Category - Rihanna

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Rihanna – Talk That Talk, la recensione definitiva
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Rihanna – We Found Love (ft.Calvin Harris) – video ufficiale
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Rihanna – S&M
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Rihanna – Loud
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Sarà il nuovo singolo di Rihanna che farà riprendere l’attività di questo blog?
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Robotihanna
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Rihanna – Rude Boy

Rihanna – Talk That Talk, la recensione definitiva

rihanna talk that talk

Poteva essere un album Mario Monti (ovvero: conoscendo il precedente non si poteva fare peggio) e invece quello nuovo di Rihanna è un album Grande Fratello (cioè: un appuntamento annuale con la solita minestra riscaldata). Una minestra di cui non puoi nemmeno lamentarti più di tanto perché sarebbe un’operazione troppo ovvia e facile, talmente poco impegnativa che rispecchierebbe appieno il poco impegno profuso per confezionare un disco che ha tutto il sapore della più insipida delle bustine istantanee Knorr. La recensione migliore sarebbe ignorarlo, ma forse vale la pena prendere atto che esiste, questo “Talk That Talk”, abbassare l’asticella delle aspettative e parlarne ipocritamente come se fosse un disco che ha qualche significato nel panorama musicale contemporaneo.

Anche perché in Riri c’è sempre qualcosa da salvare. Ad esempio, è una stacanovista vera: le faranno pure cantare canzoni improponibili, ma non si ferma un attimo (forse dovrebbe) ed approccia il suo lavoro – da sempre – con grande serietà e professionalità, lontana dai gossip scadenti, riuscendo a trasformare in successi anche prodotti che hanno meno appeal degli orridi peluche made in China.

Io i buoni propositi ce li ho messi, ma ascoltare questo disco costa un grande sforzo. Penso che sia anche compilato male, perché le canzoni peggiori sono contenute nella prima parte mentre quelle un po’ più decenti nella seconda, dunque l’ascoltatore non è mica tanto invogliato ad ascoltarlo dall’inizio alla fine. Se esistessero ancora le musicassette, sarebbe consigliabile cominciare l’ascolto dal “lato B”, e riciclare il “lato A” per registrarvi rumori a caso (ad esempio: io ho scoperto che il cicalìo della spia della cintura di sicurezza in auto è molto più gradevole di certe canzoni di quest’album). Ma vivendo nell’era della musica liquida, un album come questo si può scomporre e riassemblare a piacere. Anche perché non segue alcun filo logico o di coerenza. In “Talk That Talk” c’è un pout-pourri di generi buttati lì senza una spiegazione razionale, e non poteva essere altrimenti considerata la fretta con cui è stato fatto uscire.

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Rihanna – We Found Love (ft.Calvin Harris) – video ufficiale

Prima di tutto gli elogi: il video è stilisticamente interessante (fine degli elogi), ma non basta. “We found love” è, ahimé, una canzone dance generica e spersonalizzante, indegna dell’importante ruolo attribuitole, ovvero quello di lanciare un nuovo album che giunge a un anno di distanza dal precedente (il quale giungeva a sua volta a un anno di distanza da quello prima). Del testo del brano, poi, io all’inizio capivo “We found love in an open space” e pensavo potesse diventare l’inno degli operatori dei call center Vodafone sfruttati e sottopagati. Almeno l’inutilità musicale della canzone sarebbe stata compensata da un evidente impegno sociale. E invece nemmeno quello: il ritornello dice “We found love in a hopless place” e sfrutta l’orrido stratagemma dell’allitterazione PLE-PLE per rimanere in mente.

Calvin Harris è un deejay giovane e di esperienza troppo ridotta per mettergli nelle mani i destini di una delle popstar più profittevoli del momento. La canzone è di vergognosa pochezza (peggio di questa in giro c’è solo Collide di Leona Lewis, altra collaborazione tirata per i capelli con un deejay scarso che era meglio se rimaneva sconosciuto), la scelta collaborativa è stata pessima così come è stata pessima la scelta di duettare qualche mese fa con Britney Spears. A Rihanna, evidentemente, non frega più nulla della sua carriera musicale: punta dritta a quella di nasty-girl bulimica impegnata a comparire nuda sulle copertine patinate, o di attrice in videoclip dal retrogusto trainspottinghiano (e anche un po’ Kubrick dei poveri) che hanno come unica ambizione quella della censura per sfruttare l’immancabile polemica conseguente e vendere mezza copia in più.

Rihanna – S&M

Un video – il più sexy e visionario di sempre (pure di “Disturbia”) – che oscura completamente una canzone “S&M” (nuovo singolo) onestamente poco necessaria e palesemente realizzata in cinque minuti da un team di produzione alla frutta (sarà questa la metafora alla base del goloso sbucciamento di banana al minuto 3:32 ?).

Tra le cose da segnalare del nuovo lavoro di Rihanna, un fantastico Perez Hilton al guinzaglio (mi offro io per la medesima parte nel prossimo video di Alessandra Amoroso), e una specie di Robyn obesa e sadomaso. Certe stravaganze costumistiche, però, sono riuscite solo in parte ed è decisamente meglio lasciarle ad altre straccione (una in particolare che qui evito di nominare). Per il prossimo video, comunque, il mio consiglio è: meno bondage e più coniglietta (a 2:39 ho sentito una scossa tellurica nei pantaloni).

Insomma: ho cominciato a ri-amare Rihanna. Anche se bisognerebbe arrestarla per abuso di “na-na-na”.

Rihanna – Loud

Far ballare la plebe: un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Svariati anni fa esistevano progetti discografici creati ad hoc in studi di registrazione di periferia (spesso italiana) aventi lo scopo di sfornare hit usa e getta che  riempissero i dancefloor tamarri del mondo. Oggi, che la musica è SOLO usa e getta, ad  abbassarsi alle mansioni più nefande tocca alle popstar di prim’ordine. Chi l’avrebbe detto, nello specifico, che Rihanna sarebbe diventata la Jenny B. d’oltreoceano, una che presta la voce ai progetti musicali di cani e porci come una qualsiasi turnista?

Rihanna: una donna, un’overdose. Fuori attualmente con quattro singoli diversi tutti più o meno inutili (uno in solitaria, uno con Eminem, uno con David Guetta, uno con Drake [chiiii???]) e un album cotto al microonde in supervelocità per rimediare al precedente flop. “Loud” è il quinto disco della popstar delle Barbados in cinque anni, un lavoro superfluo che non aggiunge assolutamente nulla (se non qualche dollaro in portafoglio e oggi come oggi sputaci sopra) al percorso artistico rihannesco. Il singolo di lancio è davvero trascinante a manetta, irresistibile nel beat pesante, davidguettiano nell’armonia, contagioso nella melodia decerebrata, perfetto nell’affilatura dei synth, fantastico nel suo truzzume spinto con Rihanna che per far sentire la voce sbraita le parole del ritornello a 3000 decibel perché la sola base è talmente espansa ai massimi livelli da occupare praticamente tutto lo spazio sonoro occupabile. Insomma, “Only Girl” si balla sia nelle balere col vomito secolare appiccicato ai pavimenti, che nei club fighetti con totale spaesamento dei fighetti stessi. E il suo “sporco lavoro” di far muovere i piedi per tre minuti lo fa egregiamente, ma dopo? C’era davvero bisogno del marchio “Rihanna” stampato sulla copertina perché questo brano così furbescamente disarmante funzionasse?

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Sarà il nuovo singolo di Rihanna che farà riprendere l’attività di questo blog?

Beh, direi DECISAMENTE NO. “Te Amo” è il brano oggettivamente più osceno di tutta la discografia Rihannesca. Ma non erano arrivati i tempi della “svolta rock”? “Essere una donna” di Anna Tatangelo, in confronto, mi sembra arte d’avanguardia. E poi, fare un video con la faccia tra le gambe di Letizia Castagna, dai: lì sotto non aveva avuto coraggio di arrivare nemmeno Stefano Accorsi da ubriaco.

Rihanna – Rude Boy

Rated R proclamava la “svolta rock” di Rihanna, ma il brano migliore dell’album è quello meno rock di tutti, quello che riporta alla mente le atmosfere danzerecce della Rihanna di un tempo, colpevolmente accantonate per futili motivi. Che “Rude Boy” sia la miglior canzone dell’ultimo lavoro della popstar delle Barbados non c’è dubbio, altrimenti non si spiegherebbe la scelta di lanciarla come secondo singolo nell’estremo tentativo di risollevare un disco che ha tradito ogni aspettativa di mercato. Ma non sarà comunque un espediente sufficiente, sebbene sia carino il video colorato (anche se avrebbe potuto farlo un qualsiasi webmaster con Flash e i wallpaper standard per il desktop di Windows).

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