Category - Rihanna

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Uccidete Lil’ Mama
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Rihanna – Good girl gone bad
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Rihanna – Umbrella
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Rihanna – Unfaithful
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L’altra Rihanna (cioè Rhianna)
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Rihanna, dalle Barbados con furore

Uccidete Lil’ Mama

La prendo un po’ larga. E forse anche un po’ larva. Umbrella di Rihanna ci piace, ed è una hit mondiale ormai consolidata. Di solito una bella canzone non perde mai il suo fascino quando viene rivisitata con dei remix o delle cover da parte di altri artisti, soprattutto quando questi ci mettono del proprio e aggiungono qualcosa di interessante al pezzo originale. E’ il caso di una cover non ufficiale, ma che su Myspace funziona che è una meraviglia: quella di Scott Simons, che rimuove il groove hiphoppeggiante del brano e ricanta la melodia aggiungendo quell’armonia che al pezzo di Rihanna manca.

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Una insolita rivisitazione, simile a quelle che fa il suo collega israeliano Sagi Rei (divagazione: se non avete ancora sentito la sua versione di “Crying at the discoteque” cliccate qui).

Ma veniamo al punto (dolente). Ci sono, ahimè, dei remix ufficiali che non sono nemmeno degni di essere chiamati tali, per i quali non ho una definizione migliore che emerite schifezze. Le potenzialità trash di questa Lil’ Mama le aveva già scoperte Diariobignardo (definendola brillantemente una “versione rinsecchita e gggiovane di Missy Elliot“) con il “remix” di Girlfriend. Lì, però, c’era ben poco da rovinare. Non avrei il coraggio di dire che è “una giusta direzione per la musica” come fa r’n’bjunk, ma mi limiterei a osservare che la matematica non è un opinione, per cui porcheria + porcheria = meraviglia. Insomma, la versione doppiamente intamarrita del pezzo di Avril Lavigne ci poteva anche stare ed aveva pure un suo perché.

Quello che invece Lil’ Mama fa con Umbrella è un vero obbrobrio, ascoltare per credere. Una torta alla crema trasformata in un mattone di muffa. La cosa più triste in tutto ciò è che se a questa Lil’ Mama fanno fare dei “remix” di canzoni così “importanti”, vuol dire che la gggiovane e rinsecchita Missy Elliot ce la vogliono sdoganare a tutti i costi. Per carità, fermiamola prima che sia troppo tardi. Mettiamoci una canottiera bianca, pimpiamo uno skateboard e andiamo alla ricerca di questa fantomatica pseudorapper dell’ultima ora per lapidarla con delle bombolette di vernice spray.

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Rihanna – Good girl gone bad

Due mesi e mezzo fa, avevo scommesso il mio porcellino virtuale (uh?) su questa signorina qui a fianco: scommessa vinta.

Rihanna è uno dei progetti di popmusic più redditizi e riusciti degli ultimi tempi. Quello che poteva essere un mero fenomeno meteoritico destinato ad esaurirsi dopo la prima hit estiva, dimostra invece di riuscire a tenere negli anni e di essere in grado di puntare in alto (ha anche molti santi in paradiso, a dire il vero: mica a tutti capita di firmare un contratto con Jay Z). Se Umbrella è inchiodata al primo posto sia nella classifica americana che in quella inglese dei singoli e in quella dei download digitali, il terzo album della diciannovenne delle Barbados debutta in Billboard al terzo posto e al primo in UK (qui si capisce quanto poco siano affidabili le calssifiche in Italia: da noi, oggi, il singolo è al nono posto, l’album al trentaquattresimo: se valutassimo la musica affidandoci alla FIMI vorrebbe dire che il fenomeno Rihanna è paragonabile a una MelCitrulla qualsiasi [con tutto il rispetto per MelCitrulla, ma è il primo esempio che mi è venuto in mente…]).

Good girl gone bad ha degli evidenti richiami a Beyoncè, Gwen Stefani e Mariah Carey (ci vogliamo mettere dentro anche Hilary Duff?), ma non fa rimpiangere nessuna di queste (soprattutto Hilary Duff). Rihanna ha un suo stile riconoscibile, cosa parecchio difficile di questi tempi, ed in perenne crescita dal punto di vista artistico: una vera stella sempre più pronta a brillare di luce propria nel firmamento delle grandi star del pop moderno. In questo lavoro piuttosto ben fatto (anche il suo precedente album lo era) rivede e corregge qualche piccola imperfezione del passato; ma non è ancora, per la sua carriera, l’album “definitivo”. Il disco vola leggero tra atmosfere pop, dance e r’n’b, si snoda tra l’urbano e l’elettronico forse in certi punti un po’ troppo spinto (in altri esageratemente povero), ma risulta assolutamente godibile. Tra i brani di spicco, da segnalare senz’altro l’up-tempo Push up on me, la ballata Hate That I Love You featuring Ne-Yo, il nuovo singolo electrorockeggiante Shut up and drive e (altra probabile hit annunciata) un pezzo tanto semplice quanto efficace, dalle sfrontate reminiscenze michaeljacksoniane: Don’t stop the music.

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Rihanna – Umbrella

Se avessi un salvadanaio di quelli rosa fatti a porcellino, contenente tutte le mance della nonna dal 1983 ad oggi, adesso lo romperei ed andrei a scommettere clandestinamente l’intero contenuto su quale sarà la canzone tormentone dei prossimi mesi. Io li punto su Umbrella di Rihanna, pubblicata in America venerdì scorso, come anticipazione dell’album “Good girl gone bad” in uscita il 5 giugno (dovrebbe essere l’album della “maturità artistica“, se non sbaglio). Non conta il fatto che neanche Iva Zanicchi avrebbe il coraggio di dare un titolo simile ad una canzone, nè che l’intro sia abbastanza fiacca, soprattutto nella deprecabile parte rappata da Jay Z. Ma la diciannovenne delle Barbados (tre album in tre anni, miglior artista femminile del 2006 secondo Billboard e Mtv, sei milioni di copie vendute) finora non ne ha sbagliata una, i suoi produttori nemmeno. Tra l’altro sto pensando da quale altro pezzo l’abbiano copiata, ma non mi viene in mente.

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L’altra Rihanna (cioè Rhianna)


Non mi è mai piaciuto il detto “non contare un’acca”.

Un mio conoscente, che di H ne possiede una nel nome di battesimo, ne va assai fiero e guai a chi gliela tocca. Se vede il suo nome storpiato, senza la presenza della consonante muta, viene afflitto da emicranie, convulsioni, attacchi di panico e aerofagia. Un’ acca, a volte, può contare molto.

Qui ho parlato della mia Rihanna, la diva di S.O.S. Ho scoperto però, che una quasi omonima cantante esisteva già prima del debutto della teenager delle Barbados, ovvero Rhianna, con l’acca subito dopo la erre.

Fino a qualche giorno fa, tra l’altro, era attivo il sito ufficiale di Rhianna. Oggi, probabilmente per motivi di copyright e perchè in molti arrivano sul sito della cantante sbagliata, è stato rimosso e sostituito dalla homepage della Sony, che approfitta degli errori di digitazione per incamerare un po’ di traffico. Certo è che la Sony si starà mangiando le dita fino ai gomiti sapendo di aver puntato sull’H sbagliata, mentre la Universal sta guadagando miliardi con la giusta Rihanna.

Per chi vuole saperne di più:

http://en.wikipedia.org/wiki/Rihanna

http://en.wikipedia.org/wiki/Rhianna

Rihanna, dalle Barbados con furore

http://ultimate-rihanna.com

la la la

la la la

la la la la la Oh … OOOh

Niente, c’è poco da fare… questa Rihanna proprio non riesci a togliertela dalla testa.

Non solo perchè è sufficientemente gnocca da farti sbavare come una lumaca in calore, ma anche, e sembrerà strano, perchè fa delle canzoni che ti fanno letteralmente sbarellare.

Chiariamoci: sono un amante del pop, un po’ oldschool, e non sono di certo un patito di questi generi “urbani” che vanno tanto di moda adesso. Ma Rihanna, la mia Rihanna, fa eccezione. Tralasciando per obsolescenza il tormentone dell’anno scorso “Pon de replay”, pezzo tanto semplice quanto efficace, la nuova teen-idol delle Barbados propone quest’anno la sua sensualissima richiesta di aiuto: S.O.S. (rescue me). Sarà grazie al rifacimento della base su “Tainted love” dei Soft Cell, sarà grazie alle lyrics che sono a dir poco “infettive”, S.O.S. è una canzone che ti si marchia a fuoco nella scatola cranica e non se ne va più fuori, nemmeno con uno shampoo all’acido muriatico. E l’intero album, anche se non sarà memorabile, è decisamente molto ascoltabile e si mantiene piuttosto alto rispetto alla media rasoterra delle produzioni hiphop/rap/rnb americane del momento. Settimane intere in vetta alla Billboard u.s.a. e a tutte le classifiche europee sono un gran traguardo per un nascente astro 18enne, e il successo, a mio dire, se lo merita tutto. Non so se e quando arriverà anche qui da noi il nuovo singolo, Unfaithful. Canzone non certo estiva e che cambia totalmente registro, trasformando la danzereccia Rihanna in una specie di minimalista intimista stile Alicia Keys. Un paio di appunti: si sente che la voce è pesantemente corretta in studio e le lyrics sembrano scritte da un bambino di 3 anni. Ma non è questo l’importante: lei è bella e la melodia è orecchiabile… che cosa volete ancora?

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