Alizée - Les Collines (Never wanna leave you)

Scritto da Chissenefrega il 22 Marzo 2010 – 01:30 -

C’è stato un momento storico, a cavallo del nuovo millennio, in cui la musica francese dominava le classifiche mondiali con sonorità e melodie che contaminavano le produzioni in ogni dove (Daft Punk docet). Ma anche la lingua francese, seppur abbastanza poco utilizzata, ebbe nello stesso periodo un inaspettato boom (memorabili le meteore nostrane Yu Yu, In-Grid e Kelly Joyce). Quella che più di ogni altra, però, riuscì ad unire la lingua più seducente del mondo al nascente fenomeno teen-pop in stile Britney Spears, fu senz’altro la sensuale quindicenne corsa Alizée Jacotey, con la sua “trasgressiva” Moi Lolita.

A dieci anni di distanza, Alizée non è più lolità, ma una vera e propria “dame” con marito e figli a carico. Mantenere una famiglia, si sa, è oneroso e allora ecco pronto il suo nuovo disco lanciato da un singolo che sfrutta le sonorità del momento e punta all’export con un cantato ibrido franco/anglofono. La canzone non mi dice granché, il video sembra quello di una Sophie Ellis Bextor povera. Ma sono contento che Alizée sia viva e combatta insieme a noi.

PS: non trovate anche voi che sia diventata uguale a Rossella Brescia?


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Forse sono ancora sconvolto dalla morte di Ping Ping…

Scritto da Chissenefrega il 18 Marzo 2010 – 19:07 -

…per cui non ce la faccio fisicamente a scrivere post separati; dunque raggruppo:

1) Falco Nathan Briatore mi pare un bellissimo nome (per il vicecapo indiano della tribù degli Estiqaatsi, o anche per un camionista radioamatore). Per un eventuale fratellino proporrei Condor Limelight Briatore, per una eventuale sorellina Aquila Eagle MaryJo

2) mi pare che il nuovo inedito di Pierdavide Carone, “Di Notte”, sia uno dei pezzi più validi mai usciti da un talent show.

3) La busirissa:

La telerissa tra Aldo Busi, Simona Ventura e Mara Venier all’Isola dei Famosi (mannaggia a me che ho abbandonato la Bacheca Ammiraglia anticipatamente, proprio nella serata finora più succulenta) scala tutte le classifiche trash, superando per imbarazzo pure la scena dell’approdo del Ferrero Rocher scaduto Ivana Trump(et) sui lidi del Nicaragua. Dalla vicenda Busi, si impara che:

  • Se ospiti nella tua trasmissione personaggi che sono notoriamente dei provocatori, non è che ti puoi lagnare di quello che dicono o dissociarti con l’espressione da babbuino in lutto impressa sul volto (discorso che vale anche per Barbara d’Urso con Vittorio Sgarbi). Io mi meraviglio che Busi non abbia tirato un bel “porco” in diretta già alla prima puntata;
  • Se hai a che fare con Simona Ventura, cinque minuti prima sei il più alto esponente dell’ “intellighenzia” nazionale, cinque minuti dopo anche la più grezza delle pescivendole ti considera un emerito escremento;
  • Simona Ventura dimostra ancora una volta di non riuscire a tener testa ad un interlocutore che abbia un minimo di sale in zucca (per quanto mal dosato), riuscendo ad interloquire solo con gente lobotomizzata tipo i reduci del tronismo. Poi se quello che ha davanti, oltre ad essere più scaltro e ad avere una miglior dialettica, urla anche più di lei, Supersimo va in completo corto circuito: si incazza sbraitando frasi sconnesse dai contenuti populistici, accusa di violenza il suo interlocutore e, alla fine, lo censura, unica maniera per lei di uscire vincente da un confronto verbale;
  • Mara Venier è falsa come le borse di Louis Vuitton che vendono i nigeriani in spiaggia.
  • Le eroine del palinsesto Venier&Ventura soprassiedono sulle invettive busiane contro gli orfani (seppure siano orgogliose madri di famiglia), contro il papa (seppure siano vergini devote e fedeli), contro il governo e contro l’opposizione (nonostante si dichiarino amiche dell’una e dell’altra parte), ma sono pronte ad offendersi e ad indignarsi per una boutade sul silicone (pur avendo sempre dichiarato di non farne uso)

5) Update: Busi è stato epurato dalla Rai.  Busi Aldo, intendo. Ma se io fossi Maria Luisa, starei in campana.

4) Odio tutta questa velocità. Scrivere di cose già accadute (anche se sono passate solo 24 ore o pure meno) mi pare quasi inutile tanto sembrano vecchie. Sarà colpa di Facebook?

7) Ho invertito per sbaglio i punti 4 e 5. E manca il 6. Vi avevo avvisati che non ce la facevo fisicamente…


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Lady Gaga ft. Beyonce(ss) - Telephone

Scritto da Chissenefrega il 12 Marzo 2010 – 21:14 -

In queste ore la rete acclama il neopremierato video di Lady Gaga feat. Beyoncé, “Telephone”, eleggendolo d’ufficio come uno dei migliori videoclip musicali della storia. Il bello è che dal punto di vista prettamente tecnico, l’affermazione potrebbe anche risultare corretta. “Telephone” è una bellissima porcata lunga dieci minuti. Un cortometraggio infarcito di citazioni filmiche e telefilmiche, la cui disgustosa storia si dipana in un set grondante di sudiciume dove a far compagnia ad una Lady Gaga più madonnesca che mai, compare una Beyoncé nuovamente trasformata in Beyoncéss (dopo “Videophone“) allo scopo di non far sfigurare la padrona di casa (mi sa che l’unica persona con cui potrebbe duettare la Germanotta senza incappare in competizioni estetiche, è Arisa. Oppure Emanuele Filiberto).

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Robotihanna

Scritto da Chissenefrega il 8 Marzo 2010 – 00:30 -

Vabbè, siamo alla frutta. L’anno prossimo questa la troviamo che trafuga il rame dai cavi dell’Enel per pagarsi l’affitto.  Comunque, in questa esibizione, non capisco qual è la differenza tra la voce di Rihanna e i rumori delle lamiere dei due robot.


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La vecchia che mixa

Scritto da Chissenefrega il 6 Marzo 2010 – 00:10 -

Ruth Flowers

Dopo David Guetta e Bob Sinclair, è lei che fa ballare tutta la Francia: Ruth Flowers, sessantanove anni, anziché chiudersi in casa a guardare Beautiful, si è piazzata in un club dietro alla consolle del deejay, diventando così il nuovo idolo della nightlife parigina. Pensavo di proporre l’idea anche a mia nonna e alla vedova che abita qui davanti: vorrei fare una cosa tipo le nuove Lindsay & Samantha” (però molto più ben conservate).


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Che fine faranno i vostri figli

Scritto da Chissenefrega il 5 Marzo 2010 – 00:15 -

Non illudetevi di essere stati troppo amati, protetti e tutelati dai vostri genitori: non vi hanno mai mandato ad un talent show solo perché ai vostri tempi i talent show non esistevano.


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Nina Zilli - Sempre Lontano

Scritto da Chissenefrega il 1 Marzo 2010 – 01:30 -


Ventisette anni, piacentina piacente (metteteci qui tante icone a forma di cuore), anima cosmopolita, per sua stessa definizione (via Radio Deejay) dottoressona in stronzologia che se non avesse fatto la cantante sarebbe finita ad infoltire le schiere dei disoccupati”. Maria Chiara Fraschetta d’ora in poi per tutti solo Nina Zilli, oltre che autentico talento giovane ma già maturo grazie alle esperienze di vita all’estero e a quelle televisive, è una ragazza preparata, spigliata e brillante – non solo musicalmente - ingiustamente passata in secondo piano all’ultimo Festival di Sanremo (dove però è stata insignita del premio della critica, del premio radio-tv e del premio per la miglior performance dal vivo). Dal suo primo album è lecito dunque aspettarsi un lavoro che ne rispecchi la personalità solare e metta in evidenza le sue ineccepibili qualità canore.

“Sempre Lontano” è un esordio più che promettente, seppur non esente da sbavature, che rappresenta il punto di partenza della carriera di una delle più recenti rivelazioni del panorama musicale nostrano. Nina (pseudonimo scelto in omaggio alla jazzista Simone), finora, aveva sperimentato spaziando tra i generi, passando dal garage beat allo ska, dal jazz al rocskteady nelle sue esperienze musicali pregresse come leader della band “Chiara & gli scuri”, nonché nelle collaborazioni con gli Africa Unite e i Bluebeaters. Dopo anni di gavetta e di esperienze in giro per il mondo, finalmente sembra aver trovato la sua strada nel pop dalle influenze soul e sixties. L’album apre con la hit estiva in collaborazione con l‘amico di sempre Giuliano Palma “50 mila”, prossima colonna sonora ozpetekiana (mi auguro per Nina Zilli che questa occasione sia una vetrina che le garantisca la visibilità che merita per poi potersi affrancare al più presto dal cinema italiano onde evitare di fare la degradante fine di Elisa), e prosegue con “Il paradiso”, vera iniezione di energia beat. “L’uomo che amava le donne” è indubbiamente il pezzo più valido dell’album con atmosfere deliziosamente retrò, mixaggio furbo, testo adulto e consapevole, che esprime tutte le potenzialità - anche radiofoniche - di Nina autrice ed interprete. Altro pezzo assai godibile è “L’inferno”, follow-up della precedente “Il paradiso” con cui condivide le atmosfere sonore in bianco e nero.

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Simone Cristicchi - Grand Hotel Cristicchi

Scritto da Chissenefrega il 28 Febbraio 2010 – 01:30 -


Grand Hotel CristicchiI “cavalli di battaglia” dei detrattori di Simone Cristicchi sono principalmente due. 1) è una copia sbiadita di Caparezza (anche nel look); 2) è un ruffiano che si aggrazia il pubblico a suon di argomenti populistici. Personalmente non ho mai concordato con queste affermazioni. Seppur sfruttino entrambi sonorità simili e possano essere inquadrati in uno stesso genere (rap/hiphop/folk all’italiana), Caparezza ha uno stile di scrittura indubbiamente interessante (forse anche migliore di quello di Crisitcchi per certi giochi di parole sofisticati all’inverosimile), ma troppo poco “pop” per i miei gusti. Alle sue ricercatezze dei testi consegue una embolia cerebrale da settimana enigmistica per decifrarli. Cristicchi, invece, scrive in maniera più immediata e semplice, vuoi più “trasversale”, rivolgendosi ad un pubblico meno di nicchia che rimane colpito dall’artista che, senza troppi arzigogoli linguistici, arriva dritto al nocciolo della questione, evitando sapientemente di scadere nell’ovvietà. La scelta di parlare di temi sociali anche “scottanti” è una indubbia “cifra stilistica”: scelta piuttosto  sincera, anche perché Cristicchi, ha sempre dimostrato di saper sfornare album di qualità, dove l’interesse dell’ascoltatore è alto anche nei brani meno radiofonici o che non hanno la presa tipica del tormentone. Tutto ciò non viene di certo smentito da “Grand Hotel Cristicchi” che SAREBBE il miglior disco della sua carriera, se solo non si fosse votato all’autodistruzione con il penultimo brano, “Genova brucia”. Dopo il salto, le mie impressioni canzone per canzone (intro esclusa). Qui, invece, la mia recensione di “Dall’altra parte del cancello”, suo album del 2007.

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Cambiamo musica

Scritto da Chissenefrega il 23 Febbraio 2010 – 01:30 -

Ci sono momenti in cui vorresti che il Festival di Sanremo durasse per sempre

Ok, scherzavo, ricomincio.

Lasciata finalmente alle spalle la settimana più devastante dell’anno (ho ancora residui di torcicollo, i polpastrelli gonfi e le palle – degli occhi – che girano vorticosamente), forse è il caso di rifarsi le orecchie con qualcosa di extrasanremese, extratalentshow ed extrapatriottico. Così, tanto per.

1) Delphic - Doubt
Dai New Order ai Chemical Brothers, tutto il meglio della musica elettronica inglese (esagero?) concentrato nel loro debut album - Acolyte - uscito circa un mese fa.  Sorvegliati speciali dai sudditi della Regina che li acclamano già come band dell’anno, i loro mp3 girano ininterrottamente nella mia chiavetta attaccata all’autoradio.

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