Category - Chissenefrega

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Ieri sono stato al concerto dei Ricchi e Poveri (LOL)
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Sonar 2012 hangover (e presentazione dei Chissenefrega Music Awards)
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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA
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Hello (goodbye) Nasty
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Faccia D’Angelo – la serie sul Boss del Brenta vista da un residente
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#WIDG – Le opinioni dei Chissenelettori
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Twit da Bacheca Ammiraglia / 5

Ieri sono stato al concerto dei Ricchi e Poveri (LOL)

ricchi e poveri deadmau5

 

Capisco che passare dal live di Deadmau5 a quello dei Ricchi e Poveri nel giro di un paio di mesi scarsi può risultare uno spiazzante emblema della caducità del tempo, ma l’immortale trio ligure – orgoglio nazionale da milioni di copie vendute in tutto il mondo – ha il suo bel perché. Angela, Angelo e Franco segnano 201 anni in tre e alla loro veneranda età sono degli inaspettati fenomeni live, tanto nel 1982 quanto nel 2012. Se avessi un blog dove scrivere una recensione del loro concerto, sarebbe sicuramente una recensione positiva, a metà strada tra la tenerezza trash e il gaio amarcord.

 

Angela (65 anni), nonostante la tinta per capelli che le cola, ha ancora una voce da 20enne, una grinta da far invidia a tante sbarbate, e in certi momenti tira fuori dei falsetti che farebbero impallidire ogni Miley Cyrus. Angelo (66 anni) ha messo su una discreta panza ma ancora tiene botta se si riesce a superare l’impatto iniziale della sua inquietante somiglianza con Jerry Calà. Franco (70 anni) sembrava invero un po’ provato nel fisico ma non nel baffo, e introduceva ogni canzone accompagnandola con aneddoti vintage in stile nonno-del-west, tipo: “era il 1974 ed eravamo in tournèè in Belgio con Nicola di Bari…” oppure con siparietti da cabaret anni 80 a cui una sudatissima Brunetta rispondeva sempre lucida e divertita (esempio -> Franco: “Questa canzone la scrivemmo per il Sanremo del 1971 […] e grazie a lei molti si sono innamorati, molti si sono sposati… e tu Angela cosa hai fatto con questa canzone?” Angela: “Io? …Mi sono SE-PA-RA-TA!!!” [risate] ).

 

PS: Voglio rassicurare chi teme che io abbia abbandonato le mie gggiovanilistiche ambizioni da clubber: ho già prenotato un viaggio per il ponte del 2 novembre a Parigi, dove casualmente in quei giorni il dj tedesco Boys Noize terrà il suo concerto di presentazione al pubblico francese del nuovo album XTC in uscita a metà ottobre.

PS2: Questo blog sembra essere già in ferie da svariati mesi, comunque sappiate che ho in mente grandi progetti di rinnovamento (vabbè, si dice sempre così) più o meno paragonabili a quelli del Popolo Della Libertà. Buone vacanze a tutti: ci si sente e/o vede su Facebook o Twitter, o anche a casa di vostra sorella, nel frattempo.

 

Sonar 2012 hangover (e presentazione dei Chissenefrega Music Awards)

sonar 2012 barcellona

Se state cercando un blog music friendly gestito da un blogger anziano mezzo alcolizzato dove si può leggere un resoconto dettagliato del Sonar 2012 di Barcellona, siete nel posto sbagliato (magari provate da Raibaz o da Soundwall, ma è tutta gente gggiovane e sobria). Io ho deciso non di raccontare in un post come l’anno scorso i miei tre giorni (quattro, in realtà) elettronici in terra catalana, bensì di fare qualcosa di diverso, meno di nicchia, più proletario ed ecumenico.

sonar 2012 barcellona lana del reyIl sogno che ho sempre avuto per questo blog, ve lo confesso, è quello di assegnare awards a destra e a manca, come la Wind all’Arena di Verona, pertanto quale miglior occasione di questa, dato che sono reduce da giorni di ascolti ininterrotti di qualsiasi cosa mi sia entrata nel cervello, metabolizzata insieme a varie droghe assunte per osmosi (la frase che avete appena letto è la riprova del mio scarso stato di lucidità). Ecco dunque che il Chissenefrega blog attribuirà nel corso di questa settimana i suoi personalissimi awards agli artisti (spoiler: foto qui a sinistra, d’altronde voi non vedete l’ora che io assegni un premio a Cagna del Rey, nevvero?), che hanno partecipato al Festival Internacional de Música Avanzada y New Media Art più importante d’Europa (98 mila presenze quest’anno, contro le 79 mila dell’anno scorso: alla faccia della crisi e dell’impoverimento culturale. C’è da dire, però, che c’è stata una notevole svolta pop nella line up del festival, già intrapresa l’anno scorso, ma quest’anno ancora più marcata).

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ATTO DI INTIMAZIONE E DIFFIDA

La presente in nome e per conto della Federazione Associativa Nazionale Chissenefrega Unici Lettori (in seguito semplicemente F.A.N.C.U.L.), nella persona del Presidente Illustrissimo Ragionier Laudani Alfeo (in seguito semplicemente P.I.R.L.A.) per evidenziare quanto segue, secondo delibera ex D.Lgs. del 31 febbraio 2008 n. 169

premesso

–  che lo scrivente P.I.R.L.A. e il F.A.N.C.U.L. riunito in seduta plenaria denunciano irreparabili danni all’ apparato uditivo e riproduttivo degli aventi diritto;

–  che l’art. 35, c. 8 e ss., d.l. 1/2012 prevede l’arresto per evidente abuso di acidi grassi polinsaturi di almeno uno dei componenti della band ivi denominata “Club Dogo”;

considerato

–  che il brano musicale intitolato “Chissenefrega (in discoteca)” appare palesemente lesivo dei più elementari principi costituzionali in materia di brani musicali, ai sensi di quanto previsto dalla legge 18.10.2007, num. Perepequaquaquaquaperepé;

– che, in particolare, tale brano viola gli articoli IL, LO, LA, I, GLI, LE della Costituzione, in spregio del principio di buon gusto minimo richiesto dal comma 27, nonché le basilari regole della lingua italiana come esposte dal Sussidiario di quarta elementare;

– che i protagonisti, altresì, presentano un abbigliamento imbarazzante e irragionevole, degno di una rapina con destrezza al furgone di aiuti umanitari in partenza per il Congo;

–  che è intenzione di questo ente, alla luce degli argomenti di diritto esposti (e di altri in corso di approfondimento) proporre immediati rimedi, anche di natura cautelare, avverso le previsioni, gli effetti e gli atti provocati da abuso del brano musicale oggetto della presente;

tutto ciò premesso e considerato

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Hello (goodbye) Nasty

hello nasty adam yauch dead

Ci riflettevo stanotte, sulla scomparsa di Adam Yauch, notizia appresa in tarda serata via twitter. In preda all’insonnia mi chiedevo perché ci fossi rimasto così male. D’altronde non sono mai stato uno di quelli che si strappa i capelli (averceli) per certi artisti, in particolar modo interpreti di generi a me lontani come il rap. Non ho mai avuto nemmeno la cameretta tappezzata coi poster dei cantanti del momento (giusto quello autografato di Alessia Merz).

Eppure, la morte del cofondatore dei Beastie Boys (band che ha contribuito non poco a rinnovare l’immagine del rap, dopo di loro non più un ghetto destinato solo a nerboruti afroamericani dal grilletto facile) mi ha colpito. Oggi mi sono fiondato tra le mie cataste di cd (ne ho ovunque: nei mobiletti in salotto sotto lo stereo, sotto il telefono, sotto la tv, in una cassettiera nell’ingresso, in garage, per non parlare di camera mia dove sono conservati dentro a scatoloni, o in zone remote della scrivania o in giro da qualche parte sepolti da secolari grumi di polvere) alla ricerca di un disco che ero certo di avere.

Se pensassi ai gigabyte e gigabyte di mp3 scaricati inutilmente – quasi per dovere (im)morale – che ho nei vari hard disk, ci metterei due secondi a trovare quello che cerco, e non avrei problemi di starnutire continuamente per aver alzato la polvere.

Sono giunto alla conclusione che c’hanno ragione quelli che dicono (l’ho sempre detto anche io, a dire il vero) che quando la musica si “comprava”, quando cioè era accompagnata da un supporto fisico, aveva più valore. Anche morale o affettivo. Hello Nasty dei Beastie Boys lo comprai all’epoca, sulla scia del successo di Intergalactic e Body Movin’. Ammetto anche che lo trovai un po’ deludente e lo accantonai quasi subito nel luogo polveroso da cui l’ho riesumato oggi. Ma non ho mai dimenticato di averlo.

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Faccia D’Angelo – la serie sul Boss del Brenta vista da un residente

Questo post è lungo, lo sintetizzo per chi non ha tempo/voglia:

Casso!

Un bambino prodigio, un’infanzia nella mediocrità della campagna veneta, il boom economico, una rapida ascesa nel mondo della criminalità organizzata approcciata con un metodo imprenditoriale che gli consentirà di diventarne il lider maximo. E il conseguente ed inevitabile declino. Non è la mia biografia (mi manca la parte del boom economico), ma quella di Felice Maniero, meglio noto come Faccia D’Angelo (o il “Toso”), così come è raccontata nella miniserie in due puntate in onda su Sky.

Ammetto che ero pronto a stroncare la fiction a scatola chiusa: d’altronde, le altre due produzioni seriali di Sky che vidi a suo tempo, mi lasciarono abbastanza perplesso (Romanzo Criminale: capolavoro per molti, a me è sembrato un prodotto eccessivamente in stile “vorrei ma non posso” dove l’abbiocco era dietro l’angolo; Moana: tanto rumore per nulla, un esempio lampante di come sprecare un’ottima occasione).

Partivo con tutti i miei recettori sensoriali in modalità ipercritica ON anche perché, in questo caso, non si parlava di vicende accadute in un altro spazio/tempo, ma la storia di “Faccia D’Angelo” è ambientata nella Riviera del Brenta degli anni 80, e il sottoscritto c’è nato e cresciuto in quei luoghi e in quegli anni lì. Il tentacolare mito di Felicetto, presente in ogni dove senza mai esserci veramente, era vivo e – nel bene o nel male – intrigava. Insomma, disponevo di tutta la necessaria esperienza di vita vissuta per diffidare dall’ennesima superficiale fiction italiana che propone scene didascaliche e ricostruzioni all’acqua di rose. Invece, una volta tanto, sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Il Veneto, all’infuori del suo capoluogo, non è mai stata una regione molto televisiva né mediaticamente attraente. I suoi abitanti, poi, non sono certo l’emblema della simpatia (lo scrivente escluso, ostrega!). Le uniche rappresentazioni in tv che ricordo di questa regione sono ridicole e di stampo macchiettistico (vedi: “chi gà sugà el canal?”). Temevo che anche Sky scadesse nella faciloneria da spot Tasciugo De’ Longhi e invece il punto di forza della fiction sta proprio in una localizzazione e tematizzazione perfetta. Oltre al lavoro di acquisizione delle vicende (da un libro, dalle cronache locali) e della loro rielaborazione narrativa per trasporle in fiction, si nota una grande opera di adattamento e di contestualizzazione volta ad incastonare il racconto nella campagna veneta dell’epoca (che, ahimé, non è molto diversa da quella odierna) affinché tutto sia più che mai credibile. Credibile agli occhi dei veneti, intendo, che quel periodo l’hanno vissuto sulla loro pelle e a distanza di anni lo conservano come un brutto e vecchio tatuaggio, sbiadito ma indelebile.

Complice una straordinaria interpretazione di Elio Germano (che mutua mutua accenti e modi di dire locali risultando più credibile di molti veneti nativi che fanno di tutto per devenetizzarsi) ed un cast mediamente capace, ivi compresa una sorprendente Katia Ricciarelli nel ruolo della mamma del boss, quello di “Faccia D’Angelo” è un affresco della “venetanità” di provincia tagliente e genuino, aderente alla realtà e contemporaneo nella rappresentazione delle sue contraddizioni (la famiglia tradizionale e l’immancabile “mona” extraconiugale, la rapina tutti i giorni tranne la domenica perché c’è la messa, l’eterno conflitto tra il nord operoso e la cosiddetta “Bassa Italia” nullafacente) in cui chi ha le proprie radici in questi luoghi, non può non ammettere di riconoscersi.

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#WIDG – Le opinioni dei Chissenelettori

widgIl web-dibattito sulla qualità in televisione e sulla schiavitù dell’Auditel prosegue in vari luoghi (Antonio Genna intervista Buscaglia, Tvzoom intervista Pinketts) e vari laghi (Pubblico Delirio e le nuove idee, La Nostra Tv e l’ipocrisia di Maria). Io oggi spremo e sintetizzo il meglio delle opinioni che mi avete lasciato sulla tv che vorreste, riformattandole in versione twittabile (provvederò a retwittare ciò che mi par più significativo usando l’hashtag ufficiale dell’iniziativa #WIDG). Ringrazio ancora tutti quelli che si sono espressi in merito (anche le frange più scettiche e riottose).

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Twit da Bacheca Ammiraglia / 5

Molto bene, con gli ultimi twit di ieri possiamo dire che è veramente finita. Grazie a tutti coloro i quali hanno partecipato all’esperimento social taggato #bammiraglia. Non è stato l’inferno, ma poco ci è mancato.

 

sono profondamente indignato, schifato, arrabbiato, violentato, incustodito, alienato #sanremo #bammiraglia

è davvero l’inferno #sanremo #bammiraglia

Che la maledizione dei Jalisse si abbatta su questa str*nza!#Sanremo #BAmmiraglia

Pensavo Morandi stesse dando a Emma la busta dei soldi come al matrimonio. #sanremo #bammiraglia

Sembra la premiazione della finale di Amici (le lacrime sono sempre eredità dell’Amoroso)! #sanremo #bammiraglia

Ci manca che la O’Riordan dica a Morandi “Ricordati che devi morire”… #sanremo #bammiraglia

I Cranberries sono venuti a presentare il loro ultimo successo, Zombie, nella versione cantata da Erica Mou #sanremo #bammiraglia

I Cranberries si esibiscono in “Nella Vasca Da Bagno Del Tempo”.#Sanremo #BAmmiraglia

Casillo ha vinto Sanremo a 15 anni (e c’era pure Gigi d’Alessio) #sanremo #bammiraglia

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