Simone Cristicchi - Grand Hotel Cristicchi

Scritto da Chissenefrega il 28 Febbraio 2010 – 01:30 -


Grand Hotel CristicchiI “cavalli di battaglia” dei detrattori di Simone Cristicchi sono principalmente due. 1) è una copia sbiadita di Caparezza (anche nel look); 2) è un ruffiano che si aggrazia il pubblico a suon di argomenti populistici. Personalmente non ho mai concordato con queste affermazioni. Seppur sfruttino entrambi sonorità simili e possano essere inquadrati in uno stesso genere (rap/hiphop/folk all’italiana), Caparezza ha uno stile di scrittura indubbiamente interessante (forse anche migliore di quello di Crisitcchi per certi giochi di parole sofisticati all’inverosimile), ma troppo poco “pop” per i miei gusti. Alle sue ricercatezze dei testi consegue una embolia cerebrale da settimana enigmistica per decifrarli. Cristicchi, invece, scrive in maniera più immediata e semplice, vuoi più “trasversale”, rivolgendosi ad un pubblico meno di nicchia che rimane colpito dall’artista che, senza troppi arzigogoli linguistici, arriva dritto al nocciolo della questione, evitando sapientemente di scadere nell’ovvietà. La scelta di parlare di temi sociali anche “scottanti” è una indubbia “cifra stilistica”: scelta piuttosto  sincera, anche perché Cristicchi, ha sempre dimostrato di saper sfornare album di qualità, dove l’interesse dell’ascoltatore è alto anche nei brani meno radiofonici o che non hanno la presa tipica del tormentone. Tutto ciò non viene di certo smentito da “Grand Hotel Cristicchi” che SAREBBE il miglior disco della sua carriera, se solo non si fosse votato all’autodistruzione con il penultimo brano, “Genova brucia”. Dopo il salto, le mie impressioni canzone per canzone (intro esclusa). Qui, invece, la mia recensione di “Dall’altra parte del cancello”, suo album del 2007.

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Popstar sconosciute / 5 - Abigail Zsiga

Scritto da Chissenefrega il 26 Agosto 2009 – 07:00 -

Alla scoperta delle stelle cadute così rapidamente che non ci siamo nemmeno resi conto che siano passate nell’emisfero boreale della discografia. Quinta puntata.

Il numero di volte che è stata coverizzata “Smells like teen spirit” è inversamente proporzionale al numero dei successi che tali cover malriuscite hanno ottenuto. Questa obbrobriosa versione “power dance energy” è stata rilsaciata nel 1994, anno in cui è morto Kurt Cobain. Non voglio giungere a conclusioni affrettate, ma facendo due più due, io su questa Abigail o aprirei un’inchiesta, oppure guarderei il video toccandomi le parti basse…


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Gossip - Music for men

Scritto da Chissenefrega il 24 Luglio 2009 – 07:00 -

Wikipedia definisce il singolo “Heavy cross” il maggior successo commerciale dei Gossip (precedentemente “The Gossip”); l’album da cui è estratto, “Music for men” (sottotitolo “in love with each other”, tanto per ribadire l’apertura mentale/sessuale – quasi al limite dello scontato - di cui è intriso), è il mio disco colonna sonora dell’estate. D’altronde bastava solo avere pazienza, dato che un anno fa mi esprimevo in questi temini:

I “The Gossip” sono praticamente sconosciuti in Italia [...] ma la loro fama è in forte ascesa. Il salto della staccionata [...] si avvicina sempre più. Ed il merito è tutto di Beth Ditto, energetica leader oversize del gruppo, nonché pluripremiata icona di non-stile [...] una delle più interessanti scoperte recenti dell’indie rock americano.

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Garage rock indipendente pesantemente contaminato da influenze synthpop e discodance, il nuovo lavoro dei Gossip ha tutte le carte in regola per diventare uno dei must sotto l’ombrellone, anche per merito della voce da cardellino della voluminosa frontwoman Beth Ditto e ad un mixaggio all’ultima moda che trasforma un certo minimalismo sonoro quasi patinato (non certo incasellabile nel caciaronismo dell’indierock canonico) in qualcosa di incredibilmente vigoroso ed accattivante. “Music for men” è come un baretto stile Ikea: meno arredamento c’è, più sembra trendy e destinato ad un pubblico selezionato. Funziona oggi ma tra un anno chissà: quando saranno finiti i tempi d’oro dell’happy hour, il baretto stile Ikea sarà costretto allo sgombero coatto per lasciare i locali ad una merceria; allo stesso modo i Gossip, raggiunto il momento storico di massimo splendore, rischiano di sparire insieme ad una licenza di somministrazione di bevande alcoliche, a causa della (attualmente più che apprezzabile, in quanto convintamente voluta) vacuità generale del prodotto.

Non a caso nei 12 titoli dei brani dell’album compare 4 volte la parola “love”, i richiami danzerecci revival 80/90 sono decisamente usa e getta, l’utilizzo dell’elettronica risulta talvolta ruffiano e certe melodie a base di “na-na-na” calcano la mano sotto il profilo dell’orecchiabilità esagerata, tanto forzata quanto non necessaria perché il tutto funzionerebbe a prescindere. I brani del disco sono egregiamente scritti e prodotti e convincono parecchio, fintantoché la band non perde la consapevolezza del fatto che la sua forza non sta nella radiofonicità ricercata a tavolino, bensì nell’avere avuto la capacità (o la fortuna) di rilasciare il prodotto giusto al momento giusto. Non sono i Gossip che devono sforzarsi di accalappiare il gusto popolare, ma è il gusto popolare che oggi coincide, guarda caso, con ciò che fanno i Gossip. Per questo “Music for men” è un album dissetante come un chinotto e consumabile come un calippo (tanto per rimanere in tema): è da godersi adesso, in questo istante, tutto d’un fiato, senza ragionarci troppo, evitando di comprenderne i messaggi subliminali, ma solo per il gusto di un piacevole divertimento fisico e sudaticcio, come con il più dimenticabile degli amori estivi.


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The Bastard Sons of Dioniso - L’Amor Carnale

Scritto da Chissenefrega il 6 Maggio 2009 – 15:30 -

A grande richiesta (anzi, grazie per avermi avvisato che esiste perché avevo un principio di blocco renale, ma la visione di Gaudi tra i figli dei fiori, ha avuto su di me l’effetto di 100 tisane), ecco il video de “L’Amor Carnale” con i tre  Bastardi già noti alle cronache, più un Bastardo onorario aggiunto (ricordo il suo volto in qualche intervista nel daytime di X-Factor: immagino sia un amico d’infanzia della band, oppure, come dice un commentatore su Youtube, Raffaele Sollecito).

ps: sì, ma quando esce il video della canzone di Jury? Eh, quando? Quando?


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Lacuna Coil - Shallow Life

Scritto da Chissenefrega il 27 Aprile 2009 – 19:27 -

Qual è la rockband italiana più amata nel mondo, ma praticamente semisconosciuta al “pubblico generico” in patria? No, non sono i Cugini di Campagna e neppure i Pooh. I Lacuna Coil hanno all’attivo centinaia di concerti tenuti sui palchi dei più prestigiosi festival d’America, Nordeuropa, Australia, Giappone, nonché un incoraggiante piazzamento dei loro lavori ai piani alti della classifica discografica più importante d’oltreoceano, la Billboard; sul loro curriculum sono vidimate le simpatie della famiglia Osbourne (e chissà se è un bene), ma in Italia nemmeno un’ospitata nel daytime di X-Factor. La costruzione del progetto Lacuna Coil passa per anni di dura gavetta e competenza musicale acquisita sul campo con un’abnegazione raramente riscontrabile nei musicisti italiani moderni che, anziché imbracciare le chitarre e farsi il mazzo suonando in giro, preferiscono guadagnarsi una fama effimera nei talent show. Di sicuro c’è anche una componente di fortuna, arrivata dopo anni di prove, tentativi, smussamenti di genere e restyling sonori durante i quali la band si è mossa attorno ad un obiettivo sempre più messo a fuoco fino a centrarlo nel 2006 con l’album “Karmacode“.

“Karmacode”, pur essendo un lavoro non esente da difetti (tra i più evidenti alcune stesure non perfettamente riuscite e delle parti cantate in un inglese alquanto maccheronico), era un album sorprendentemente genuino che stava traghettando la band dagli esordi gothic-metal all’attuale pop-rock radiofonico. L’ibridazione dei generi (e lo straordinario equilibrio con cui veniva presentata), foriera del cambio di pelle a cui Cristina Scabbia e soci stavano andando incontro, suonava come qualcosa di innovativo, interessante, che sotto ad una velata ammiccantezza nascondeva un’anima rock decisamente intensa (aiuto, parlo come la Ventura, ormai).

Il follow up uscito in questi giorni, “Shallow life“, vorrebbe correggere gli errori del passato affidandosi al produttore Don Gilmore (Linkin Park, Avril Lavigne, Pearl Jam). Ma se per quanto riguarda tecnica, arrangiamenti e mix si può parlare di evoluzione, non si può dire lo stesso per i “contenuti artistici“: il cambio di genere è ormai completamente compiuto e i Lacuna Coil, orfani del meticciato musicale tra il funereo ed il ruspante, hanno preso la via glamour del rock-pop con influenze quasi-dance o quasi-rnb, lasciando qui e là qualche schitarrata ruffianamente pseudometallica per non rischiare che i loro vecchi fans li aspettino in un retropalco per massacrarli con un cric.

La voce della Scabbia (leader carismatica del gruppo, considerata dalla stampa internazionale una delle donne più sexy del rock mondiale) è indubbiamente ciò che di meglio offre questo disco; peccato che in quasi tutte le canzoni (e onestamente non riesco a spiegarmene il motivo) venga ostacolata dal cantato maschile di un’instabile Andrea Ferro, vocalmente eccessivamente presente, il quale risulta a dir poco imbarazzante per la pronuncia ìnglisc stile Roberto Benigni alla Notte degli Oscar.

Se i Lacuna Coil, per un certo periodo, hanno rappresentato la risposta del “rock vero”  alla pochezza gothic-patinata che imperava per (de)merito delle colonne sonore dei film fantasy hollywoodiani, oggi la band milanese sembra aver ceduto alle lusinghe della commercialità un po’ qualunquista ed il video del  primo singolo (”Spellbound”) girato in una location extralusso gentilmente offerta da Dolce e Gabbana, ne è una tragica conferma. Le rockband che possono permettersi di essere alternative e trendy contemporaneamente si contano sulle dita di una mano e i Lacuna Coil, stavolta, non hanno centrato questo - forse un po’ troppo ambizioso - obiettivo.


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Serpenti - Sinuoso Vortice

Scritto da Chissenefrega il 13 Gennaio 2009 – 20:14 -


Loro sono Gianclaudia Franchini e Luca Serpenti - in arte i Serpenti, appunto - ed io ammetto che li conosco solo perché la loro casa discografica mi ha inviato il loro primo album in anteprima, “Sottoterra“, in uscita il 16 gennaio (che è anche il compleanno di mia nonna, questo significherà pure qualcosa, o no? …che poi abbinare la parola “Sottoterra” con “il compleanno di mia nonna” non mi pare propriamente un grande augurio, comunque…), per recensirlo qui sul blog. Tale tendenza suicida merita quindi una analisi adeguata. “Sinuoso Vortice” è il singolo d’esordio che ha valso al duo la recente vittoria del contest Nokia Trend Lab con giudizi critici tipo: “Questo pezzo sa di Matia Bazar prodotti dai Neptunes”. In realtà “Sinuoso Vortice” è un pezzo che dà un’idea ben precisa della strada che la band ha intenzione di pecorrere: quella del rock underground (”Sottoterra”, appunto) sovrastato da una imponente presenza elettronica, che dà un senso di “riempimento” (e forse anche di “stordimento”, a lungo andare) ma adatto per essere ballato/pogato in ogni tipo di club. Il pezzo più riuscito dell’album è “Baciami” che ha un retrogusto di Subsonica VS Prozac+ meet Fedde le Grand e che tra l’altro è il pezzo più frivolo dell’intero disco, ma con buona probabilità è proprio per questo che funziona. Le sonorità sono nel complesso coinvolgenti e molto moderne, a volte onestamente un po’ stridenti con la voce che - per il mio gusto - è decisamente antiquata (per timbro e tecnica) e sembra un fastidioso mix tra Meg e Gianna Nannini risultando gradevole paradossalmente solo quando è distorta con effetti speciali. Insomma l’esordio è discreto, non penso che sentiremo pezzi dei Serpenti in qualche radio mainstream, ma qualche presupposto per ambire ad un successo cha va oltre il sottobosco indipendente, è innegabile, c’è.


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Andy Bitch - Gimme more teen spirit

Scritto da Chissenefrega il 4 Ottobre 2008 – 05:00 -

Il sottoscritto, nella persona del sottoscritto, nonché talent scout, fondatore e socio unico onorario del fanclub di Andy Bitch, prende ufficialmente le distanze dall’ultima opera dell’artista. Un mash-up a tinte fosche, ispirato a Chucky la bambola assassina (di cui, peraltro, ricorre il ventesimo compleanno) che mescola - non proprio sapientemente - Britney Spears con Kurt Cobain. Potrebbe essere il più grande successo della carriera di Andy, oppure l’inizio del suo declino (propendo per la seconda: Andy, guardati le spalle che Chucky ti verrà a cercare nottetempo). Lascerei, comunque, a Phlexo (the denial also known as) l’onere del giudizio finale.

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Demi Lovato - Get Back [VS] P!nk - So what

Scritto da Chissenefrega il 27 Settembre 2008 – 08:00 -

Oggi è il giorno di Camp Rock: un film di cui probabilmente avrete sentito parlare solamente se siete adolescenti o avete dei figli/fratelli/cugini adolescenti (io, per la cronaca, appartengo alla prima categoria). Dopo aver conosciuto i protagonisti maschili, i Jonas Brothers, c’è bisogno di schiarirsi le idee anche su chi sia la loro comprimaria, la principessina fotocopiata Demi Lovato: Zaghel (che ringrazio) non solo ce la presenta, ma la mette confronto con una “vecchia rocker” dalla spiccata burinaggine, ormai vittima dell’artrosi.

Prendete Vanessa Hudgens. Fatto? Pettinatela e truccatela come Ashley Tisdale. Fatto? Mettetele dietro la band di Miley Cyrus. Fatto? Vestitela come Hilary Duff. Fatto? Scrivetele un testo alla “Avril meets Paris”. Fatto? Accordatela con la colla vinilica. Fatto? Bene! Avete ottenuto Demi Lovato, l’ennesima faccina tanto carina che “fa musica rock <3 ti lowo di bene!!!” di casa Disney. Tradotto: un prodotto discografico inutile e meteorico, ascoltabile come un gesso appena tolto dalla confezione su una lavagna pulita, e memorabile come… … … di cosa stavamo parlando?

Sarà Demi l’erede di Pink?

P!nk: una voce diversa dalle altre, uno stile tutto suo e quella energia coatta con quell’ironia parodistica degna di una persona di carattere, fuori dagli schemi. Video graffianti e testi sconcertanti, sempre e comunque. Proprio qualche giorno fa mi chiedevo che fine avesse fatto. Dopo alcuni singoli molto più soft del solito, e canzoni un po’ paraculo più commerciali, mi aspettavo qualcosa di veramente rock o un pezzo alla “4 Non Blondes”. Ma mi sono ritrovato a guardare un eventuale nuovo singolo di Rihanna, di cui sembra aver copiato il look (ma in versione platino) oltre che la costruzione della canzone – al posto del BamBamBiramBamBamBiramba un monotono NaNaNaNaNaNaNaNaNaNa, e a rimpiazzare il TruzzTruzz un po’ di schitarrate veramente hard rock… quasi quanto i Green Day! Il testo è veramente poco originale, col solito riferimento a Barbie Jessica Simpson, e tradotto suonerebbe come “Aò, sò ‘na Rockstara e c’ho le movenze Rockettare! NaNaNa, non te cerco stanotte. NaNaNa, c’ho solo voja de’botte!”.

Ai postriboli l’ardua sentenza.


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Video musicale riempitivo estivo / 2

Scritto da Chissenefrega il 22 Agosto 2008 – 07:00 -

Katy Perry, “I kissed a girl”. Dedicata a tutti quelli che: amano trasgredire, ma solo col pensiero, in quanto, al momento giusto, si rendono conto che le loro fantasie erano solo un incubo scaturito dalla peperonata mangiata la sera prima e si risparmiano così le noie dell’outing coi parenti. Il brano, comunque, mi piace assai.


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