Category - Rock

1
Avril Lavigne – Keep holding on
2
Garbage collection
3
Elisa – Gli ostacoli del cuore
4
Come cambia Avril Lavigne
5
Doveri d’autore

Avril Lavigne – Keep holding on

Avril Lavigne, di cui ho già ampiamente scritto, sta preparando la strada al suo nuovo album in uscita a metà aprile, attaccando personalmente in giro i cartelloni pubblicitari. “The Best Damn Thing”, si intitolerà il disco, e sarà anticipato a febbraio dal singolo “Gilrfriend”. Avril ha recentemente scelto di dedicarsi anche alle colonne sonore e dopo quella per il film di Spongebob, ha prestato l’ugola alla soundtrack di Eragon. Io aspetto al varco il terzo lavoro della bionda neosposa cantante fintorock canadese con l’impazienza di chi attende un attacco di peritonite. Se i brani saranno tutti del livello di questa “Keep holding on” (che a me sembra copiata da “Maledetta primavera” di Loretta Goggi), sappiate che, al riguardo, non scriverò nulla: lo stronco preventivamente già fin d’ora.

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Garbage collection

Se non siete fans dei Garbage, avete due possibilità. O diventarlo adesso, in questi ultimi giorni di fancazzismo postfestivo, gratuitamente senza oneri nè spese aggiuntive, oppure fare penitenza inginocchiandovi sul ghiaino del presepe ignorare completamente questo post.

E’ preferibile la prima opzione, perchè il gruppo, che sembra ormai sciolto, ha segnato il decennio 95-05 della musica internazionale con il suo rock alternativo ma paradossalmente commerciale, con le contaminazioni tra le schitarrate pesanti e il pop mainstream, l’elettronica, le lyrics pungenti e le melodie semplici. Un frullato di spazzatura consapevole che ha consolidato le qualità dei producers Vig, Marker e Ericson, e lanciato l’eburnea Shirley Manson oltre che classifiche musicali, anche in quelle delle icone glamour più desiderate del pianeta. Non mi dilungo in inutili biografie o recensioni postume che si possono trovare facilmente altrove. Mi limito a raccogliere, grazie a Youtube, in una cronistoria al contrario (dal più recente al più lontano nel tempo), tutti i video dei singoli usciti divisi per album (aggiungendo qualche “contenuto extra”), in attesa di un greatest hits e di un dvd ufficiale che vedranno la luce probabilmente la prossima primavera. Cliccando su “continua” potrete cominciare il viaggio: occhio che il caricamento della pagina sarà probabilmente un po’ pesante. Se vi si inchioda il pc non è colpa mia, ma di una cattiva gestione della Garbage collection (pessima battuta da geek).

Bleed like me (2005)

Bleed like me
You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Read More

Elisa – Gli ostacoli del cuore

Ricordo che circa una decina di anni fa, vidi Elisa in un concerto di piazza gratuito. Si esibiva sopra un palco di 30 centimetri quadrati, davanti ad un pubblico che era più interessato a chiacchierare dei fatti propri che ascoltare le canzoni di questa rocker all’amatriciana ancora sconosciuta. Io ero uno dei pochi che, invece, sapeva già a memoria tutte le canzoni di “Pipes and flowers“. Dopo l’album d’esordio, però, la cantautrice goriziana, iniziò un lento declino, almeno nel mio gradimento. Nonostante tutto continuai a darle fiducia e a comprare i suoi album. Ma le sue trasformazioni poco-degne-di-nota nella Bjork de noantri prima e nell’Alanis Morrissette del Nordest poi, la conversione all’idioma nazionale e il continuo riciclaggio degli stessi brani (propri e altrui) in ogni disco, fecero erodere rapidamente il monte-fiducia che si era guadagnata. La rividi un paio d’anni fa in un concerto molto diverso dal primo: palco enorme, grande atmosfera ed effetti scenici e, con me, migliaia di persone. Dieci anni fa Elisa era un’artista istintiva e di talento, oggi una star come tante, piegata alle leggi del mercato discografico. Certo non è l’unica, e forse sarebbe sbagliato se non fosse così; ma per me, ormai, la sua credibilità è compromessa. L’ultimo album, “Pearl days“, era un lavoro piuttosto deludente, dalle esagerate pretese e con evidenti cadute di stile. Mi spiace constatare che, per come stanno attualmente le cose, Elisa è un’artista che non ha più niente da dire, nè da dare. L’uscita di un (ennesimo?) greatest hits e la sciatta collaborazione con Ligabue è la conferma di una costante e non giustificabile diminuzione della creatività che non merita la spesa dell’album.

You need to a flashplayer enabled browser to view this YouTube video

Come cambia Avril Lavigne

Era il 2002, ma sembra un milione di anni fa (caro Chissene, sei vecchio) e l’invasione del pop zuccheroso per mocciosetti era ai massimi storici. L’orecchio del teenager invasato era, all’epoca, eccessivamente orientato ai synth ed alla dancemusic da club fighetti ed urgerva riportare il panorama musicale verso un’atmosfera più da pogo e jeans strappati. Ci pensò Avril Lavigne, che, dopo aver vinto qualche concorsino canoro ed essersi esibita a noiose inaugurazioni di librerie, macellerie, tabaccherie e centri commerciali in genere (ehi, guarda che l’hanno fatto tutte prima di diventare famose!), riuscì a mettersi in evidenza nel mondo della musica grazie ad un notevole battage pubblicitario che coinvolse anche l’ormai defunto portale mp3.com, ed alla brillante idea dei suoi produttori di unire qualche schitarrata finta dura con melodie bubblegum-oriented, dedicate ad un pubblico di teenager di plastica, ma che si sentiva molto pieno di ideali modern-punk.

Le canzoni di Avril scalarono rapidamente le classifiche. Il suo primo album, un prodotto davvero sopra ogni aspettativa (ah allora lo ammetti che ti è piaciuto, eh cafone!!) vendette oltre quindici milioni di copie. La diciottenne canadese diventò una vera e propria icona per schiere di ragazzini tatuati, piercingati (cos’è sta roba, una parola nuova che ti sei inventato stanotte?), dai capelli scompigliati che, con lo skateboard sotto i piedi e impugnando una chitarra elettrica col distorsore, trovarono in lei la forza per esprimere il proprio disagio (ma chi ti credi di essere, il principe degli stereotipi?). Già con il secondo album, bruttino se paragonato al precedente, la stella di Avril cominciò ad offuscarsi: vendette la metà di copie e la biondina rockettara cominciò a pensare che forse era meglio fare qualche cambiamento. Pian piano sparì dalla circolazione.

Oggi l’immagine di trasgressiva rocker si è notevolmente affievolita, lasciando spazio sempre più a quella di ragazza perbene tutta casa, chiesa e conformismo. Avril mette la sua carriera musicale in stand-by artistico, e, appena ventenne, si sposa con un uomo che potrebbe essere suo nonno (toh, ha parlato il giovanotto!), tenta di fare l’attrice con scarso successo, si fa immortalare, glamour più che mai, su magazines patinati e dice che se e quando tornerà alla musica, lo farà con qualcosa di completamente diverso. Ora sarei curioso di sapere dai suoi fans più sfegatati, quelli coi capelli sparati e la chitarra distorta, sempre che esistano, cosa ha lasciato dentro di loro, a livello di “emozioni”, questa giovane regina del trasformismo e dell’ipocrisia.

Doveri d’autore

Phlexo, musicista, amante del rock vero e del grunge, mi scrive chiedendomi di dedicare un po’ di spazio al gruppo che ha forgiato un gran bel pezzo di storia del rock. Ma che c’è da dire sul mito dei Nirvana e sulla loro icona incontrastata Kurt Cobain, che non sia già stato detto?

Una curiosità c’è, ed è comparsa recentemente sul prestigioso Forbes. Kurt Cobain, per la prima volta, batte Elvis Presley nella classifica di quegli artisti che riescono a fare soldi pure dopo essere morti. Oggi i suoi eredi incassano camionate di dollari di diritti d’autore, ma chissà se, in vita, Kurt ha espletato tutti i suoi doveri d’autore. Perchè conoscendo anche marginalmente la sua storia, viene il legittimo dubbio che l’icona non sia poi tale per meriti oggettivi, ma più che altro perchè speculare a posteriori sulla figura di qualche defunto (dai santi ai cantanti) è sempre un ottimo business. Oggi Cobain incarna indubbiamente molti sogni di altrettanti suoi fans. Ma, sinceramente, anzichè essere bello, dannato e miliardario postumo, preferirei di gran lunga essere brutto, d’annata e povero in canna. Ma vivo.

© 2006-2014 - Chissenefrega 2.0 #whocares #zeroodio #tantoammore - Created by Meks. Powered by WordPress.