Category - musica

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Garbage – Not Your Kind Of People
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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA
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Hello (goodbye) Nasty
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Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent’anni in una (imbarazzante) compilation indie
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Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani
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Garbage – Blood For Poppies
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Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni

Garbage – Not Your Kind Of People

garbage not your kind of people album coverNon è solo un ritorno, quello dei Garbage: è un ritorno al passato. Un comeback (con annessa reunion dopo il presunto scioglimento del 2005, anche se tecnicamente nel 2007 si erano già riuniti in occasione del loro greatest hits) in cui la band riscopre la pesante contaminazione elettronica, dove riaffiorano i ritornelli pop, i sample, i testi decadenti, le voci modificate digitalmente, dove vengono riesumati i groove da drum machine e si dà un’importanza fondamentale alla cura degli arrangiamenti.

I Garbage riattaccano la spina dell’amplificatore (e quella della loro carriera) dove l’avevano staccata nel 1999 (dopo “The World is not Enough”), rinnegando dunque i tentativi imposti dall’industria di modernità forzata (“Beautiful Garbage”, 2001) e la spartana svolta heavy metal da garage di periferia (“Bleed Like Me”, 2005). Già il loro ultimo inedito (“Tell Me Where It Hurts“, 2007) indicava però che la rotta stava cambiando. La strada lì timidamente accennata, qui viene finalmente intrapresa e percorsa senza troppo timore, senza pressioni discografiche (il disco è autoprodotto dalla neonata etichetta del gruppo, la Stunvolume) e con una ritrovata onestà artistico-intellettuale che traspare in modo netto.

Il quinto album studio dei Garbage (in uscita oggi 14 maggio 2012) apre in maniera enfatica e magniloquente, e spara subito le sue migliori cartucce. Il pogo-rock danzereccio di “Automatic System Habit” si distingue per un bridge infettivo e un ritornello moderno ed efficace come quelli a cui ci avevano abituati i primi Garbage. “Big Bright World”, intro un po’ new-wave, è la canzone manifesto della band: melodia e struttura sono riconoscibilissime, la voce di Shirley Manson è distorta come ai vecchi tempi e le chitarre crescono fino a riempire tutto lo spazio sonoro riempibile.Blood For Poppies, singolo scelto per lanciare l’album, è senza dubbio uno dei brani di punta (e una delle hit più interessanti della corrente primavera). Dura e nostalgica, “Control” (fate l’amore con “Control”, mi verrebbe da consigliare parafrasando una vecchia pubblicità), con la sua pesante effettazione vocale, dimostra nuovamente che non di sole melodie orecchiabili vive la band, ma che nelle vene dei Garbage scorre ancora un sangue denso di globuli rock.

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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA

La presente in nome e per conto della Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169

premesso

–  che lo scrivente P.I.R.L.A. e il F.A.N.C.U.L. riunito in seduta plenaria denunciano irreparabili danni all’ apparato uditivo e riproduttivo degli aventi diritto;

–  che l’art. 35, c. 8 e ss., d.l. 1/2012 prevede l’arresto per evidente abuso di acidi grassi polinsaturi di almeno uno dei componenti della band ivi denominata “Club Dogo”;

considerato

–  che il brano musicale intitolato “Chissenefrega (in discoteca)” appare palesemente lesivo dei più elementari principi costituzionali in materia di brani musicali, ai sensi di quanto previsto dalla legge 18.10.2007, num. Perepequaquaquaquaperepé;

– che, in particolare, tale brano viola gli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE della Costituzione, in spregio del principio di buon gusto minimo richiesto dal comma 27, nonché le basilari regole della lingua italiana come esposte dal Sussidiario di quarta elementare;

– che i protagonisti, altresì, presentano un abbigliamento imbarazzante e irragionevole, degno di una rapina con destrezza al furgone di aiuti umanitari in partenza per il Congo;

–  che è intenzione di questo ente, alla luce degli argomenti di diritto esposti (e di altri in corso di approfondimento) proporre immediati rimedi, anche di natura cautelare, avverso le previsioni, gli effetti e gli atti provocati da abuso del brano musicale oggetto della presente;

tutto ciò premesso e considerato

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Hello (goodbye) Nasty

hello nasty adam yauch dead

Ci riflettevo stanotte, sulla scomparsa di Adam Yauch, notizia appresa in tarda serata via twitter. In preda all’insonnia mi chiedevo perché ci fossi rimasto così male. D’altronde non sono mai stato uno di quelli che si strappa i capelli (averceli) per certi artisti, in particolar modo interpreti di generi a me lontani come il rap. Non ho mai avuto nemmeno la cameretta tappezzata coi poster dei cantanti del momento (giusto quello autografato di Alessia Merz).

Eppure, la morte del cofondatore dei Beastie Boys (band che ha contribuito non poco a rinnovare l’immagine del rap, dopo di loro non più un ghetto destinato solo a nerboruti afroamericani dal grilletto facile) mi ha colpito. Oggi mi sono fiondato tra le mie cataste di cd (ne ho ovunque: nei mobiletti in salotto sotto lo stereo, sotto il telefono, sotto la tv, in una cassettiera nell’ingresso, in garage, per non parlare di camera mia dove sono conservati dentro a scatoloni, o in zone remote della scrivania o in giro da qualche parte sepolti da secolari grumi di polvere) alla ricerca di un disco che ero certo di avere.

Se pensassi ai gigabyte e gigabyte di mp3 scaricati inutilmente – quasi per dovere (im)morale – che ho nei vari hard disk, ci metterei due secondi a trovare quello che cerco, e non avrei problemi di starnutire continuamente per aver alzato la polvere.

Sono giunto alla conclusione che c’hanno ragione quelli che dicono (l’ho sempre detto anche io, a dire il vero) che quando la musica si “comprava”, quando cioè era accompagnata da un supporto fisico, aveva più valore. Anche morale o affettivo. Hello Nasty dei Beastie Boys lo comprai all’epoca, sulla scia del successo di Intergalactic e Body Movin’. Ammetto anche che lo trovai un po’ deludente e lo accantonai quasi subito nel luogo polveroso da cui l’ho riesumato oggi. Ma non ho mai dimenticato di averlo.

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Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent’anni in una (imbarazzante) compilation indie

con due deca rockit

E’ scaricabile gratuitamente (ma visto il risultato pare già un prezzo fin troppo elevato) da qualche giorno la compilation “Con Due Deca”. Un progetto 2.0 fin dal nome, ideato da quei geniacci di Rockit che hanno pensato di far reinterpretare le canzoni più note degli 883 ai “talenti emergenti” della scena indie nazionale.

Una compilation – diciamolo subito – tremenda e imbarazzante (più che un “tributo” un TRIBRUTTO) che mette in mostra senza alcuna pietà tutta l’obsolescenza del repertorio degli 883, ma anche la pochezza creativa di quelli che dovrebbero mandare avanti la baracca musicale del Paese (c’è grossa crisi sotto tutti i punti di vista, evidentemente).

Gli 883 di Pezzali (e Repetto) hanno segnato una generazione di adolescenti cresciuti negli anni 90; li hanno accompagnati da dentro i loro walkman alla fermata dell’autobus, sono stati la colonna sonora tra le equazioni di secondo grado e le prime limonate. Fino ad un certo punto (diciamo “La donna il sogno & il grande incubo”) il progetto ha funzionato; poi, però, ha tradito tutta la sua staticità (staticità che Pezzali dimostra tuttora scrivendo canzoni sanremesi degne della quarta elementare) e la voglia ipercommerciale di esondare verso altri lidi (cinema, tv e letteratura senza mai sfondare veramente – se non le nostre sfere).

Mentre il pubblico che ascoltava gli 883 cresceva, gli 883 (prima, e Max Pezzali solista poi) si son ben guardati dal farlo, rimanendo immobili negli anni d’oro del grande Real, perseverando nel sempre più scialbo e pedestre tentativo di raccontare storie sfigate di bamboccioni sfigati, ancorati in mezzo a cumuli di roba e di spade che sono stati evidentemente la loro rovina (forse per l’uso troppo moderato).

Ascoltate oggi, le versioni originali delle canzoni del duo di Pavia (all’epoca dei veri e propri masterpiece tamarri in cui tutti ci riconoscevamo, da sparare a tutto volume dentro la Uno Turbo col finestrino lato guida abbassato e il gomito fuori) fanno l’effetto nostalgico delle polaroid sfuocate della gita a Praga scattate con la prof di matematica nell’anno della maturità. Pezzi certamente rimasti nella memoria collettiva, ma comunque appartenenti al passato, da rispolverare ogni tanto per ricordarci come eravamo e ridere di noi stessi, pensando che oggi siamo tutti molto meglio (tranne Max Pezzali. E la prof di matematica).

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Diggeiggiovani consigliati da bloggeranziani

La verità è che se non ci fossi io ad introdurveli (ma non diciamo dove) voi vi perdereste questi talenti in erba che coloreranno il cielo del futuro con le sonorità del domani. I giovani deejay più noti al momento sono indubbiamente Avicii e Calvin Harris, ma la scena è piena di nomi nuovi pronti ad emergere. Ecco dunque altri tre deejay-producer da tenere d’occhio, e che vi consiglio per le vostre serate danzerecce alternative a Mitico Vasco, Mitico Liga, Laura Pavesini e Amicidimaria. Consideratelo il mio regalo di Pasqua.

skrillex

Skrillex (Los Angeles, classe 1988): ok, non sto scoprendo l’acqua calda. E’ solo che per non shockarvi troppo non potevo cominciare questa carrellata con uno completamente sconosciuto. Skrillex ha già intrapreso il percorso che lo porterà a diventare un producer di fama internazionale (e a collaborare con i “grandi artisti” vogliosi di accodarsi al trend del momento) vincendo tre Grammy (tra cui lo stesso Grammy che vinse anni fa Benny Benassi, ora produttore di Madonna). Per questo merita il massimo rispetto, anche se, diciamolo, fa un genere che fa venire discreti conati. Ma se l’è inventato lui, quindi, ancora una volta massimo rispetto per uno che ha scelto di puntare sulla creatività anziché sull’omologazione becera. I suoi brani metal-punk-rap-techno sono fintamente cattivi oltre che abbastanza vergognosi: però non puoi smettere di ascoltarli. Massimo rispetto anche perché Skrillex, uomo di rara bruttezza, si dimostra molto coraggioso ad andare in giro con quella faccia. Poi se consideriamo che di solito gli americani stanno all’arte del deejaying come Federica Pellegrini sta all’arte della recitazione, il deejay losangelino merita ancora una volta rispetto. Pensavo che un esperimento tipo il suo, qui in Italia potrebbe farlo solo un collettivo composto da Pino Scotto con Albertino e Mirko Casadei. Voto 6 e 1/2

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Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni

gaga compleanno twitter
Attorno a Lady Gaga e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d’odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande Justin Bieber e il maestoso Silvio Berlusconi (che sono coetanei, peraltro). E’ chiaro che si tratta di pura invidia, che gli “haters” cercano qualsiasi pretestuoso appiglio per dar contro a quella che è probabilmente la più importante realtà musicale che la nostra storia recente abbia conosciuto. Qualche mese di silenzio (che definirei “meritato riposo del guerriero”) e quei fetentoni sono tutti lì a darla per spacciata, come se avessero dimenticato l’immenso ed ineguagliabile contributo che Germana Stefanotti ha dato alla società contemporanea. Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, la giovane popstar non ha dimenticato noi suoi adorati little monsters e ci ha dato un segno tangibile della sua presenza con una una foto nel bagno di casa in cui è apparsa splendida e radiosa, elegante nella sua sobrietà, distintiva e suprema (gente ignorante – non io –  ha fatto le solite tristi battute tipo “per fortuna che non ha fotografato il water altrimenti serviva un tag per distinguerla”) . E’ giunto il momento che anche questo blog parli di lei come merita, incorniciandone i meriti ed esaltandone le capacità; capacità che solo un talento in grado di scrivere la storia è in grado di sfoggiare, anche quando è assente dalle scene.
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In soli quattro anni di carriera Germana Stefanotti, ormai per tutti solo “Lady Gaga”, o “l’immensa”, è stata in grado di portare un vortice di freschezza su un panorama pop che ne aveva quantomai di bisogno. Un pacchetto di Vigorsol in un mondo di gomme masticate, praticamente. Come un meteorite infuocato che si scaglia su un pianeta post glaciazione, Germana ha saputo irrorare di musica nuova le orecchie di un pubblico più che trasversale, formato da uno zoccolo duro di teenager molto appassionati, ma anche di insospettabili “adulti” appartenenti a generazioni (musicalmente ed anagraficamente) meno recenti, di ogni etnia e classe sociale. I suoi brani taglienti, i ritmi da ballare, le melodie trascinanti sono l’arma vincente di un vero (e raro) fenomeno multimediale, talentuoso e capace, che ha echi in ogni angolo del pianeta. E pure in quelli limitrofi. Ma le sue prodezze non si fermano solo all’ambito musicale. Oltre a fare tendenza con i suoi singoli e scalpore con i suoi video, Gaga è una vera e propria icona di stile, artista a 360° a mano e in lavatrice, in grado di mettere in scena performance teatrali dove il palcoscenico è il suo corpo. Si dimostra quotidianamente – nonostante la giovane età, ricordiamolo: è coetanea vostra, proprio di voi che state leggendo in questo momento; provate a pensare quanto state con le pezze al culo in confronto – un’abilissima comunicatrice in grado di sfruttare tutti i media a sua disposizione per generare nel pubblico dipendenza ed aspettativa per ogni sua mossa. Gaga è talmente competente in materia, che riuscirebbe a far parlare di sé anche usando dei semplici post-it.
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