Category - Elettronica

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Il santo del giorno – Girl Talk
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Il santo del giorno – Moby
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Daft Punk – Tron Legacy O.S.T.
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Quando la canzone è niente, la cover è zero
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Andy Bitch – Revolver
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Cambiamo musica
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Canzoni che (non so se) sentiremo

Il santo del giorno – Girl Talk

Un paio d’anni fa ebbe l’idea di usare nelle sue canzoni solo campionamenti illegali. Fin da subito il mondo della musica più reazionario cominciò a idolatrarlo come se avesse scoperto l’acqua calda; poi non si è capito bene che fine abbia fatto (forse in galera?). Sebbene io apprezzi il suo genere di creatività, apprezzo un po’ meno il suo genere musicale. Comunque di lui approvo che: 1) ha un’interessante visione del concetto di diritto d’autore (cioè ne ignora l’esistenza), ma soprattutto 2) lavorava full time come ingegnere, poi si è rotto le sfere, ha mollato tutto e si è messo a fare il deejay: se fossi ingegnere e sapessi fare il deejay, potrebbe essere la mia futura biografia.

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Il santo del giorno – Moby

Ho sempre stimato Moby. Ma ho anche sempre avuto un problema con Moby. Cioè. Ho sempre pensato che fosse geniale. Mi piace la sua eccentricità e la sua aria svagata (TOP quando ritirò un qualche award in tuta dell’Adidas), credo che sia un talentuoso autore, un eccezionale creativo, un fantastico dj-producer. Adoro la sua perfidia mascherata (ha prodotto per Britney Spears una delle sue canzoni più inutili, se non è perfidia questa). Ma tre quarti della sua produzione musicale mi annoia a morte, l’ultimo suo album – uscito questa primavera – non l’ho nemmeno scaricato per cusiosità. Non so. Ho sempre stimato Moby. Ma ho anche sempre avuto un problema con Moby. Cioè. Ho sempre pensato che fosse geniale. Forse ho sempre pensato che fosse troppo geniale per piacermi fino in fondo.

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Daft Punk – Tron Legacy O.S.T.

tron legacy original soundtrackQuesto album dei Daft Punk non è un album dei Daft Punk, dunque ogni recensione potrebbe concludersi qui. Questo album dei Daft Punk è la colonna sonora per un film di fantascienza costosissimo targato Disney, in cui il duo elettronico più famoso del mondo mette le proprie capacità al servizio di Hollywood, sperando in un ritorno (economico e) d’immagine più che mai necessario, dopo cinque  anni di latitanza ed un ultimo lavoro, “Human After All”, all’epoca accolto piuttosto freddamente (anche dal sottoscritto, oggi pentito e reo confesso). Questi presupposti devono essere ben chiari, perché se qualcuno si aspetta da questo disco delle trascinanti e rivoluzionarie hit dance, è assolutamente fuori strada.

Peraltro, giudicare un album con ventidue non-canzoni lunghe poco più di un minuto, è un’impresa assai ardua, considerato che tali non-canzoni sono funzionali ad altrettante scene del film e decontestualizzarle è pressoché impossibile. Come è impossibile scindere qualsiasi memorabile canzone dei Daft Punk da qualche opera visiva collegata (cosa sarebbe “Revolution 909” senza la storia del pomodoro, cosa sarebbe “One more time” senza l’anime di Matsumoto, cosa sarebbe “The prime time of your life”  senza quel disturbante videocapolavoro sull’anoressia dove una bambina che si vede grassa squarta se stessa davanti alla gigantografia di una scheletrica Britney Spears – tanto per citarne tre a caso) perciò giudicare questo disco è ancor più difficoltoso che giudicarne degli altri: diciamo che in questo caso è l’intero film ad essere il videoclip del disco realizzato dai Daft Punk e senza averlo visto, ogni parola scritta qui (o altrove) è più che mai vana.

Nella colonna sonora di Tron Legacy ci sono i Daft Punk e c’è un’orchestra di cento elementi: sonorità classiche, adagi, notturni, andanti ed allegretti mischiati all’acidità dei synth e a ritmi sincopati che fanno un effetto “Jean Michel Jarre incontra Giorgio Moroder al rave party, ma nessuno dei due ha ancora raggiunto il tasso alcolico necessario”. Siamo, di fatto, anni luce distanti da quel duo di ragazzini che sminuzzavano campionamenti in cameretta rivoluzionando inconsapevoli la storia della musica elettronica e dance. Tron Legacy è un disco indefinibile: coraggioso e impalpabile, inaspettatamente “alto” e prezioso, ma anche fin troppo adeguato allo scopo per cui è stato concepito. Si passa per momenti supersnob che lo rendono adatto per essere ascoltato in una spider di lusso guidando in collina tra la nebbia crepuscolare, ed altri in cui si ha la sensazione che l’occasione non sia stata sfruttata al cento per cento. Ad esempio, perché Derezzed, brano (dalle altissime potenzialità) scelto per la copiosa campagna pubblicitaria, si esaurisce in un minuto di ripetitività fine a se stessa? Non era almeno il caso di dargli una struttura più coerente e radiofonicamente friendly?

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Andy Bitch – Revolver

Mani intorpidite, senso di soffocamento, sudori freddi e annebbiamento della vista: pensavo di essere incinto e invece erano solo i sintomi di “Revolver” Feat. Andy Bitch. Asceso agli onori di Youtube nel 2008 (anche, diciamolo, grazie a questo blog), Andy era da un po’ di tempo assente dalle scene che contano, tempo in cui si è dedicato a sperimentazioni, collaborazioni e studio del canto (anche se non sembra). Il Britney Spears del Polesine ritorna oggi a (mia) grande richiesta alle sue licenziose origini, con un videoclip madonnesco che sprizza più sensualità di una tanica di Gled Soffi in lavanderia.

messaggio privato: @Andy: quando è che rilascerai un singolo originale tutto tuo, con tanto di commercializzazione su iTunes, visto che ormai lo fanno cani e porci, pure quello sfigato di Step (rispetto a cui tu sei sempre stato anni luce avanti)?

Cambiamo musica

Ci sono momenti in cui vorresti che il Festival di Sanremo durasse per sempre

Ok, scherzavo, ricomincio.

Lasciata finalmente alle spalle la settimana più devastante dell’anno (ho ancora residui di torcicollo, i polpastrelli gonfi e le palle – degli occhi – che girano vorticosamente), forse è il caso di rifarsi le orecchie con qualcosa di extrasanremese, extratalentshow ed extrapatriottico. Così, tanto per.

1) Delphic – Doubt
Dai New Order ai Chemical Brothers, tutto il meglio della musica elettronica inglese (esagero?) concentrato nel loro debut album – Acolyte – uscito circa un mese fa.  Sorvegliati speciali dai sudditi della Regina che li acclamano già come band dell’anno, i loro mp3 girano ininterrottamente nella mia chiavetta attaccata all’autoradio.

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Canzoni che (non so se) sentiremo

Matteo Bordone (quello sostituito a X-Factor da Carlo Pastore, poi sostituito a Radio 2 da Carlo Pastore, nonché quello che su Wired il mese scorso ha testato l’efficacia di un water giapponese e mi sa che Carlo Pastore lo sostituirà a breve anche lì che seduto sopra ce lo vedo particolarmente bene) scrive sul suo blog, “cantautrice nun va: proviamo fregna?” Come dargli torto? Io ai tempi di “Sweet about me” scambiavo Gabriella Cilmi con Amy Mc Donald, e di certo il look non aiutava né l’una né l’altra. Persa per strada l’amica dell’Happy Meal, quest’altra ha avuto l’immensa fortuna di duettare sulle flautate note della grande hit “Non ti aspettavo libertà” in compagnia del famosissimo Nevio, che non è un mix tra Ne-Yo e Povia, bensì l’artista tedesco del momento (eh capperi…). Oggi la diciannovenne australiana ritorna col botto grazie ad un nuovo singolo, quello della maturità artistica (e probabilmente anche scolastica): non so se è merito dell’ambientazione telefilmosa del video, dell’intro in stile sigla anni 80, delle coreografie mutuate da Passaparola, del malcelato taroccamento ai danni di Joe Jackson e dei Vah Halen, oppure del suo stravolgimento d’immagine in stile Bianca Guaccero dopo un restyling della carrozzeria, ma trovo la canzone altamente gradevole per le mie orecchie (tranne nell’evitabilissima parte parlata/pseudorappata dopo il secondo minuto).

Rediviva dopo dieci anni di fermo e dopo una quindicina buona dal suo ultimo successo: Sade, la raffinata cantante di “No Ordinary Love” (Gesù, mi sembra ieri… se penso a quanto tempo è passato, mi viene la colite ulcerosa), probabilmente ha finito i soldi. E probabilmente i suoi fan dell’epoca vivono in eleganti ricoveri per la terza età aggrappati all’ultimo Amplifon. Comunque il nuovo singolo “Soldier of Love” (che pare “No Ordinary Love” remixato da Young Jeezy) è un pezzo di gran classe, in stile Rihanna da vecchia (che è praticamente la Rihanna attuale).

Sembra impossibile: tra tutte le oscenità che sono passate in tre anni e mezzo attraverso queste pagine, non ho mai pubblicato un filmato contenente scene di sesso esplicito. E’ sempre stata una scelta editoriale ben precisa, d’altronde questo è un blog per famiglie cristiane, donne moderne, uomini col fifì (oppure col wi-fi) e bimbiminkia col 10 in kondotta. Faccio un’eccezione per il nuovo video dei Massive Attack: senza ribadire quanto importante sia stato negli anni il loro apporto alla musica elettronica, dico solo che “Paradise Circus” – il singolo/video del loro gradito ritorno – merita non solo la visione, ma anche la comprensione dell’intervista in esso contenuta. Si tratta di una canzone-documentario sulla vita di una ex pornostar (Georgina Spelvin, la “Miss Jones” di uno storico film hard), ormai ultrasettantenne. E se l’inisieme non passa inosservato, il merito non è solo delle scene forti (la visione è destinata ad un pubblico adulto o che ha visto almeno una puntata intera di Domenica 5).

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