Category - Pop

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Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni
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MDNA – recensione. Il concept album della Madonna downshifter
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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria
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Festival di Sanremo 2012 – La finale, chi vince?
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Festival di Sanremo 2012 – Quarta serata, i duetti (‘naltra volta?). Sanremo Social, vince Casillo. Eliminati Civello e Matia Bazar
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Festival di Sanremo 2012 – Terza serata, i duetti. Ripescati Carone-Dalla e D’alessio-Berte’
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Festival di Sanremo 2012 – Seconda serata commissariata con Belen Rodriguez senza mutande

Lady Gaga, la migliore popstar degli ultimi 150.000 anni

gaga compleanno twitter
Attorno a Lady Gaga e alla sua fenomenologia, esiste un inspiegabile clima d’odio dai connotati paurosamente terroristici che ha pochi precedenti, se escludiamo il grande Justin Bieber e il maestoso Silvio Berlusconi (che sono coetanei, peraltro). E’ chiaro che si tratta di pura invidia, che gli “haters” cercano qualsiasi pretestuoso appiglio per dar contro a quella che è probabilmente la più importante realtà musicale che la nostra storia recente abbia conosciuto. Qualche mese di silenzio (che definirei “meritato riposo del guerriero”) e quei fetentoni sono tutti lì a darla per spacciata, come se avessero dimenticato l’immenso ed ineguagliabile contributo che Germana Stefanotti ha dato alla società contemporanea. Il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, la giovane popstar non ha dimenticato noi suoi adorati little monsters e ci ha dato un segno tangibile della sua presenza con una una foto nel bagno di casa in cui è apparsa splendida e radiosa, elegante nella sua sobrietà, distintiva e suprema (gente ignorante – non io –  ha fatto le solite tristi battute tipo “per fortuna che non ha fotografato il water altrimenti serviva un tag per distinguerla”) . E’ giunto il momento che anche questo blog parli di lei come merita, incorniciandone i meriti ed esaltandone le capacità; capacità che solo un talento in grado di scrivere la storia è in grado di sfoggiare, anche quando è assente dalle scene.
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In soli quattro anni di carriera Germana Stefanotti, ormai per tutti solo “Lady Gaga”, o “l’immensa”, è stata in grado di portare un vortice di freschezza su un panorama pop che ne aveva quantomai di bisogno. Un pacchetto di Vigorsol in un mondo di gomme masticate, praticamente. Come un meteorite infuocato che si scaglia su un pianeta post glaciazione, Germana ha saputo irrorare di musica nuova le orecchie di un pubblico più che trasversale, formato da uno zoccolo duro di teenager molto appassionati, ma anche di insospettabili “adulti” appartenenti a generazioni (musicalmente ed anagraficamente) meno recenti, di ogni etnia e classe sociale. I suoi brani taglienti, i ritmi da ballare, le melodie trascinanti sono l’arma vincente di un vero (e raro) fenomeno multimediale, talentuoso e capace, che ha echi in ogni angolo del pianeta. E pure in quelli limitrofi. Ma le sue prodezze non si fermano solo all’ambito musicale. Oltre a fare tendenza con i suoi singoli e scalpore con i suoi video, Gaga è una vera e propria icona di stile, artista a 360° a mano e in lavatrice, in grado di mettere in scena performance teatrali dove il palcoscenico è il suo corpo. Si dimostra quotidianamente – nonostante la giovane età, ricordiamolo: è coetanea vostra, proprio di voi che state leggendo in questo momento; provate a pensare quanto state con le pezze al culo in confronto – un’abilissima comunicatrice in grado di sfruttare tutti i media a sua disposizione per generare nel pubblico dipendenza ed aspettativa per ogni sua mossa. Gaga è talmente competente in materia, che riuscirebbe a far parlare di sé anche usando dei semplici post-it.
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MDNA – recensione. Il concept album della Madonna downshifter

Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia:

Gang Bang

mdna copertina recensione albumAvete mai mangiato riso e patate? Un primo piuttosto scialbo che servito dalla trattoria sotto casa dentro un piatto bianco scheggiato ed opacizzato dai passaggi in lavastoviglie senza Fairy Active Caps, infonde anche una certa tristezza. Disponendo (per una scelta puramente modaiola) degli stessi ingredienti per preparare il suo riso e patate, Madonna ha furbamente selezionato alcuni chef pluristellati (Solveig, Orbit, Benassi – vero orgoglio nostrano nel mondo, altro che la Pausini) i quali eseguono la medesima ricetta della trattoria sotto casa, ma il risotto te lo presentano impiattato in una originale ciotola di forma trapezoidale in vetro di Murano decorata con fili dorati, pagliuzze secche arrotolate, una foglia d’insalata, bacche di ginepro, un pomodorino sagomato a forma di cuore, scaglie di grana caramellate e una immancabile spolverata di noce moscata. E poco importa se quest’accozzaglia di ingredienti non l’assaggia mai nessuno e va a finire irrimediabilmente nella spazzatura: è l’estetica del piatto. E che tu lo voglia o no, a parità di sapore, preferirai sempre quest’ultimo ad un altro dall’apparenza simil-ospedaliera.

L’operazione MDNA, dunque, è quasi del tutto estetica: in mancanza di canzoni capaci di far gridare al miracolo, Madonna si lancia in una superba opera di “confezionamento decorativo” con un’attenzione per la compilazione rara e che da sola varrebbe l’acquisto dell’album. MDNA è un “disco che parla”, non tanto per i suoi contenuti (piuttosto inflazionati e poco adatti per stare in bocca ad una donna di mezza età), quanto per come sono stati assemblati. Ovvero con una maestria sintomatica del fatto che un lavoro d’ingegno dietro c’è e che granny Ciccone non intende mollare; semmai “scalare marcia”. Se un tempo era lei che dettava legge in fatto di sonorità e idee, oggi Madonna si accoda ai trend del momento affidandosi a synth davidguettiani (pur senza David Guetta) e a quelle tipiche melodie suo marchio di fabbrica fin dagli anni 80 (“Some Girls” e “I’m a Sinner” sono l’emblema di ciò). Ovvero tutto è già sentito, ma non importa: la sfida, Madge, la sposta su un altro terreno di gioco, quello del racconto.

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Marina and the Diamonds – Primadonna. Quando i diamanti diventano bigiotteria

Una delle tendenze musicali del momento è quel fenomeno etichettato come “indie to mainstream”: ovvero cantanti che escono dalle proprie nicchie poco commerciali per affacciarsi sulle più redditizie (almeno una volta) classifiche generaliste. Lo scopo (se escludiamo quello di trovare nuovi polli da spennare da parte delle major, e facciamo finta di essere romantici numi tutelari dell’arte) dovrebbe essere di rinnovare un parco musicale abbastanza piatto, incartapecorito (e molto trash nelle sue orride declinazioni rap o latine) portandovi la freschezza e la sperimentazione di band od artisti di maggiore qualità, già longevi ma pressoché sconosciuti al grande pubblico che frequenta solo le prime dieci posizioni di iTunes.

Emblema dell’electropop indipendente inglese, Marina Lambrini Diamandis è l’ultima in ordine di tempo a tentare il “grande salto”. Peccato che per questa (poco) nobile impresa, abbia sfornato forse la canzone più banale del suo repertorio (adattissima alle prime 10 posizioni di iTunes, dunque), sbagliando completamente l’approccio. Sembra quasi che Marina and the Diamonds abbia scelto (per dirla con un gruppo facebookiano) di essere una degli “Indie che diventano mainstream perchè essere indie è troppo mainstream”.

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Festival di Sanremo 2012 – La finale, chi vince?

sanremo 2012 serata finale

Questo è l’ultimo post dedicato a questo Festival di Sanremo (beh, a meno che Gianni Morandi non faccia uno dei suoi spuntini in diretta, o che Ivanka non rotoli giù dalle scale provocandosi fratture multiple o che Papaleo non schiatti con dolore insieme alla sua foca e per “sua” intendo quella testè fratturata di Ivanka). Un Festival che è andato ben oltre ogni mia più funesta previsione, improvvisato, raffazzonato, dilettantesco, con brutte canzoni e un’aria generale di stanchezza e scarsa professionalità. Il “ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, oggi ama i reduci dai talent e la Civello. Complimenti. Sopprattutto per essere riuscito a fare peggio dell’anno scorso. Morandi nel 2011 ha ucciso il Festival e nel 2012 ha infierito sul cadavere.

Non mi interessa nemmeno sapere chi vincerà in quanto ormai nulla incontra il mio gusto (salvo giusto Samuele Bersani e Arisa). Credo che anche le mie scommesse alla Sisal possano andare a farsi benedire (oltre agli evaporati Matia Bazar, ho cinque euro rispettivamente puntati su Bersani, Finardi e Bertè/D’Alessio: è ovvio che non vincerà nessuno di questi, ma il betting online non è emozionante se non è rischioso). Dovessi azzardare dei vincitori così, un po’ accavolo, direi che il podio che non mi auguro ma che alla fine è quello più scontato vedrà (anche non in quest’ordine):

emma vince sanremo 2012

1) Emma “Non è l’inferno”. Il cavernoso duetto di ieri sera insieme a Amoroso-Eva Q è stato di sicuro una ottima strategia acchiappatelevoti, e non c’è nessun altro concorrente che sia così forte mediaticamente da poter raccogliere da solo una quantità tale di consensi bimbominkieschi da superarle.

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Festival di Sanremo 2012 – Quarta serata, i duetti (‘naltra volta?). Sanremo Social, vince Casillo. Eliminati Civello e Matia Bazar

sanremo 2012 quarta serata

(immagine via Donna Moderna/Pop Topoi)

Ancora Sanremo e ancora duetti. Scrivo qualcosa solo perché trasudo senso del dovere (!), ma non c’è nulla di questo naufragante Festival che meriti di essere approfondito o commentato ulteriormente.

NOEMI con Gaetano Curreri. Curreri ha lasciato le corde vocali da qualche altra parte. Allo Stadio, forse. Versione piano e voce che rende ancora più sciatta una canzone già piuttosto insignificante. Probabilmente vince o arriva seconda.

PIERDAVIDE CARONE – LUCIO DALLA con Gianluca Grignani. Perché non hanno invitato anche Jessica Mazzoli? Questo trio non è da “livido sul cuore” ma da livido in faccia, proprio.

DOLCENERA con Max Gazzè. Gazzè è sprecato su una canzone così inutile. E infatti, dimostra di non sapere nemmeno il testo. Meglio che Dolcenera continui a duettare con rapper sconosciuti che corre meno rischi di sfigurare nel confronto.

GIGI D’ALESSIO – LOREDANA BERTÈ con Dj Fargetta. Vabbè, che ve lo dico a fare. Ottanta persone sul palco abbigliate come alla festa delle medie. La Bertè è la nuova Angela Favolosa Cubista e Gigi D’Alessio è tutto tempestato di pelle e borchie tipo gay anni 80. L’arrangiamento dance fa rimpiangere il peggior Avicii. Evidentissimo playback. Si dice che questa versione tamarra della canzone giri in loop nell’autoradio di Macy Gray quelle sere in cui esercita.

CHIARA CIVELLO con Francesca Michielin. Un duetto di cozze un po’ lesbo chic. Manca prezzemolo e limone, e facciamo l’insalata di mare. Francesca fa quasi tenerezza nella sua incapacità di reggere una situazione più grande di lei e la Civello è rassegnata: dopo Shaggy e la Michielin, si trasforma da “piu grande cantante jazz della sua generazione” a “più grande cantante jazz con la più ricca collezione di figure di merda della sua generazione”.

SAMUELE BERSANI con Paolo Rossi. Duetto da programma di terza serata su Raitre dopo il bombardamento degli studi Rai. Così come ieri sera, Bersani ha fatto di tutto per autodanneggiarsi in questo Festival, peccato.

EUGENIO FINARDI con Peppe Servillo. Scopro solo ora che non si tratta di Toni Servillo. Sono sotto shock

NINA ZILLI con Giuliano Palma e Fabrizio Bosso. Già visto, già sentito. Con il trombettista pare una roba ancora più vecchia. La Zilli ha la gestualità di Simona Ventura quando lancia la pubblicità. Suggerisco il vestito da mettere a Nina domani sera: tre adesivi a forma di frutta attaccati strategicamente

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Festival di Sanremo 2012 – Terza serata, i duetti. Ripescati Carone-Dalla e D’alessio-Berte’

sanremo 2012 terza serata

Posto che io ancora non mi faccio una ragione dell’eliminazione della coppia D’Alessio Bertè, e posto che un Festival di Sanremo non è un vero Festival di Sanremo senza la sua giusta quota di napoletanità, si profila all’orizzonte un ripescaggio col televoto. Popolo partenopeo iàmme, tu sai quello che devi fare (che poi questo mi pare lo stesso appello che feci l’anno scorso dopo l’eliminazione di Anna Tatangelo. E quelli mi ripescarono Al Bano).

Tra dive sudamericane smutandate (ma stasera c’è miss simpatia Federica Pellegrini), anatemi cattolici e ascolti in netto calo, è giunta la serata dei duetti. I cantanti in gara si esibiranno insieme a star internazionali su celebri successi della musica italiana. Il motivo di questa serata non si spiega, l’anno scorso avevano la scusa dell’unità d’Italia, ma quest’anno davvero si faceva prima a sopprimere il festival in questo giovedì e mandare in onda un film in replica (il video hot di Belen sarebbe stata un’ottima scelta).

Chiara Civello e Shaggy – You Don’t Have to Say You Love Me (brano originale: Io che non vivo (senza te) di Vito Pallavicini e Pino Donaggio): Leggermente lievitato (pare Ronaldo) Shaggy si distingue per una vocalità da Vespa 50 con l’acquaragia nel serbatoio. La Civello gli si struscia addosso sensuale come una barbabietola da zucchero marcia. Il duetto è qualcosa di indescrivibilmente imbarazzante. Sembrano gli eredi di D’Alessio e della Bertè ma a parti invertite. Un inizio così trash non me lo sarei mai aspettato. Voto #ilmigliorduettodellastoriasanremese

Samuele Bersani e Goran Bregović – My Sweet Romagna (brano originale: Romagna mia di Secondo Casadei). Una carnevalata indegna anche per uno che sa prendersi in giro come Samuele Bersani. Siamo proprio sicuri che questi duetti siano utili per la credibilità degli artisti in gara? Mi sembra di essere fuori dalla stazione dei treni a sentire uno di quei gruppi formati da immigrati senza permesso di soggiorno che chiedono l’elemosina suonando fisarmoniche scadenti. Voto #spacobotilia

Nina Zilli e Skye – Never Never Never (brano originale: Grande, grande, grande cantato da Mina). Finalmente un duetto come si deve! Vestite come Ferrero Rocher e Ferrero Rondnoir si esibiscono insieme anche in “Rome wasn’t built in a day”. Bravissime entrambe (soprattutto la vellutatissima Skye). Voto #ringogirlsallariscossa

Matia Bazar e Al Jarreau – Speak Softly Love (di Nino Rota). Tutto molto lugubre. Pare il funerale della vecchia zia caduta in bolletta. Voto #eternoriposo

Emma e Gary Go – If Paradise Is Half as Nice (brano originale: Il paradiso cantato da Patty Pravo). Finalmente qualcosa di movimentato, il duetto riesce bene sul brano di Patty Pravo ma Emma non azzecca una nota quando cantano la (unica) hit di lui, Wonderful. Che è un cesso di dimensioni galattiche. Voto #(not)wonderful

Arisa e Josè Feliciano – Que serà (brano originale: Che sarà cantato dai Ricchi & Poveri e da José Feliciano). Sarà il fascino della latinità, sarà che Arisa quando canta comunica molto (tutto il contrario di quando parla). Il miglior duetto finora, che infiamma addirittura il dormiente pubblico dell’Ariston. Voto #permeèunsì

Francesco Renga e Sergio Dalma – El mundo (brano originale: Il mondo di Gianni Boncompagni, Gianni Meccia, Carlo Pes e Jimmy Fontana). Oltre alla versione spagnola de “Il mondo” cantano anche la versione spagnola di “Bella senz’anima”. Tutto piuttosto evitabile. Magari proporrei anche un duetto di Renga con  Ambra sulla versione spagnola di “T’appartengo”. Voto  #piubonocheutile

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Festival di Sanremo 2012 – Seconda serata commissariata con Belen Rodriguez senza mutande

sanremo 2012 seconda serata

So che lo dico ogni anno. So anche che ogni anno dico che lo dico ogni anno. Ma stavolta è diverso. Fate finta che gli anni passati io stessi scherzando, fossi ubriaco, fossi stato momentaneamente rapito dagli alieni che mi avevano fatto il lavaggio del cervello con qualche apparecchiatura fantascientifica. Ebbene, questo Sanremo è il peggior festival di sempre, perlomeno da quando io ne ho memoria. E davvero non è un discorso che “tanto fa sempre tutto schifo”, il Festival 2012 ha dimostrato di non funzionare, di puntare (nonostante i milioni di euro spesi) su una macchina organizzativa fragile che si inceppa al primo imprevisto, di dare spazio a dei santoni autoproclamati e di presentare delle canzoni che meritano di essere trasmesse al massimo dagli apparecchi a ultrasuoni per scacciare i topi.

Morandi, già pessimo l’anno scorso, supera se stesso per il livello di incapacità dimostrato. Dovrebbe essere il leader della situazione e invece pare non rendersi conto di quanto tutto gli stia implodendo tra le mani. Altro che “eterno ragazzo”, il Gianni nazionale ha fatto la figura del vecchio rimbambito, tanto che anche Mike Bongiorno in diretta dalla ritrovata bara avrebbe saputo condurre meglio questo Festival. Morandi sembra non esserci con la testa, il vuoto assoluto gli (e ci) trapassa l’anima quando proclama (non staccando gli occhio dal gobbo) una sciatta Dolcenera “artista che sta conquistando l’Europa” o Noemi “erede di Janis Joplin e Billie Holiday” o la sconosciuta Civello “più grande cantante jazz della sua generazione” o i Marlene Kuntz “l’unico gruppo italiano veramente rock”. Invece dimostra una sicurezza controproducente quando liquida con fastidiosa superficialità l’annullamento del voto demoscopico tra i fischi del pubblico quasi a voler declinare ogni responsabilità. Pippo Baudo si sarebbe immolato pur di non fare una figura così meschina.

Sanremo ormai è strutturato come un reality show: quello che succede durante la puntata serale serve ad alimentare la filiera del gossip, per creare contenuti con cui riempire i vacui talk show di sproloquio del daytime (che se dovessero parlare solo delle canzoni, quest’anno più che mai, non saprebbero che dire). Su Celentano non mi esprimo: io non sono né indignato né scandalizzato, sono solo dell’idea che il palco del Festival non fosse il luogo adatto per quella che alla fine è stata solo la (lunghissima) esposizione gratuita dell’opinione di un singolo. Opinione che, in quanto a qualità dei contenuti, non si è rivelata molto diversa da quella di un qualsiasi opinionista medio in un qualsiasi talk show medio (ma anche in un qualsiasi bar da aperitivi medio). Solo che questa opinione, che ha avuto il solo scopo di generare un inutile chiacchiericcio mediatico, ci è costata il modico prezzo di  350.000 euro.

Il Festival, a causa degli inconvenienti tecnici ed editoriali della serata di ieri, è stato “commissariato” dalla Rai e sottoposto alla supervisione coatta dei vertici dell’azienda (rappresentata dal vicedirettore generale ed ex direttore di Raidue in quota catto/leghista Antonio Marano). Stasera ricantano tutti i quattordici big più metà dei giovani. Mi sono reso conto solo ora che ieri sera ho dato ADDIRITTURA quattro sufficienze, ma avevo anche delle lacune da colmare. Al secondo ascolto, ho rivisto (corretto al ribasso) qualche voto.

 

 i Rivalutati

 Gigi D’Alessio e Loredana Bertè – Respirare
Confermo l’impressione più che positiva sul funk neomelodico con influenze etniche e melodia anni 80 proposto dalla coppia famiglia Addams D’Alessio / Bertè. Penso che la vittoria di Gigi D’Alessio sarebbe la giusta punizione che ci meritiamo per un brutto, triste, fallimentare Festival. Nella versione studio il pezzo migliora (pure!!!!). Voto 3999999990e+12 (ieri voto 8 )

Marlene Kuntz – Canzone per un figlio
L’avevo sentita poco e male, e non ero stato in grado di esprimere un giudizio. Risentita oggi, devo dire che (considerata la povertà generale) mi convince. Buono il testo, bella grinta, il pezzo è a fuoco. I Marlene sono ovviamente penalizzati dall’inutile uso dell’orchestra: gli archi, gli ottoni e i triangoli nelle canzoni rock ce li possiamo mettere solo noi a Sanremo. Voto 7

Samuele Bersani – Un pallone
Al riascolto mi piace parecchio, ottimo testo. Peccato solo per il look alla Stefano Filipponi. Voto 6/7 (ieri voto 6+)

 

Gli Svalutati

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