Category - Attualità

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Un aiuto all’Emilia: sms al 45500
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Hello (goodbye) Nasty
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#WIDG – Una domenica senza Auditel. E una intervista (esclusiva) con un analista che confessa: “Ho barato”
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#WIDG – Le opinioni dei Chissenelettori
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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)
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Pinterest, prime impressioni
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Martina Portolano: nuova star del web?

Un aiuto all’Emilia: sms al 45500

terremoto emilia 2012

Amici emiliani, davvero non so come fate a resistere. Vi giuro che dalla notte tra il 19 e il 20 maggio provo un interminabile senso di insicurezza e di ansia, nonostante io viva a 100 chilometri dalle zone colpite dal terremoto. Anche nel Veneto, come in tutto il resto del Nord Italia, le scosse che hanno devastato l’Emilia si sono sentite con violenza (quelle di questa mattina delle 9 e dell’una sono state una vera mazzata, anche psicologica), e dove non vi sono stati danni materiali si sono portate dietro un grande senso di impotenza, di vuoto, di tristezza. Il numero dell’sms (attivo da pochi minuti) per donare due euro alle vittime del sisma è 45500 (che poi io mi domando sempre perché ci vogliano settimane per attivare questi benedetti numeri). Il cellulare ce l’abbiamo sempre in mano: come per L’Aquila, come per le altre recenti tragedie, mandiamoglielo quell’sms.

Hello (goodbye) Nasty

hello nasty adam yauch dead

Ci riflettevo stanotte, sulla scomparsa di Adam Yauch, notizia appresa in tarda serata via twitter. In preda all’insonnia mi chiedevo perché ci fossi rimasto così male. D’altronde non sono mai stato uno di quelli che si strappa i capelli (averceli) per certi artisti, in particolar modo interpreti di generi a me lontani come il rap. Non ho mai avuto nemmeno la cameretta tappezzata coi poster dei cantanti del momento (giusto quello autografato di Alessia Merz).

Eppure, la morte del cofondatore dei Beastie Boys (band che ha contribuito non poco a rinnovare l’immagine del rap, dopo di loro non più un ghetto destinato solo a nerboruti afroamericani dal grilletto facile) mi ha colpito. Oggi mi sono fiondato tra le mie cataste di cd (ne ho ovunque: nei mobiletti in salotto sotto lo stereo, sotto il telefono, sotto la tv, in una cassettiera nell’ingresso, in garage, per non parlare di camera mia dove sono conservati dentro a scatoloni, o in zone remote della scrivania o in giro da qualche parte sepolti da secolari grumi di polvere) alla ricerca di un disco che ero certo di avere.

Se pensassi ai gigabyte e gigabyte di mp3 scaricati inutilmente – quasi per dovere (im)morale – che ho nei vari hard disk, ci metterei due secondi a trovare quello che cerco, e non avrei problemi di starnutire continuamente per aver alzato la polvere.

Sono giunto alla conclusione che c’hanno ragione quelli che dicono (l’ho sempre detto anche io, a dire il vero) che quando la musica si “comprava”, quando cioè era accompagnata da un supporto fisico, aveva più valore. Anche morale o affettivo. Hello Nasty dei Beastie Boys lo comprai all’epoca, sulla scia del successo di Intergalactic e Body Movin’. Ammetto anche che lo trovai un po’ deludente e lo accantonai quasi subito nel luogo polveroso da cui l’ho riesumato oggi. Ma non ho mai dimenticato di averlo.

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#WIDG – Una domenica senza Auditel. E una intervista (esclusiva) con un analista che confessa: “Ho barato”

UPDATE! La redazione di Cinetivu risponde all’analista anonimo qui intervistato, con un sibillino comunicato in dieci punti in cui difende l’iniziativa:

Spettabile redazione di Chissenefrega,
in merito alle dichiarazioni dell’analista pentito tengo a precisare che:

1 I numeri sono tali che qualche persona che bara non inficia i risultati.
2 Abbiamo volutamente arruolato due giurie differenti per incrociare i risultati.
3 I file excel non sono mai stati spediti due giorni prima, per un blackout/guasto tecnico, tanto che pensavamo di ricorrere a dei foglietti.
4 Il suo intervistato non è mai uscito di casa e se l’avesse fatto avrebbe dovuto seguire il programma mentre camminava senza guardare la strada.
5 Se il suo intervistato si fosse addormentato davanti al programma da valutare, sarebbe stata colpa del programma e non della scheda.
6 I membri del panel non potevano avere contatti con l’esterno, ma solo con gli autori dell’iniziativa, interpellandoci in confessionale … ehm … via mail.
7 Gli analisti non hanno ricevuto/non riceveranno la colomba premio per Pasqua, perché non abbiamo voluto drogare l’indice edonico dell’esperienza.
8 Qualora venisse replicata l’esperienza Analisi Qualità Tv eviteremo di far fare maratone televisive ai nostri analisti: a quelle ci pensano già da soli alcuni programmi della prima serata.
9 Riguardo all’attendibilità: WIDG è stato tarato totalmente sul web e conseguentemente le due anime del panel erano lettori di blog e blogger. I risultati vanno letti partendo da questo presupposto. Qualora dovessimo proporre WIDG in un supermercato, interpelleremo cassieri e clienti.
10 Le intimidazioni di Chissenefrega non influiscono sull’indice edonico dei programmi valutati.

Cordialmente
Diego Odello

 

Volge al termine la settimana del web-dibattito sulla qualità televisiva, e si conclude con una giornata di protesta simbolica denominata “Una domenica senza Auditel” (clicca qui per scaricare il manifesto ufficiale in PDF).

widgLascerò ad altri l’onere di tirare le somme sulla riuscita del progetto, per quanto riguarda il sottoscritto è stata un’iniziativa ben sviluppata, in grado di coinvolgere una importante fetta del web e di iniziare una discussione, finalmente, costruttiva. Ovviamente ha pagato lo scotto della giovinezza, ma il progetto #WIDG ha tutte le carte in regola per sfondare in futuro – se verrà, come mi auguro, riproposto – e per non rimanere confinato dentro i recinti di internet. Di certo è stato qualcosa di più interessante dei Teleratti.

Qui, concludiamo con uno SCOOP in esclusiva mondiale, perché l’intelligence di Chissenefrega ha rintracciato in una località segreta uno degli analisti (rigorosamente anonimo) che hanno partecipato all’esperimento di valutazione qualitativa dei programmi tv (analisi pubblicata da CineTivu e Tvblog). E ce ne svela i retroscena. Premettendo che MI DISSOCIO DA TUTTO a prescindere, credo che ricevere una eventuale “critica dall’interno” possa essere un utile stimolo per aggiustare qualcosa e migliorarsi in futuro.

Egregio analista, da dove nasce la sua voglia di entrare a far parte del panel WIDG? E’ un appassionato di televisione o lavora nel settore?

Sono un frequente lettore di alcuni blog che parlano di televisione ed un giorno in uno di questi mi ha incuriosito leggere l’iniziativa di una specie di rilevazione televisiva. Non era specificato nell’articolo cosa c’era da fare di particolare, però mi faceva sentire figo il fatto di essere uno dei valutatori di alcuni programmi televisivi.

So che in molti ambivano ad entrare nel panel: erano richiesti particolari requisiti per entrarvi? Come mai hanno scelto lei, qual è il suo X-Factor?

No, nessuna richiesta particolare, se non guardare dei programmi televisivi (quelli su cui poi il WIDG ha fatto le 4 comparazioni). Non saprei dire perché mi hanno scelto: forse sono stato tra i primi a candidarmi?

Ci spiega esattamente come funzionava la rilevazione?

La mail preliminare arrivata dagli organizzatori di WIDG ci indicava di fornire alcuni semplici dati personali (nome, età, città di provenienza) incluse alcune domande “televisive”, come quali canali preferisco, in che fasce giornaliere guardo più la tv, cosa è per me l’auditel e quali emittenti sperimentano maggiormente. Niente di così strettamente personale, ma è solo per farsi un’idea del panel.

Poi, 1-2 giorni prima della valutazione dei 2 programmi ci arrivava una mail con un file excel dove compilare i propri giudizi. Erano indicate sempre due regole: seguire assolutamente i programmi (nel migliore dei casi uno in diretta e l’altro in differita) e inviare il file compilato entro le ore 12 del giorno successivo alla trasmissione.

Le è capitato di barare o effettuare una rilevazione non veritiera? Era possibile farlo?

Ammetto: ho barato nel momento in cui non avevo voglia di seguire nessuno dei due programmi da valutare, vuoi per noia, vuoi per distrazioni esterne. Comunque i programmi che dovevo giudicare li avevo già presenti visto che spesso li guardo e quindi alla fine ho dato le valutazioni tenendo conto del giudizio maturato nei mesi di visualizzazione.

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#WIDG – Le opinioni dei Chissenelettori

widgIl web-dibattito sulla qualità in televisione e sulla schiavitù dell’Auditel prosegue in vari luoghi (Antonio Genna intervista Buscaglia, Tvzoom intervista Pinketts) e vari laghi (Pubblico Delirio e le nuove idee, La Nostra Tv e l’ipocrisia di Maria). Io oggi spremo e sintetizzo il meglio delle opinioni che mi avete lasciato sulla tv che vorreste, riformattandole in versione twittabile (provvederò a retwittare ciò che mi par più significativo usando l’hashtag ufficiale dell’iniziativa #WIDG). Ringrazio ancora tutti quelli che si sono espressi in merito (anche le frange più scettiche e riottose).

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E’ morto Lucio Dalla (e anche Germano Mosconi)

L’ultimo Lucio Dalla si era dedicato a qualche raccolta nostalgica o a progetti d’autore rivolti perlopiù ad un pubblico d’elite. E si era elegantemente (e deliberatamente) sottratto alle degenerate condizioni della discografia attuale, un po’ come hanno fatto gli altri grandi autori nostrani che hanno cavalcato il periodo tra gli anni 70 e 80 dando un’impronta mai più ripetuta – o ripetibile – alla musica leggera italiana. D’altronde basta ascoltare una qualsiasi “Futura” (ma anche la superpop “Attenti al lupo”) per capire quanto di buono c’era allora e quanto nulla ci sia, invece, oggi.

Una giacca in panno consunto, un cappello di lana e gli occhiali tondi. E una discografia ricca di sentimento, di coraggio, di sperimentazione musicale e linguistica, che ha eguali forse solo in Franco Battiato.  Così vorrei ricordare Lucio Dalla. Però il recente Sanremo (senza dubbio coraggiosa la scelta di andarci in qualità di mentore di un esordiente che – ahimé  – non pare proprio l’artista più indicato per raccoglierne l’eredità) mi ha installato in testa un’orribile immagine che mi tormenta peggio di una gif-animata proveniente da un Tumblr di periferia, di quelle che fanno rabbrividire ma non puoi smettere di guardare a ciclo continuo.

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Pinterest, prime impressioni

pinterest wishlist

I soliti geek noti dicono che sarà il social network fenomeno del 2012 (nel resto del mondo intendo, eh, che qui abbiamo appena scoperto Twitter e per il momento ci basta). Trattasi di Pinterest, una specie di Twitter visuale meets Groupon dove anziché condividere pensieri stringati, si creano delle liste settoriali di immagini che rappresentano i nostri interessi. Interessi che scopriremo essere comuni a molti altri utenti coi quali, nel nome di queste trovate affinità, potremo socializzare. Con Pinterest è possibile creare delle “wishlist” di oggetti e farseli regalare dai propri amici: a prima vista il social network sfrutta il “culto dell’immagine” per orientarsi altamente al commercio, presentando molti link in uscita che dall’immagine di una credenza in ciliegio ti portano subito al rispettivo negozio online.

Anche per questa sua immediatezza visiva, Pinterest è, al momento, un social network di crescente popolarità tra fotografi ed artisti che possono trovare un naturale spazio per l’esposizione delle loro opere.  Le statistiche dicono che degli oltre quaranta milioni di accessi mensili al sito (attualmente si può diventare membri solo su invito in quanto l’iscrizione non è ancora aperta a tutti) l’80% è effettuato da donne. Non a caso gli argomenti di maggior interesse (anzi, di maggior Pinteresse) riguardano acconciature per capelli, foto di gattini, abiti fashion, ricette, neonati, scarpe, piante e fiori, taglio e cucito. C’è anche una policy molto rigida riguardo alla pubblicazione di contenuti “piccanti”: Pinterest ti avverte fin da subito che non accetta nudità e forse anche per questo il pubblico maschile diffida da questa nuova esperienza sociale (e iscriversi per broccolare non sembra un’idea troppo eccitante, vedendo le suddette foto di crostate, gattini, bambini e lavori all’uncinetto).

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Martina Portolano: nuova star del web?

martina portolano hot

La rete parla di lei da qualche mese, ma la grande popolarità (?) è arrivata di recente. Martina Portolano (e non porta solo quello, direi) è la celebrity 2012 di Youtube. Romana ma cesenate d’adozione, con un fratello iperprotettivo che scandaglia internet alla ricerca di profili fake ed un presunto fidanzato molto geloso, Martina nasce su Netlog, il famoso social network per bimbeminkie di malaffare. Lì pubblica foto di un certo calibro (calibro mign-8) e dei video decisamente pieni di grazia:

Poi trasloca su Youtube ed è la consacrazione: i maschi la riempiono di complimenti per le scene e i costumi, le donne le invidiano le coreografie ed il fisico scultoreo.

A loro, la novella star risponde con un video lucidissimo (dopo il salto) in cui denuncia lo sfruttamento della sua immagine e si scaglia contro chi la critica e si appropria dei suoi contenuti. Martina, oltre a dimostrare grande classe nel danzare, dispone di un ricco e sobrio vocabolario che usa sapientemente declinandolo in poesia. Ad esempio, dal minuto 1:27:

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