Archive for the ‘Chissenefrega’ Category
10 cose che ho scoperto in Scozia
Scritto da Chissenefrega il 23 agosto 2010 – 20:07 -
1. vige la legge di Murphy applicata alla meteorologia: se appena ti svegli vedi che c’è il sole, stai pur certo che non appena ti sarai allontanato quel tanto che basta senza esserti munito in tempo di un pratico coat, rimarrai vittima di un nubifragio; se appena ti svegli vedi che c’è un nubifragio, il tempo di lavarti i denti ed uscire con k-way ed ombrello che il sole squarcerà le nuvole e splenderà per tutto il giorno, o almeno fino a quando non ti sarai accorto di aver perso l’ombrello chissàdove;
2. a causa del repentino cambio di temperature e condizioni climatiche di cui sopra, è necessario vestirsi a cipolla. Che significa essere talmente poco fashion che quando la gente ti vede per strada si mette a piangere;

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Sarà la pausa estiva che farà riprendere l’attività di questo blog?
Scritto da Chissenefrega il 6 agosto 2010 – 18:30 -Sembra che questo blog sia entrato in modalità estiva in maniera del tutto autonoma e a mia insaputa. Nell’augurarvi un piacevole e rilassante periodo vacanziero, vi saluto con la promessa (forse) che l’attività di questo blog riprenderà (forse) i primi di settembre. Nel frattempo, vi lascio con il meglio della videografia di Icy Spicy Leoncie, artista afro-indo-islandese di indubbie qualità, capace di trasformarsi in men che non si dica da Romina Power a Tina Turner, anche grazie a spettacolari location come la vetrina di “Tuttoa1euro”, o a mirabolanti effetti speciali fermi all’era delle VHS. Have fun.
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Sarà la volgarità che farà riprendere l’attività di questo blog?
Scritto da Chissenefrega il 28 luglio 2010 – 21:20 -L’altro giorno sono stato accusato di “volgarità” per aver riempito di complimenti Marco Mengoni (ma da quanto ho capito mi si contestava l’uso del termine “gangbang“. Mah?!): non tornerò sull’argomento, però a pensarci bene la volgarità fa odiens, e potrebbe essere la chiave per rivitalizzare questo blog. Dunque, ecco a voi la storia più volgare che mi è capitata oggi.
Oggi, in ufficio, il mio capo scartabella tra montagne di carta, alla ricerca di non si sa bene cosa. Ad un certo punto, un urlo di dolore si staglia netto sopra il ronzio del condizionatore: “Aaaaahi, porca Lady Gaga!!(*)” [(*) sostituire con nome d'arte di altra popstar anziana]. Ho fatto il callo a queste espressioni: abitualmente io non le uso, se non esclusivamente dentro la mia testa quando sono per strada in macchina e davanti ho una vecchia mezza inferma che guida una AIXAM e non riesco a sorpassare.
Una volta mi infastidivano, oggi non ci faccio più caso, spesso mi vien da sorridere (argh, sono un mostro!), anche perchè il mio capo in certe occasioni ne abusa creativamente (“Lady Gaga scatenata” lo dice piuttosto frequentemente; ogni tanto gli esce anche una “Lady Gaga ciciona” [obbligatoriamente con una sola "c"], che io non avevo mai sentito altrove, se non da lui). Ad ogni modo: imprecazioni, sangue ovunque, lui che corre verso il bagno con un dito colorato di rosso e tutto gocciolante come un Fiordifragola al gusto True Blood (stavo quasi per svenire, fortunatamente l’eco dei bestemmioni che provenivano dal corridoio ha avuto su di me la rigenerante funzione dei sali).
Il moribondo rientra dopo poco, con l’indice arrotolato in una salvietta (era ancora attaccato alla mano, per la cronaca), ancor più incavolato di prima perché nella cassetta del pronto soccorso aveva trovato il deserto dei tartari. Mi mostra la ferita: un taglietto quasi impercettibile (ma io non potevo certo minimizzare, d’altronde si tratta sempre del mio capo!) sul quale comincia a soffiare delicatamente.
Al che io, dubbioso, gli faccio: “Scusa, ma perché ci soffi sopra?”, risposta: “Perché così mi si chiude il taglio!“. Penso che la mia faccia abbia assunto sembianze simili a quando ho visto per la prima volta un video di Gemmadelsud, ma sono riuscito – grazie alle mie capacità mimiche che neanche Jim Carrey – a farla passare per un’espressione di assenso. In realtà, mentre lui apprezzava la mia solidarietà e pensava che mi stessi interrogando sulla pericolosità della carta killer negli uffici moderni, io invece, non so per quale strampalata associazione di idee, nella mia mente avevo solo questa immagine:
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Sarà l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali che farà riprendere l’attività di questo blog?
Scritto da Chissenefrega il 24 giugno 2010 – 21:07 -
Come volevasi dimostrare. Prima, un tipo intervistato al TG5 ha detto “Lippi dovrebbe allenare il Bressanone”. Un altro piangeva a dirotto mentre una svitata si impadroniva del microfono del cronista urlando “E’ una vergoooooogna!”. Gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra, per una volta nella vita, sono tutti d’accordo (anche se quelli del centrodestra, c’è da dire, sono sempre più d’accordo degli altri). Giornata da ricordare, insomma, e non solo per la pessima figura davanti al resto del mondo sportivo. Oggi siamo tutti allenatori, pieni di risorse e di soluzioni definitive elaborate col senno di poi. E una Nazionale allo sbando rappresenta degnamente una Nazione che va ad escort.
ps: e comunque adesso Lippi è inutile che faccia tanto quello che “mi assumo tutte le responsabilità e mi prendo tutte le colpe”, con l’aria da cerbiatto ferito durante una battuta di caccia al cinghiale. Se fino a ieri sul vocabolario alla parola “arroganza” ci trovavi la sua foto, questo cambio di psicologia è talmente fastidioso che almeno sarebbe risultato più coerente se in conferenza stampa si fosse calato le braghe e messo a suonare una vuvuzela con la sola imposizione del deretano.
Tags: Marcello Lippi, Slovacchia Italia 3-2
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Io (non) ti dico addio, tu (non) mi dici ciao
Scritto da Chissenefrega il 24 aprile 2010 – 00:03 -
Tutto cominciò così, 1.747 post fa, 61.553 commenti fa, 3.826.655 visite fa:
Aprire un blog. Why ? Perché ? Per essere alla moda ? Perché lo fanno tutti ? Perché c’è una disperata esigenza di comunicare e i piccioni viaggiatori dopo la canzone di Povia si sono suicidati tutti? Oppure perché gli sms non bastano più e devono ancora inventare “un telefonino con tantissimi caratteri così potrei scriverti ‘ti amo’ con un milione di O”?
Non lo so… Fatto sta che ultimamente sono stato assalito da una enorme voglia di sproloquiare, sfogarmi, criticare e spettegolare. Di tutto e di tutti. Su tutto e su tutti. Nulla di serio, solo chiacchiericcio bovino da beauty center su musica, tv, gossip, spettacolo e varie amenità. Questi saranno i “contenuti” di questo weblog. Come dite? Ce ne sono già altri millemila di simili? Beh… come si chiama questo blog? Ecco, avete capito.
Tra i doveri del bravo blogger c’è anche quello di scrivere di se stesso, ma questo blog ha sempre preferito scrivere di altri, forse perché il sottoscritto non rientrava propriamente nei canoni del bravo blogger. Visto che il “se stesso” è sempre più distaccato da quella cosa meravigliosa e un tempo vitalissima – ma oggi agonizzante – formerly known as blogosfera e che gli “altri” sono sempre meno degni di nota (in quanto se questo blog originariamente sbeffeggiava personaggi pubblici che attualmente riescono benissimo in maniera autonoma ad interpretare le peggiori parodie di loro stessi, la mission originaria automaticamente decade), ritengo che sia giunto il momento di inserire la leva del cambio in modalità parcheggio e dichiarare ufficialmente un periodo di “stop artistico” a tempo indeterminato per Csnf, le cui vesti stanno al sottoscritto sempre più strette (e infatti sono ingrassato di altri 4 chili negli ultimi 6 mesi: prossima fermata Somatoline).
Ebbene, niente tragedie (che già vi vedo a strapparvi le vesti sotto le mie finestre): incalzato dal tempo che sfugge, intrappolato dallo spazio che manca, sapevo che questo momento – anticipato da un eloquente calo di attività nell’ultimo periodo – sarebbe arrivato. Avrei preferito un po’ più tardi, ma – sebbene io stesso fatichi a crederlo – ci sono cose, fatti, calamità, eventi, avvenimenti, (anche positivi, eh) che sfuggono al mio supremo controllo.
In questi (quasi) quattro anni di blogging ininterrotto, tante sono state le soddisfazioni inaspettate (e per cui vi sono grato, lo sapete, è inutile che mi ripeta per la milionesima volta); molte le occasioni in cui mi sono sorpreso; infiniti gli incontri virtuali che mi hanno arricchito (moralmente), divertito (cerebralmente), disarmato (psicologicamente). Non so dire se questo è un definitivo addio alle armi o solo un congedo temporaneo (ma tranquilli, opto per la seconda, che se mi conosco bene tra cinque minuti mi sarò già pentito di aver scritto questo post). Ad ogni modo, quello che è stato è stato, e peraltro è stato molto molto molto fico.
La “Bacheca Ammiraglia” su Facebook, se qualcuno se lo stesse chiedendo, rimane ovviamente attiva e, compatibilmente col (poco) tempo libero, continuerà la sua funzione di “spin off” del blog, nel periodo limbico in cui il Chissenefrega-blog medita sul proprio destino. Come da titolo, insomma, questo non è un “addio”, e non è nemmeno un “ciao”: per concludere con una rassicurante ovvietà, diciamo che è semplicemente un “arrivederci”. E se per caso non ci rivedremo qui, ci incroceremo di sicuro in tutti i luoghi e in tutti i laghi, in tutto il mondo e l’universo, l’universo, l’universo.
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Chatroulette (sottotitolo: da oggi chiamatemi “L’asino triste”)
Scritto da Chissenefrega il 28 marzo 2010 – 23:25 -
Se avete una webcam ed il tasto F9 sulla tastiera, disponete di tutto ciò che vi serve per tuffarvi nel fantastico mondo di Chatroulette, l’ennesimo servizio tanto inutile quanto appassionante del web 2.0, di cui hanno già parlato tutti e che – finalmente – ho provato anche io.
Funziona così: attacchi la webcam, vai sul sito www.chatroulette.com e vieni messo in collegamento audio/video/chat con un altro a caso dei milioni di utenti online in quel momento. Se non ti sta bene quello che vedi premi il tasto F9 e cambi interlocutore, altrimenti puoi iniziare a conversare amabilmente. Tutto qua: ma se non dicessi che Chatroulette è assolutamente ipnotico, mentirei. La curiosità di scoprire chi sia il prossimo esempio di folle umanità che ti si parerà davanti alimenta quella morbosa (e gustosa) sensazione di spiare dal buco della serratura che ci intriga un po’ tutti.
Io, che sono notoriamente un timidone, non metterei mai la faccia davanti ad una webcam, soprattutto sapendo che dall’altra parte ci sono dei temibili sconosciuti. Pertanto ho deciso di puntarla contro un peluche appoggiato ad un pianoforte (che in realtà è un synth GEM del 1987, ma magari ne riparliamo un’altra volta). Come si vede dalla foto qui sopra, non era un peluche tanto normale, bensì uno abbastanza scrauso e con l’espressione triste (quello passava il convento). Lo regalava il distributore Q8 a fine anni 90 (aiuto…), quando facevi un pieno di benzina. A dire il vero non avevo mai capito di quale animale si trattasse, ma i miei primi ospiti in chatroulette hanno fatto luce sull’identità del mio “avatar”: un trio di teenager (uno con la maglietta alzata che si strofinava i capezzoli, un altro che beveva vino a canna dalla bottiglia ed un terzo che pilotava pc e webcam) mi ha definito “The sad donkey”. Fantastico, sarei stato l’asino triste per tutta la mia esperienza “chatroulettiana”. Ho premuto una volta F9 ed ero già immerso nel gioco e nel mio personaggio. Tra la varia umanità che mi si è presentata davanti, molte giovani ed innocue ragazze intenerite dall’asino triste, mi chiedevano il perché di quell’aria così abbattuta. “Falle pena e vedrai che cucchi” è sempre stato il mio motto, d’altronde il sesso femminile ce l’ha nel DNA quella cosa nota come “istinto della crocerossina“. Ridevo come un ebete quando vedevo le facce allibite, stupite, incuriosite e sorridenti di fronte alla mia stramba immagine dell’asino gialloblu sopra i tasti bianconeri. C’erano molti navigatori solitari, ma anche svariati gruppi di amici armati di cibi e bevande alcoliche, i quali probabilmente avevano trovato una maniera alternativa per riempirsi la serata. E devo ammettere che dal punto di vista del divertimento, Chatroulette in gruppo funziona molto bene: faccia tosta e voglia di cazzeggio sono le armi vincenti per assicurarsi un momento di svago interattivo. Chatroulette è puro intrattenimento sociale autogenerato. Costa zero ed è più godibile di un varietà milionario di prima serata.
Non manca il lato morboso della faccenda, in quanto, piuttosto spesso, capiti davanti a chi usa la webcam come oggetto per esibirsi sessualmente: ho perso il conto del numero dei maschi che ho visto lucidarsi il randello. Davanti ad un paio, ammetto, sono rimasto anche piuttosto traumatizzato…
Tags: Chatroulette
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Deceduto per asfissia in seguito ad una pratica di autoerotismo
Scritto da Chissenefrega il 3 marzo 2010 – 00:00 -Notizia: tal Kristian Digby, conduttore inglese della BBC, viene ritrovato morto nel suo appartamento. Fine della notizia. Fatto di indubbia rilevanza in UK (a meno che lui non sia una celebrità mondiale e – sinceramente – non mi risulta), ma qui?
Al di là del doveroso rispetto per i morti (perché prima o poi – tocco ferro ma non Tiziano – capiterà sia a me che scrivo che a te che leggi – pauuuuura! -) e al di là che la cosa potrebbe farmi pena (boh, ma anche no, d’altronde chi lo conosce, sto Digby?), mi chiedo se il fatto che una notizia del genere trovi spazio sulla prima pagina del Corriere della Sera, nemmeno il protagonista – buonanima – avesse la fama di David Letterman, non sia solo un infimo tentativo di cavalcarne l’onda pruriginosa. Specifica infatti il quotidiano, che il decesso è avvenuto in strane circostanze, che fanno supporre un “gioco autoerotico finito in tragedia”. Che tale informazione non fosse necessaria (e magari pure lesiva della privacy di un ex vivente -barra- della memoria di un recente defunto) è evidente, così come è evidente un subdolo richiamo a situazioni piccanti che ridicolizzano meschinamente un fatto di cronaca ed illuminano di grottesco il disgraziato protagonista.
Ché poi leggi notizie del genere e una tragedia, anziché scadere nella pietà, diventa un argomento da chiacchiera al bar su cui ciascuno si sente in diritto di dire la propria: chi schifato, chi “pour parler” e chi perché esperto in materia (presenti esclusi) perché diciamocelo, io avrò anche poca fantasia (no, grazie, non vado a farmi un giretto su Pornotube) ma l’unica scena che mi viene in mente se penso ad uno che muore in quel modo è la seguente:
Tags: Kristian Digby
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In tutti i luoghi e in tutti i laghi (col Gran Soleil e il gatto di Riccardo)
Scritto da Chissenefrega il 21 febbraio 2010 – 16:16 -
Terminato da poche ore, il sessantesimo Festival della canzone italiana aveva esordito con due puntate veramente degne di nota e con un discreto numero di canzoni decenti. La giuria demoscopica aveva avviato un’opera di spurgo incredibilmente condivisibile, utilizzando per la prima volta in vita sua il buon senso. Poi è arrivato il momento delle esequie di Nilla Pizzi e nulla è stato più come prima. Il fantasma di Nilla si è scontrato con l’aniticiclone delle tagliatelle di Nonna Pina, ed insieme, si sono abbattuti sulle isobare dell’Ariston trasformando la semifinale in una tempesta tropicale e trascinando l’ultima serata (di cui ho visto solo un’ora e mezza: sono rientrato a casa e sul palco c’era una specie di Giada De Blank novenne che cantava Anna Oxa) dentro un vero e proprio cataclisma. Le telepromozioni-tormentone Grand Soleil, Philadelphia e Beghelli sono state l’unico stimolo che ci ha permesso di andare avanti, di superare incolumi MERI GI BLAIG che canta “happy birthday” ad un Tiziano Ferro assente, nonché il momento anarchico in cui si è consumata la rivolta del pubblico contro lo show (la galleria si alza in piedi e urla “venduti”), la rivolta dell’orchestra contro i finalisti (gli strumentisti che strappano gli spartiti è una scena che ha valso il prezzo del biglietto), della rivolta di chiunque contro l’ennesima cariatide bofonchiante salita sul palco (Maurizio Costanzo) con la malaugurata idea – nel bel mezzo della più nazionalpopolare delle gare canore – di intavolare un talk show politico sui cassaintegrati Fiat insieme ai fischiatissimi Scajola e Bersani (non Samuele). E come se non fosse bastato, è arrivata la vittoria di Valerio Scanu a suggellare l’attimo in cui abbiamo ammesso finalmente a noi stessi che, ebbenesì, questo Festival di Sanremo è stata l’ennesima gigantesca baracconata, da cui ci siamo fatti (volentieri?) prendere per il naso per la sessantesima volta.
Ma non sarebbe stato lo stesso senza un elemento fondamentale di queste cinque serate: sto parlando di lei, piena e ripiena di attenzioni per noi popolo sovrano; ci ha trattati da re e regine e non si è mai tirata indietro davanti ad ogni nostra richiesta. Sì, proprio lei, dolce, affabile, burrosa, fragrante come dei biscotti al cioccolato.
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In da Buzz
Scritto da Chissenefrega il 11 febbraio 2010 – 19:00 -Oggi ho deciso di non scrivere nulla qui perché tanto non mi cagherebbe nessuno ché lo so che siete tutti impegnati a smanettare con Google Buzz, il nuovo social network subdolo e bastardo lanciato ieri da Big G, integrato dentro a Gmail per avvolgerti nelle sue spire senza concederti scampo. Per il momento è ancora meglio Facebook (soprattutto dopo il recente restyling) per le sue qualità social-perditempo e per essere molto più immediato anche ai più dummy dei dummy, ma la migrazione di massa potrebbe essere imminente, in particolar modo per quelli che cercano un tipo di comunicazione più sobrio che in FB e contestualmente meno limitativo che in Twitter.
Ps: se volete addarmi, questo è il mio profilo:
http://www.google.com/profiles/106490623447536303369
Ps2: avviso che rifiuterò l’amicizia a tutti quelli che scriveranno sullo status la battuta “Toc toc… Chi buzz?” oppure “Làvati che buzz”.
Tags: Google Buzz
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