X Factor 2 - Ottava puntata - Chissenecronaca live. Eliminata Chiarastella

Scritto da Chissenefrega il 2 Marzo 2009 – 21:07 -

Oggi Arisa era ospite (invitata da Simona Ventura) nel daytime di X-Factor, per assistere alle prove dei cantanti 16/24. Quindi i voti per Daniele e Jury, stasera, forse saranno un po’ più alti del dovuto. Per la squadra di Morgan, invece, saranno un po’ più bassi perché la scorsa settimana ho sentito alla radio qualcosa di a dir poco scioccante. Alcune radio locali del Veneto pubblicizzavano un concerto di band autoctone in quel di Chioggia, il cui incasso sarebbe stato “devoluto al televoto per supportare Enrico” (quando ci sarebbero cause ben più nobili per organizzare una raccolta fondi, tipo fare della seria beneficenza al parrucchiere di Morgan). Io nella mia innocente ingenuità pensavo che cose del genere fossero vietate; dopo Maria de Filippi che riconosce pubblicamente la poca trasparenza ad Amici, non ci saranno mica inciuci e sotterfugi anche ad X-Factor? Naaaaaaah!

Devo dire che comincio ad apprezzare questa scelta di far esibire gli ospiti della serata prima ancora della sigla, in un momento in cui Rai Due non la guarda nessuno perché sono ancora in onda i programmi di punta delle reti ammiraglie. Stasera, infatti, “Affari tuoi” e la “Ruota della Fortuna” possono essere gradevolmente preferiti a questa tremenda comparsata dei Finley, la “miglior rock band emergente italiana” che canta in playback “Iris” dei Goo Goo Dolls.  Incassano complimenti da tutti, bravi, bravi, sì sì, come no, vi faremo sapere…

Durante una interessantissima discussione sul “protezionismo” attuato, secondo Morgan, dagli altri giudici nei confronti dei Farias (che anche secondo Simona, però, dovrebbero uscire stasera [e speriamo che sia la volta buona, ma se io fossi Chiarastella non dormirei sonni tranquilli]), il giudice dal ciuffo argentato impara il tormentone venturiano “A chi tocca nun se’ngrugna“. Si vive solo di questi, ormai. Secondo Mara, Morgan è vestito da galeotto, la Ventura gli chiede se abbia il porto d’armi per “sparare  queste c… “. Schermaglie da caserma.

Matteo – “Una giornata uggiosa”. Per dirla alla Mara Maionchi: “Sei bravo, canti bene, mi sei piaciuto…”. Eh, però quel “qualcosa in più” che lo caratterizzi - onestamente - forse deve ancora trovarlo. Poi sembra che abbia messo la testa dentro una gelatiera. Voto 6

Daniele – “Another One Bites The Dust”. Simona Ventura si riconferma la regina incontrastata della pacchianata: solo lei (o al massimo Gabry Ponte) può pensare che dare un arrangiamento “paninaro” ad un brano sempreverde (e molto più moderno di tanti brani attuali in circolazione) come “Another one bites the dust”, possa essere un pregio. Daniele, licenzialaaaaa! Voto 0

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Arisa - Sincerita’ (video + recensione dell’album)

Scritto da Chissenefrega il 1 Marzo 2009 – 07:00 -

L’album di debutto della vincitrice tra le nuove Proposte dell’ultimo Sanremo trasuda “sincerità” da ogni nota: è un prodotto lineare e decisamente meno artefatto del suo - seppur azzeccato - look da “cozza ricercata“. Ma se Arisa (al secolo Rosalba Pippa) non avesse quella presenza scenica da rivincita dei nerd, se non avesse quella enorme inibizione quando si esprime a parole con la voce di BabyMia Surriento Edition, per poi trasformarsi completamente in una esecutrice impeccabile appena attacca a cantare, l’artista che c’è in lei non “comunicherebbe in maniera corretta” (per dirla alla maniera dei giudici di X-Factor). Insomma: sarebbe una Anna Tatangelo sfigata, e nulla di più. E invece, se c’è una cosa per cui dobbiamo ringraziare Arisa, è di aver finalmente sdoganato l’antitatangelismo sul palco dell’Ariston, avendo il pregio di risultare insindacabilmente credibile anche quando canta la più didascalica ovvietà sull’amore semplice o sul sogno nel cassetto, temi dominanti (pure troppo) del suo primo lavoro discografico. Lavoro che, tutto sommato, anche con qualche rima scontata o giro già sentito, risulta in buona fede e getta le basi per la crescita di una cantante emergente che - sulla base di tutta la fiducia accordatale a prescindere - è quantomeno dovuta.

Alla titletrack già tormentone (ma che nella versione del disco risulta ahimé meno trascinante rispetto a quella orchestrata sul palco del Festival [voto 8-] ), segue il probabile futuro singolo “Io sono“: un reggae autobiografico (”io sono una donna che crede all’amore che vuole il suo uomo soltanto per sé, voglio essere mamma perché la mia mamma è la cosa più bella che c’è“) che riporta alla mente lo stile - come volevasi dimostrare - annatatangelistico di “Colpo di fulmine“, ma da cui si differenzia per il fatto di risultare plausibile, nella sua più totale e disarmante semplicità. Voto 7

La mia strana verità” è una filastrocca tra il fiabesco ed il romantico, perfetta colonna sonora per il dvd di un battesimo (e probabilmente miglior pezzo dell’album), che raggiunge picchi davvero poetici in cui l’interprete mette a nudo se stessa nella maniera più adorabilmente fanciullesca che si possa immaginare (”io sono pane, terra, lame, un biscottino, ali di farfalla dentro un giardino, tuono, vita, suono, un marchingegno, letto, sonno, sogno, però m’impegno e canto qualche volta, diciamo spesso“). Voto 8+

La strofa di “Abbi cura di te“, quarta traccia dell’album, starebbe benissimo in bocca ad una Giorgia, peccato che il ritornello cada troppo biecamente nel trito e ritrito. Da apprezzare, però, l’arrangiamento quasi (ma molto quasi) r’n'b. Voto 6-

Pensa così” è un pezzo decisamente poco riuscito: comprensibile che Arisa voglia convalidare le sue qualità di interprete verginea e bambinesca, ma qui si esagera, spacciando per un pezzo di spessore quello che potrebbe essere riciclato al massimo per far fare il girotondo ai bambini dell’asilo il giorno della festa del papà. Voto 4

Difficile catalogare con certezza il pezzo successivo, “Piccola rosa“: potrebbe essere definita pura poesia oppure totale banalità. Qualunque cosa sia, però, è spinta verso il rischioso limite dello stucchevole. Rimane un po’ oscuro il verso: “quando il tempo lo vorrà/dalla mia rosa dolce e odorosa/un altro fiore nascerà“. Voto 6 politico

Con “Te lo volevo dire” (”oh mamma metti via l’argenteria/che il matrimonio non si può più fare/l’ho visto con un altra a casa sua / e giuro che non stavano a parlare“) si tira un po’ il fiato, finalmente: il sentimentalismo da diabete che impera sul disco si fa un po’ da parte, facendoci scoprire una Arisa inaspettatamente delusa da un amore. Musicalmente ricorda un po’ qualcosa di Simone Cristicchi (ma non so bene cosa, “Studentessa Universitaria“, forse?) e porta un po’ di movimento ad un album apprezzabile, ma finora piuttosto statico (un bel featuring di J-Ax, comunque, qui ci stava bene, secondo me). Voto 7/8

Com’è facile” vorrebbe essere un brano simil-chill-out in stile passeggiata in infradito sulle spiagge di Rio, ma si risolve in un brano latin-scimmiottante in stile passeggita a bordo di una Panda a metano in riva ad un fossato. E la melodia retrò non aiuta; altro pezzo poco riuscito. Voto 5-

L’uomo che non c’è” è il titolo del penultimo brano del disco (sorvolo sull’ultimo, “Buona Notte” che, ascoltato dopo questo, perde qualsiasi significato): beh, se Arisa deve essere icona gay, che icona gay sia, ma in grande stile. “L’uomo che non c’è” sembra un pezzo scritto da Gianni Boncompagni in preda ad una sciatalgia e scippato ad una Raffaella Carrà che tenta - senza riuscirci - di scoprire su Wikipedia il significato disambiguo della parola “sobrietà”.  Tra modeste atmosfere danzerecce, il pezzo racconta l’ironica storia di un amore inesistente (”Perchè è bellissimo/talmente bello che/io non capisco come faccia a star con me/Perchè è dolcissimo/talmente dolce che/quando lo bacio è come mordere un bignè“). Giudizio artistico dubbio, ma se la nostra eroina riesce, dopo l’intensità finora dimostrata (pur non senza sbavature), a starci dentro con qualcosa di assolutamente inutile e divertente come questo, allora Arisa merita tutta la fortuna che sta avendo. Sperando che duri.

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Arisa: e’ contagio

Scritto da Chissenefrega il 25 Febbraio 2009 – 06:00 -

Non solo Sincerità è una delle canzoni più orecchiabili dai tempi di “Quel mazzolin di fiori”, ma la vincitrice della sezione giovani dell’ultimo Festival di Sanremo ha cominciato ad invadere i palinsesti delle radio ed onorare con la sua presenza tutte le trasmissioni televisive. E l’atto finale della diffusione virale del worm Arisa si perpetra grazie al suo bizzarro look a metà strada tra Groucho Marx e Calimero: look che sta rapidamente facendo tendenza nel jet set.

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Arisa - “Sincerità”, vince la sezione Proposte del 59° Festival di Sanremo

Scritto da Chissenefrega il 21 Febbraio 2009 – 01:12 -

Una ragazza modesta, quasi timida, e non è fanatica per niente.

Ipse dixit. Però un po’ cozza lo è. Vabbè, vado subito in bagno per avere la possibilità di sperimentare quanto funziona “Sincerità”. Sotto la doccia, intendo!

Vittoria meritata, comunque. Qui sotto c’è la Chissenecronaca completa della quarta serata del Festival.


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Festival di Sanremo 2009 - Quarta serata. I duetti dei big e le conigliette di Playboy. Chissenecronaca live. Eliminata Dolcenera e i GdV. Giovani: vince Arisa

Scritto da Chissenefrega il 20 Febbraio 2009 – 21:16 -

Fino a tre giorni fa era moribonda, oggi scoppia di salute. Parlo, naturalmente, della kermesse più popolare di fine inverno, quel redivivo Festival di Sanremo che - chilavrebbemaidetto - cresce in ascolti e passa indenne le polemiche degli artisti di Sanremoweb sul televoto truccato (erano gli unici che ci credevano ancora, a occhio, che un televoto potesse essere regolare), le polemiche del nostro Presidente del Consiglio (ha affermato di essere uno dei 42 milioni di italiani fieri di non aver seguito il Festival, io invece sono uno dei 55 milioni fieri di non vedere “Uomini e Donne”) e le polemiche del Vaticano che paragonano il successo popolare di Sanremo al mistero della transustanziazione: fiori freschi e note musicali che si trasformano nel corpo e nel sangue di Paolo Bonolis. A proposito di “corpo”, stasera l’ospite d’eccezione è Hugh Hefner con le conigliette di Playboy, in arrivo nella città dei fiori per festeggiare non ho capito cosa (l’invenzione del Viagra, forse?) e approfittare della visibilità per una necessaria marchetta in favore dell’edizione italiana del mensile che non brilla certo per numero di copie vendute (beh, finché ci mettono Violante Placido in copertina…). A proposito di “sangue”, invece, domani arriva la Santa Maria con le sue carampane (la Nina, la Pinta & co.) a far da co-conduttrice e a tenere alta la bandiera del suo pupillo Marco Carta. Si prevedono rannuvolamenti del cielo con ampi rovesci di “Trudini” fino a bassa quota durante la sua esibizione.

Stasera, oltre a nominare la vincitrice delle “Proposte” (propendo sempre per Arisa), è anche tempo dei prestigiosi duetti dei “big”. Ieri sera si è visto qualcosa di davvero spettacolare con Bacharach, Luttazzi, la Vanoni: stelle che hanno finito con l’oscurare i cantanti emergenti che si proponevano di sponsorizzare, ma è stato meglio così. La qualità televisiva ne ha giovato e dei momenti che sulla carta erano a rischio-ronfata, si sono rivelati particolarmente intensi ed emozionanti. Chissà se stasera i big riusciranno a fare di meglio? (dubito fortemente, dato che c’è Gigi D’Alessio…)

Sono un po’ in ritardo, per cui sorvolerei sul balletto di Daniel Ezralow (ma anche qui?) e sulla canzone di un soprano dell’Est. Non ho capito come si chiamava, mi sembra Irina Scassalkazzaja o qualcosa del genere. Alla radio insieme alla Gialappa’s c’è Paola e/o Chiara (ma anche qui?).

Pupo-Belli-Youssou N’Dour con Gianni Morandi: Doveva esserci anche Raul Bova per completare il quintetto da boyband sfigata e invece l’attore ha dato forfait all’ultimo minuto. Robbie Williams insegna.  La canzone è uguale all’altra sera, sempre ballata da oratorio. E io che pensavo che Morandi apportasse qualche novità electro-dub. Voto 0

Patty Pravo con Todd Rundgren, Nathan East e Dave Weckl: ma… io ero rimasto che doveva esibirsi con Pete Doherty! E invece l’ha lasciato al semaforo insieme ad un branco di pusher nigeriani. Ma i tre “grandi artisti” che compongono la band hanno l’aria di quelli che hanno i rifornimenti in tasca. Voto 5

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