Forse sono ancora sconvolto dalla morte di Ping Ping…

Scritto da Chissenefrega il 18 Marzo 2010 – 19:07 -

…per cui non ce la faccio fisicamente a scrivere post separati; dunque raggruppo:

1) Falco Nathan Briatore mi pare un bellissimo nome (per il vicecapo indiano della tribù degli Estiqaatsi, o anche per un camionista radioamatore). Per un eventuale fratellino proporrei Condor Limelight Briatore, per una eventuale sorellina Aquila Eagle MaryJo

2) mi pare che il nuovo inedito di Pierdavide Carone, “Di Notte”, sia uno dei pezzi più validi mai usciti da un talent show.

3) La busirissa:

La telerissa tra Aldo Busi, Simona Ventura e Mara Venier all’Isola dei Famosi (mannaggia a me che ho abbandonato la Bacheca Ammiraglia anticipatamente, proprio nella serata finora più succulenta) scala tutte le classifiche trash, superando per imbarazzo pure la scena dell’approdo del Ferrero Rocher scaduto Ivana Trump(et) sui lidi del Nicaragua. Dalla vicenda Busi, si impara che:

  • Se ospiti nella tua trasmissione personaggi che sono notoriamente dei provocatori, non è che ti puoi lagnare di quello che dicono o dissociarti con l’espressione da babbuino in lutto impressa sul volto (discorso che vale anche per Barbara d’Urso con Vittorio Sgarbi). Io mi meraviglio che Busi non abbia tirato un bel “porco” in diretta già alla prima puntata;
  • Se hai a che fare con Simona Ventura, cinque minuti prima sei il più alto esponente dell’ “intellighenzia” nazionale, cinque minuti dopo anche la più grezza delle pescivendole ti considera un emerito escremento;
  • Simona Ventura dimostra ancora una volta di non riuscire a tener testa ad un interlocutore che abbia un minimo di sale in zucca (per quanto mal dosato), riuscendo ad interloquire solo con gente lobotomizzata tipo i reduci del tronismo. Poi se quello che ha davanti, oltre ad essere più scaltro e ad avere una miglior dialettica, urla anche più di lei, Supersimo va in completo corto circuito: si incazza sbraitando frasi sconnesse dai contenuti populistici, accusa di violenza il suo interlocutore e, alla fine, lo censura, unica maniera per lei di uscire vincente da un confronto verbale;
  • Mara Venier è falsa come le borse di Louis Vuitton che vendono i nigeriani in spiaggia.
  • Le eroine del palinsesto Venier&Ventura soprassiedono sulle invettive busiane contro gli orfani (seppure siano orgogliose madri di famiglia), contro il papa (seppure siano vergini devote e fedeli), contro il governo e contro l’opposizione (nonostante si dichiarino amiche dell’una e dell’altra parte), ma sono pronte ad offendersi e ad indignarsi per una boutade sul silicone (pur avendo sempre dichiarato di non farne uso)

5) Update: Busi è stato epurato dalla Rai.  Busi Aldo, intendo. Ma se io fossi Maria Luisa, starei in campana.

4) Odio tutta questa velocità. Scrivere di cose già accadute (anche se sono passate solo 24 ore o pure meno) mi pare quasi inutile tanto sembrano vecchie. Sarà colpa di Facebook?

7) Ho invertito per sbaglio i punti 4 e 5. E manca il 6. Vi avevo avvisati che non ce la facevo fisicamente…


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Dalla nostra inviata al Mi-Sex

Scritto da Chissenefrega il 9 Marzo 2010 – 21:55 -

Anche se in ritardo sulla festività rosa, cedo la linea al (LUNGHISSSSSSSSIMO!) racconto dell’otto marzo seccsi di Elena “la fan di Mercutio” che, dopo la laurea in Sexy Bar ed il master in Peperine, è andata a fare uno stage in quel luogo di perdizione che è il Mi Sex, la manifestazione fieristica meneghina dedicata al mondo dell’ard ( = arte + hard ). E nel prossimo reportage, il racconto esclusivo della limonata con Maurizia Paradiso.

Finalmente, dopo un anno dal suo acquisto, la mia 500 sport ha fatto la sua prima gita fuori della provincia e, con un paio di amiche, siamo andate a festeggiare la Festa della Donna al MI Sex. Da un po’ rimuginavo l’idea di andare a vedere una di queste fiere dell’erotismo… Un po’ come andare alla fiera del fumetto ma anziché trovare un tipo combinato da Batman o Naruto, ti ritrovi davanti un’infermiera Sadomaso o una donna di mezz’età che porta al guinzaglio il marito [chissà se esistono i cosplayer di Rocco Siffredi - ndCsnf].

L’idea di partenza era di farsi un giro vivendolo come una specie di carnevale alternativo, calandosi nella fossa con scollature, mascherine e tacchi scomodi. Consce fin dalla partenza di esser tra le poche comuni mortali in mezzo a una calca di maschi medi accorsi a rimirare un po’ di inarrivabile figume del mondo del porno, una volta arrivate ci si infila alla fiera e si paga (amara scoperta che lo sconto da presentare alla cassa, stampabile dal sito, magicamente non è valido, senza spiegazione). Noi, visto il prezzo del biglietto, siamo andate lì decise a passarci piu’ tempo possibile vista la chiusura alle 2.00 di notte. L’apice delle presenze si è riversato al Mi Sex verso le 21.30, quando sono esplosi gli spettacoli a pagamento aggiuntivo, mossa astuta per incrementare gli introiti. Il connubio sesso e denaro è stato largamente rispettato come da aspettative attingendo dalle tasche di una massa di allupati di ogni età.

Intorno al salone centrale con il palco principale, parte piu’ viva del Mi Sex, un costante bagliore dato dai cellulari puntati a carpire visioni dal basso di merce ben esposta. Tra un’attricetta hard emergente e una spogliarellista qualunque, saltavan fuori di tanto in tanto artisti del settore che mettevano in scena spettacoli sul serio. Il mio preferito era un uomo pelato che s’aggirava per la Fiera vestito da Nobiluomo di inizio secolo con bastone da passeggio [ma questo "bastone"... è quello che penso io? - ndCsnf]. Lui e la sua partner tatuatissima si sono esibiti in una rivisitazione di Arancia Meccanica: una cosa forse troppo raffinata per esser capita, mi sa. Tutt’intorno piccoli stand di massaggi ai piedi, di filosofia erotica di un non ben specificato mago del porno, di una signora taglia XXL che fa spettacoli Burlesque con abiti di sua creazione (che saluto perché è spettacolare!) e sexy shop piu’ o meno conosciuti. C’era anche un’agenzia di viaggi che organizza porno avventure nel mondo, dalle informazioni acquisite la meta piu’ gettonata è la Giamaica (io pensavo la Thailandia, si smette mai di imparare!). Alle spalle del palco delle poltroncine a piu’ file, tipo cinema, in maggioranza occupate da donne e ragazze in cerca di riposo dal dolore crescente ai piedi dopo ore che giran là dentro. Immancabili i maniaci da ultima fila che ti si piazzano alle spalle mentre sei lì a riposarti e iniziano a puntarti e bisbigliar qualcosa di incomprensibile, innocui ometti over 40 con panzetta e camicia a scacchi che si aggirano soli e sbavanti per la Fiera, portafoglio gonfio e aria da preda ottimale per le cabine dei Peep Show.

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Deceduto per asfissia in seguito ad una pratica di autoerotismo

Scritto da Chissenefrega il 3 Marzo 2010 – 00:00 -

Notizia: tal Kristian Digby, conduttore inglese della BBC, viene ritrovato morto nel suo appartamento. Fine della notizia. Fatto di indubbia rilevanza in UK (a meno che lui non sia una celebrità mondiale e - sinceramente - non mi risulta), ma qui?

Al di là del doveroso rispetto per i morti (perché prima o poi - tocco ferro ma non Tiziano - capiterà sia a me che scrivo che a te che leggi – pauuuuura! -) e al di là che la cosa potrebbe farmi pena (boh, ma anche no, d’altronde chi lo conosce, sto Digby?), mi chiedo se il fatto che una notizia del genere trovi spazio sulla prima pagina del Corriere della Sera, nemmeno il protagonista – buonanima – avesse la fama di David Letterman, non sia solo un infimo tentativo di cavalcarne l’onda pruriginosa. Specifica infatti il quotidiano, che il decesso è avvenuto in strane circostanze, che fanno supporre un “gioco autoerotico finito in tragedia”. Che tale informazione non fosse necessaria (e magari pure lesiva della privacy di un ex vivente -barra- della memoria di un recente defunto) è evidente, così come è evidente un subdolo richiamo a situazioni piccanti che ridicolizzano meschinamente un fatto di cronaca ed illuminano di grottesco il disgraziato protagonista.

Ché poi leggi notizie del genere e una tragedia, anziché scadere nella pietà, diventa un argomento da chiacchiera al bar su cui ciascuno si sente in diritto di dire la propria: chi schifato, chi “pour parler” e chi perché esperto in materia (presenti esclusi) perché diciamocelo, io avrò anche poca fantasia (no, grazie, non vado a farmi un giretto su Pornotube) ma l’unica scena che mi viene in mente se penso ad uno che muore in quel modo è la seguente:

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In tutti i luoghi e in tutti i laghi (col Gran Soleil e il gatto di Riccardo)

Scritto da Chissenefrega il 21 Febbraio 2010 – 16:16 -

Terminato da poche ore, il sessantesimo Festival della canzone italiana aveva esordito con due puntate veramente degne di nota e con un discreto numero di canzoni decenti. La giuria demoscopica aveva avviato un’opera di spurgo incredibilmente condivisibile, utilizzando per la prima volta in vita sua il buon senso. Poi è arrivato il momento delle esequie di Nilla Pizzi e nulla è stato più come prima. Il fantasma di Nilla si è scontrato con l’aniticiclone delle tagliatelle di Nonna Pina, ed insieme, si sono abbattuti sulle isobare dell’Ariston trasformando la semifinale in una tempesta tropicale e trascinando l’ultima serata (di cui ho visto solo un’ora e mezza: sono rientrato a casa e sul palco c’era una specie di Giada De Blank novenne che cantava Anna Oxa) dentro un vero e proprio cataclisma. Le telepromozioni-tormentone Grand Soleil, Philadelphia e Beghelli sono state l’unico stimolo che ci ha permesso di andare avanti, di superare incolumi MERI GI BLAIG che canta “happy birthday” ad un Tiziano Ferro assente, nonché il momento anarchico in cui si è consumata la rivolta del pubblico contro lo show (la galleria si alza in piedi e urla “venduti”), la rivolta dell’orchestra contro i finalisti (gli strumentisti che strappano gli spartiti è una scena che ha valso il prezzo del biglietto), della rivolta di chiunque contro l’ennesima cariatide bofonchiante salita sul palco (Maurizio Costanzo) con la malaugurata idea - nel bel mezzo della più nazionalpopolare delle gare canore - di intavolare un talk show politico sui cassaintegrati Fiat insieme ai fischiatissimi Scajola e Bersani (non Samuele). E come se non fosse bastato, è arrivata la vittoria di Valerio Scanu a suggellare l’attimo in cui abbiamo ammesso finalmente a noi stessi che, ebbenesì, questo Festival di Sanremo è stata l’ennesima gigantesca baracconata, da cui ci siamo fatti (volentieri?) prendere per il naso per la sessantesima volta.

Ma non sarebbe stato lo stesso senza un elemento fondamentale di queste cinque serate: sto parlando di lei, piena e ripiena di attenzioni per noi popolo sovrano; ci ha trattati da re e regine e non si è mai tirata indietro davanti ad ogni nostra richiesta. Sì, proprio lei, dolce, affabile, burrosa, fragrante come dei biscotti al cioccolato.

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E così anche “We are the world” diventò una canzone rap con l’autotune

Scritto da Chissenefrega il 15 Febbraio 2010 – 01:30 -

Aperta nientepopodimenoché da Justin Bieber: vabbè che 25 anni fa l’apriva Lionel Ritchie, ma qui siamo davvero ai minimi storici come fama degli interpreti (che tristezza la Miley Cyrus rauca, il Michael Jackson posticcio e una Ferginanda che sembra Milva). Un evento da pianerottolo, o poco più.


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Una Ciotola piena di fandonie

Scritto da Chissenefrega il 8 Febbraio 2010 – 01:30 -

Adelaide Ciotola è una bambina delle elementari che ha avuto l’onore di essere ricevuta dal Papa, che è cittadina onoraria di diverse città, che viene invitata alle inaugurazioni dei centri commerciali come i concorrenti usciti dalla casa del Grande Fratello. Le sue partecipazioni ai salotti televisivi non si contano: durante i talk show del pomeriggio i suoi genitori hanno raccontato più volte la sua triste storia di bambina affetta da una crudele malattia polmonare che le sta lasciando poche speranze di vita. Lei, però, con la voglia di vivere che solo i bambini buoni possono avere, ha sempre affrontato il male a testa alta, impugnando il microfono e cantando come il suo idolo Laura Pausini nonché esibendosi in balletti ispirati al mito di sempre, Britney Spears. Nelle molteplici interviste, accompagnata da struggenti basi musicali di sottofondo, la madre si appellava alla bontà d’animo dei telespettatori perché aveva un libro da smerciare e l’obiettivo di raccogliere 300.000 euro per portare sua figlia a curarsi in Texas, mentre l’ingenua pargoletta, novella Lorella Cuccarini, sgambettava sullo sfondo tra le margherite. Tempo dopo, nonostante la malattia progredisse in maniera preoccupante, Adelaide non perdeva speranza, fede e vitalità: più prolifica di John Grisham, scriveva un nuovo libro e – come una star consumata – firmava autografi ai propri fan. Ogniqualvolta aveva la possibilità di impossessarsi di un microfono, mostrava una dialettica cento volte superiore a quella di Silvia Toffanin (vabbé che non ci vuole poi tanto), e continuava a ballare e cantare sognando di poter – un giorno – fare la showgirl. La giovane star è stata protagonista di una rapida escalation di apparizioni tv, articoli a lei dedicati, reportage sulla sua Prima Comunione e sagre paesane che la invitavano come guest star. Io ho il cuore col pelo, è cosa nota: rivedendo le immagini dei video qui sopra provo ora lo stesso identico imbarazzo della prima volta. All’epoca pensai che magari in fondo in fondo (ma proprio molto in fondo) mi dispiaceva se quella petulante nanerottola era affetta da una rara malattia. Ma mi risultava talmente fastidiosa e impertinente che piuttosto di darle mezz’euro in beneficenza, avrei preferito farmi seppellire da una colata di sterco.

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E rimetti a noi i nostri debiti, come Bruno Vespa li rimette a Morgan

Scritto da Chissenefrega il 5 Febbraio 2010 – 02:07 -

“Quanti anni ha sua figlia?”. Bruno Vespa comincia così, in maniera brutale senza un “ciao”, senza un “bella zio”, e su un terreno emotivamente delicato, l’intervista a Morgan che culminerà con l’immersione del cantante in una bacinella di acqua benedetta dalla quale il peccatore uscirà redento, purificato e forse pure con la verginità riacquisita.

Con toni funerei (a cui, scusatemi, credo poco), gli occhi fissi nel vuoto, la faccia persa tra le mani sui cui palmi rimane attaccato il cerone, il Pirata Morgan dichiara di essere pentito, di avere sbagliato, che la droga è un errore e che si sta già curando. Ma anche che le sue dichiarazioni sono state enfatizzate da un giornalista poco corretto.

Il ministro Meloni - con degli orecchini luminescenti tipo sguardo di civetta che ti osserva nella notte - ribadisce che, a causa del ruolo di “guida dei giovani” che Morgan rivestiva in un programma televisivo dove scopriva talenti, le sue dichiarazioni sono molto pericolose. Ma mai quanto ricevere una cazziata in diretta con l’accento romanesco dalla ministra della gioventù. Nel frattempo, a Vespa, viene voglia di tirare fuori il plastico della scenografia di X-Factor.

Livia Turco non fa in tempo a cominciare un discorso che scoppia in lacrime. La parlamentare del PD si sente coinvolta come fosse la nonna del Pirata e da esperta di sostanze stupefacenti (ricordiamo che il suo “decreto Turco” raddoppiava la quantità di droghe leggere consentite per uso personale) gli dà dei consigli su come rollare.

Don Mazzi afferma “Morgan, tu sei un mito per i giovani” e “potrei essere tuo padre”. Questa è la vera notizia della serata.

Gli psichiatri in studio accusano il cantautore di schizofrenia e gli ricordano che “sta rischiando le penne”. Comunque, se è sopravvissuto alle sessioni bondage con Asia Argento, vuol dire che la scorza ce l’ha bella dura.

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Il capro espiatorio della nostra ipocrisia-ia-ia-o (ma anche della sua-a-a-a)

Scritto da Chissenefrega il 4 Febbraio 2010 – 00:05 -

morgan cocainaNon erano bastate le polemiche sulla canzone di Povia che si propone di raccontare “la verità” sul caso Eluana Englaro; non era bastata neanche la defe(ca)zione di Madame Carlà Brunì che ha rinunciato all’ospitata al Festival per colpa di Cristicchi, reo di averla nominata impropriamente nel suo brano (ma dall’Eliseo smentiscono). E’ servita, invece, la squalifica di Morgan dalla gara canora a causa di uno scandalo basato sul nulla per accendere finalmente i riflettori e far discutere il Paese intero sulla sessantesima edizione della kermesse più amata dagli italiani (in età pensionabile). Una edizione che ha l’assoluto bisogno di far parlare di sè, in quanto finora il gossip festivaliero è passato completamente inosservato facendo aleggiare sull’Ariston lo spettro anticipato del flop, tanto che Antonella Clerici sta meditando il suicidio con una zuppa di porri.

Le contestabili dichiarazioni di Morgan sulla sua dipendenza dalla cocaina inquietano e dividono l’opinione pubblica. Da una parte si schierano i bacchettoni che si scoprono devoti al servizio pubblico solo in occasioni come questa (i quali vogliono il canuto artista epurato subito dalle reti Rai in nome di una ipocrita moralizzazione di facciata) e dall’altra le - mi autocito- “carampane ormonose tra i 30 e i 40 anni regredite biologicamente come sotto effetto di una flebo da centoventi litri di Oil of Olaz” (le quali sarebbero pronte ad incatenarsi ai trombonisti dell’orchestra pur di manifestare il loro dissenso nei confronti dell’eliminazione dal Festival del loro beniamino). Neanche il tempo, per quelli che non rientrano in queste due categorie, di prendere posizione, che il caso Morgan sembra già risolto.

La cosa ha dell’incredibile. Meno di 24 ore fa l’ex giudice di X-Factor era il peggiore dei tossici, un esempio negativo per i giovani, la vergogna del servizio pubblico, ma contemporaneamente un uomo schietto e coraggioso, senza peli sulla lingua che forse ha peccato di ingenuità. In questo momento, invece, è già in rehab muto come un pesce con la benedizione del ministro Meloni che ieri lo etichettava come “cattivo maestro”, mentre oggi - secondo la stessa - si merita di fare “cento Sanremo”. E solo perché con puntuale tempestività il nostro “pirata” ha ammesso di aver sbagliato e di essere già in cura per risolvere il problema della sua dipendenza. Ma che saggia decisione, ma che uomo diligente. Da leone a pecora nel giro di mezza giornata, ma almeno ne guadagnerà in salute. E adesso, se si farà anche sgamare mentre va a Escort, gli consegneranno pure il premio della critica.


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Morgan si droga

Scritto da Chissenefrega il 3 Febbraio 2010 – 01:30 -

“La droga apre i sensi a chi li ha gia’ sviluppati -afferma l’artista-, e li chiude agli altri. Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. Lo uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva. Io la fumo in basi perche’ non ho voglia di tirare su l’intonaco dalle narici. Me ne faccio di meno, ma almeno e’ pura. Ne faccio un uso quotidiano e regolare“. (via Corriere della Sera)

Quale sarà la prossima rivelazione? Simona Ventura ha le tette rifatte? Francesco Facchinetti è figlio dei Pooh? Mara Maionchi usa il pappagallo?


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