I video del weekend (da diffondere su Facebook!)

Scritto da Chissenefrega il 14 Giugno 2009 – 05:00 -

Pronti per il videotrip di questo fine settimana?

  • 1) 32 canzoni in 8 minuti
  • 2) Remix Poppins
  • 3) Letteralmente Toxic
  • 4) Joe Jonas balla “Single Ladies”
  • 5) E le cicale, cicale cicale cicale

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1) Fenomenale! Non avevo mai sentito prima “Harder Better Faster Stronger” suonata con la chitarra!

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Summerclassifica show / 1

Scritto da Chissenefrega il 25 Maggio 2009 – 20:45 -

Sottotitolo: cercasi tormentone dell’estate disperatamente. O almeno qualcosa di diverso da ascoltare sotto la calura dei prossimi mesi. Perchè farsi pungere dalle zanzare tigre con Alessandra Amoroso nelle orecchie, potrebbe rivelarsi estremamente rischioso anche per quelli ormai vaccinati a tutto come noi.

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Dragonette - Fixin to Thrill
I Dragonette sono un quartetto anglocanadese di cui finora ignoravo l’esistenza. Da tenere d’occhio d’ora in poi e - soprattutto - da mettersi in pari sulla loro (per il momento) scarna discografia, procurandosi con ogni mezzo (lecito, naturalmente) tutti i loro brani precedenti (tipo il consigliatissimo True Believer). Di “Fixin to Thrill” mi fa impazzire il chitarrone pesante, oltre che la tuta color carne della cantante Martina Sorbara (nome che sembra rubato al registro di classe di Amici di Maria, onestamente). Brano: voto 8 / Video: voto 8

Make The Girl Dance - Baby Baby Baby
Idem come sopra, ovvero mai sentita nominare questa crew di deejays francesi che hanno scelto questo nome ispirati da una dichiarazione dei Franz Fedinand, i quali una volta affermarono di far musica allo scopo di “far ballare le ragazze” (e già questo potrebbe essere un motivo più che sufficiente per prendere sia i loro cd, che quelli dei Franz Ferdinand, ed usarli al posto dei racchettoni in riva al mare). Questa “Baby baby baby” è effettivamente una canzone un po’ inutile. Il video, invece, già fenomeno virale in rete, è piuttosto d’impatto ed è stato coraggiosamente girato in presa diretta tra la gente sbigottita (più che altro per la panza da etilista della tizia bionda). Brano: voto 5 / Video: voto 7

Royksopp - The Girl And The Robot
La delusione da carampano dei Royksopp per l’album Junior, un po’ si è attenuata. “The Girl And The Robot” (come previsto) è il secondo singolo estratto: la sento anche per radio abbastanza frequentemente, tanto che sto pensando di rivalutarla piazzandola come suoneria del cellulare di scorta. Resto dell’idea che una Robyn non fa primavera e che, dopo un minuto d’ascolto, questo pezzo ha già detto tutto ciò che si proponeva di dire. C’è senza dubbio di peggio in giro, ma confermo che (sticavoli!) questi non sono i Royksopp che conoscevo: oltre alla poca fantasia sonora applicata al brano Depeche-Madonnesco, non è che si siano propriamente spremuti l’intelletto nemmeno per concepire un video che - in una canzone che parla di una ragazza e di un robot - mostrasse qualcosa di diverso da una ragazza ed un robot. Brano: voto 6- / Video: voto 4-


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Royksopp - Junior

Scritto da Chissenefrega il 28 Marzo 2009 – 18:10 -

Al primo ascolto l’ho trovato un po’ deludente. Al secondo, un po’ noioso. Poi mi sono preso una pausa di riflessione di un paio di giorni prima di concedergli il terzo ascolto, perché forse l’avevo troppo atteso e idealizzato. Ancorché con ascolti successivi è naturale che sembri migliorare (perché subentra il fattore emotivo e, invece, io sono dell’idea che un album va valutato al primo ascolto, salvo poi cambiare idea nel tempo per questioni tangibili ed inoppugnabili), Junior è decisamente un lavoro dimesso e sottotono, rispetto ai colpi di genio a cui nel tempo ci avevano abituato i Royksopp. E’ un disco che non svolge, non sconvolge e poco coinvolge. Non rotola, non fa presa, ha un meccanismo come inceppato che sembra sbloccarsi solo alla traccia otto (”You don’t have a clue”) per poi ripiombare in un limbo dalla poca anima, che non ha marchio di fabbrica, che potrebbe essere stato realizzato da chicchessia utilizzando la valigetta scaricata da internet del bravo electro-nordic-pop-nonsocchè-producer. E una Robyn non fa primavera: neanche il tocco magico della electro-nordic-pop-nonsocchè-sensation ingaggiata come coautrice ed interprete del futuro e spigoloso singolo dal retrogusto depechemodiano The girl and the robot” non convince più di tanto, risultando poco incisivo, ma perfettamente in linea con le scelte di “status quo” del disco. Junior non apporta granché di nuovo a quanto già dei Royksopp era noto; anzi, in alcuni punti vengono rimestati gli stessi medesimi ingredienti (primo fra tutti la voce di Karin Dreijer dei Knife, quattro anni fa interessante novità, oggi al limite del fastidiosetto) già presenti in “The Understanding” - che rimane il loro miglior lavoro. E anziché creare ricette saporite e fragranti, sembra che il duo norvegese si sia dimenticato di mettere ai nuovi pezzi talvolta il sale, talvolta il pepe, o talvolta entrambi.

Sebbene, nel complesso, non si possa dire che Junior non sia un disco ben prodotto o che i Royksopp non siano gli indiscussi portatori sani di quel genere di nicchia – ma sempre più sdoganato – meglio noto come “elettronica intelligente”, devo eccepire che forse, stavolta, è un po’ troppo “intelligente” e io non ci sto dietro. Ascoltarlo tutto dall’inizio alla fine senza farmi prendere dalla voglia di usare il tasto “skip”, risulta uno sforzo che non lascia quelle soddisfazioni emozionali attese. Personalmente faccio fatica a capirlo questo disco, nonostante gli ascolti ripetuti: ed attendere che mi entri in circolo è frustrante, perché è la stessa sensazione che provavo in quarta superiore quando tentavano di farmi andare giù i logaritmi, ma non c’era verso.


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Black Eyed Peas - Boom Boom Pow

Scritto da Chissenefrega il 22 Marzo 2009 – 15:27 -

Io pensavo fossero passati a miglior vita dopo una fatale intossicazione alimentare causata dalla torta del matrimonio di Fergie, invece i Black Eyed Peas sono ancora qui, al completo, con un nuovo album (in uscita il 9 giugno) ed un nuovo singolo che sembra cantato da una mandria di bovini all’alpeggio e che si proietta immediatamente ai vertici massimi nella classifica dello schifo.




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Lily Allen - It’s not me, it’s you

Scritto da Chissenefrega il 10 Marzo 2009 – 20:23 -

Lily Allen è una ventitreenne della Londra bene che non avrebbe alcuna necessità di pubblicare un disco per mantenersi. Ma soprattutto non avrebbe alcuna necessità di pubblicare un BUON disco per mantenersi. Reduce da un’infanzia tormentata, da un tormentone estivo, e da un demenziale show tv, Lily è già stata ampiamente sfottuta su queste pagine per i suoi atteggiamenti al limite del buon gusto e contestualmente riabilitata musicalmente grazie ad un nuovo singolo (“The fear”) in grado di cancellarne tutti gli eccessi per illuminarla di una luce nuova. Se ai tempi di “Smile” peccava di autostima oltre che di una eccessiva leggerezza e, nel complesso, “Alright Still” si poteva considerare un album piuttosto scontato e immaturo, la Allen di “It’s not me, it’s you” sembra riaffiorata da una sauna finlandese in compagnia dei Royksopp e dei Chemical Brothers (ma sono certo che con questi ultimi, in particolar modo con uno dei due, ha fatto più che una sauna), che le ha aperto i pori della pelle e conferito una vena caratteriale fortificata, oltre che delle qualità vocali migliorate: oggi più amabili e vellutate - come anche le sonorità , sature e modernissime – rispetto a quelle quasi stridule dell’album precedente.

Se la stampa al servizio di Sua Maestà ha nominato “The fear” una delle migliori canzoni pop degli ultimi anni, anche dell’album “It’s not me, it’s you” le recensioni in giro sono più che positive. E la mia autoradio conferma (l’ultimo cd che aveva girato ininterrottamente per più di una settimana è stato quello de “il Genio“). Dice Rockol: “è uno di quegli album così perfettamente inutili che sarebbe un peccato non acquistare. E’ simpaticamente leggerino, grazioso e non lezioso, adattabile a varie circostanze come una sciarpa di cashmere”. Quale miglior definizione per dare un senso compiuto alla parola “pop”? E’ difficile, infatti, trovare dei difetti a quest’album che propone una selezione di canzoni ben salde sul binario dell’elettropop, che non si discostano dalla tradizione melodica tipica anglosassone, ma che tentano un originale crossover che coinvolge elettronica, folk, country ed underground. A suoni sempre furbescamente azzeccati (anche quando azzardano uno stupefacente approccio electroclash) e divertite citazioni al limite del plagio, si unisce un consapevole uso di campionamenti e strumenti desueti (la fisarmonica e l’adorabile pianetto honky-tonkeggiante su tutti) e dei testi con un sarcasmo spesso spinto al bollino rosso ma che rappresenta appieno una certa cultura giovanilistica della Gran Bretagna che vive nel presente.

In maniera assolutamente intelligente, però, il disco non esce mai dal seminato e rimane fruibile dall’inizio alla fine ad una platea generalista dal palato preferibilmente anglosassone e nordeuropeo, ma non solo. Di fronte a questa Lily Allen soccombe ogni Lady Gaga ed ogni Katy Perry, a dimostrazione che esiste ancora una realtà di popmusic fatta col cervello prima che con la merificazione del corpo, che ancora molto ha da dare in termini di creatività e di appagamento dell’ascoltatore. Realtà della quale sembra che solo noi in Italia dobbiamo ancora accorgerci, visto che le nostre radio sono intasate di tamarrate americane (e taroccamenti all’amatriciana) che ormai non funzionano nemmeno più in patria e i nostri talent-show continuano a proporre le ormai artisticamente defunte Anastacie come modelli unici a cui ispirarsi.

Dopo il salto il “sampler” dell’album (su cui arrivo in ritardo di un mesetto abbondante, ma meglio tardi che mai)

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Planet Funk - Lemonade

Scritto da Chissenefrega il 10 Febbraio 2009 – 19:46 -

Che il video sia introdotto da “Chase the sun” fa un po’ tristezza: la citazione sembra messa lì solo per dire “Ehi, vi ricordate? Noi siamo quelli che hanno fatto questa!“. E’ passato un decennio, però, e pretendere di campare di rendita (artistica più che economica) ancora oggi è forse un po’ eccessivo. Richiamare, seppur in uno slancio autocelebrativo rivolto alla promozione del greatest hits, Dan Black (che potrei anche confondere con Dan Brown) è una intelligente scelta, perché senza di lui, i Planet Funk, non sono mai più stati gli stessi. Lemonade, anche se si può catalogare senza ripensamenti tra le canzoni più “carine” del momento, non spacca di certo come “The Switch” o “Who Said”. Peccato.


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Röyksopp - Happy up here

Scritto da Chissenefrega il 15 Gennaio 2009 – 20:51 -

Melody A.M.“, l’album di debutto, è del 2001; “The Understanding“, il seguito, è datato 2005. Se ogni quattro anni i Röyksopp di Tromsø, Norvegia, ci regalano un comeback da pelle d’oca, con brani che rimangono vere pietre miliari della musica contemporanea, vale davvero la pena aspettare. E l’appuntamento del 2009 non è stato mancato: quest’anno la band festeggia il decennale di carriera e decide di auto-omaggiare il suo primo singolo. Il nuovo “Happy up here” (che uscirà fisicamente tra due mesi, poco prima dell’album “Junior”), riporta furbescamente alla mente quella melodia minimale di “Eple“, ingrossata però da un groove preso a prestito dai colleghi Beats and Styles. Meno pop rispetto al raffinato successo internazionale “What else is there“, più vicino all’elettronica scandinava d’esordio. Eleganza rara, fiordi e sintetizzatori, forme d’onda taglienti, voci sognanti e ritmi da assaporare alla luce fioca di un’aurora borale. Potrei uccidere per avere quest’album, non so se ce la faccio ad aspettare fino a marzo.


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Serpenti - Sinuoso Vortice

Scritto da Chissenefrega il 13 Gennaio 2009 – 20:14 -


Loro sono Gianclaudia Franchini e Luca Serpenti - in arte i Serpenti, appunto - ed io ammetto che li conosco solo perché la loro casa discografica mi ha inviato il loro primo album in anteprima, “Sottoterra“, in uscita il 16 gennaio (che è anche il compleanno di mia nonna, questo significherà pure qualcosa, o no? …che poi abbinare la parola “Sottoterra” con “il compleanno di mia nonna” non mi pare propriamente un grande augurio, comunque…), per recensirlo qui sul blog. Tale tendenza suicida merita quindi una analisi adeguata. “Sinuoso Vortice” è il singolo d’esordio che ha valso al duo la recente vittoria del contest Nokia Trend Lab con giudizi critici tipo: “Questo pezzo sa di Matia Bazar prodotti dai Neptunes”. In realtà “Sinuoso Vortice” è un pezzo che dà un’idea ben precisa della strada che la band ha intenzione di pecorrere: quella del rock underground (”Sottoterra”, appunto) sovrastato da una imponente presenza elettronica, che dà un senso di “riempimento” (e forse anche di “stordimento”, a lungo andare) ma adatto per essere ballato/pogato in ogni tipo di club. Il pezzo più riuscito dell’album è “Baciami” che ha un retrogusto di Subsonica VS Prozac+ meet Fedde le Grand e che tra l’altro è il pezzo più frivolo dell’intero disco, ma con buona probabilità è proprio per questo che funziona. Le sonorità sono nel complesso coinvolgenti e molto moderne, a volte onestamente un po’ stridenti con la voce che - per il mio gusto - è decisamente antiquata (per timbro e tecnica) e sembra un fastidioso mix tra Meg e Gianna Nannini risultando gradevole paradossalmente solo quando è distorta con effetti speciali. Insomma l’esordio è discreto, non penso che sentiremo pezzi dei Serpenti in qualche radio mainstream, ma qualche presupposto per ambire ad un successo cha va oltre il sottobosco indipendente, è innegabile, c’è.


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Il Genio, Pop Porno e molto di più

Scritto da Chissenefrega il 18 Ottobre 2008 – 13:57 -

Ho preferito attendere di avere sotto alle orecchie l’album di debutto del geniale (di nome e di fatto) duo elettropop “Il Genio“, prima di accodarmi incondizionatamente al trend del momento e procederne alla - scontata - beatificazione. Uscito la scorsa primavera nei circuiti indipendenti, il disco gode oggi di meritata popolarità grazie alla hit “Pop Porno“, diventata un vero fenomeno per opera del passaparola in rete. Da internet, alle radio, alle tv, “Il Genio” è una scheggia impazzita nel panorama pop del nostro Paese, dominato dai soliti giri, dai soliti noti e dai soliti giri di note. Ma “Il Genio” non è solo “Pop Porno”: è un album dagli evidenti francesismi d’ispirazione anni 60 e nel contempo un lavoro underground postmoderno dall’atmosfera consapevolmente lontana dalla realtà, avente come filo conduttore una sana e palese (auto)ironia. Impossibile, per idee e sonorità, paragonare questo prodotto a qualcos’altro: al massimo “il Genio” potrebbe essere definito una fusione a caldo tra i primi Baustelle e “Je T’aime… Moi Non Plus, spinta nella stratosfera del lo-fi sonoro da uno stile personalissimo il cui marchio distintivo è la voce vellutata della adorabilmente miagolante Alessandra Contini.

“Il Genio”, l’album, si apre (a dire il vero, tiepidamente) con “Le Bugie Di Françoise“, forse il brano meno incisivo dell’intero disco e che, dopo un minuto, onestamente stufa. Ma se il primo passo sembra falso, dal secondo brano il duo leccese capitanato da Gianluca De Rubertis, cala gli assi e il livello schizza in alto rimanendo costantemente sublime, fino alla fine, quando tutto finisce ma tu ne vorresti ancora. La traccia due esplode in “Non è Possibile” (”Non sono una professionista / E neanche abbastanza smaliziata / per dire il mio punto di vista / no, non è possibile / che l’uomo sia andato sulla Luna / No, no no / Scusate la franchezza / ma lo pensano molti scienziati“), capolavoro di stesura che viaggia al ritmo dei passi leggiadri di Neil Armstrong sul solo lunare e prosegue con la mai troppo lodata “Pop porno”. Tutto ciò che segue è da mettere in loop infinito, dalla follemente elegante “Applique” (Scrivi di me e divento / poi mi dipingi di vernici / io divento fingo / come fingono le attrici / hai la bocca asciutta / oppure è secco il calamaio / ari un campo e il seme è nero / ma è Gennaio) a quella che in un album comune sarebbe la “ballatona” di metà disco (”Tutto è come sei tu“), ad uno dei brani decisamente più riusciti, “A questo punto“: melodia infantile e ritmo da juke-box, da coreografare obbligatoriamente in virato seppia (Il telefono squilla a dirotto / non rispondo … di me! / è gia tardi, oggi che ho fatto? poche cose ma particolari).

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