dalla circolazione.

Arisa – “Sincerità”, vince la sezione Proposte del 59° Festival di Sanremo

Una ragazza modesta, quasi timida, e non è fanatica per niente.

Ipse dixit. Però un po’ cozza lo è. Vabbè, vado subito in bagno per avere la possibilità di sperimentare quanto funziona “Sincerità”. Sotto la doccia, intendo!

Vittoria meritata, comunque. Qui sotto c’è la Chissenecronaca completa della quarta serata del Festival.

Festival di Sanremo 2009 – Quarta serata. I duetti dei big e le conigliette di Playboy. Chissenecronaca live. Eliminata Dolcenera e i GdV. Giovani: vince Arisa

Fino a tre giorni fa era moribonda, oggi scoppia di salute. Parlo, naturalmente, della kermesse più popolare di fine inverno, quel redivivo Festival di Sanremo che – chilavrebbemaidetto – cresce in ascolti e passa indenne le polemiche degli artisti di Sanremoweb sul televoto truccato (erano gli unici che ci credevano ancora, a occhio, che un televoto potesse essere regolare), le polemiche del nostro Presidente del Consiglio (ha affermato di essere uno dei 42 milioni di italiani fieri di non aver seguito il Festival, io invece sono uno dei 55 milioni fieri di non vedere “Uomini e Donne”) e le polemiche del Vaticano che paragonano il successo popolare di Sanremo al mistero della transustanziazione: fiori freschi e note musicali che si trasformano nel corpo e nel sangue di Paolo Bonolis. A proposito di “corpo”, stasera l’ospite d’eccezione è Hugh Hefner con le conigliette di Playboy, in arrivo nella città dei fiori per festeggiare non ho capito cosa (l’invenzione del Viagra, forse?) e approfittare della visibilità per una necessaria marchetta in favore dell’edizione italiana del mensile che non brilla certo per numero di copie vendute (beh, finché ci mettono Violante Placido in copertina…). A proposito di “sangue”, invece, domani arriva la Santa Maria con le sue carampane (la Nina, la Pinta & co.) a far da co-conduttrice e a tenere alta la bandiera del suo pupillo Marco Carta. Si prevedono rannuvolamenti del cielo con ampi rovesci di “Trudini” fino a bassa quota durante la sua esibizione.

Stasera, oltre a nominare la vincitrice delle “Proposte” (propendo sempre per Arisa), è anche tempo dei prestigiosi duetti dei “big”. Ieri sera si è visto qualcosa di davvero spettacolare con Bacharach, Luttazzi, la Vanoni: stelle che hanno finito con l’oscurare i cantanti emergenti che si proponevano di sponsorizzare, ma è stato meglio così. La qualità televisiva ne ha giovato e dei momenti che sulla carta erano a rischio-ronfata, si sono rivelati particolarmente intensi ed emozionanti. Chissà se stasera i big riusciranno a fare di meglio? (dubito fortemente, dato che c’è Gigi D’Alessio…)

Sono un po’ in ritardo, per cui sorvolerei sul balletto di Daniel Ezralow (ma anche qui?) e sulla canzone di un soprano dell’Est. Non ho capito come si chiamava, mi sembra Irina Scassalkazzaja o qualcosa del genere. Alla radio insieme alla Gialappa’s c’è Paola e/o Chiara (ma anche qui?).

Pupo-Belli-Youssou N’Dour con Gianni Morandi: Doveva esserci anche Raul Bova per completare il quintetto da boyband sfigata e invece l’attore ha dato forfait all’ultimo minuto. Robbie Williams insegna.  La canzone è uguale all’altra sera, sempre ballata da oratorio. E io che pensavo che Morandi apportasse qualche novità electro-dub. Voto 0

Patty Pravo con Todd Rundgren, Nathan East e Dave Weckl: ma… io ero rimasto che doveva esibirsi con Pete Doherty! E invece l’ha lasciato al semaforo insieme ad un branco di pusher nigeriani. Ma i tre “grandi artisti” che compongono la band hanno l’aria di quelli che hanno i rifornimenti in tasca. Voto 5

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Festival di Sanremo 2009 – Terza serata. I duetti dei giovani, Chissenecronaca in differita

Il Festival tiene botta (con uno share di oltre il 43%), ma Maria la Sanguinaria non molla e riesce comunque a portare a casa un 18%. Risultato in occasioni normali da suicidio ma oggi rilevante, data l’eccezionalità della serata, e considerati i contenuti da supertrash d’antologia visti ieri sera ad Amici: poche esibizioni e inventate al momento, al solo scopo di mettere in cattiva luce i concorrenti e aizzare la commissione faziosa contro se stessa. Il talent show defilippiano è alla deriva più che mai, il limite raggiunto è quello da denuncia per abuso della credulità popolare. Suggerisco di prendere gli autori, i docenti, gli allievi con Maria in testa, depositarli in una cava e ricoprirli di catrame fumante (oppure di qualcos’altro, sempre fumante) per ringraziarli dello spettacolo pietoso. Dall’altra parte, il Festival di Sanremo si conferma un prodotto egregiamente confezionato e meritevole del successo che sta riscuotendo, un piacevole e ritmato frullato di pop catodico senza eccessivi fronzoli, a cui manca solo una proposta musicale un po’ più coraggiosa. Stasera è la volta dei duetti dei Giovani (che si esibiscono tutti insieme a degli anziani). Ottima scusa per portare sul palco dell’Ariston alcuni mostri sacri della musica attempata, scelta di sicuro appeal per il pubblico di Raiuno.

Il sottoscritto, stasera, non  potrà essere presente fin dall’inizio del Festival davanti al televisore (questo post l’ho scritto oggi in ufficio e stasera si autopubblicherà alle ore 21). Per cui ho già provveduto ad incaricare la mia emissaria Elena di tenermi aggiornato e appena rientrerò sul luogo del delitto mi metterò in pari. Nel frattempo, vi invito a lasciare le vostre impressioni sulla terza serata del Festival di Sanremo nei commenti qui sotto, come avete già abbondantemente fatto (grazie) nelle sere precedenti.

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Festival di Sanremo 2009 – Seconda serata. Chissenecronaca live con inserti di Amici di Maria 8, sesta puntata

Riflessione a freddo sulla prima serata del Festival (intanto che aspettiamo la seconda). A dispetto del periodo socialmente, musicalmente e televisivamente decadente, il secondo Festival di Sanremo marchiato Paolo Bonolis ottiene un risultato più che lusinghiero sia di pubblico (48% di share contro il 37% dell’anno scorso) che di critica. Ma la prima delle cinque serate non è mai la più rischiosa in quanto una certa curiosità per l’evento, i telespettatori, non la perdono mai (e i critici, figuriamoci). Ben più complicato è fargliela conservare per l’intera settimana, quando tutto sa di già visto e le sere dal mercoledì al venerdì sembrano messe lì al solo scopo di far onorare i contratti tra albergatori e APT, APT e Interflora, Interflora e Comune, Comune e RAItivù. Quello di ieri sera è stato un buon esordio. Paolo Bonolis è risultato quasi meno autocelebrativo (ma non meno retorico) del solito, lo spettro del flop che aleggia su tutti i suoi programmi recenti era in agguato e la strizza l’ha fatto rendere al meglio: ha usato pochissimo le parole “giacché” e “dacché” e ciò è sintomatico. Permane la sensazione che questo Festival sia stato pensato come “tipico show per il pubblico di Raiuno“, piuttosto che come grande evento musicale di portata internazionale. Sufficientemente ritmato da lasciarsi guardare senza assopirsi fin già dalle dieci meno un quarto (ma da dopo le 11 sì), il momento migliore è stato sicuramente lo show-nello-show di Roberto Benigni; i momenti peggiori quelli delle gag riciclate da “Ciao Darwin” (o dallo spot “Lavazza Crema e [cattivo]Gusto”) tra Bonolis e Laurenti. La musica è stata piuttosto presente sul palco, peccato che la proposta fosse abbastanza scadente, come richiede la tradizione degli ultimi anni. Poco interessante il lavoro svolto dal reparto vallettume. Paul Sculfor è il primo dei cinque esempi che le pari opportunità non sono sempre necessariamente una gran trovata, mentre Alessia Piovan è stata assunta perché è risultata la più economica delle scelte: considerando che doveva leggere quattro parole sul gobbo ed è riuscita pure a sbagliarle, scambiando la scritta dei nomi del trio dei conduttori (di cui faceva parte anche lei stessa ma evidentemente non se n’era ancora accorta) “Paolo, Alessia, Paul” per un gruppo canoro (facendo una figura tipo Leslie Nielsen nella scena della notte degli Oscar ne “La pallottola spuntata 33 e 1/3“), direi che i 5000 euro del suo cachet andrebbero devoluti in beneficenza alla fondazione Federica Felini per le vittime della dislessia.

Tre gli eliminati nella categoria dei cosiddetti “Artisti”: Iva Zanicchi (voto 4), Tricarico (voto 6 politico) e gli Afterhours (voto 5). Sulla prima ha di sicuro pesato la sfacciata satira di Benigni; non che sia una grave perdita, ma c’era anche di peggio. Per quanto riguarda gli altri due, hanno presentato forse le canzoni più “difficili da capire”: io li avrei tenuti dentro giusto per avere la possibilità di sentirli un’altra volta. Due verranno ripescati dal televoto, però. Visto che ieri ho dato solo due sufficienze (tre, se contiamo Katy Perry che però mi risulta sia fuori gara) e una delle due era a Tricarico, a questo punto mi sono già involontariamente sbilanciato indicando in Dolcenera la vincitrice della cinquantanovesima edizione del Festival (come, peraltro, pronosticano da mesi i bookmakers). Lei, nella terna dei vincitori, per il momento me la ipoteco insieme a Marco Carta e Francesco Renga.

I quattro giovani che hanno cantato, di cui ho recuperato le esibizioni in differita, non mi hanno entusiasmato per nulla. La mia favorita, Malika Ayane, che ha in saccoccia due semi-hit per le quali avrebbe meritato di presenziare nella categoria dei “Big”, ha proposto un pezzo festivaliero noiosamente trito e ritrito, lontano anni luce dal sound senza frontiere di “Feeling Better” (voto  2). Irene Fornaciari mi stava già sugli zebedei per essere una raccomandata di lusso, anche se avesse presentato la miglior canzone del mondo l’avrei stroncata comunque. Invece ha cantato una lagna deprimente il cui chiodo era “sono in down”: l’unico modo che aveva per riscattarsi era di essere almeno un po’ figa e invece sembrava una specie di Renato Pozzetto magro e coi capelli lunghi (e anche un po’ un pozzetto di scolo delle acque piovane – voto 0). La raffinata Simona Molinari ha fatto la figura migliore, anche perché mi pareva la sosia di Ambra Angiolini: il suo pezzo jazz starebbe bene come sigla di “Chiambretti Night”, ma in radio farà fatica ad emergere (voto 6). Sul figlio illegittimo di Riccardo Cocciante non mi esprimo: un teenager che di anni ne dimostra quaranta si rifiuterebbe di produrlo anche Mara Maionchi (voto 1).

Menù di stasera: un mash-up sperimentale senza precedenti, con i rimanenti giudizi sui sei giovani in gara (live anche sullo “status” di Facebook) e in più stralci di Amici di Maria.

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