Category - Pop

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Deadmau5 vince i premi “Best sudata ever”, “Best allungamento del brodo”, “Best tipa inaspettata”, “Facciamo che ci credo award” e “Best tormentone estivo” ai CSNFMA2012
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Hanno ucciso l’Uomo Ragno 2012 (volte in 20 anni)
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Sonar 2012 hangover (e presentazione dei Chissenefrega Music Awards)
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Amici 11 “Big” – Nella serata della Puglia vince Alessandra Amoroso. Ma l’anno prossimo che si fa?
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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA
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Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent’anni in una (imbarazzante) compilation indie
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Garbage – Blood For Poppies

Deadmau5 vince i premi “Best sudata ever”, “Best allungamento del brodo”, “Best tipa inaspettata”, “Facciamo che ci credo award” e “Best tormentone estivo” ai CSNFMA2012

deadmaus csnf music awards 2012
Commento: l’Academy, nella persona dell’Academy (entità astratta dotata di grande puzza sotto il naso – ma anche sotto le ascelle – e modesta propensione all’alcol), partiva con alcuni preconcetti relativi alla già eccessiva visibilità del deejay canadese. D’altronde Deadmau5 non è uno che fatica a concedersi: anzi, ormai è talmente pop (nel senso più ampio del termine) che si esibisce anche a battesimi, cresime e feste per l’insediamento dei nuovi chierichetti. Ma visto che i CSNF Music Awards sono per l’appunto premi popolari ed ecumenici, non poteva essere che lui a farne incetta. Anche perché era uno dei nomi di maggior richiamo del Sonar di Barcellona e visto che Skrillex gli ha soffiato il Grammy (che io avrei dato ai Cut Copy, ma io non sono l’Academy), il CSNFMA2012 ha per lui anche un ampio valore consolatorio. Di seguito, gli awards assegnati:

“Best sudata ever”
L’Academy afferma che aver visto tutto il live dalla terza fila (posizione inaspettatamente favorevole) è stato impegnativo e sfiancante, in particolar modo se dietro ci sono diecimila e più esseri umani (e anche piuttosto disumani) strafatti di qualsiasi sostanza che attentano con ogni mezzo alla tua incolumità per avanzare di un millimetro. Mai pogare è così complicato quando il tuo corpo è tenuto in verticale dalla pressione violenta di corpi altrui (l’Academy era praticamente una cotoletta impanata col sudore di sconosciuti biondi mezzinudi e palestrati, violentemente sbattuta qui e là tra addomi scolpiti e tatuaggi ripassati di fresco. L’Academy dedica espressamente questa immagine alla propria fanbase gaia, bisex e metrosexual). La “Best sudata”, comunque, se l’è fatta anche lo stesso Deadmau5 che per due ore e un quarto ha tenuto la testa dentro a quel catafalco luminoso con le orecchie.

“Best allungamento del brodo”
L’Academy conviene che l’artista Deadmau5 sappia come far crescere la tensione. La ricetta è: cinque minuti di synth e suoni elettrici spaccasubwoofer senza sezione ritmica che si aprono progressivamente per creare attesa nel pubblico il quale poi prontamente esplode nei tre minuti successivi di cassa e basso sparati ABBBBBBOMBA. Ripetuta per due ore e un quarto di djset la formuletta vincente del topo morto potrebbe risultare stancante, ma Deadmau5 ha dalla sua il fatto che le canzoni del suo repertorio live sono tutte pressoché note e accattivanti, e l’attesa del nuovo pezzo che arriverà ha la meglio su ogni calo di interesse.

“Best tipa inaspettata”
L’Academy conferma che Deadmau5 non è mica l’ultimo mammalucco arrivato: quando pure lo stesso deejay si rende conto che la ripetitività comincia a farsi notare, si materializza inaspettatamente sul palco una tipa sconosciuta vestita con dei drappi piuttosto discutibili a cantare live un paio di pezzoni tra cui “Sofi Needs a Ladder” (l’Academy non è stata in grado di attribuire identità certa alla inaspettata vocalist, forse la stessa Sofi, forse un’imbucata non ufficialmente accreditata). Molto brava costei ad affrontare la platea, l’Academy giudica questo il momento più vero di tutto lo show.

“Facciamo che ci redo award”
A proposito di momenti veri, l’Academy nutre serie perplessità sul fatto che qualcuno possa realmente suonare live per più di due ore con il cranio dentro ad una sfera pesante svariati chili tutta tempestata di led luminosi che trasmettono immagini psichedeliche e dalla quale con buona probabilità non si vede una mazza dell’esterno, né della consolle, né come stia rispondendo il pubblico. Fatto sta che, anche grazie ai fantasmagorici effetti scenici fighissimi creati ad hoc, con citazioni iconiche (Mario Bros, il Nintendo, Indiana Jones, Matrix…) e sincronizzati al millesimo di secondo, nessuno si accorgerebbe se Deadmau5 in verità non facesse altro che mettere in “play” una cassettina da 120 premixata a casa sua (insomma, l’Academy si è fatta – forse – fregare volentieri, e sostiene peraltro che senza la sua mitica installazione di cubi di led, Deadmau5 sarebbe come Sara Tommasi senza Alfonso Luigi Marra).

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Hanno ucciso l’Uomo Ragno 2012 (volte in 20 anni)

La nostra inviata Elena è andata alla Fnac per tentare di farsi denunciare per molestie incontrare Max Pezzali dal vivo (o forse per accertarsi che sia vivo e non sia in realtà un cartonato dell’omino Michelin)

max pezzali hanno ucciso l'uomo ragno 2012Premessa: dopo 20 anni avrei preferito l’ennesimo raccoltone di successi riempitivo ma Max Pezzali è andato a inventarsi la genialata di riproporre “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” in chiave 2012. Il primo brano è un inedito cantato con J-Ax dal titolo “Sempre Noi”, un brano che ti butta nostalgia a grappoli rievocando rullini Kodak da 36, stivali da cowboy, i primi cellulari con la batteria che durava 2 ore e poi moriva, il Nintendo, l’Alba di Internet e il modem 56K, il Walkman ed il trucco di riavvolgerlo con la Bic per risparmiare batteria, il Game Boy, il Tamagotchi… Tutti accessori di una volta che le nuove generazioni forse studiano nei libri di storia… Eppure sono passati “solo” 20 anni, volati via in un attimo (e che tristezza realizzarlo!).

Ma se la prima canzone è orecchiabile e ascoltabile, il resto del cd a me ha lasciato veramente perplessa: all’inizio di ogni brano c’è il suono di una segreteria e poi qualche rapper che lascia un messaggio. Ogni canzone è introdotta da un’esplosione di “Bella Zio” e battute piuttosto squallide, dove la peggiore è “Oh! L’ho ucciso io l’Uomo Ragno, mi aveva rotto i coglioni… ahahahah!”… Boh! Fa ridere? Riascoltiamo così brani come “S’Inkazza”, ”Non me la menare”, ”6 1 Sfigato”, “Con un Deca”, “Jolly Blue”… La delusione maggiore è che Pezzali non si è manco sbattuto a ricantarle le canzoni, perché sono esattamente un copia e incolla dell’epoca con appiccicati biascicamenti vari di sti tizi a braghe larghe per me in maggioranza sconosciuti. Nel complesso quindi il cd mi ha delusa parecchio, non credo lo consumerò a forza di ascolti. Se devo rievocare i primi successi me li vado a riascoltare in originale senza parlottamenti nel mezzo.

(ma nel video c’è pure il comeback di Mauro Repetto? Ma fate sul serio??? ndCsnf)

L’INCONTRO CON MAX PEZZALI: IO, LUI E ALTRi 500 INTRUSI.

Sbarco alla FNAC del centro Commerciale Le Gru di Grugliasco (To) alle ore 16.30 in ritardo sulla tabella di marcia. Una mia amica mi aveva già annunciato: “Qua c’è un bordello!”.

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Sonar 2012 hangover (e presentazione dei Chissenefrega Music Awards)

sonar 2012 barcellona

Se state cercando un blog music friendly gestito da un blogger anziano mezzo alcolizzato dove si può leggere un resoconto dettagliato del Sonar 2012 di Barcellona, siete nel posto sbagliato (magari provate da Raibaz o da Soundwall, ma è tutta gente gggiovane e sobria). Io ho deciso non di raccontare in un post come l’anno scorso i miei tre giorni (quattro, in realtà) elettronici in terra catalana, bensì di fare qualcosa di diverso, meno di nicchia, più proletario ed ecumenico.

sonar 2012 barcellona lana del reyIl sogno che ho sempre avuto per questo blog, ve lo confesso, è quello di assegnare awards a destra e a manca, come la Wind all’Arena di Verona, pertanto quale miglior occasione di questa, dato che sono reduce da giorni di ascolti ininterrotti di qualsiasi cosa mi sia entrata nel cervello, metabolizzata insieme a varie droghe assunte per osmosi (la frase che avete appena letto è la riprova del mio scarso stato di lucidità). Ecco dunque che il Chissenefrega blog attribuirà nel corso di questa settimana i suoi personalissimi awards agli artisti (spoiler: foto qui a sinistra, d’altronde voi non vedete l’ora che io assegni un premio a Cagna del Rey, nevvero?), che hanno partecipato al Festival Internacional de Música Avanzada y New Media Art più importante d’Europa (98 mila presenze quest’anno, contro le 79 mila dell’anno scorso: alla faccia della crisi e dell’impoverimento culturale. C’è da dire, però, che c’è stata una notevole svolta pop nella line up del festival, già intrapresa l’anno scorso, ma quest’anno ancora più marcata).

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Amici 11 “Big” – Nella serata della Puglia vince Alessandra Amoroso. Ma l’anno prossimo che si fa?

alessandra amoroso vince amici big

Premetto che non sono tra quelli che pensano che sarebbe stato giusto rimandare ad altra data la finale di  Amici. E non sono nemmeno tra gli “indignados” che rinnegano il popolo italiano dopo aver visto che i TT di Twitter erano dedicati a cose più frivole che i fatti di Brindisi (come se Twitter dovesse dare indicazioni di civiltà o moralità). Penso però che piuttosto che trasformare il lutto di una Nazione in un momento Harmony autoreferenziale e C’epostapertiano destinato a casalinghe col diabete, si sarebbe potuto fare un saluto alla sfortunata Melissa Bassi anche un po’ più sobrio e meno lezioso (video qui).

Comunque, alla fine ha (ri)vinto Alessandra Amoroso e tutto si è compiuto nella maniera più prevedibile. Già ieri la finale che ha eletto  un ovvio e sfiatatissimo Gerardo Pulli tradiva una certa staticità nel copione; stasera, idem, con l’aggiunta che nella serata spiritualmente vicina alla Puglia ferita non poteva esserci niente di più adatto che un testa a testa tra le due protagoniste leccesi più popolari che abbia mai lanciato il talent show. Emma e Alessandra si fronteggiano in una edizione di Amici profondamente rinnovata nella forma, ma sempre uguale nella sostanza.

Il sabato sera è di per sé una serata difficile (questo più che mai), dove però Maria De Filippi è da sempre leader incontrastata. Per intercettare un pubblico di “famglie adulte”, ha operato un’assurda trasformazione del talent in un varietà (l’ho scritto mille volte: la varietizzazione è uno dei mali della televisione italiana) proponendo interviste, siparietti (pseudo)comici  – a me Brignano non fa ridere nemmeno se viene a casa mia a farmi il solletico sotto i piedi – e balletti riempitivi affidati alle sensuali movenze della starlét incidentata del momento, relegando la competizione ai margini e disattendendo così la mission del talent (nonostante il cast degli allievi fosse uno dei migliori di sempre, Gerardo a parte).

Emblematico il fatto che la finale di ballo sia stata liquidata alla terzultima puntata con l’altrettanto citofonata incoronazione di Giuseppe Giofrè nell’indifferenza generale. Evidentemente il settore “danza” non  è più così redditizio come un tempo, quando Maria aveva aperto il suo personale centro di accoglienza per ballerini albanesi immigrati illegalmente, lanciando le carriere di un’ingrata Anbeta e dello scomparso Leon Cino, e si faceva palpeggiare da Kledi durante improbabili coreografie in cui si muoveva sinuosa come un camion dei traslochi a pieno carico.

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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA

La presente in nome e per conto della Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169

premesso

–  che lo scrivente P.I.R.L.A. e il F.A.N.C.U.L. riunito in seduta plenaria denunciano irreparabili danni all’ apparato uditivo e riproduttivo degli aventi diritto;

–  che l’art. 35, c. 8 e ss., d.l. 1/2012 prevede l’arresto per evidente abuso di acidi grassi polinsaturi di almeno uno dei componenti della band ivi denominata “Club Dogo”;

considerato

–  che il brano musicale intitolato “Chissenefrega (in discoteca)” appare palesemente lesivo dei più elementari principi costituzionali in materia di brani musicali, ai sensi di quanto previsto dalla legge 18.10.2007, num. Perepequaquaquaquaperepé;

– che, in particolare, tale brano viola gli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE della Costituzione, in spregio del principio di buon gusto minimo richiesto dal comma 27, nonché le basilari regole della lingua italiana come esposte dal Sussidiario di quarta elementare;

– che i protagonisti, altresì, presentano un abbigliamento imbarazzante e irragionevole, degno di una rapina con destrezza al furgone di aiuti umanitari in partenza per il Congo;

–  che è intenzione di questo ente, alla luce degli argomenti di diritto esposti (e di altri in corso di approfondimento) proporre immediati rimedi, anche di natura cautelare, avverso le previsioni, gli effetti e gli atti provocati da abuso del brano musicale oggetto della presente;

tutto ciò premesso e considerato

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Con Due Deca: gli 883 rivivono dopo vent’anni in una (imbarazzante) compilation indie

con due deca rockit

E’ scaricabile gratuitamente (ma visto il risultato pare già un prezzo fin troppo elevato) da qualche giorno la compilation “Con Due Deca”. Un progetto 2.0 fin dal nome, ideato da quei geniacci di Rockit che hanno pensato di far reinterpretare le canzoni più note degli 883 ai “talenti emergenti” della scena indie nazionale.

Una compilation – diciamolo subito – tremenda e imbarazzante (più che un “tributo” un TRIBRUTTO) che mette in mostra senza alcuna pietà tutta l’obsolescenza del repertorio degli 883, ma anche la pochezza creativa di quelli che dovrebbero mandare avanti la baracca musicale del Paese (c’è grossa crisi sotto tutti i punti di vista, evidentemente).

Gli 883 di Pezzali (e Repetto) hanno segnato una generazione di adolescenti cresciuti negli anni 90; li hanno accompagnati da dentro i loro walkman alla fermata dell’autobus, sono stati la colonna sonora tra le equazioni di secondo grado e le prime limonate. Fino ad un certo punto (diciamo “La donna il sogno & il grande incubo”) il progetto ha funzionato; poi, però, ha tradito tutta la sua staticità (staticità che Pezzali dimostra tuttora scrivendo canzoni sanremesi degne della quarta elementare) e la voglia ipercommerciale di esondare verso altri lidi (cinema, tv e letteratura senza mai sfondare veramente – se non le nostre sfere).

Mentre il pubblico che ascoltava gli 883 cresceva, gli 883 (prima, e Max Pezzali solista poi) si son ben guardati dal farlo, rimanendo immobili negli anni d’oro del grande Real, perseverando nel sempre più scialbo e pedestre tentativo di raccontare storie sfigate di bamboccioni sfigati, ancorati in mezzo a cumuli di roba e di spade che sono stati evidentemente la loro rovina (forse per l’uso troppo moderato).

Ascoltate oggi, le versioni originali delle canzoni del duo di Pavia (all’epoca dei veri e propri masterpiece tamarri in cui tutti ci riconoscevamo, da sparare a tutto volume dentro la Uno Turbo col finestrino lato guida abbassato e il gomito fuori) fanno l’effetto nostalgico delle polaroid sfuocate della gita a Praga scattate con la prof di matematica nell’anno della maturità. Pezzi certamente rimasti nella memoria collettiva, ma comunque appartenenti al passato, da rispolverare ogni tanto per ricordarci come eravamo e ridere di noi stessi, pensando che oggi siamo tutti molto meglio (tranne Max Pezzali. E la prof di matematica).

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