Archive for the ‘Autoreferenze’ Category
10 cose che ho scoperto in Scozia
Scritto da Chissenefrega il 23 agosto 2010 – 20:07 -
1. vige la legge di Murphy applicata alla meteorologia: se appena ti svegli vedi che c’è il sole, stai pur certo che non appena ti sarai allontanato quel tanto che basta senza esserti munito in tempo di un pratico coat, rimarrai vittima di un nubifragio; se appena ti svegli vedi che c’è un nubifragio, il tempo di lavarti i denti ed uscire con k-way ed ombrello che il sole squarcerà le nuvole e splenderà per tutto il giorno, o almeno fino a quando non ti sarai accorto di aver perso l’ombrello chissàdove;
2. a causa del repentino cambio di temperature e condizioni climatiche di cui sopra, è necessario vestirsi a cipolla. Che significa essere talmente poco fashion che quando la gente ti vede per strada si mette a piangere;

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Io (non) ti dico addio, tu (non) mi dici ciao
Scritto da Chissenefrega il 24 aprile 2010 – 00:03 -
Tutto cominciò così, 1.747 post fa, 61.553 commenti fa, 3.826.655 visite fa:
Aprire un blog. Why ? Perché ? Per essere alla moda ? Perché lo fanno tutti ? Perché c’è una disperata esigenza di comunicare e i piccioni viaggiatori dopo la canzone di Povia si sono suicidati tutti? Oppure perché gli sms non bastano più e devono ancora inventare “un telefonino con tantissimi caratteri così potrei scriverti ‘ti amo’ con un milione di O”?
Non lo so… Fatto sta che ultimamente sono stato assalito da una enorme voglia di sproloquiare, sfogarmi, criticare e spettegolare. Di tutto e di tutti. Su tutto e su tutti. Nulla di serio, solo chiacchiericcio bovino da beauty center su musica, tv, gossip, spettacolo e varie amenità. Questi saranno i “contenuti” di questo weblog. Come dite? Ce ne sono già altri millemila di simili? Beh… come si chiama questo blog? Ecco, avete capito.
Tra i doveri del bravo blogger c’è anche quello di scrivere di se stesso, ma questo blog ha sempre preferito scrivere di altri, forse perché il sottoscritto non rientrava propriamente nei canoni del bravo blogger. Visto che il “se stesso” è sempre più distaccato da quella cosa meravigliosa e un tempo vitalissima – ma oggi agonizzante – formerly known as blogosfera e che gli “altri” sono sempre meno degni di nota (in quanto se questo blog originariamente sbeffeggiava personaggi pubblici che attualmente riescono benissimo in maniera autonoma ad interpretare le peggiori parodie di loro stessi, la mission originaria automaticamente decade), ritengo che sia giunto il momento di inserire la leva del cambio in modalità parcheggio e dichiarare ufficialmente un periodo di “stop artistico” a tempo indeterminato per Csnf, le cui vesti stanno al sottoscritto sempre più strette (e infatti sono ingrassato di altri 4 chili negli ultimi 6 mesi: prossima fermata Somatoline).
Ebbene, niente tragedie (che già vi vedo a strapparvi le vesti sotto le mie finestre): incalzato dal tempo che sfugge, intrappolato dallo spazio che manca, sapevo che questo momento – anticipato da un eloquente calo di attività nell’ultimo periodo – sarebbe arrivato. Avrei preferito un po’ più tardi, ma – sebbene io stesso fatichi a crederlo – ci sono cose, fatti, calamità, eventi, avvenimenti, (anche positivi, eh) che sfuggono al mio supremo controllo.
In questi (quasi) quattro anni di blogging ininterrotto, tante sono state le soddisfazioni inaspettate (e per cui vi sono grato, lo sapete, è inutile che mi ripeta per la milionesima volta); molte le occasioni in cui mi sono sorpreso; infiniti gli incontri virtuali che mi hanno arricchito (moralmente), divertito (cerebralmente), disarmato (psicologicamente). Non so dire se questo è un definitivo addio alle armi o solo un congedo temporaneo (ma tranquilli, opto per la seconda, che se mi conosco bene tra cinque minuti mi sarò già pentito di aver scritto questo post). Ad ogni modo, quello che è stato è stato, e peraltro è stato molto molto molto fico.
La “Bacheca Ammiraglia” su Facebook, se qualcuno se lo stesse chiedendo, rimane ovviamente attiva e, compatibilmente col (poco) tempo libero, continuerà la sua funzione di “spin off” del blog, nel periodo limbico in cui il Chissenefrega-blog medita sul proprio destino. Come da titolo, insomma, questo non è un “addio”, e non è nemmeno un “ciao”: per concludere con una rassicurante ovvietà, diciamo che è semplicemente un “arrivederci”. E se per caso non ci rivedremo qui, ci incroceremo di sicuro in tutti i luoghi e in tutti i laghi, in tutto il mondo e l’universo, l’universo, l’universo.
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In tutti i luoghi e in tutti i laghi (col Gran Soleil e il gatto di Riccardo)
Scritto da Chissenefrega il 21 febbraio 2010 – 16:16 -
Terminato da poche ore, il sessantesimo Festival della canzone italiana aveva esordito con due puntate veramente degne di nota e con un discreto numero di canzoni decenti. La giuria demoscopica aveva avviato un’opera di spurgo incredibilmente condivisibile, utilizzando per la prima volta in vita sua il buon senso. Poi è arrivato il momento delle esequie di Nilla Pizzi e nulla è stato più come prima. Il fantasma di Nilla si è scontrato con l’aniticiclone delle tagliatelle di Nonna Pina, ed insieme, si sono abbattuti sulle isobare dell’Ariston trasformando la semifinale in una tempesta tropicale e trascinando l’ultima serata (di cui ho visto solo un’ora e mezza: sono rientrato a casa e sul palco c’era una specie di Giada De Blank novenne che cantava Anna Oxa) dentro un vero e proprio cataclisma. Le telepromozioni-tormentone Grand Soleil, Philadelphia e Beghelli sono state l’unico stimolo che ci ha permesso di andare avanti, di superare incolumi MERI GI BLAIG che canta “happy birthday” ad un Tiziano Ferro assente, nonché il momento anarchico in cui si è consumata la rivolta del pubblico contro lo show (la galleria si alza in piedi e urla “venduti”), la rivolta dell’orchestra contro i finalisti (gli strumentisti che strappano gli spartiti è una scena che ha valso il prezzo del biglietto), della rivolta di chiunque contro l’ennesima cariatide bofonchiante salita sul palco (Maurizio Costanzo) con la malaugurata idea – nel bel mezzo della più nazionalpopolare delle gare canore – di intavolare un talk show politico sui cassaintegrati Fiat insieme ai fischiatissimi Scajola e Bersani (non Samuele). E come se non fosse bastato, è arrivata la vittoria di Valerio Scanu a suggellare l’attimo in cui abbiamo ammesso finalmente a noi stessi che, ebbenesì, questo Festival di Sanremo è stata l’ennesima gigantesca baracconata, da cui ci siamo fatti (volentieri?) prendere per il naso per la sessantesima volta.
Ma non sarebbe stato lo stesso senza un elemento fondamentale di queste cinque serate: sto parlando di lei, piena e ripiena di attenzioni per noi popolo sovrano; ci ha trattati da re e regine e non si è mai tirata indietro davanti ad ogni nostra richiesta. Sì, proprio lei, dolce, affabile, burrosa, fragrante come dei biscotti al cioccolato.
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It’s been a hard day’s night
Scritto da Chissenefrega il 27 gennaio 2010 – 02:14 -
The question is: qual è il momento migliore di un viaggio?
(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Love me do)
Potrebbe essere (ma non è) quando – dopo aver girato una città contemplandone le bellezze e/o stranezze artistiche e architettoniche – alle 5 del pomeriggio ti tuffi nella anticipated nightlife grazie ad una adorabile usanza che prevede che a quell’ora le strade si svuotino, le zone commerciali si desertifichino e tutti, senza distinzione di età, classe sociale o provenienza, si riversino indistintamente nei pub a scolarsi un numero indefinito di birre (ma una volta alle 5 non si beveva il tè?).

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Helter Skelter)
Considerato che nella “capitale mondiale della musica pop” di pub ce n’è uno ogni due metri, alcuni dei quali conservano reliquie impolverate (la prima batteria sfiorata da Ringo Starr! Ooooh!) e altri raccontano storie che hanno il fascino di leggende metropolitane da cui ti lasci volentieri abbindolare (bozze di lyrics scritte da John & Paul a mano su un muro! Ooooh!), il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando ti rendi conto che alle 8 di sera stai ascoltando una band i cui componenti sembrano appena smontati dal turno di notte in acciaieria, ma suonano in una maniera che ti fa scintillare occhi e orecchie. Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando ti accorgi che hai già superato la soglia alcolica di guardia ed hai ancora tutta la notte davanti a te.

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Can’t buy me love)
Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere (ma non è) quando sei costretto a battere in ritirata con disonore perché sei decisamente ubriaco marcio alle 23.58, cioè un orario in cui di solito, in circostanze normali (o meglio, secondo inspiegabili usi e costumi del tuo Paese), ti prepari per uscire. Ed è anche un bel momento – ma non sufficientemente bello da essere il migliore – quando camminando per strada a temperature prossime allo zero, tu sei imbacuccato tipo Kenny di South Park mentre gli indigeni autoctoni passeggiano liberamente in maniche di camicia e t-shirt, o con sandali e abitini di seta leggera ornati da qualsiasi mostruosità immaginabile accostata senza nessun ragionevole motivo o senso estetico (senza voler sindacare il gusto dell’orrido di nessuno, ma la ragazza liverpoolese più elegante che ho visto sembrava uscita dalle scene tagliate di un videoclip di Cyndi Lauper). Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando ti accorgi che il 24 di gennaio è estate e nessuno te l’ha detto.

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Ticket to ride)
Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere riassunto in quel brivido che ti corre lungo la schiena quando sei in un seminterrato disastrato detto “Cavern” coi muri che ti opprimono, con il tanfo che sale dal pavimento appiccicaticcio, con i faccioni dei fab-four scolpiti su una parete che gronda sudore, e ti ricordi che i Beatles erano considerati quattro straccioni senza stile anche nel lavarsi i denti, che vennero rifiutati da case discografiche e produttori i quali li etichettarono come creatori di “brutta musica” che non sarebbe mai potuta piacere ai sudditi della Regina. Il momento migliore di un viaggio potrebbe essere quando sorridi pensando che non è andata propriamente così.

(colonna sonora consigliata per il prossimo paragrafo: Ob-la-di ob-la-da)
The answer is: puoi averle viste tutte e vissute anche di più, ma secondo un sondaggio commissionato da me stesso, posso dire senza timore di essere smentito che il momento migliore di un viaggio sai qual è?
Tags: Liverpool
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Voi (non) siete qui
Scritto da Chissenefrega il 22 gennaio 2010 – 22:00 -Quando questo post si autopubblicherà, il sottoscritto sarà a bordo di uno Yellow Submarine diretto nella capitale mondiale della musica pop, la città che ha dato i natali alla più grande band della storia, e ovviamente non sto parlando delle Atomic Kitten. Torno martedì. Nel frattempo potete tenervi impegnati proseguendo a farmi le vostre craziest questions su Formspring. Answererò al mio rientro, Ryanair permettendo (…mi sto toccando…)
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Il prossimo social network che non possiamo lasciarci sfuggire
Scritto da Chissenefrega il 11 gennaio 2010 – 21:02 -Myspace? Cellò (ma come direbbero quelli di Wired: expired)
Netlog? Cellò (però non lo uso, perché mi sento un vecchiardo)
Faccialibro? Can’t live without, ormai è una costola del blog e forse anche un rene
Twitter? Un amore platonico: mi piace un sacco ma non riesco a limonarmelo
Friendfeed? E’ il vero trend dei blogger superfichi, infatti io non lo so usare
(…forse ne dimentico qualcuno ma fa lo stesso…)
I soliti smanettoni dicheno che la rivelazione socialcosa del 2010 sarà Formspring.me, una specie di Yahoo Answers meets Twitter. Scopo del gioco: crearsi un profilo e farsi fare delle domande dalla gente (che non necessariamente deve essere registrata al social network), quindi il proprietario del profilo dovrà rispondere, secondo coscienza, se sarà in grado e se vorrà (le domande compaiono in “bacheca” solo se il titolare del profilo vi risponde). Stop, tutto qua. Sì, lo so che è un po’ una cosa del livello intellettuale di George del Grande Fratello, comunque una prova si può fare. Io ho chiamato il mio profilo “frega chissene” nel senso che sta a voi fregare il sottoscritto, ponendomi domande difficilissimissimissime a cui non riuscirò a rispondere (ci vuole poco, eh, considerate che io sono uno che se non esistessero i toast sarebbe già morto di fame da tempo, per cui niente domande di cucina).
Che dite, famo una prova? Cliccate sull’imagine qua sotto (il link si apre in una nuova finestra) e buon question time a tutti…
Tags: formspring.me
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Cosa resterà di questi anni 00?
Scritto da Chissenefrega il 30 dicembre 2009 – 18:03 -
In giro per la rete non faccio che vedere classifiche di dischi, film, notizie e avvenimenti che hanno segnato questo primo decennio degli anni duemila. Non aggiungerò dunque ulteriore carne al fuoco, anche perché nelle suddette altrui classifiche è già stato nominato tutto il nominabile per cui devo dedurre che qualsiasi canzone, lungometraggio, fatto e misfatto generato-non-creato nel periodo 01/01/2000-31/12/2009 sia stato decisamente memorabile. Sarà che io sono un nostalgico del vecchio millennio, ma ci credo poco.
D’altronde devo ancora riprendermi dal fatto che ci siamo già fumati dieci anni del nuovo millennio: mi sembra ieri che ero fuori da un capannone il 31 dicembre 1999 aspettando la mezzanotte che avrebbe spalancato all’umanità le porte dell’ignoto. Oggi non si fa che parlare del 2012, ma noi già allora avevamo l’inquietudine che la data mistica zerouno/zerouno/zerozero potesse significare la fine del mondo così come eravamo abituati a conoscerlo (gran daffare all’epoca avevano i testimoni di Geova che venivano a suonare il campanello ogni cinque minuti). I mass media annunciavano con crescente preoccupazione che il “millennium bug” avrebbe mandato in corto circuito l’intero pianeta. Il quadro era apocalittico: le fabbriche comandate dai computer avrebbero cessato di funzionare per sempre, il corto circuito delle centrali elettriche avrebbe oscurato la Terra. Mai più televisione, cellulari, carburanti, fibre sintetiche, acqua corrente. Ci saremmo trovati tutto a un tratto in un mondo buio, freddo, disconnesso, desolato (ma così romanticamente cyberpunk) in cui le macchine progettate dall’uomo si sarebbero ribellate al suo creatore, segnando la disfatta del genere umano drogato di tecnologia, potere e consumismo.
Si prospettava per noi un’epoca di sostanziale cambiamento, avremmo finalmente capito il senso della vita, la nostra esistenza sarebbe arretrata ai bucolici tempi dei nostri avi che accendevano il fuoco strofinando due sassi, avremmo assaporato il piacere delle piccole cose, avremmo coltivato pomodori non geneticamente modificati e saremmo andati a risciacquare i panni sul greto del fiume, ormai liberato da ogni tipo di inquinamento, mentre salutavamo con un sorriso cerbiatti e scoiattoli che si rincorrevano sull’erba verdissima e umida di rugiada. Gli irriducibili sarebbero periti nella catastrofe post industriale, fagocitati dai bit e dalla ruggine; gli altri sarebbero vissuti con poco e in serenità, nell’attesa della venuta di un Salvatore dall’alto, di una divinità trasfigurata, di un Dio e un Agnello, di un androide e una pecora elettrica.
Tags: Capodanno 2010
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Buon Natale (rieccoci)
Scritto da Chissenefrega il 24 dicembre 2009 – 00:01 -Nel 2006 ero convinto e filosofo (‘mazza come scrivevo bene!).
Nel 2007 ero creativo e colorato (anvedi che ideone collaborative!).
Nel 2008 ero intenso e disilluso (check it out bro, very alternative!).
Quest’anno mi sento sintetico come una mutanda in lycra e “decadente inside” (per non parlare dell’outside) più o meno come Morgan ciucco d’assenzio. Prometto che scriverò un bel post pregno di buoni sentimenti a Pasqua. Nel frattempo: tanti auguri di buon Natale.
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Ho visto cose
Scritto da Chissenefrega il 1 dicembre 2009 – 16:30 -Metti qualche giorno di “gnagnara” (traduzione qui) unito all’obbligo di dimora, al cocktail di farmaci e ai talk show del pomeriggio. Ho visto cose.
1. Mia madre riesce a vedere integralmente La Prova del Cuoco, Forum e Studio Aperto contemporaneamente mentre cucina, riuscendo pure ad evitare con schizofrenico zapping le interruzioni pubblicitarie e le telepromozioni. E senza bruciare il pranzo.
2. Dice: il ministro Brunetta è un nano. Ok, si sapeva, però vicino a Barbara d’Urso, davvero lo confondevi con ping-ping.
3. L’altro giorno Don Mazzi celebrava i suoi ottant’anni in contemporanea su RaiUno a Festa Italiana e su Raidue all’Italia sul Due. Non male il dono dell’ubiquità come regalo di compleanno.
4. Alessandra Mussolini ha tentato di competere con il suddetto parroco ottantenne comparendo lo stesso pomeriggio sia al Fatto del Giorno di Raidue che alla Vita in Diretta di Raiuno, per mettere a tacere le malelingue sul suo presunto videoricatto hard.
5. Ad Amici, Nelly Furtado è stata trattata come l’ultima delle straccione e la sua presenza è stata strumentalizzata per fomentare la guerra interna tra discografici. Siccome gli ospiti internazionali finora intervenuti erano sempre di proprietà Sony e venivano premiati con dischi d’oro e di platino da Rudy Zerbi, la Universal si è riscattata consegnando all’inconsapevole Nelly un premio inventato sul momento, tipo il disco di gallette di riso per il maggior numero di copie vendute ai maschi bianchi di razza caucasica il cui nome di battesimo inizia con una lettera compresa tra la Q e la Y e il cui segno zodiacale si trova nell’intersezione astrale tra la costellazione del Cane Maggiore e quella di Cassiopea.
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