Category - Dance

1
Dieci videoclip (più uno)
2
Moony, grasso che (non) cola
3
Stylophonic – Beat Box Show
4
Daft Punk – Musique Vol. 1
5
Sara Jorge, a must have?
6
Fatboy Slim (is fucking in heaven)

Dieci videoclip (più uno)

Nonsochì ha stilato una graduatoria dei dieci videoclip più rivoluzionari di sempre. Ora, io dico che, secondo me, chi ha redatto questa classifica, di video musicali ne ha visti davvero pochi. Personalmente, nella mia personale classifica, Britney Spears non si troverebbe sicuramente al secondo posto, Madonna sarebbe meno presente (che senso ha che compaiano 3 suoi video?), e le Spice Girls e Robbie Williams non ci sarebbero proprio (se proprio fossi obbligato a scegliere dei video con scheletri protagonisti preferirei indubbiamente “Hey boy hey girl” dei Chemical Brothers o, al limite, “The prime time of your life” dei Daft Punk). Anche Eric Prydz non mi sembra molto meritevole di un premio per il video più rivoluzionario, se proprio dobbiamo restare in tema, perchè non scegliere quello di “Satisfaction” di Benny Benassi? Insomma, diciamocelo: è una classifica fatta un po’ alla carlona.

Se fosse per me butterei via tutto e riscriverei la lista partendo, per esempio, dai Justice, che uniscono nervosi suoni elettronici ad un video eccezionalmente fantasioso.

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Tanto per puntualizzare, il campionamento della canzone “Never Be Alone” dei Simian è il punto di origine su cui regge tutto ciò che nel video crolla. “We are your friends” è l’ennesima dimostrazione che la creatività di scuola francese continua a dare il meglio di sè, musicalmente e visivamente. Meditate gente, meditate…

Moony, grasso che (non) cola

Nei primi anni 2000 mi chiedevo come mai la carriera della vocalist veneta Moony, che era riuscita a piazzare in giro per il mondo la hit “Dove (I’ll be loving you)“, non decollasse. Allora immaginai che fosse solo per questioni estetiche: in fin dei conti le classifiche erano invase da biondine taglia 42 e lei aveva un’immagine assolutamente fuori target. Fui pronto a sputar sentenze contro chi preferiva una gnocca afona ad una voce/canzone interessante.

Non ci ho messo molto per ricredermi. Perchè ascoltando col senno di poi i vari follow-ups di “Dove” mi rendo conto che sono di una banalità agghiacciante. E l’album “Lifestories“, rimasto tristemente invenduto, mi fa pensare che se l’avessi fatto io col Commodore 64, avrei tirato fuori qualcosa di sicuramente più interessante o quantomeno meno noioso. Insomma Moony non sarà Scarlett Johansson, ma anche chi doveva gestirne la carriera, ha indubbiamente voluto infierire.

E davanti alla nuova, ma che dopo un solo ascolto suona già decrepita, “For your love” (uno dei titoli più abusati della storia dell’umanità) la mia opinione non cambia di una virgola. Perchè riciclare gli stessi accordi della sua unica hit di 5 anni fa e gli stessi suoni uguali sputati, affidandosi alle mani unte di gel per capelli di un Tommi Vi qualsiasi, non è certo un passo avanti: nè per la sua carriera, nè per l’attuale musica dance di produzione italiana, tanto meritatamente bistrattata quanto totalmente scialba.

Stylophonic – Beat Box Show

Milanese, 34 anni, lo scopo della sua vita è “lavorare su vecchi brani per creare musica nuova” e “rivedere il rapporto a volte sospetto tra l’Italia e la musica in 4/4”. Stefano Fontana, in arte Stylophonic è uno dei maggiori responsabili, insieme a Moby e a FatBoySlim, della nascita di un genere elettronico che miscela sapientemente l’old school con il new school, creando qualcosa di straordinariamente ammaliante.

Dopo il debutto di 3 anni fa, con due singoli chart-topper mondiali (“If everybody in the world” e “Soul reply”) ed un disco (“Man music technology”) premiato dalla critica, ma, a mio avviso non all’altezza dei due singoli di lancio, oggi Stylophonic ritorna con un nuovo, stavolta ottimo dall’inizio alla fine, lavoro: “Beat box show“. Sessanta minuti tra sonorità che combinano in maniera semplice ma efficace, elettronica e hip hop, funky e house. Il tutto facendo un uso volutamente abbondante delle mitiche sonorità electro vecchio stile, tratte dalle Roland 303 e 909, che, paradossalmente, riescono a dare al già eccellente lavoro di Fontana, un’atmosfera estremamente moderna.

Daft Punk – Musique Vol. 1

Rilasciare un greatest hits dopo soli 3 album, per qualsiasi gruppo sarebbe una mossa un po’ azzardata. Non per i Daft Punk, duo di producer francesi (Thomas Bangalter e Guy-Manuel De Homem-Christo) che dalla seconda metà degli anni 90, partendo dal loro garage, armati solo di un campionatore e di tante idee in testa, hanno rivoluzionato il modo di concepire la musica elettronica a livello mondiale. Oggi, a distanza di circa 10 anni dal debutto, gli ultimi scampoli di quel che resta, seppur attaccato ad un defibrillatore, di musica dance, suonano esattamente come allora: l’influenza del duo francese è rimasta impressa come un marchio indelebile nelle orecchie e nelle teste.

Musique Vol. 1 propone un viaggio nella breve, ma strabiliantemente ricca di successi, carriera dei Daft Punk. E il dvd allegato regala un’incredibile escursione visiva, sospesa tra il dolcemente sognante e l’estremamente allucinante, ma sempre e comunque impregnata di quella qualità, rimasta, finora, ineguagliata.

Sara Jorge, a must have?

“Beautiful World” di Sara Jorge è stata considerata la canzone must have dell’estate 2006. Ma nonostante un buon successo nella patria Inghilterra, mi sembra che nel resto del mondo (e non parliamo poi dell’Italia!) stia passando talmente inosservata che un po’ mi dispiace. Le premesse perchè fosse una hit intercontinentale c’erano tutte: un pezzo caramelloso da diabete, una cantante botulinica ibrida tra la fotocopia di Mariah Carey (ma con qualche anno di meno) e la voce da gattamorta sputata di Kylie Minogue (ma con qualche ottava in più). Produttore: quello di “Can’t get you out of my head” della stessa Kylie e di “Groovejet” di Spiller. Un video carino e i remix dei migliori deejays inglesi. Tutto sembrava perfetto, ma qualcosa non ha funzionato. Sarà che non siamo più negli anni 99/2001 quando quel tipo di pop-dance spopolava? Sarà che quel genere di musica è diventato talmente usa e getta da venir gettato ancor prima di essere usato? Sarà che la nuova frontiera della musica da ballo è l’ hip/hop a 100bpm di produzione americana e la nostra eurodance a 130bpm è bella che sepolta? Non lo so e non voglio fare eccessivamente il nostalgico. Ma trovo che un ritorno al passato, un ritorno ai Daft Punk, agli Air, agli Stardust, agli Underworld, ai Modjo, agli Spiller, ai Phoenix, alle Kylie, alle Sophie Ellis, alle Moony (e chi più ne ha più ne metta) di un lustro fa sarebbe davvero auspicabile per dare una rivitalizzata ad un genere (quello della pop-dance-houseggiante di stampo europeo) che ha ancora molto da dare ma è stato ingiustamente, e frettolosamente, accantonato.

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