Category - Justin Timberlake

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A Chissenefrega Whocares piace questo elemento
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Madonna – 4 minutes (to save the world) video [sottotitolo: dancing with the anziana]
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Justin Timberlake in mutande
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Quattro minuti per salvare il mondo
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Duran Duran – Falling down
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Una donna di classe
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Justin come Britney

A Chissenefrega Whocares piace questo elemento

the social network filmFacebook ha 500 milioni di utenti (compreso il sottoscritto), di cui 499.999.999 convinti sia un inutile luogo di ritrovo virtuale per cronici perditempo (compreso il sottoscritto), eppure non riescono a rinunciarvi (compreso il sottoscritto che ha pure due account, urgh!). Sono finalmente riuscito a vedere “The Social Network”, diretto (molto bene, ma non avevo dubbi anche se non ho mai visto Fight Club) da David Fincher. Il rischio che si potesse confezionare un blockbuster-bidone era molto alto, ma sono felice di constatare che le recensioni positive che avevo letto in giro sono da confermare e ritengo che chi l’ha definito “film dell’anno” abbia tutt’altro che torto.

Solo chi si aspetta un film autoreferenziale su Facebook, che ne celebri l’utenza, le bacheche ammiraglie e i contadinastri farmville-addicted ne rimane deluso. Tutti gli altri possono uscire dal cinema ritenendosi più che soddisfatti per aver assistito al racconto di una storia coinvolgente (non priva di qualche lungaggine, fin dal dialogo introduttivo), ingombrante fardello di cui Hollywood si sbarazza sempre più spesso in nome dell’overdose di effetti speciali (ogni riferimento ad Avatar non è puramente casuale), basata su fatti reali sconosciuti ai più. “The Social Network” non è solo una versione 2.0 di Synapse con una trama molto più interessante ed un cast di attori decisamente superiori a Ryan Philippe. E’ più che altro un legal thriller biografico non autorizzato, raccontato sia dal punto di vista dell’accusa – la quale ritrae un Mark Zuckerberg perennemente in felpa e ciabatte, sociopatico, traditore, arrivista affamato di gnocca – che da quello della difesa dove si mettono in luce tanto la genialità dell’inventore di Facebook, quanto il suo immaturo approccio con il mondo reale. Non c’è giudizio, non c’è parzialità. C’è, invece, il sogno americano realizzato, la rivincita dei nerd nel senso più ampio del termine, perché oggi nerd è cool, ma anche gli inevitabili effetti collaterali della fama e del successo.

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Madonna – 4 minutes (to save the world) video [sottotitolo: dancing with the anziana]

Dopo i sedici secondi dell’anteprima leakkata a febbraio, ero riuscito ad evitare di incappare anche per sbaglio nell’ultimo singolo di Madonna. Questi quattro minuti sono interminabili, la forza innovatrice della gagliarda zia del pop si era già spenta tempo fa, ma con questo pezzo è riuscita a fare tabula rasa di tutto ciò che negli anni aveva costruito.

Nel video, la Signora Ciccone, la cui voce tradisce una grave forma d’asma, prima fa la spesa all’Ipercoop, poi si specchia nei bagni luridi di un autogrill e nel riflesso vede Justin Timberlake (ad un passo dall’accusa di gerontofilia, momentaneamente impegnato nel tentativo di scrostare un lavandino), quasi fosse un’investitura ufficiale, come a dire “è lui il mio erede“. Fece la stessa cosa qualche anno fa con Britney Spears e sappiamo bene come è andata a finire. Se la maledizione di Madonna colpirà anche stavolta, Justin potrebbe precipitare casualmente in tempi brevi sulle rotaie della metropolitana di New York senza che nessuno (nè noi, nè il fantasma di Ghost che da sempre staziona in loco) si preoccupi per la sua sorte.

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Duran Duran – Falling down

Non ho ben capito se la sceneggiatura del video sia liberamente ispirata alla biografia di Britney Spears, Lindsay Lohan o Kate Moss. Ma “Falling down” non è affatto male, nonostante Simon Le Bon abbia collaborato con Justin Timberlake per scriverla. Nel nuovo album in uscita dei Duran Duran, “Red carpet massacre”, c’è anche il pericoloso zampino del team hip hop capitanato da Timbaland (tra i cui membri più creativi figura “Danja” Hills, già recentemente autore di Gimme More). Sarà il momento della svolta rappeggiante della band inglese, oppure la mescolanza di produttori di generi diversi avrà inattesi risultati?

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