Category - Dance

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Il santo del giorno – Martin Solveig
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Il santo del giorno – Jason Derulo
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Il santo del giorno – Moby
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Agonia estiva (ma anche un po’ invernale) di questo blog / 2
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Per la serie: non ho piu’ vent’anni ma ancora tengo botta
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Jennifer Lopez ft. Pitbull – On the floor
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Ke$ha – Blow

Il santo del giorno – Martin Solveig

Ammetto che ha fatto più fatica di altri suoi colleghi dj a convincermi: i suoi “Rocking Music” e “Jealousy”, seppur siano rimasti nella hall of fame dei successi house dei primi anni 2000, non mi erano bastati per accordargli la necessaria fiducia. Grazie agli ultimi singoli, però, ha ampiamente recuperato. Ha anche sempre realizzato dei video superiori alla media, per il suo genere, dove non fa mai inutilmente lo sborone come i vari Guetta o Sinclair, per dire. Un vero deejay della consolle accanto.

Il santo del giorno – Jason Derulo

Lo so che me ne dovrei profondamente VERGOGNARE, ma lui è il mio preferito (e non chiedetemi perché, perché non saprei trovarne una ragione: l’amore è bello perché è vario, ma soprattutto perché ti coglie impreparato e quando meno te lo aspetti) tra tutti gli rnb / rap / hiphop / black / soul / young / american / tamarr / wanna-be-the-new-michaeljackson / se-te-piacerebbe che fanno le canzoni con lo stampino. Memorabile la sua “In my head” che ha copiato da Lady Gaga e imperdibile la sua recente “Don’t wanna go home” che ha copiato da chiunque.

Io AMO Jason Derulo. Mi fa simpatia, non è il solito belloccio sventrapapere: lo disegnano così per esigenze commerciali, ma lui in realtà è un tenero, dolce, piccolo-brutto-anatroccolo. Magari tra qualche anno non si trasformerà in un bellissimo cigno, ma al più in un pollo sultano di Francesco Amadori, però a me piace lo stesso. Soffre di una lieve carenza testosteronica che si palesa in special modo durante i suoi maschi balletti (lascive figliole mezzenude gli si strusciano ovunque, ma lui è concentrato solo sulla sua coreografia: questa è professionalità, io lo trovo bravissimo). Io Jason Derulo lo ospiterei volentieri a casa mia. Magari non proprio dentro (visto quanto suda), ma in una baracca in legno di fianco alla cuccia del cane credo che ci starebbe proprio bene.

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Il santo del giorno – Moby

Ho sempre stimato Moby. Ma ho anche sempre avuto un problema con Moby. Cioè. Ho sempre pensato che fosse geniale. Mi piace la sua eccentricità e la sua aria svagata (TOP quando ritirò un qualche award in tuta dell’Adidas), credo che sia un talentuoso autore, un eccezionale creativo, un fantastico dj-producer. Adoro la sua perfidia mascherata (ha prodotto per Britney Spears una delle sue canzoni più inutili, se non è perfidia questa). Ma tre quarti della sua produzione musicale mi annoia a morte, l’ultimo suo album – uscito questa primavera – non l’ho nemmeno scaricato per cusiosità. Non so. Ho sempre stimato Moby. Ma ho anche sempre avuto un problema con Moby. Cioè. Ho sempre pensato che fosse geniale. Forse ho sempre pensato che fosse troppo geniale per piacermi fino in fondo.

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Agonia estiva (ma anche un po’ invernale) di questo blog / 2

Capitolo tormentoni dell’estate: o almeno quelli che vorrebbero esserlo, ma chissà.

Ps: dalla presente, e da eventuali liste future, escludo volontariamente Danza Kuduro con la motivazione “è una canzone talmente orripilante che il solo pensiero che qualcuno possa averla concepita, prodotta e commercializzata mi fa venire le emorroidi psicosomatiche”.

Alexandra Stan – Get Back (A.S.A.P.)

Questo, più che “tormentone dell’estate” è un tormentone dell’est e basta. Alexandra Stan è l’astro nascente della poppedenze rumena (più “denze” che “poppe”, le quali appaiono piuttosto assenti o imbottite artificialmente) e il follow-up “Get Back” è praticamente la copia sputata del suo brano d’esordio “Mr Saxobeat”, singolo multiplatinum che ha scalato negli ultimi mesi tutte le charts europee, vecchia e snob Inghilterra compresa. Confezionato appositamente per assomigliare a qualcos’altro (e in primis a se stesso), “Get Back” è una hit spremilimoni che con buona probabilità sarà la seconda ed ultima della carriera internazionale della bionda Alexandra. Che comunque a me sta molto simpatica, anche se le lyrics del brano non sono certo d’aiuto per riabilitare l’immagine della “tipica ragazza dell’est” agli occhi del maschio italiano medio. In pratica la trama è questa: lui torna dopo tanto tempo e vuole parlare, ma lei dice che non è il momento e si strappa via vogliosa il suo se-se-se-se-sexy bikini affinché lui possa giocare a tris sul suo corpo ignudo (usando un grosso pennarello, è sottinteso). Ve l’avevo detto che era simpatica.

Rebecca Black – My Moment

Non si spiega il clima d’odio nei confronti di questa inconsapevole quattordicenne, tutta sorrisi innocenti e piastra per capelli. Rebecca è la titolare di un video cheap come molti altri ma che per misteriosi scherzi del destino (e di Youtube) è diventato un trash-cult planetario. “Friday” poteva anche essere una canzone non bellissima (e infatti non lo era), ma se parliamo di questo aspetto davvero uno non sa dove sbattere la testa, ultimamente. In “My Moment” (altro brano non bellissimo e con un arrangiamento che ha mandato il professionismo in vacanza) la giovane Black racconta di essere fiera di vivere il suo momento di celebrità, consapevole che non si può piacere a tutti. A questo proposito, i milioni di “dislike” sui suoi video sono davvero immotivati e non fanno che rafforzarne la fama. In fin dei conti, finora, è uguale a tante altre ragazzine che inseguono un sogno e non ha fatto nulla di male, se non consumare tonnellate di kilowatt/ora per piastrarsi i capelli. Io la lascerei vivere tranquilla, fintantoché rimane un fenomeno teen pulito e senza troppe pretese. E’ una degna erede di Hilary Duff e sparirà dalla circolazione in maniera autonoma, soprattutto quando si sgonfierà questa immotivata macchina del fango di cui è vittima. A proposito, qualcuno ha notizie di Hilary Duff?

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Jennifer Lopez ft. Pitbull – On the floor

No, scusate, cosa mi sono perso? Cos’è sto continuo fiorire di uscite discografiche una più imbarazzante dell’altra? Cioè uno si distrae un attimo e la gente rifà Express Yourself, The Summer is Crazy e la Lambada? No, dico, la LAM-BA-DA! Sembra che lassù, nel magico mondo delle major del disco, qualcuno si sia ubriacato di Redbull e Jagermeister e abbia deciso di mettersi due dita in gola vomitando tutto il vomitabile retroattivamente fino al 1900. Sottoponente subito a lavanda gastrica chi ha avuto l’idea di questo terrificante remake, che io me lo sento, la fine del mondo è vicina e si verificherà quando qualcuno sfornerà una versione electro-hiphop della Macarena.

PS: perché J-Lo sembra una quattordicenne sotto acidi? Perché Pitbull è ancora vivo? Nota per nostalgici: non era meglio mantenere il ricordo di Athina Cenci e Giannina Facio a Emilio?

Ke$ha – Blow

Oltre a quelle di Anna Tatangelo, Britney e Gaga, anche la videografia Ke$hana si arricchisce di un nuovo videoclip. Si tratta di “Blow”, che eleggo seduta stante come peggior canzone prodotta da Max Martin nella sua (finora) scintillante carriera. In questo video c’è una sempre più vocalmente fastidiosa Ke$ha, (meglio nota come Ce$ha di Tik Tok) che limona duro con degli unicorni; ma soprattutto c’è James Van Der Beek (meglio noto come Dawson di Dawson’s Creek) che a un certo punto, inspiegabilmente, si toglie un reggiseno e finisce decapitato.

Qualcuno si premuri di informare Dawson che nella scala del prestigio sociale, dopo la voce “comparsa nei peggiori video di Ke$ha” c’è “dormire su un cartone nella stazione della metro”. Nonostante tutto, però, colpisce il fatto che James Van Der Beek non invecchi mai: tempo fa l’avevo visto in un film tv catastrofico del ciclo Alta Tensione (dove vestiva i poco credibili panni di un meteorologo che doveva salvare il mondo dagli uragani) ed era identico a quando interpretava lo scolaretto illibato aspirante regista. E anche visto oggi, Dawson è sempre uguale, mica come Ke$ha: qualche anno fa, l’odierna trasgressiva diva tamarr-pop, sembrava la figlia sfigata di un pastore anglicano.

young kesha

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