Category - Curiosità

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Checcefrega de Blogbabel, noi c’avemo Wikio Blogs
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Less bitch, more introspective
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Un corpo immerso in un liquido si bagna
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2008: Odissea all’ufficio per l’impiego
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Final destination 2
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Le guerre raccontate dal cibo
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Top carampana of the year

Checcefrega de Blogbabel, noi c’avemo Wikio Blogs

Questo è il MILLESIMO post di Chissenefrega. Ci sarebbe da festeggiare, invece su questa giornata di fine marzo aleggia un clima di mestizia unito a lacrimazione di sangue per la teatrale chiusura di Blogbabel, la classifica più controversa della blogosfera. Agli amici di Blogbabel piacciono le feste comandate: il giorno dell’Epifania erano partite minacce e anatemi, a Pasqua la chiusura del servizio, ora chissà cosa succederà a Ferragosto. Lo spegnimento del portale sembra una scelta solo temporanea, giusto il tempo di creare un po’ di clamore intorno alla vicenda (infatti i Nostri non hanno perso tempo a farsi intervistare dalla Rai [nulla di male, ma il fatto che lo sbandierino ai quattro venti in grassetto sulla loro defunta homepage la dice lunga sull’arroganza che lamentano in altri]) che culminerà in uno dei seguenti modi:

  1. Blogbabel verrà riaperto il 1° aprile con un messaggio beffardo di Giovy che annuncia “Era un pesce d’aprile e ci siete cascati tutti come allocchi. Questo dimostra la nostra superiorità cerebrale mentre voi blogger babbei e plebei continuerete a grattare con le unghie il fondo delle nostre classifiche ghbuaghhuauauauh (ghigno satanico)”;
  2. I vertici di Blogbabel verranno chiamati in videoconferenza su Skype da Condoleeza Rice che consiglierà di riaprire la baracca in seguito al suicidio di massa di tutti i blogger che occupavano i posti in classifica dall’undicesimo in poi. Nel caso in cui il consiglio non venisse seguito, l’esercito americano spedito in missione a casa di Ludo, troverà casualmente delle armi di distruzione di massa (tipo un nuovo algoritmo sconfiggi-meme) nel suo sottoscala. E il resto sarà storia;
  3. Blogbabel riaprirà solo quando Swan comparirà in abiti succinti sulla copertina di Maxim.


Postilla: questo post ironizza, nello spirito del blog, su un avvenimento riguardo al quale – secondo la personale ed inutile opinione dello scrivente – non sarebbe necessario drammatizzare più di tanto, ma che sembra divenuto di rilevanza nazionale. Bah, sarà. In merito alla questione, io mi sono già espresso lo scorso gennaio, scatenando ire funeste placatesi nel giro di una twitterata. Se volete saperne di più, interpellate Paulthewineguy, vera pietra dello scandalo. Se volete saperne di meno, interpellate Wikio, a cui probabilmente della faccenda non frega proprio un emerito cavolo, ma resta l’unica ragione di vita per noi blogger rosi dall’invidia e dal celhopiulunghismo.

Less bitch, more introspective

Andrea Andy BitchVernucci ormai è il nostro performer di riferimento. Personalmente lo apprezzo di più quando si dimena nel brodo trash di coreografie sinuose e animazioni in 3D, ma si sa, a tutti gli artisti prima o poi salta il pallino intimista. Questo video, squisitamente lo-fi, è talmente ben fatto che non meriterebbe di essere proiettato su queste pagine, bensì ad un festival di cortometraggi di registi incompresi (e io, infatti, la trama non l’ho mica capita più di tanto). Ottimo il lavoro di regia, riprese e montaggio, pronuncia inglese in miglioramento, ma io scalderei la voce con qualche effetto (non so, un minimo di riverbero, ad esempio) e mi affiderei alle sapienti mani di un autotune in alcuni punti (oppure a quelle di Mara Maionchi). La scelta dei Morcheeba è plausibile e per il resto tutto è ok, tranne i jeans col teschio: semplicemente orrendi.

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Un corpo immerso in un liquido si bagna

L’unica nozione che ho di fisica, oltre a “velocità uguale spazio fratto tempo”, è la seguente:

un corpo immerso in un liquido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume del liquido spostato

c’è da dire che se il corpo in questione fosse quello di Giuliano Ferrara, oggigiorno lo stesso Archimede avrebbe difficoltà a dimostrare il suo teorema. Ma non so niente di fisica, dicevo, per cui non sto qui a tentare di spiegare la questione della querelle tra l’onorevole Gabriella Carlucci e il CNR che tiene banco in queste febbricitanti settimane di campagna elettorale. Wikipedia illustra l’accaduto in maniera piuttosto divertente, ma tutt’altro che obiettiva. Cioè, io capisco che redigere la biografia della sorella di Milly deve essere parecchio impegnativo, però frasi tipo:

Il 26 ottobre 2001 alla guida del suo Porsche mentre era al cellulare non ha rispettato uno stop, causando un incidente stradale. Non fermandosi per la costatazione, scappò sulla corsia preferenziale.

e

Non solo la Carlucci non chiede scusa, ma in un post pieno di errori grammaticali ed ortografici pretende ancora di avere ragione

io non mi aspetterei di trovarmele nella Treccani e in nessun’altra enciclopedia.

Già che sono qua apro una parentesi: mi sembra che questa campagna elettorale si stia giocando molto sulla scacchiera della blogosfera. Ogni cinque minuti nasce un blog a supporto di questo o quell’altro candidato, ci si abbandona a promesse fatte in Times New Roman e alla denigrazione dell’avversario a colpi di file PDF. Abito su questi schermi da quasi due anni e devo dire che non mi piace neanche un po’ aprire le mie windows e vedere i sorrisoni politici di certi personaggi più o meno sconosciuti che elemosinano voti. Non mi piace che WordPress sia diventato una enorme bacheca di blog-manifesto nati ieri e che moriranno all’indomani delle elezioni trasformando le promesse e i buoni propositi in tonnellate di megabyte di spam. Chiusa parentesi.

Tornando in topic, devo ammettere che da blogger abituato a collezionare montagne di insulti gratuiti, mi sento molto solidale con ciò che sta succedendo in questi giorni alla Gabry. Sembra quasi che le carampane della scienza siano più resistenti di quelle dei Tokio Hotel. Ma la Carlucci è sempre stata forte, fortissima: quindici anni fa a Buona Domenica, da novella Spiderwoman scalava i grattacieli Mediaset, si lanciava dall’alto di una torre appesa solo ad un elastico preso in prestito dagli slip di Gerry Scotti e come la Donna Cannone si faceva sparare da Cologno a Lambrate atterrando illesa su un materasso a molle Eminflex. Oggi quelle imprese sono lontane e fanno solo curriculum televisivo, ma le sono servite a farsi le ossa per surfare sulle onde della Rete e parlare al popolo dal suo blog. E, al di là delle ideologie e dei contenuti, bisogna riconoscere a questa donna almeno il merito di essere una delle poche persone “famose” che ha capito come funziona il mondo dei blog, e cioè così: anche nel torto marcio, devi incassare i colpi più bassi con signorilità e non farti intimorire se su 100 commenti ai tuoi post, 99 sono di offese alla tua persona e uno promoziona il Cialis. Detto questo, quando torna a fare Buona Domenica?

2008: Odissea all’ufficio per l’impiego

Ho finalmente capito qual è la posizione del governo (eh, sì ma che governo?) per contrastare la disoccupazione e il precariato. La nuova Legge n. 188 del 17 ottobre 2007, entrata in vigore lo scorso 5 marzo, prevede che se hai un contratto a tempo indeterminato è impossibile dare le dimissioni dall’azienda per cui presti servizio, perciò devi rimanere lì vita naturaldurante. Se fino a ieri per recedere dal tuo contratto di lavoro bastava una semplice, cara, vecchia raccomandata scritta anche su carta di formaggio e consegnata a mano al datore di lavoro, oggi, per tutti i lavoratori dimissionari in data successiva al 5 marzo 2008, è necessario recarsi in un ufficio pubblico, e perdere mezza giornata della propria vita bestemmiando (è una di quelle cose che non ho mai fatto in vita mia, ma c’è sempre una prima volta, poi sotto Pasqua tempra lo spirito e il corpo).

Il ministero parla chiaro: basta recarsi ad un centro per l’impiego o un ufficio di un qualsiasi comune d’Italia, compilare un moduletto e via, tutto semplice e lineare. Beh, semplice e lineare un corno, visto che l’ufficio per l’impiego del mio comune e dei 3 comuni circostanti, nonchè l’ufficio informazioni di ciascuno dei comuni che ho interpellato, erano sì al corrente di questa nuova procedura per le dimissioni volontarie, ma “il ministero non ci ha ancora attrezzato informaticamente“, per cui sono stato invitato più o meno cortesemente a rivolgermi ad un non meglio specificato ufficio provinciale per l’impiego, per ricevere maggiori informazioni.

Giunto a tale ufficio provinciale, dopo 35 chilometri in macchina in mezzo al traffico del mattino (contro al massimo quattro o cinque se avessi potuto espletare la formalità nel mio comune di residenza o in uno limitrofo), mi trovo una coda di circa trenta persone, tutte in attesa di prendere un modulo da compilare manco fossero i biglietti della lotteria Italia e tutte più o meno dubbiose su cosa scrivere nei campi richiesti. In coda ci sono per lo più stranieri che confabulano tra di loro, copiano l’uno dall’altro, e chiamano al cellulare qualcuno che gli dia supporto. C’è anche qualche italiano di mezza età, altrettanto confuso su come riportare le proprie generalità (“Ma metto il cognome da nubile o da sposata”?) e chi dice a voce non proprio bassa che “solo quel ***** di Prodi poteva inventarsi una ****** del genere” (avrei voluto fare un monumento a quest’uomo [intendo quello che ha detto la frase, non Prodi, eh…]). Tra la confusione generale vedo anche due ragazzi più o meno miei coetanei, con i quali ci scambiamo complici occhiate di rassegnata desolazione mentre compiliamo lo spazio dove ci viene chiesto il numero della carta d’identità. Stamattina quell’ufficio provinciale per l’impiego rappresentava in pieno questa Italia in cui la situazione dei cittadini peggiora non di giorno in giorno, bensì di ora in ora e a nessuno sembra importare nulla. Una situazione che si riassume nella burocrazia ammorbante, nel vociare caotico in una babele di lingue, nelle lamentele impotenti di chi, un po’ più maturo di me, ne ha viste di cotte e di crude in questo Paese, e in chi, come me, ha l’anima svuotata della voglia di lottare o di schierarsi per sostenere un qualsivoglia ideale.

Ci mancava solo che dopo aver compilato il modulo con tutti i dati richiesti, alcuni a mio avviso anche lesivi della privacy (tipo: “motivo delle dimissioni”, cioè caro Ministero, chettefrega?), mi ritrovassi davanti al mio incubo peggiore. Se siete dipendenti statali terminate qui la lettura, perchè sto per prodigarmi in una sequela di improperi demagico-populisti-beppegrillisti, ma quando mi ritrovo in certe situazioni mi manca l’aria, una maledetta voglia (di mandare tutti a quel paese) a intervalli mi riassale e mi sento così male.

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Final destination 2

Stasera mi sono perso Amici, ma ho acceso giusto in tempo per vedere Final Destination 2 su Rai Due. Sempre di horror/trash si tratta. Completamente inutile questo seguito: il primo – ben riuscito – capitolo della serie era per me già più che sufficiente. Infatti ignoravo il fatto che esistesse un seguito (e addirittura un seguito del seguito). Però qualche trovata efficace c’è: la scena del ragazzo spappolato da una lastra di vetro caduta dal cielo uscendo dallo studio dentistico è stata davvero divertente (poveretto, mi era scattato l’effetto immedesimazione quando l’avevo visto lacrimare mentre gli curavano una carie) [il video è qui], oppure quella della tipa uccisa dall’airbag e del tizio tagliato a fette dal fil di ferro [video qui].

Robetta, comunque, rispetto a quei bei film dell’orrore di una volta. Ricordo che vidi due cult-movies del genere in videocassetta quando ero più o meno in quinta elementare. Ricordo anche che li guardai durante il giorno e a spezzoni, tanto mi procuravano il panico (non dormii per settimane da quanto erano terrorizzanti, peggio dei lifting di Jocelyn Wildenstein). Si trattava dei primi capitoli di Halloween di John Carpenter e di Venerdì 13. Mai più rivisti da allora, tra l’altro. Non so se per paura di rovinare un ricordo così paurosamente vivido, oppure di uscire dalla visione nuovamente atterrito.

Top carampana of the year

Tra i commenti folli che riporto quasi quotidianamente su “Chissenefrega… who tumblr?“, questo vince il premio ROTFL 2008. Si parla di Marco Carta di Amici, di cui ho scritto:durante la settimana impara due canzoni a memoria e nella puntata serale canta la melodia di una con il testo dell’altra. E tutto senza mai perdere l’accento sardo“.

Non ho capito cosa intendevi con “E tutto senza mai perdere l’accento sardo.”. Ti scandalizza che lui mantenga vivo l’accento della propria terra? Pensi forse che sia indegno mantenere l’accento o che sia poco nobile? Dovrebbe scimmiottare un accento non suo per renderti felice? Ti rendi conto delle cose scrivi e del tuo atteggiamento tipicamente razzista…? Svegliati, siamo nel 2008 e viviamo in Europa e le lingue minoritarie, come anche il sardo, sono tutelate dalla stessa Costituzione mentre è reato attaccare le persone facendo ricorso a discorsi sulla razza. Se hai complessi di superiorità, vai da uno psichiatra.

Segue a ruota il meraviglioso:

CIAO MARCO TU SEI BELLOISSIMO SEI INFATTI IL MIO FANS

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